La serie TV che ti sei perso…

Penny Dreadful

Nel primo post, Blog per passione, spiegavo che scrivo spinta dall’amore, dell’ammirazione e, appunto, dalla passione che provo verso l’audiovisivo. Questa rubrica del venerdì, iniziata da qualche settimana, l’ho inaugurata esaminando come prima serie televisiva la mia preferita, quella che ai miei occhi rasenta la perfezione: Hannibal. Seguendo quindi il sottile filo che collega tutti i miei articoli e la mia filosofia, ovvero prima il bello – o per lo meno, ciò che io ritengo sia tale, ecco che ho deciso di affrontare oggi la mia seconda serie preferita: Penny Dreadful. Sul gradino più alto del mio personale podio c’è dunque Hannibal, segue la serie di cui parlerò oggi e poi, con molto distacco ci sono tutte le altre… Due cose hanno in comune questi prodotti televisivi: entrambi durano solamente tre stagioni ed entrambi sono riservati a un pubblico che beh, ecco, diciamo che non deve avere problemi di stomaco. Il meraviglioso mondo creato dagli ideatori di Penny Dreadful riesce a esistere magistralmente a cavallo tra più generi: horror, fantastico, thriller e dramma. Questa serie prodotta in collaborazione tra gli Stati Uniti e il Regno Unito è una piccola opera d’arte. È perfetta per chi ama gli horror, per chi adora sconfinare nel lato oscuro e tenebroso che può offrire la fede cristiana e per chi apprezza la letteratura, in particolare i romanzi gotici. Gli sceneggiatori riescono a miscelare questi tre elementi e ciò che ne viene fuori è un prodotto di altissimo livello, un prodotto in cui Dorian Gray affronta gli eterni vampiri, in cui la Creatura di Frankenstein cammina nelle stesse strade che percorrono mostri ben peggiori di lui. La Londra di fine Ottocento fa da sfondo e accompagna i personaggi delle più grandi opere letterarie in un viaggio unico, coinvolgente e straordinario.

Penny Dreadful

Breve riassunto:

La signorina Vanessa Ives, alias l’affascinantissima Eva Green, insieme al signor Malcom Murray, ovvero l’ex 007 Timothy Dalton, chiedono la collaborazione del misterioso americano Ethan Chandler, interpretato dal bellissimo (chiedo scusa ma questo aggettivo non posso proprio ometterlo) Josh Hartnett, per ritrovare la figlia del signor Murray, Mina. Questi tre protagonisti nel loro cammino incontreranno altri incredibili personaggi – usciti direttamente dalle penne dei più famosi scrittori gotici e affronteranno, a volte insieme, a volte separatamente, l’oscurità e le peggiori paure dell’essere umano che nascono da essa.

Perché guardarla:

  • Se amate la letteratura e vedere i vostri personaggi preferiti prendere vita in una maniera incredibilmente fedele e rispettosa allora non potete perdervela
  • Il cast è perfetto e ogni personaggio non solo è interpretato magistralmente ma anche perfettamente caratterizzato e ben definito
  • Se amate le serie TV in cui la storia non è banale e più la trama procede più scendete insieme ai personaggi dentro un percorso buio e oscuro allora Penny Dreadful fa per voi
  • Cast, battute, scenografia, fotografia sono un insieme di elementi che collaborano alla perfezione per creare un’opera unica e praticamente perfetta

Perché non guardarla:

  • Come per la serie TV Hannibal, non me la sento di sconsigliarla, per cui ripeterò la stessa frase: la sconsiglio a chi è debole di stomaco

Sito ufficiale:  http://www.sho.com/penny-dreadful

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/PennyDreadfulOnShowtime/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70295760/penny-dreadful

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Il film francese che ti sei perso

La Francia ha una storica e consolidata tradizione cinematografica. Nouvelle Vague: Truffaut, Godard sono solo due nomi di un vastissimo gruppo di artisti, di un modo di percepire e fare cinema. Anche volendo sarebbe impossibile, visto l’impronta che ho deciso di dare a questo mio blog, consigliare solo alcune pellicole piuttosto che altre. Quindi ho pensato che si può rendere omaggio a una nazione così vicina al cinema e alla sua storia anche attraverso gli ultimi lavori. Cinema è storia – nasce il 28 dicembre del 1895 – ma è anche e soprattutto presente. Ecco quindi che così come ho fatto per i miei due ultimi articoli incentrati sul mondo della settima arte, Motori, Piloti e Cinema e Western: il genere che non conosce tempo, ho deciso di limitarmi a un periodo di tempo limitato e a noi contemporaneo.

Se associo quindi il concetto di cinema francese alla parola contemporaneo la prima cosa che salta alla mente sono le commedie. I francesi in questi ultimi anni stanno creando delle meravigliose commedie, divertenti, intelligenti e per nulla volgari, a conferma del fatto che per far ridere non serve appoggiarsi su una comicità scontata e di pessimo gusto. Da Intouchables, tradotto in italiano con il titolo Quasi amici, del 2011, in poi la maggior parte del pubblico ha riscoperto un nuovo modo di vedere il cinema francese. Alcuni dei migliori prodotti sono stati addirittura rigirati con attori italiani e ambientati nel nostro bellissimo Paese, mi vengono in mente due titoli su tutti: Benvenuti al Sud, remake di Bienvenue chez les Ch’tis e Il nome del figlio, originariamente intitolato Le Prénom. Li consiglio assolutamente, non riuscirete un solo secondo a smettere di ridere! Quest’ultimo inoltre è basato su una pièce teatrale e come questa pellicola ce ne sono molte altre ispirate a storie portate prima sul palco di un teatro – come per esempio Une heure de tranquillité che narra la storia di un uomo che ha il solo desiderio di ascoltare un prezioso vinile appena acquistato ma che viene continuamente interrotto. Altri due titoli che fanno ridere dall’inizio alla fine del film che mi vengono in mente sono Le Missionaire e Qu’est-ce qu’on a fai au Bon Dieu? tradotti più in italiano con Il Missionario e Non sposate le mie figlie!

Ma se mentre guardate un film avete voglia di ridere a al contempo di trovare un messaggio, una morale per così dire, allora Piccole bugie tra amici, il cui titolo originale è Les petits mouchoirs, è il film che fa per voi. Il cast, che vede al suo interno due premi Oscar, è importante e bravissimo, la storia è ricca di personaggi interessanti e ben definiti, le risate sono assicurate ma non manca nemmeno quel momento di riflessione che stai cercando. La pellicola, uscita nel 2010, è stata scritta e diretta da Guillaume Canet è un film corale potente, toccante, intelligente e sapientemente diretto.

Se invece cercate una pellicola francese che non faccia ridere ma che vi lasci quel senso di malinconia alla fine, che solo certi film sanno regalare allora il titolo che consiglio è Juste la fin du monde, in italiano È solo la fine del mondo. Diretto dal poliedrico regista canadese Xavier Dolan (lo stesso regista della toccante e meravigliosa pellicola Mommy) anche questo film è tratto da una pièce teatrale e vede tra i suoi interpreti numerosi volti famosi del cinema francese e internazionale. Nomi quali Marion Cotillard, Vincent Cassell, Léa Seydoux e Gaspard Ulliel, l’affascinate giovane dottor Hannibal Lecter di Hannibal Rising per intenderci. Se siete interessati a un approfondimento sul personaggio enigmatico, unico e assolutamente magnetico del dottor Lecter allora vi consiglio di andare a leggere un mio precedente post, in cui commento la serie televisiva Hannibal, che tra l’altro è la mia preferita. Digressioni e amori personali a parte – chiedo scusa! – il film di Dolan è un ritratto di una famiglia la cui storia verte sul ritorno del secondogenito, interpretato da Gaspard Ulliel, che deve annunciare ai propri cari che è malato terminale. Decisamente questo film non regala sorrisi o risate ma dona una pausa dal tempo e dallo spazio e per un ora e mezza lo spettatore non può fare a meno di avvicinarsi a questa famiglia, così diversa e allo stesso tempo così simile alla nostra.

Quindi, che voi stiate cercando una risata, una lacrima o entrambe le cose i film francesi degli ultimi anni sapranno regalarveli. A voi la scelta…

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Una commedia, una sola o tutte quante
  • Les petits mouchoirs, Guillaume Canet, 2010
  • Juste la fin du monde, Xavier Dolan, 2016

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

Juste la fin du monde

La serie TV che ti sei perso…

Alias

Oggi mi sento di consigliare il primo prodotto televisivo che mi ha resa dipendente dalla TV: Alias. Questa incredibile, avvincente, unica ed elettrizzante storia è stata la prima serie televisiva che mi ha letteralmente stregata, ancora oggi infatti rimane una delle mie preferite. Non commettete l’errore di pensare che essendo un prodotto uscito 2001 possa risentire della prova del tempo. Alias è uno di quei rari casi in cui se iniziate a guardare la prima puntata e ne rimanete affascinati è finita: non saprete più smettere. La vostra vita andrà avanti con il ritmo (e che ritmo!) dell’agente operativo Sydney Bristow. Questa serie riesce a coinvolgere un vasto pubblico perché sebbene si presenti come una storia di spionaggio non è solamente quello, lo spionaggio lavora a braccetto con il thriller, a volte sconfinando nella fantascienza, senza dimenticare i momenti drammatici che risaltano accanto a quelli (rari e per questo non risultano banali o fuori luogo) romantici. È un prodotto televisivo che riesce non solo per la sua entusiasmante e mai banale storia – merito molto probabilmente del genio del suo creatore J.J. Abrams, ma anche grazie alla scelta dell’ottimo cast, capitanato dalla splendida protagonista interpretata da Jennifer Garner.

Jennifer Garner

Breve riassunto:

In apparenza Sydney Bristow è una normalissima ragazza: è una giovane e brillante studentessa, che frequenta il college, è circondata da amici e il suo ragazzo le ha appena chiesto di sposarlo. Ma Sydney, Syd per gli amici, nasconde un segreto, è un’agente operativo di una sezione segreta della CIA, chiamata SD-6. Quando Sydney commette l’errore di raccontare al futuro marito la sua vera identità innesca una serie di conseguenze che stravolgeranno per sempre la sua vita e che la porteranno a scoprire impensabili ed oscure verità, non solo in campo lavorativo ma anche sul suo passato.

J.J. Abrams

Perché guardarla:

  • La serie è avvincente, mai banale e il ritmo con cui la narrazione procede è incalzante
  • Gli attori sono tutti all’altezza del proprio ruolo, dall’energica protagonista ad un giovane Bradley Cooper, che interpreta l’amico Will
  • Se vi piacciono i misteri all’Indiana Jones e le storie in cui ma niente è come sembra allora è la serie che fa per voi
  • Se siete fan del grande J.J. Abrams, non potete perdervi uno dei suoi primi prodotti

Perché non guardarla:

  • Sono 5 stagioni per un totale di 105 episodi, quindi avrete bisogno di un po’ di tempo da dedicargli
  • Le ultime 2 stagioni sono meno brillanti delle prime 3 ma questo non significa che il finale sia poco entusiasmante o che non sia all’altezza delle aspettative
  • Qualche volta i travestimenti degli agenti sotto copertura lasciano un po’ a desiderare, soprattutto perché è solo Syd a cambiare continuamente. È un errore perdonabile però visto che grazie al trucco possiamo notare che la bellissima Jennifer Garner sta bene in qualunque modo sia pettinata e vestita – beata lei!

Western: il genere che non conosce tempo

Vecchio. Selvaggio. Ovest. Tre parole per descrivere e per identificare un preciso filone cinematografico. Un genere che è nato con la storia del cinema e che ha visto alla regia nomi importanti. In questo breve articolo non intendo analizzare e consigliare i classici western o i famosi spaghetti-western. Per cui ho pensato fare esattamente come ho fatto nel mio penultimo post, Motori, Piloti e Cinema, e di concentrarmi solo sulla cinematografia degli ultimi quindici anni. Vecchio, Selvaggio, Ovest. Tre parole che bastano a dire tutto, a collocare alla perfezione una storia, un genere e un ben preciso metodo cinematografico. Tre parole per tre film diversi.

Vecchio

Il genere western nasce con l’inizio del cinema. È facile quindi che adesso, quando si vuole proporre un nuovo film che abbia il sapore del western più puro si prenda una trama già esistente. È il caso del film 3:10 to Yuma, del 2007, diretto da James Mangold, remake appunto dell’omonimo film del 1957 diretto da Delmer Daves. Perché un remake di un genere così ben decodificato funzioni c’è bisogno di una trama avvincente (ed è questo il caso), di una regia con la piena consapevolezza di quello che sta facendo (ed è di nuovo questo il caso) e soprattutto di un cast potente, bravo e capace di rappresentare al meglio i propri personaggi, che, in questo film, si trovano in perenne bilico tra il senso del dovere e il loro destino. La lotta contro il tempo e il fato è resa molto bene dalla regia e dalla sceneggiatura – cambiata e modificata lievemente rispetto alla prima pellicola del 1957. La battaglia psicologica invece può solo essere rappresentata se gli attori sono all’altezza del ruolo. In 3:10 to Yuma il cast è perfetto e bravissimo: Christian Bale e Russell Crowe si sostengono a vicenda. I due personaggi, che solo in apparenza sono diametralmente opposti, si avvicinano man mano che il film scorre e più la trama procede più i due esplorano (e riescono a mostrare al pubblico) i propri sentimenti. James Mangold nel 20007 riesce a creare un prodotto che è all’altezza del nome che porta e questo western moderno è perfettamente fruibile e interessante.

Selvaggio

Nello stesso anno esce un altro film potente, interessante e decisamente western: The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford. Questa volta la pellicola è tratta da l’omonimo romanzo e, come dice il titolo stesso, si concentra sull’omicidio del famosissimo fuorilegge Jesse James, per l’occasione interpretato da Brad Pitt. Questo film è bello per molti motivi: per il cast, la trama, la regia, la colonna sonora ma soprattutto – sia ben chiaro, come sempre il giudizio è assolutamente personale, per la fotografia. Il direttore della fotografia Roger Deakins crea un film stupendo, producendo delle immagini che sembrano dei dipinti. La luce naturale in alcune scene pare che voglia uscire dallo schermo per arrivare direttamente ai nostri occhi. Lo spettatore prova la sensazione di essere lì, con una banda di fuorilegge per via dei toni caldi, invitanti e assolutamente magici. Insomma, questo film del 2007 è un western da guardare e riguardare perché in una prima visione a coinvolgerci può essere la storia – chi non è affascinato dal leggendario Jesse James? Mentre in una seconda e una terza può essere la luce, la bravura del cast o altro ancora.

western

Ovest

E se un film non è ambientato a cavallo tra la metà e la fine del XIX secolo e non è nemmeno collocato nell’ovest degli Stati Uniti d’America si può definire western? Credo che ci siano dei casi in cui, quando la trama, i personaggi e la narrazione vengono sviluppati in un certo modo, allora si possa definire western comunque. Nel film Blackway, intitolato come il libro da cui è tratto, Go with me, prima di essere distribuito, del 2015 accade questo. La storia è ambientata infatti nel nostro presente, tuttavia i personaggi cercano un tipo di giustizia che ricorda molto quella del classico western, quella giustizia personale, mista a sete di vendetta, che solo dei personaggi marginali e impensabili possono cercare. Questo film, che vede un cast ricco – tra i nomi illustri spicca quello di Sir Anthony Hopkins, non è certamente all’altezza dei due film che ho citato prima ma è interessante perché dimostra che anche in epoca moderna si può parlare di western. I cavalli spariscono per lasciare posto a un grande pick-up, mentre il caro selvaggio sconfinato ovest viene sostituito da una fredda e gelida cittadina situata ai confini di una foresta, eppure rimane quel senso di dovere contrapposto ai limiti della legge. Il desiderio personale di rivincita da parte dei tre outsider sovrasta e si contrappone al buon senso. Probabilmente questo film pretende troppo senza riuscire a mantenere le promesse iniziali, eppure in qualche modo mantiene fede al filone del genere western.

Vecchio selvaggio ovest. Tre parole per un genere, tre definizioni che possono essere rimaneggiate e ricodificate pure mantenendo lo stesso indiscutibile fascino che avevano quando agli albori del cinema venivano usate per la prima volta. Aggiungerei una parola allora alla definizione per eccellenza: Vecchio, Selvaggio, Intramontabile, Ovest.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Assassination of Jasse James by the Coward Robert Ford, Andrew Dominik, 2007
  • 3:10 to Yuma, James Mangold, 2007
  • Blackway, Daniel Alfredson, 2015

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                                           Netflix:

The Assassination…                           3:10 to Yuma                               

Blackway

La serie TV che ti sei perso…

13 Reasons Why

Non pensiate che sia una serie per ragazzini. Non fate l’errore di credere che tratti temi scontati in modo banale. 13 Reasons Why, o come viene chiamato più semplicemente dal pubblico italiano 13, è esattamente l’opposto. Bullismo, abusi, maltrattamenti, ragazzi soli e isolati in un mondo spietato, questi sono gli argomenti principali di questa nuova e riuscitissima serie. Basta già la prima stagione per dimostrare al pubblico che in questo prodotto televisivo non ci sono vincitori ma anzi, al contrario, sono tutti vittime in qualche modo. Ogni ragazzo porta con sé una sua verità, un suo mondo interiore ed esattamente come accade nel mondo reale ogni singolo personaggio, perfettamente caratterizzato (e approfondito nella seconda stagione) ha dentro di sé la luce e l’oscurità. Il cast è giovane ma sostiene alla perfezione la trama, a partire dal protagonista, interpretato da Dylan Minnette e non sfigura quando si tratta di dover affrontare temi difficili. Il montaggio e la storia sono veloci, non esistono momenti lenti e la trama investe e stravolge chiunque la vive o la segue dal divano di casa.

13

Breve riassunto:

Hannah Baker, una bellissima e giovanissima ragazza muore. Suicida. 13 puntate, 13 persone, 13 cassette (si avete letto bene, cassette e non cd o file MP3) inviate alle 13 persone che Hannah considera le cause del suo gesto. 13 persone per 13 ragioni differenti…

Perché guardarla:

  • Sono solo 13 puntate a stagione
  • I temi difficili sono trattati con intelligenza ed eleganza senza mai essere banali o scontati
  • Il cast funziona bene insieme e ogni ragazzo aggiunge qualcosa di unico alla serie, conferendo allo spettatore un quasi totale senso di immedesimazione
  • La seconda stagione regge bene il confronto con la prima e riesce ad andare più a fondo nella storia e nel mondo dei ragazzi della Liberty High School

Perché non guardarla:

  • Qualcuno storce un po’ il naso alla notizia che è appena stata confermata una terza stagione dal momento che le prime due hanno completamente esaurito e approfondito il mondo di Hannah Baker
  • Se ve ne innamorate e decidete di seguirla sappiate che dovrete aspettare prima di poter vedere la terza stagione

Sito ufficiale: http://www.thirteenreasonswhy.com/

Pagina fb: https://www.facebook.com/13ReasonsWhy/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix: 

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/80117470/tredici 

Motori, piloti e cinema

Enzo Ferrari una volta disse “solo nella corsa c’è la vita, tutto il resto è un’ineluttabile attesa”. E se questo è vero significa che nei film in cui si parla di corse automobilistiche allora la pellicola è sinonimo di adrenalina, intrattenimento ed energia allo stato puro. Non ci deve essere spazio per la monotonia o per una pausa di riflessione, ma deve rappresentare la velocità nella sua massima essenza. Cinematograficamente parlando, per rendere al meglio la velocità e il senso del pericolo misto ad una scarica di adrenalina, bisogna contrapporre le immagini delle corse a momenti di vita in cui tutto sembra andare lento, troppo lento, in modo che lo spettatore si possa sentire vivo solo quando guarda attraverso gli occhi del corridore. Ci sono tantissimi film, nella storia del cinema, che affrontano il tema delle corse automobilistiche. È impossibile citarli tutti, per cui ho deciso di soffermarmi solo sulla cinematografia di questi ultimi quindici anni. Tra questi c’è un bellissimo documentario, incentrato sulla vita del pilota di Formula 1 Ayrton Senna. È un prodotto filmico estremamente valido e interessante ma non lo inserirò all’interno di questo articolo, dedicato al mondo delle corse, perché ho già suggerito questo titolo in un mio precedente articolo (DocumentiAMOci) in cui affrontavo il tema dei documentari.

Ron Howard

“I rettilinei sono soltanto i tratti noiosi che collegano le curve” – Stirling Moss

Trattando di questo tema mi sembra doveroso prendere in considerazione una pellicola d’animazione che ha ricevuto talmente tante recensioni positive da ottenere ben due sequel. Nel 2006 è arrivato al cinema Saetta McQueen, una giovanissima auto da corsa che sogna di correre la Piston Cup. Come ogni film d’animazione in cui vede una collaborazione tra la Pixar e la Disney, Cars si concentra sui buoni sentimenti e non si sofferma più di tanto sulla bellezza della gara automobilistica in sé. Tuttavia non può non essere inserito in questa lista, a parer mio, perché al suo interno porta a far conoscere al giovane pubblico (e a ricordare con piacere a quello grande) importanti nomi, tra i quali, per esempio Paul Newman, che presta la voce a Doc Hudson, o piloti del calibro di Mario Andretti e il grande, grandissimo (e mio personale idolo indiscusso) Michael Schumacher, che interpreta se stesso, trasformato per l’occasione in una sfavillante Ferrari F430, in una esilarante scena. La versione italiana vanta inoltre tra i doppiatori Alex Zanardi nei panni di Guido e nei film successivi non manca nemmeno il doppiaggio dell’attuale campione del mondo di Formula 1, Lewis Hamilton.

“La pista è la mia tela. La mia auto è il mio pennello” – Graham Hill

Un film che merita, sempre a mio modesto parere, di rientrare in questa lista, è il lungometraggio del 2016 diretto da Matteo Rovere. Questa pellicola italiana liberamente ispirata alla vita del campione di rally Carlo Capone, vede uno straordinario e quasi irriconoscibile Stefano Accorsi, vincitore del Nastro d’argento 2016 come miglior attore protagonista. Il film si apre con l’emblematica frase di Mario Andretti in cui afferma che “se hai tutto sotto controllo, significa che non stai andando abbastanza veloce” e ho detto tutto.

Stefano Accorsi

“I record sono fatti per essere battuti” – Michael Schumacher

Esistono film e film su svariati temi, argomenti e generi e poi per ogni genere o argomento c’è IL FILM. Il film per antonomasia su di un determinato argomento cambia da persona a persona e per quanto riguarda questo particolare argomento, il mio è indubbiamente Rush. Ora devo fare una piccola premessa e avvisare chiunque mi stia leggendo in questo momento e che non mi conosce personalmente, che il mio cuore si divide in due: da una parte c’è la passione sconfinata per il mondo dell’audiovisivo e dall’altra c’è quella pulsante per la Formula 1. Capitemi, questo film tratta di una rivalità storica, affronta uno dei periodi d’oro della Formula 1, ha un cast fantastico ed è diretto magistralmente. Ovvio che per me non ci sia paragone con altri film del genere. Eppure, anche se cerco di essere un pochino più distaccata e lo guardo non con gli occhi di un’appassionata, non riesco a non pensare che sia un film straordinario. Il pluripremiato Ron Howard dirige un lungometraggio in cui c’è tutto: il glamour delle corse, la passione, due vite diametralmente opposte che si confrontano e si scontrano pur mantenendo il più totale rispetto l’uno per l’altro, ma soprattutto c’è l’adrenalina che solo una corsa automobilistica può trasmettere. Rush trasporta lo spettatore all’interno della competizione e lo rende partecipe dell’ansia che precede la gara, lo fa scivolare sull’asfalto insieme alle ruote della macchina e lo fa esultare ogni volta che un pilota festeggia sul podio. Rush a parer mio – anche questa volta sono condizionata dalla mia passione, è un trionfo e un vero omaggio al motor sport.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Cars, John Lasseter, 2006
  • Rush, Ron Howard, 2013
  • Veloce come il vento, Matteo Rovere, 2016

Dedico questo articolo al mio mito Michael Schumacher, al mio amato sport e a tutte quelle persone che, come me, si emozionano ogni volta che sentono sfrecciare una macchina di Formula 1.

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Netflix:

Rush

La serie TV che ti sei perso…

Hannibal

Inizio questa nuova rubrica dedicata alle serie TV parlando della mia preferita: Hannibal. Personalmente credo che questo sia un prodotto televisivo praticamente perfetto sotto ogni punto di vista. La fotografia, la scenografia, la colonna sonora, la scelta del cast, la regia, le battute, tutto è curato fin nel più piccolo dettaglio. A chi ha visto solamente i film dedicati allo psichiatra criminale più affascinate e inquietante di sempre, ovvero Hannibal Lecter, dico: dimenticatevi tutto. A chi ha letto i libri e, come me, ne è rimasto innamorato e affascinato consiglio: guardatevi la serie tutta d’un fiato. È assolutamente fedele alla sua originale concezione letteraria, perfino le frasi e le battute, che vengono recitate dall’incredibile scelta del cast, sono fedeli e identiche a quelle scelte dallo scrittore Thomas Harris. Lo spettatore percorre insieme a Will Graham, interpretato da un fantastico Hugh Dancy, un viaggio di sola andata verso il lato più nascosto e oscuro della mente umana. Il dottor Lecter, magistralmente reso da un fantastico Mads Mikkelsen, non fa altro che accogliere tra le sua braccia il povero Will, che, insieme allo spettatore, come una preda incantata dagli occhi ipnotici del suo nemico, non può fare a meno di rimanerne affascinato, spaventato e al tempo stesso incuriosito.

Mads Mikkelsen _ Hannibal Lecter

Breve riassunto:

L’FBI si avvale della collaborazione di Will Graham, noto profiler, dotato di un’abilità unica: l’empatia. Grazie a questa sua speciale dote Will riesce a immedesimarsi quasi completamente con le menti e i desideri dei più spietati criminali, questa sua immersione è un arma a doppio taglio e se da una parte può aiutare a risolvere i crimini, dall’altra gli fa vivere una personale condanna. Per evitare che Will si perda nei meandri della propria mente l’FBI, in particolare il suo capo e amico Jack Crawford, decide di affiancargli il noto psichiatra criminale Hannibal Lecter. Quest’ultimo nasconde però un terribile, inquietante e impensabile segreto…

Perché guardarla:

  • È una storia magnetica, unica, resa alla perfezione
  • Consiglio di guardarla in lingua originale, non perché i doppiatori italiani non siano bravi ma perché gli attori sono perfetti nelle loro interpretazioni originali
  • Dura solamente 3 stagioni, per un totale di 39 episodi
  • Se vi affascina come il male seduce ed esercita il suo potere nelle menti umane allora non potete perdervela

Perché non guardarla:

  • Non esistono a parer mio motivi per non guardarlo. Solo lo sconsiglio a chi è debole di stomaco

Sito ufficiale: https://www.nbc.com/hannibal?nbc=1

Pagina fb: https://www.facebook.com/NBCHannibal

Il terrore è di Casa

La casa è sinonimo di protezione, di famiglia e di unità. A volte questo simbolo però può essere completamente stravolto e una casa può diventare il luogo da cui non si ha via d’uscita, una prigione, una condanna. Il posto che per eccellenza che ci offre una protezione e un tetto si trasforma in un vero incubo. Case abbandonate nel bosco, isolate da tutto e tutti sono degli ottimi espedienti narrativi per i film horror in cui ambientare una storia di terrore.

La confortevole casa in alcuni film si trasforma in un elemento di claustrofobia pura. A volte questo senso di oppressione e di terrore può essere conferito dall’impossibilità del protagonista di uscire. La minaccia che impedisce al personaggio principale di scappare può essere interna o esterna. Nei film Hush e Panic Room, rispettivamente del 1998 e del 2002, l’elemento di terrore che si insinua tra le protagoniste e la loro desiderata felicità è interna. Il primo lungometraggio tratta di una giovane donna di nome Helen, interpretata da Gwyneth Paltrow, costretta ad affrontare all’interno della tenuta del marito la minaccia peggiore: una suocera estremamente gelosa e possessiva. Quello che sembra una normale signora, premurosa e amorevole, resa da una fantastica Jessica Lange, diventa, man mano che la pellicola prosegue, una persona cattiva che nasconde molti segreti e che non vuole condividere il suo unico figlio con un’altra donna. Lo spazio che delimita la paura e il senso di oppressione della protagonista è quindi ampio, poiché il neo marito è un uomo estremamente ricco. Ma per quanto grande sia la casa e il territorio che la circonda non è abbastanza per evitare alla giovane Helen di sentirsi braccata, circondata e terrorizzata.

Più lo spazio si restringe più il senso di claustrofobia è evidente. Nel secondo film precedentemente citato, diretto da David Fincher, l’oppressione è palese e il terrore è maggiore. Non è più una finta madre amorevole la minaccia ma una banda di criminali che irrompe nella casa appena acquistata dalla protagonista, interpretata da Jodie Foster. Personalmente trovo più inquietanti i film in cui le minacce sono sottili e meno evidenti, in cui il protagonista non riesce a capire se la mente gli sta giocando un brutto scherzo o se il senso di fastidio che prova sia reale e minaccioso. Appurato quali sono i miei gusti è forse corretto dire che, quale che sia la minaccia, quando due giovani donne sono minacciate da personaggi all’interno della propria casa il terrore e il senso di panico è assicurato.

Guillermo del Toro

Ma se la minaccia non è una persona all’interno ma è la casa stessa a trasmettere quel senso di panico e terrore?  Nel visionario film del 2015, diretto da Guillermo del Toro, Crimson Peak la casa è essa stessa parte integrante della paura che attanaglia la giovane protagonista. La villa è il luogo pulsante attraverso il quale le paure, i segreti e le atrocità vengono a galla pur restando perennemente nascosti agli occhi del mondo. Esattamente come accade nel film Mother! di Darren Aronofsky il luogo in cui ci si dovrebbe sentire al sicuro nasconde un proprio segreto. Nel lungometraggio del regista americano temo che il risultato finale non sia altrettanto efficace come nel caso del collega messicano. Se del Toro riesce a rendere alla perfezione una storia del terrore che si incrocia con un destino di una famiglia e trasmette costantemente un senso di panico e curiosità, Aronofsky in questo caso non riesce nel suo intento. Se da una parte il film Mother! ha la chiara volontà di far passare un preciso e ben definito messaggio (a mio avviso troppo criptico e per questo il risultato finale non è all’altezza delle aspettative iniziali e risulta essere addirittura grottesco), dall’altra c’è il prodotto del regista messicano. Crimson Peak riesce nel suo intento alla perfezione: panico, terrore e curiosità viaggiano a braccetto e conducono la giovane protagonista Edith, interpretata da Mia Wasikowska, verso un percorso unico e incredibile. Gli affascinati compagni di viaggio di Edith sono tanto enigmatici quanto seducenti – a tal proposito, consiglio di vedere quest’ultimo film in lingua originale per godere della sensuale e perfetta voce del co-protagonista, interpretato dal britannico Tom Hiddleston.

La casa dunque, dovrebbe essere accogliente e sicura, quasi come un grembo materno, eppure in molte pellicole si trasforma in una gabbia, alle volte in una dorata e luccicante, altre volte in una piccola e claustrofobica. Che la minaccia sia esterna, interna o la casa stessa sia fonte di pericolo poco importa, l’elemento essenziale in questi lungometraggi è che lo stravolgimento delle certezze aiuta a creare un senso di panico. Siete quindi pronti a vedere, nel caso ve lo foste perso, uno o più di questi film, comodamente seduti sul vostro divano, da soli, all’interno della vostra comoda e accogliente casa?

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Hush, Jonathan Darby, 1998
  • Panic Room, David Fincher, 2002
  • Crimson Peak, Guillermo del Toro, 2015
  • Mother!, Darren Aronofsky, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Netflix:                                                   Sky Cinema Italia:

Crimson Peak                               Mother!

Cambiamenti in arrivo

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Il film che ti sei perso… segue le semplici basilari regole che ho esposto nel mio primissimo post (Blog per passione) poco più di tre mesi fa. Giusto perché mi fa piacere farlo e perché noto con piacere che ho un piccolo seguito ho deciso di implementare il mio impegno verso questo blog e verso i mie amici – non dico lettori perché non voglio avere la presunzione di credere di essere un’abile narratrice. Come ho detto la prima volta scrivo spinta dalla Passione e dall’amore Amore perché la verità è che sono una semplice appassionata di cinema, film e serie tv… Giusto, serie tv… ma quando parlo di serie tv? Fino ad ora ho sempre e solo parlato di film, ecco perché ho deciso di raddoppiare l’appuntamento settimanale con questo blog. Tranquilli, non vi bombarderò di notifiche e post, semplicemente scriverò due volte a settimana. Il martedì, come di consueto, parlerò di film, mentre il venerdì affronterò le serie tv. Per queste ultime l’approccio che ho deciso di adottare è un pochino diverso: parlerò di un prodotto per volta e per ognuno di essi posterò il trailer, un breve riassunto della trama ed elencherò alcuni motivi che possono o meno invogliare a iniziare a seguire una nuova “vecchia” serie tv!

Non è molto chiaro quello che ho detto? Beh non vi resta che aspettare il prossimo venerdì per scoprire con i vostri occhi cosa accadrà…

A presto,

              Giorgia – Il film che ti sei perso…