L’occhio del cinema

Il cinema è racconto, è visione. È un mezzo di comunicazione plurisensoriale, infatti coinvolge sia la vista che l’udito. Tuttavia, sebbene fin dagli esordi il cinema, anche quello muto (il primo film sonoro risale al 1927), sia sempre stato accompagnato da un sottofondo musicale, il primo senso che la macchina cinematografica va a toccare è quello visivo. Che sia un documentario, un’animazione o una pellicola d’azione, il cinema ha un solo intento: mostrare una storia. La racconta utilizzando come principale canale sensoriale la vista. L’occhio è il vero protagonista del mezzo cinematografico, ma l’occhio di chi? È lo spettatore il vero protagonista? Il protagonista del racconto, il regista o il cinema stesso? Prima di vedere i tre casi bisogna partire dal presupposto che il cinema che celebra se stesso, quello che conosce le potenzialità del mezzo cinematografico, è quello che gioca sapientemente con l’occhio e lo rende protagonista, attraverso interessanti espedienti cinematografici.

 

Figura 1
Fig. 1

L’occhio dell’attore è il protagonista. È il metodo attraverso il quale la storia si sviluppa partendo da un punto di vista interno al racconto. Ma esistono numerosi e interessanti film in cui un metodo, apparentemente semplice, di racconto riesce a trovare interessanti scelte registiche per rendere l’occhio il vero protagonista. Nel 2014 esce il film Lucy, diretto da Luc Besson, in questo lungometraggio, che parte dal presupposto che l’essere umano è in grado di utilizzare solo il 10% del proprio cervello, la protagonista Lucy, interpretata da Scarlett Johansson, assume per errore una quantità eccessiva di una nuova droga. Questa ha l’effetto di rendere la protagonista sempre più consapevole delle realtà che governano il mondo, e a mano a mano che il suo corpo assimila la droga, diventa sempre più intelligente e il suo cervello inizia a essere usato al pieno delle sue possibilità. Ma non è solo il cervello che racconta la storia, è anche l’occhio. L’occhio di Lucy, con l’aumentare delle sue percezioni, si modifica, cambia di colore e di forma, passa dall’essere un occhio umano a uno animale (fig. 1), per poi assumere una forma e un colore che rappresentano la piena conoscenza di sé e del mondo circostante. In questo caso il regista ha deciso di rendere visibile l’evoluzione dell’essere umano attraverso l’occhio della protagonista. La vista è essenziale al cambiamento, è essenziale tanto per la protagonista quanto per lo spettatore. La storia di Lucy è la storia dell’evoluzione dell’uomo, l’evoluzione del mondo in senso più ampio, e infine è anche l’evoluzione del film stesso.

L’occhio dello spettatore è il protagonista. In realtà l’occhio dello spettatore è sempre protagonista al cinema ma ci sono casi in cui, in alcune pellicole, la cosa è resa più evidente. È il caso del film The Truman Show. In questo film diretto da Peter Weir, il protagonista, interpretato da Jim Carrey, è la vittima inconsapevole di un grande show televisivo, creato appositamente per soddisfare gli spettatori e raccontare la vita dell’ignaro protagonista. Qui l’occhio dello spettatore cinematografico coincide con quello del pubblico televisivo fittizio (fig. 2). La regia televisiva viene affidata, non a caso, al regista, interpretato da Ed Harris, che porta l’emblematico nome di Christof. L’occhio viene quindi diretto da una doppia regia che viene affidata alle telecamere. Le macchine da presa e la regia sono l’occhio dello spettatore, che ha solo in apparenza quindi la possibilità di scegliere cosa vedere e cosa no, ma che in realtà è indirizzato e diretto da un occhio più consapevole, quello del regista.

L’occhio del cinema è il protagonista. Quando il cinema mette in scena una storia e allo stesso tempo racconta se stesso e celebra la visione nella sua più completa totalità, allora si è davanti a un capolavoro della storia del cinema. È il caso del film di Stanley Kubrick 2001: A Space Odyssey. Lo stesso regista afferma che il suo film è un’esperienza visiva. Il film racconta, si racconta, mette in scena la storia del mondo e dell’uomo. Lo spettatore non vede solo un film ma ne fa esperienza e la fa grazie e soprattutto alle immagini che si susseguono, anche se nei film di Kubrick la musica assume sempre una notevole importanza e la colonna sonora supporta le immagini al meglio. In questo capolavoro del cinema l’occhio dello spettatore rimane incollato davanti allo schermo, e il suo punto di vista coincide in alcuni momenti con quello dell’intelligenza artificiale HAL 9000 (fig. 3), creandogli anche volontariamente una sorta di disagio e fastidio visivo e psicologico.

Ogni inquadratura, di qualsiasi film, è studiata affinché lo spettatore si perda all’interno della storia del racconto. Ogni scena racconta qualcosa, e ogni storia raccontata ha un punto di vista. Lo spettatore può sempre osservare un film e domandarsi cosa racconti l’inquadratura e se dietro di essa si celi una visione più completa e complessa. I film sono l’arte del racconto e della visione. Sta allo spettatore, attraverso un’attenta osservazione, che può essere considerata una specie di gioco con il regista, riuscire a vedere non solo con i propri occhi ma andare oltre la semplice visione superficiale. La bellezza del cinema, per il suo pubblico, risiede nel saper e voler guardare attentamente.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • 2001: A Space Odyssey, Stanley Kubrick, 1968
  • The Truman Show, Peter Weir, 1998
  • Lucy, Luc Besson, 2014

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:

2001: A Space Odyssey

The Truman Show

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2 pensieri riguardo “L’occhio del cinema”

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