L’arte di saper emozionare

Al mondo sono riconosciute sei tipi di belle arti: architettura, scultura, pittura, letteratura, musica e danza. Nel XX secolo a questo breve e prestigioso elenco si aggiunge una settima arte: il cinema.

La settima arte nasce il 28 dicembre del 1895. Il cinema non è solo un’arte ma anche un metodo di racconto. All’interno del processo di creazione di questo racconto ci sono innumerevoli figure che collaborano affinché il prodotto finale sia apprezzato dal pubblico. Prima che un film possa arrivare in sala deve quindi passare attraverso tre fasi: la pre produzione, la produzione e la post produzione. La prima concerne lo sviluppo delle idee e passa attraverso le case di produzione che devono decidere se e quanto investire nelle idee. Produttori, sceneggiatori e registi sono alcune delle figure chiave tra i primi protagonisti. La fase intermedia, quella di produzione, è quella in cui materialmente si gira il film: attori, registi, macchinisti, fonici, direttori della fotografia e tanti altri collaborano alla creazione fisica del prodotto film. La terza ed ultima fase coinvolge figure quali i montatori, gli onnipresenti registi e altri personaggi del mondo cinematografico che prendono parte a quella che può essere definita la parte conclusiva della creazione del prodotto filmico.

Al grande pubblico la maggior parte delle persone che concorrono a creare un film non sono note. Tra i nomi, invece, che vengono ricordati, spiccano quelli dei registi e degli attori. La figura dell’attore, alle volte, viene sottovalutata dagli spettatori. L’arte della recitazione non nasce con il cinema, ma con esso si sviluppa, si amplifica e trova nuovi e innovativi metodi di applicazione. Il più famoso sistema dedicato all’arte della recitazione è il metodo Stanislavskij, teorizzato dal omonimo creatore nella seconda metà dell’ Ottocento.

 

 

Actors Studio
Fig. 1

Il criterio fondamentale per valutare la bravura di un interprete, tanto cinematografico quanto teatrale, oggi come un tempo, è quello di riuscire a scatenare nel pubblico una reazione emotiva. L’arte della recitazione, nella cultura Occidentale, nasce all’incirca nel V secolo a.C. in Grecia. Il compito fondamentale dell’attore è sempre stato quello di saper manifestare gli atteggiamenti e le passioni che sono propri del personaggio che deve interpretare. Così come nella Grecia antica, anche oggi esistono diversi metodi utilizzati dagli attori per rappresentare ed evocare emozioni. Il metodo Stanislavskij trova un numeroso seguito tra gli attori cinematografici perché cerca un punto di equilibro tra una rappresentazione super-naturalistica e una basata esclusivamente sulle pose teatrali. Grazie a questo metodo per la prima volta il mondo del teatro, ed in seguito quello cinematografico, pensa all’educazione dell’attore. Si passa da una semplice osservazione e imitazione a una rielaborazione dei sentimenti. In sostanza, secondo questa teoria, affinché la performance dell’attore, tanto sul palcoscenico del teatro quanto sul set cinematografico, sia il più empatica possibile, l’attore deve agire, desiderare e pensare come il personaggio che interpreta, deve quindi immedesimarsi completamente. Al cinema l’attore ha il dovere non solo di ripetere meccanicamente le battute che gli sono state assegnate, ma anche e soprattutto di interpretare un ruolo, il suo ruolo. Questo sistema di recitazione, identificato oggi più semplicemente come il Metodo, è approdato ad Hollywood grazie all’avvento del cinema parlato e grazie alla conseguente migrazione (da New York alla calda e soleggiata California) dei suoi principali interpreti e insegnanti, sebbene la sua sede storica sia nata a New York (fig. 1). Ha conosciuto la fama grazie ai sui principali e famosi interpreti degli anni Cinquanta, come Marlon Brando, James Dean e Marylin Monroe. Nel film del 2011 My Week with Marylin si può osservare che la figura di Paula Strasberg, insegnate di recitazione, vive in stretto contatto con l’attrice protagonista proprio per aiutarla ad applicare le regole del Metodo.

Il Metodo è stato molto discusso nel corso dei decenni, a tal punto che si è arrivati a mitizzarlo. Per citare un esempio recente e di forte impatto emotivo si può ricordare la magistrale interpretazione di Heath Ledger del Joker, nel film The Dark Knight. Alcuni inizialmente avevano attribuito erroneamente la sua prematura scomparsa al fatto che si fosse immedesimato troppo nel personaggio, e che quindi a causa del Metodo non fosse più riuscito a uscire, una volta terminate le riprese, dalla mente malata del serial killer di Gotham City. La magia del cinema è da sempre legata alle figure mitiche degli attori che hanno reso grandi i loro personaggi sul grande schermo tanto quanto hanno fatto parlare di sé. Oggi il cinema, soprattutto un certo genere, si appoggia sempre di più all’uso del digitale. Attori e attrici vengono affiancati o addirittura sostituiti da surrogati digitali sempre più credibili e verosimili. Tuttavia c’è da notare che la perfezione del digitale nasce da un unico modello di base: il corpo e il viso dell’attore. La tecnica della motion capture è esattamente questo, ovvero la registrazione del movimento del corpo umano che permette, in seguito, di poter creare in digitale personaggi fittizi basati su movimenti reali. Uno dei più famosi e amati personaggi animati con la tecnica della motion capture è Gollum, presente nell’intera trilogia The Lord of the Rings e anche nel film, del 2012, Lo Hobbit.Gollum

 

Il cinema del futuro, così come quello del passato, ha e avrà sempre bisogno di attori veri in carne e ossa, in grado di trasmettere emozioni al pubblico. Il digitale e la tecnologia saranno sempre più una parte fondamentale e integrante del futuro del cinema, ma non potranno mai sostituirsi agli interpreti reali. Sono gli attori, insieme ai registi, agli sceneggiatori e a tutte quelle figure che collaborano alla realizzazione di un film, a creare la vera emozione e magia che è propria della settima arte.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Lord of the Rings, Peter Jackson, 2001, 2002, 2003
  • The Dark Knight, Christopher Nolan, 2008
  • My Week with Marylin, Simon Curtis, 2011
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2 pensieri riguardo “L’arte di saper emozionare”

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