Vampiri: la memoria del tempo

Vampiri: esseri mitologici che in questi ultimi anni stanno riscontrando un nuovo rinnovato successo. Quando si fa riferimento a questa creatura, appartenente alla cultura popolare, vengono in mente molte cose ma un concetto sovrasta tutti gli altri, che è sinonimo stesso di vampiro: il tempo. In quanto creatura immortale il vampiro è esso stesso tempo e memoria, egli è portatore di immortalità e di ricordi di un lontano passato. Sebbene grazie alle pellicole degli ultimi anni la figura del vampiro si sia distaccata dall’originale spettrale creatura gotica, che era stata portata in auge da Bram Stoker, nel 1897, con la sua opera letteraria Dracula, bisogna ricordarsi che questa creatura folcloristica è sempre stata presente nella storia del cinema, fin dai suoi esordi. Le pellicole sui vampiri sono innumerevoli ed è impossibile menzionarle tutte.

Vampiro, essere che appartiene principalmente al genere horror, si nutre di sangue, esce allo scoperto solo durante le ore notturne, privo di riflesso, sottilmente erotico e spietato ma soprattutto immortale. È proprio questo suo essere eterno e legato alla memoria del tempo che crea un forte legame con la settima arte. Francis Ford Coppola nel suo film Bram Stoker’s Dracula, del 1992, coglie appieno questo nesso. Il cinema stesso è memoria del tempo, è un mezzo di comunicazione che permette ai posteri di confrontarsi con il passato in maniera chiara e diretta, attraverso la visione di un film una persona può osservare come si sono evoluti nel tempo i costumi, le usanze, il modo di esprimersi e tanto altro ancora. Non è quindi forse un caso che nel film di Coppola, il regista decida di far incontrare il conte, interpretato da un bravissimo Gary Oldman, con la sua amata Mina (Winona Ryder) al cinematografo (fig.1). Tutto il film è giocato sulla memoria del tempo (vampiro) e sulla memoria del cinema, quest’ultima avviene attraverso i numerosi giochi di luci e ombre – l’ombra del vampiro vive una vita propria e in certi momenti si muove e sembra una delle proiezioni dell’antico gioco delle lanterne cinesi, lontani antenati dell’arte del cinema.

Bram-Stoker_s-Dracula
Fig. 1

Coppola non è l’unico regista ad affiancare la figura mitica del vampiro al cinema, anche nel film Interview with the Vampire, di Neil Jordan, tratto dall’omonimo romanzo di Anne Rice, un essere immortale si avvicina alla settima arte. In questo caso il soggetto protagonista ne rimane letteralmente incantato (fig. 2). L’immortale Louis, interpretato da Brad Pitt, è stato trasformato contro la sua volontà, egli soffre la sua condizione e sente la mancanza della vita mortale, ma grazie all’invenzione del cinema egli può, per la prima volta, con occhi nuovi, rivedere il sole e l’alba. C’è una sequenza, all’interno del film in cui Louis parla esplicitamente dell’importanza che ha per lui questa nuova esperienza: lo sguardo del vampiro corrisponde con quello dello spettatore, entrambi sono rivolti al passato e attraverso una serie di immagini che rievocano film noti trovano qualcosa che ben conoscono e di cui hanno potuto fare esperienza solo attraverso uno schermo. Probabilmente la più scena famosa è quella data dal volo di Superman, interpretato da Christopher Reeve, nell’omonimo film del 1978, mentre quella che gioca di più con il citazionismo è quella appartenente al film muto di Murnau, del 1922, ispirata al romanzo di Bram Stoker, considerata universalmente un caposaldo del cinema horror. In questa interessante sequenza di Interview with the Vampire le pellicole si trasformano tanto per lo spettatore, quanto per il vampiro, in ricordi preziosi.

Interview-with-the-Vampire-3
Fig. 2

Tra i tanti doni che può recare l’immortalità c’è una condanna intrinseca al tempo che scorre lento: la noia e la conseguente apatia che ne deriva. Nel visionario e poetico film di Jim Jarmusch, Only Lovers Left Alive, i due vampiri protagonisti riescono ad affrontare la caducità del tempo solo grazie alla presenza dell’altro e alle proprie passioni, quali l’arte e la musica, che vengono coltivate come se fossero esse stesse il nutrimento fondamentale delle secolari creature. Attraverso questo film, il regista riesce sapientemente a creare un legame esplicito e indissolubile tra queste creature immortali e il tempo, del quale esse stesse ne fanno parte.

Tornando quindi in conclusione al vampiro per eccellenza, al padre di tutti i vampiri, il conte Dracula, si può notare che nell’ultimo film a lui dedicato, Dracula Untold, di Gary Shore, il riferimento al mondo del cinema è assente. Tuttavia è presente il sempiterno concetto dell’eternità e dell’immortalità, tanto che il conte Vlad, interpretato in questa versione dal bellissimo Luke Evans (chiedo scusa ma non posso fare a meno di associare questo aggettivo a questo attore), ama recitare alla sua amata una poesia del mistico persiano Jalal Al Din Rumi, nella quale ci si domanda come sia possibile pensare che questa nostra vita sia separata dalla prossima dal momento che l’una nasce dall’altra. Questo verso parla di vite, di continuità tra esse e di immortalità. La figura mitica del vampiro nel film Dracula Untold decide di abbracciare l’oscurità, di cedere alla condanna della vita eterna per amore, amore verso il suo popolo e la sua famiglia, cedendo così alla propria condanna in cambio della salvezza delle anime a lui care. Come afferma egli stesso, tanto nella storia mitica del vampiro, quanto nella storia del cinema, la quale continuerà a rappresentare e a rievocare questa creatura che tanto incute timore e allo stesso tempo affascina, “a volte al mondo non serve un altro eroe… a volte c’è bisogno di un mostro.”

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Nosferatu, eine Symphonie des Grauens, Friedrich Murnau, 1922
  • Bram Stoker’s Dracula, Francis Ford Coppola, 1992
  • Interview with the Vampire: the Vampire Chronicles, Neil Jordan, 1994
  • Only Lovers Left Alive, Jim Jarmusch, 2013
  • Dracula Untold, Gary Shore, 2014

 

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