Estate, vacanze e dove trovarmi

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Il film che ti sei perso… va in vacanza per il mese di agosto. Quindi questo che state leggendo è l’ultimo post prima della pausa estiva. Ho deciso di prendermi una breve licenza perché tanto lo so che voi, avidi lettori, sotto l’ombrellone avete voglia di tutto meno che di leggere qualche mio consiglio, per cui vi dispenso dal compito di seguirmi e vi auguro uno splendido agosto a base di sole, relax e divertimento. I consueti appuntamenti del martedì (Blog per passione) – in cui suggerisco un paio di titoli di film e del venerdì (Cambiamenti in arrivo) – in cui consiglio una serie televisiva torneranno con l’arrivo di settembre.

So già che vi mancherò per cui sappiate che non vi abbandonerò del tutto. Rimarrò attiva sui social… come? Vorreste dirmi che non vi ricordate dove potete trovarmi? Beh ma è semplice, Il film che ti sei perso… è presente nei seguenti social:

 

 

Come ho ricordato nel mio ultimo post, La serie TV che ti sei perso… Dracula, collaboro inoltre con la rivista Movie Magazine Italia per cui potete trovare altri mie articoli alla seguente pagina: http://moviemagazine.it/author/giorgia-cassinelli

Siete invitati a seguirmi su tutti i social e se vi scappa un like sulla pagina Facebook, nella quale riproporrò quotidianamente i miei precedenti articoli, non mi lamento ahahah. Vi rinnovo i miei auguri per una serena e splendida estate. A presto,

         Giorgia – Il film che ti sei perso…

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La serie TV che ti sei perso…

Dracula

Oggi affronto una serie la cui storia verte attorno a uno dei più grandi mostri della letteratura e della cinematografia, una creatura che mi affascina tantissimo e alla quale ho già dedicato due articoli: Vampiri: la memoria del tempo, scritto per il mio blog e Dracula compie 121 anni: film e serie tv che hanno raccontato il mito, scritto per la rivista Movie Magazine Italia, con la quale collaboro.

Al vampiro più famoso di tutti, il Conte Dracula, sono stati dedicati innumerevoli film e serie televisive. Quello che affronto oggi è un prodotto britannico e statunitense del 2013. La serie non ha avuto il successo sperato e si è interrotta alla fine della prima e unica stagione, per un totale di 10 puntate. Probabilmente non ha avuto un riscontro adeguato perché la storia, sebbene abbia alcuni elementi interessanti e piacevoli, ha preso una strada particolarmente distante e un po’ troppo assurda, dall’originale concezione di Bram Stocker. La fantasia non è certamente un elemento che manca nel romanzo gotico dello scrittore irlandese, per cui probabilmente l’accumulo di idee iniziali (alcune gradevoli e altre più ridicole) che si è venuto a creare nella serie televisiva, unito a un cast che funziona a metà, non è stata certamente la chiave giusta per un prodotto che man mano che procede acquista interesse, diventando sempre più accattivante e affascinante.

Dracula

Breve riassunto:

Dracula, arriva nella Londra Vittoriana con lo scopo di vendicarsi. Il suo intento è quello di distruggere un antico ordine, chiamato Ordine del Drago, che secoli prima ha contribuito a renderlo un vampiro. Durante la sua permanenza a Londra, Dracula, alias Alexander Grayson, incontra Mina Murray, promessa sposa di Jonathan Harker, la quale sembra essere la reincarnazione della sua amata moglie Ilona, morta per mano dell’Ordine del Drago.

Perché guardarla:

  • Se siete amanti del genere gotico e del vampiro più famoso di tutti non potete perdervi l’ennesima trasposizione televisiva
  • La storia parte decisamente sottotono ma più le puntate procedono e più la narrazione diventa interessante
  • Jonathan Rhys Meyers è una la scelta giusta per interpretare il conte Dracula

Perché non guardarla:

  • Se siete fedeli appassionati del romanzo evitate di guardarla, la narrazione si prende molte libertà
  • Il cast funziona a metà. Alcuni interpreti sono credibili ma altri stonano e lasciano un po’ a desiderare

Sito ufficiale: https://www.nbc.com/dracula

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/NBCDracula 

 

Sul ring come nella vita

Tutti i film che ruotano attorno a una vicenda sportiva parlano in qualche modo di rinascita. Di una caduta e di una risalita. Tutti. I lungometraggi che trattano della parabola della vita, intesa come una sfida, che viene paragonata a una preparazione atletica, sono quelli in cui lo sport in questione è la boxe. Il ring è la perfetta rappresentazione della vita nella sua massima disperazione. Ma dalla disperazione ci si può anche rialzare e scoprire di essere più forti e migliori di quello che si credeva all’inizio. Sono numerosi i film che ruotano attorno all’affascinante sport della boxe e, come spesso accade nel mio blog, ho deciso di concentrarmi su tre pellicole degli ultimi anni, che in qualche modo, mi hanno colpita e che allo stesso tempo, pur trattando dello stesso argomento, lo affrontano in tre differenti maniere narrative.

La leggenda della boxe

Nel film del 2001, diretto da Michael Mann la leggenda in questione è niente meno che il grande Muhammad Ali, nato Cassius Clay. L’interpretazione del protagonista è lasciata al mitico Will Smith che nell’impersonare una delle maggiori leggende di questo sport non sfigura, ma anzi da prova di una magistrale interpretazione, che gli è anche valsa la candidatura all’Oscar nel 2002. Questo film non racconta solo di una battaglia, combattuta sul ring, ma di una lotta continua che è dura e crudele tanto sul quadrato quanto fuori da esso. La battaglia è sulle strade, negli animi delle persone, che portano i segni della loro personale guerra sui loro visi e corpi. La sfida che affronta Ali non è solo fisica ma anche morale e spirituale. Attraverso il film di Mann lo spettatore affronta il percorso difficile che ha dovuto scalare Muhammad Ali attraverso gli anni, sia fuori che dentro il ring. La pellicola è una rappresentazione dura, crudele e realistica, in cui le interpretazioni degli attori regalano allo spettatore una visione unica e differente dei classici film incentrati sul mondo della boxe. La lotta a cui assistiamo è esattamente come nella vita di tutti i giorni: incessante, difficile e piena di ostacoli ma grazie alla tenacia e all’ostinazione anche ricca di soddisfazioni e, alla fine del film, lo spettatore non potrà fare a meno di gridare insieme al pubblico il nome di Ali, che l’ha fatto soffrire, cadere, sperare e rialzarsi insieme a lui.

La chiave femminile

Nel 2005 esce il film di Clint Eastwood dedicato a questo meraviglioso sport. Pellicola che solo in apparenza sembra essere dolce e delicato, proprio per via della scelta della protagonista ma che in realtà si rivela essere duro e crudo. Million Dollar Baby affronta svariati temi delicati, tra i quali la solitudine e la fede. Se il film di Mann, Ali, sembra voler essere un racconto e una parabola della vita di un uomo straordinario e che ha reso ancora più straordinario lo sport della boxe, la pellicola di Eastwood è la rappresentazione della vita nella suo massimo punto di dolore. Questo è un film intelligente, coraggioso, a tratti poetico e in altri momenti decisamente crudele. È una di quelle pellicole che meritano di essere viste almeno una volta nella vita perché alla fine della visione è praticamente impossibile rimanerne immuni. Million Dollar Baby lascia qualcosa allo spettatore, una sensazione che colpisce il cuore e che lo rende un film memorabile.

La lotta

Nel 2010 è uscito The Fighter, è una pellicola che personalmente ho adorato. A parer mio, è il perfetto film sul mondo della boxe: il cast è magnifico, la trama è curata ed è interessante (è tratto da una storia vera) e le lotte sul ring sono coinvolgenti e intense. Come per le pellicole che ho nominato prima, anche questo prodotto, diretto da David O. Russell, è stato candidato a numerosi premi – tra le varie nomination l’immenso Christian Bale e l’attrice Melissa Leo si sono portati a casa l’Oscar come migliore attore e attrice non protagonista, per la loro interpretazione. Mark Wahlberg, che interpreta il protagonista Micky Ward, è anche il produttore di questa interessante e curata pellicola. L’allenamento e la trasformazione fisica degli attori è solo un piccolo specchio che riflette il tempo che è stato impiegato per creare e portare a termine questa interessante pellicola sul mondo della boxe.

Come per il mio ultimo articolo, La spia che ti sei perso, anche oggi ribadisco che questi tre film che ho consigliato sono, a parer mio, tutti validi, con un loro valore estetico, una loro identità ben precisa e una chiave di lettura differente.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Ali, Michael Mann, 2001
  • Million Dollar Baby, Clint Eastwood, 2004
  • The Fighter, David O. Russell, 2010

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

The Fighter

La serie TV che ti sei perso…

Scandal

Olivia Pope e associati hanno attraversato sette stagioni per arrivare alla conclusione proprio quest’anno. Sette lunghe stagioni. Ho iniziato a seguire questo prodotto con una certa curiosità ed entusiasmo, tuttavia purtroppo credo che la serie abbia perso di vista la propria originalità e ragione d’esistere e che si sia distaccata troppo dall’idea iniziale – carina e leggera, per poi sconfinare nell’impossibile mondo creato dalla mitica sceneggiatrice. Le prime stagioni di Scandal sono entusiasmanti e coinvolgenti ma più proseguono più sconfinano nel ridicolo. Se inizialmente il prodotto si presenta come lontanamente verosimile, a metà della produzione diventa estremamente esagerato e lo spettatore fatica a credere ancora che la storia sia plausibile. Per di più, guardando questa serie televisiva mi è accaduta una cosa incredibile e mai successa prima: ho iniziato a detestare la protagonista. Se all’inizio la bellissima Kerry Washington è il perno della storia e tutto ma proprio tutto (spettatori compresi) ruota attorno al suo magnetismo, a metà prodotto confesso che ho continuato a seguire questa serie TV per due motivi differenti da quelli che mi hanno spinta a iniziarla. Il primo è che ero curiosa di capire come si sarebbe conclusa, il secondo è che i personaggi secondari acquistano importanza e spessore e ci si appassiona facilmente alle loro storie. Per fortuna, prima di concludersi, la trama riacquista un briciolo di credibilità, la protagonista ritorna a essere più simpatica ma soprattutto gli sceneggiatori affrontano in maniera, nemmeno tanto velata, alcuni tra i temi più caldi e spinosi dell’attuale politica americana.

Scandal

Breve riassunto:

Olivia Pope, o più semplicemente Liv, e associati lavorano a Washington, a stretto contatto con la Casa Bianca e con i politici più influenti e potenti degli Stati Uniti d’America. Un piccolo gruppo di persone che ha come unico scopo quello di risolvere i problemi (e che problemi!) dell’élite della nazione. Olivia tra i tanti segreti che deve nascondere ha anche la scomoda relazione con il Presidente degli Stati Uniti da tenere riservata. Ma questa è solo la punta dell’iceberg, più si va avanti e più gli scheletri da nascondere dentro l’armadio si fanno ingombranti.

Perché guardarla:

  • Olivia Pope. Liv è una donna giovane, di colore e bellissima. Tutte caratteristiche che sulla carta la dovrebbero limitare, invece la sua determinazione scavalca ogni pregiudizio. La sua forza di volontà è da prendere da esempio
  • I personaggi che circondano Liv sono simpatici e ci si affeziona in fretta alle mille sfaccettature che portano sul piccolo schermo
  • Non tutti i dettagli dello show sono curati nei minimi dettagli come lo stile di Olivia. I suoi vestiti, le sue scarpe, le sue borse non sono solo belle ma rappresentano uno stile riconoscibilissimo, elegante e raffinato.

Perché non guardarla:

  • La serie, come ho già detto prima, parte da una buona storia per poi sconfinare nell’impossibile e l’esagerazione diventa la protagonista indiscussa
  • La fotografia è piatta, praticamente inesistente
  • La protagonista, nella parte centrale della storia perde un po’ la sua ragione d’esistere e si discosta dall’idea iniziale che tanto la rendeva unica e affascinante

Sito ufficiale: https://abc.go.com/shows/scandal

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/ScandalABC/

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/box-sets/scandal.html

La spia che ti sei perso

Se si parla di spionaggio, in quanto genere cinematografico, la maggior parte delle volte il primo titolo a cui si pensa è uno dei tanti dedicati al mitico agente 007, James Bond. Ma il genere dello spionaggio può regalare ben altro al pubblico, esistono film che elevano questo filone cinematografico (come d’altronde hanno già fatto le ultime pellicole dedicate all’agente inglese più famoso di sempre) a un livello superiore. I lungometraggi che si incentrano su una trama spionistica molte volte, o meglio, quasi sempre, appartengono anche al genere del thriller e a quello d’azione. Oggi prenderò in considerazione tre film, degli ultimi anni, che rientrano in questo ben preciso genere, a cavallo cioè tra più filoni cinematografici, e che al contempo regalano qualcosa di inaspettato al pubblico. Tre film di spionaggio che in tre maniere, completamente differenti, donano tre chiavi di lettura per godere di un genere così adrenalinico e affascinante.

Quando la storia è vera

Sembra incredibile, assurdo e impossibile eppure uno dei migliori film che appartengono al genere dello spionaggio, a parer mio, è tratto da una storia vera. Il titolo a cui mi riferisco è del 2015 ed è stato diretto da un maestro del cinema a noi contemporaneo: Steven Spielberg. Bridge of Spies è una meravigliosa storia che racconta dell’arresto, da parte del governo degli Stati Unita d’America, durante la guerra fredda, di una spia russa e dell’avvocato americano, interpretato dal grande Tom Hanks, che lo difende. A questo arresto seguiranno le trattative da parte dei due governi per cercare un accordo che soddisfi entrambe le parti. Il film non è propriamente una storia alla James Bond, fatta di fughe rocambolesche e di improbabili lotte all’ultimo sangue. La storia è già di per sé un vero capolavoro, gli attori sono straordinari – in particolare la spia russa, interpretata da Mark Rylance, il quale ha anche vinto l’Oscar per la sua interpretazione come miglior attore non protagonista, la regia, la fotografia, la colonna sonora fanno il resto ed insieme elevano un film di spionaggio a un vero e proprio capolavoro che non potrete fare a meno di voler rivedere.

Quando l’esagerazione è la chiave di lettura

Nel film Atomic Blonde del 2017 lo stile è assolutamente esagerato. Le lotte, la colonna sonora, tutto è portato all’estremo ma è talmente curato nei minimi dettagli che l’esagerazione diventa la chiave di lettura per questo film esplosivo. Si parte da una spia al femminile, bella da incantare chiunque e da far invidia a chiunque – la protagonista è la meravigliosa Charlize Theron, non serve troppo trucco per renderla così magnetica, ci ha già pensato madre natura a donarle quel fascino che la rende la protagonista perfetta per questo film, tratto da una graphic novel. Dicevamo, protagonista perfetta, bella, letale e inarrestabile. Colonna sonora incredibile, incalzante e adeguata alle scene d’azione. Attori talentuosi, famosi e intelligenti al punto di permettere che tutte le attenzioni cadano sulla magnetica spia. Atomic Blonde è diametralmente opposto al sopracitato film di Spielberg ma non risulta ridicolo perché la drammatizzazione dello spettacolo è talmente elevata e curata che cattura l’attenzione e a tempo di musica – e che musica!, il film procede con un ritmo incessante e coinvolgente.

Quando è tutta una questione di stile

Nello stesso anno in cui esce il film Bridge of Spies, Guy Ritchie dirige la pellicola, tratta dalla serie televisiva andata in onda negli anni Sessanta, da cui prende anche il titolo, The Man from U.N.C.L.E., assoluto capolavoro di stile. Per chi non conoscesse la trama, in questo film due spie, uno appartenete alla CIA e l’altra al KGB si vedono costretti a unire le forze. Il film è ironico e sapientemente diretto, l’eleganza e il glamour degli anni Sessanta è palpabile e godibile attraverso gli abiti, la colonna sonora e grazie al cast: bello, elegante e pungente al punto giusto. I tre protagonisti donano al film non sono delle buone interpretazioni ma regalano agli occhi dello spettatore tre bellezze pure, a partire dalla bravissima attrice svedese Alicia Vikander, fino agli splendidi Henry Cavill e Armie Hammer. Questo film riesce a essere affascinate, magnetico, elegante, divertente e pieno d’azione. Il ritmo della trama non viene piegato o sacrificato a favore delle scene d’azione ma anzi le esalta. Le risate che nascono da alcune situazioni non sono frutto di una parodia ma di una scrittura irriverente e tagliente.

Henry Cavill

A una prima visione The Man from U.N.C.L.E. può risultare la pellicola, tra le tre che vi ho suggerito oggi, meno degna di nota. Credo invece che questi tre film, hanno tutti un loro valore estetico, una loro identità ben precisa e una chiave di lettura interessante e affascinate. Tre film molto diversi tra loro che raccontano una maniera differente di guardare un film di spionaggio, a voi la scelta di quale sia la vostra chiave di lettura preferita.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Bridge of Spies, Steven Spielberg, 2015
  • The Man from U.N.C.L.E., Guy Ritchie, 2015
  • Atomic Blonde, David Leitch, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

Atomic Blonde

La serie TV che ti sei perso…

Big Love

Esistono diversi generi che donano alle serie televisive una propria identità ma alcuni prodotti riescono a risultare assolutamente unici. La loro unicità li rende magnetici, riconoscibili e memorabili. La serie che ho deciso di consigliare oggi fa parte di questo raro e incredibile gruppo. Big Love è una serie targata HBO di cinque stagioni, andata in onda per la prima volta nel 2006. Lo so che spesso si dice che, all’interno di un prodotto televisivo, una puntata tira l’altra ma fidatevi se vi dico che in questo caso la frase è assolutamente vera. La storia è incredibile, provocatoria, inusuale (a dir poco), i personaggi sono ben caratterizzati, gli attori sono decisamente all’altezza del loro ruolo e le cinque stagioni filano via che è un piacere. La curiosità di un mondo così diverso dal nostro, al contempo così verosimile, incuriosisce lo spettatore a tal punto che non vuole più smettere di entrare all’interno, o meglio, di restare sulla soglia della porta di casa della famiglia di Bill Henrickson e di osservarla attentamente dallo spioncino. Gli attori, dicevo, sono memorabili e bravissimi e prima di procedere con un ulteriore breve analisi della trama e dei pro e contro che possono invogliare a seguire o meno questa storia, sento la necessità di ricordare il capo famiglia, Bill, interpretato dal talentuosissimo Bill Paxton, che ci ha lasciati lo scorso anno all’età di sessantun anni. La sua bravura resterà immortale, insieme al suo nome, non solo per questo suo ruolo ma anche per altri grandi personaggi che ha impersonato e che l’hanno reso celebre.

Bill Paxton_Big Love

Breve riassunto:

Bill Henrickson è un amorevole marito e padre di famiglia. Conduce una normale vita, alternando i momenti lavorativi a quelli famigliari: ma la sua normalità finisce esattamente qui, dove incomincia. Bill infatti è nato in una comunità poligama e la sua famiglia è composta da tre, tanto amorevoli quanto differenti, mogli e da sette figli. La serie segue le vicende di questa normale atipica famiglia che vive nascondendosi e che, sebbene abbia deciso di vivere in una cittadina americana, mantiene alcune relazioni, a dir poco conflittuali, con la comunità poligama e mormona di Juniper Creek.

Perché guardarla:

  • La storia è unica, decisamente atipica e diversa dal solito
  • Il cast funziona alla perfezione
  • Nonostante le diversità, i problemi che devono affrontare quotidianamente i membri della famiglia sono comuni a tutti noi e per questo il prodotto è facilmente fruibile. Chiunque si può identificare in uno o più personaggi della serie
  • Le puntate per ogni stagione non superano mai i 12 episodi e per questo non sono infinite e impossibili da guardare

Perché non guardarla:

  • Se non avete voglia di confrontarvi con una realtà, sebbene fittizia, decisamente diversa e atipica dalla vostra allora lasciate perdere
  • Come ogni serie parte da un punto per poi espandersi, arricchendo la storia e aggiungendo personaggi nuovi, questo ad un certo punto della trama potrebbe risultare un po’ troppo eccessivo e surreale. Tuttavia la storia si riprende e torna a un livello più verosimile

Pagina ufficiale: https://www.hbo.com/big-love

Sito facebook: https://www.facebook.com/biglove/?ref=br_rs

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/box-sets/big-love.html

 

Emozionandosi sulle note di un Violino

La musica all’interno dei film è un elemento fondamentale. La colonna sonora non è solo un riempitivo delle trame ma è essa stessa parte della narrazione. In alcuni film capita che la musica stessa sia la storia, la colonna sonora è la trama che viene narrata e le immagini sono il supporto che aiuta la musica e le note a esprimersi in una maniera totale e completa. I casi in cui i film che raccontano un brano musicale, un movimento, una canzone o una colonna sonora sono molteplici ma i film che raccontano di uno spartito dedicato al solo strumento del violino sono decisamente un numero minore. È proprio a questo meraviglioso strumento musicale e alla colonna sonora che ho deciso di dedicare questo mio articolo. Procediamo per gradi, per arrivare a raccontare di una pellicola che sembra nascere direttamente da uno spartito musicale.

Passo 1. La musica accompagna la trama

La musica è il cuore del film ma non è essa stessa la storia. Il lungometraggio narra una storia drammaticamente vera. Il film è toccante tanto quanto la meravigliosa colonna sonora, curata da Dario Marianelli. Il film è struggente e poetico e, come ogni film curato dal regista inglese Joe Wright (lo confesso è uno dei miei registi preferiti per cui sono un pochino di parte), è una magia che prende vita attraverso una storia unica e meravigliosa. Gli attori sono bravissimi, però il nome spicca su tutti è quello del talentuoso Jamie Foxx. La musica è bellissima, toccante e trasporta lo spettatore all’interno del film tanto quanto il protagonista Robert Downey Jr. viene coinvolto dall’incredibile personaggio di Nathaniel Ayers, alias Jamie Foxx. È un film che, a parer mio, vale la pena di essere visto per scoprire una storia incredibile e unica, per riscoprire (nel caso ne aveste bisogno) il meraviglioso talento dell’attore, salito alla ribalta per la sua interpretazione di Ray Charles nella sua biografia, e per godere di una colonna sonora meravigliosa.

Passo 2. Quando la musica tocca l’anima

Potrebbe non esserci nessuna trama, nessuna pellicola e nessun libro dal quale hanno tratto questo meraviglioso film. Basta la colonna sonora struggente, drammatica, unica e incredibilmente emozionante, curata dal maestro Ennio Morricone, a toccare il cuore e l’anima dello spettatore. Premetto che sono decisamente di parte quando scrivo di questo film perché  ogni volta, lo so che può sembrare ridicolo ma è così, che ascolto la colonna sonora di questo meraviglioso lungometraggio, composta da Ennio Morricone mi trasformo in una valle di lacrime. La prima volta che ho visto questo film, già a metà della trama stavo consumando un pacchetto di fazzoletti e non è che la storia sia così terribilmente commovente, anzi, la storia è romantica, drammatica, coinvolgente e dolce ma la musica è talmente viscerale che tocca le corde più sensibili del mio cuore e mi trasforma, appunto, in una valle di lacrime – e fidatevi se vi dico che non sono una di quelle persone che piange per ogni storia che guarda o legge. Dicevamo, Il film in questione è una pellicola del 2000, diretta d Ricky Tognazzi, e si intitola Canone inverso – Making Love. La trama, tratta dal romanzo scritto da Paolo Maurensing è un elogio alla vita, all’amicizia, all’amore a alla musica, in particolare a quella suonata da uno strumento tanto delicato quanto struggente come può solo essere un violino.

Passo 3. Il film è pura Musica

Nell’ultimo film che voglio prendere in considerazione la musica e la colonna sonora sono esse stesse il film. Qui il compositore che dona il suo talento al film è niente meno che Niccolò Paganini, interpretato per l’occasione da uno dei violinisti più famosi e talentuosi al mondo: David Garrett, artista che ho avuto il piacere e il privilegio di poter ascoltare dal vivo più di una volta. Ciò che dona il bellissimo violinista al film è la massima veridicità, poiché è egli stesso a suonare, la macchina da presa può permettersi di mostrare l’esecuzione di brani incredibili senza mai dover ricorre a trucchi cinematografici per nascondere l’incapacità del protagonista. Il film risulta piacevole e godibile anche se il protagonista non è un attore professionista, Garrett non stona vicino agli attori, poiché è palpabile la sua verità: egli è prima di tutto un violinista. La colonna sonora è potente e la trama gioca abilmente sulla nomea che aveva il compositore italiano, cioè quella di essere appunto “il violinista del diavolo”.

David Garrett

Potete godere appieno di questi tre film che ho voluto consigliarvi se amate almeno un po’ le emozioni che vengono trasmesse dal violino. Per quanto riguarda The Devil’s Violinist avrete in più la splendida sensazione di immersione totale con la musica e con le esecuzioni – e per un film che vuole trasportarvi tanto con le immagini quanto con la colonna sonora è il massimo a cui potete aspirare. Non mi resta che augurarvi di godervi al meglio questi film, queste colonne sonore e di potervi emozionare e lasciarvi trasportare da questi meravigliosi e struggenti strumenti che sono i violini.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Canone inverso – Making Love, Ricky Tognazzi, 2000
  • The Soloist, Joe Wright, 2009
  • The Devil’s Violinist, Bernard Rose, 2013

 

La serie TV che ti sei perso…

Merlin

Nei miei precedenti articoli dedicati a questa nuova rubrica del venerdì, fino ad ora, mi sono concentrata su serie televisive drammatiche e abbastanza oscure, specialmente se si pensa al mio primo post – dedicato alla mia serie preferita Hannibal, e al mio ultimo –incentrato su Penny Dreadful. Chiaramente, come ho voluto specificare più volte, i miei gusto vertono su drammi che sconfinano, affrontano e si immergono completamente sul lato più celato della mente e dell’anima, che abbracciano l’oscurità per lasciarsi trasportare in un viaggio di sola andata verso un luogo terrificante e affascinante. Capisco però che non tutti abbiano gli stessi gusti e siccome il mio blog è una sorta di portale in cui consiglio, sempre basandomi sul mio modesto parere, cosa guardare, sento oggi la necessità di cambiare decisamente categoria e suggerire un prodotto che, nel suo genere, ho trovato adorabile e che ho guardato con piacere. Ecco quindi che mi trovo a paralare di una serie televisiva britannica, andata in onda la prima volta dieci anni fa. Come si evince dal titolo, questo prodotto televisivo fantasy è basato sulle avventure raccontate dal ciclo arturiano. La serie racconta di un giovane (e non ancora re) Artù e di un altrettanto giovanissimo (apprendista) mago Merlino. Questo prodotto è uno di quelli che, intelligentemente, non pretende da sé stessa più di quanto non possa offrire. Le puntate si assomigliano e trovano la loro risoluzione, quasi sempre, all’interno di una singola puntata. Sebbene la serialità sia marcata, questo prodotto riesce alla perfezione grazie soprattutto alle risate assicurate: il cast, soprattutto i due giovani protagonisti maschili, sono irresistibili, divertenti, si affiancano, si supportano a vicenda senza mai prevalicare uno sull’altro. Più la serie procede – ci sono cinque stagioni in totale, più la storia prende piede e più la narrazione si amplia e cresce insieme ai protagonisti.

Merlin_serie TV

Breve riassunto:

Un giovanissimo Merlino dopo aver scoperto di avere poteri soprannaturali, si sposta a Camelot per avere un tutore e servire a corte, dove la magia è stata bandita. Qui incontra, o meglio, si scontra con il futuro re, Artù. I due, sebbene a prima vista non si sopportino,  per volere del destino sono costretti a vivere a stretto contatto. Due personalità diverse eppure simili, due giovani a volte arroganti, a volte predisposti – soprattutto Merlino, interpretato da Colin Morgan, a combinare un pasticcio dietro l’altro, sono l’assicurazione  per uno show divertente, fresco e leggero, ambientato in luogo e in un tempo che non conosce età e limiti per immaginazione.

Perché guardarla:

  • Se avete voglia di seguire una serie, magari in lingua originale, per il gusto di evadere dalla noiosa realtà quotidiana e di immergervi in un luogo mitico e magio come Camelot allora Merlin è la serie che fa per voi
  • Le risate sono assicurate. Ci sono alcune puntate in cui non potrete fare a meno di ridere dall’inizio alla fine
  • I due protagonisti sono favolosi insieme e la riuscita dello show è dovuta tanto alla storia senza tempo di Camelot quanto ai due ragazzi che tirano fuori il meglio l’uno dall’altro
  • Andando avanti con lo show, le risate saranno affiancate da una trama sempre più complessa e più curata. Insomma, più la serie va avanti e più la storia si arricchisce

Perché non guardarla:

  • Il budget di questo show non è illimitato e questo si nota soprattutto in alcune scene in cui ci vorrebbe un maggiore effetto scenico
  • Non tutti gli attori, purtroppo, funzionano alla perfezione come i due protagonisti

Sito ufficiale: https://www.bbc.co.uk/programmes/b00mjlxv

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/MerlinOfficial/?ref=br_rs

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/sky-generation/universi-fantastici/merlin.html

 

Legge, verità, giustizia e cinema

Oggi ho deciso di analizzare film che hanno come tratto comune la ricerca della giustizia e della verità, in altre parole che vertono la loro trama attorno a un’aula di tribunale. Pellicole con questo tema lungo la storia del cinema ce ne sono davvero tante, quindi per cercare di iniziare a fare un po’ di chiarezza attorno a questo vastissimo e, a parer mio, interessantissimo argomento possiamo dire che questo genere di film si possono dividere in due grandi gruppi. Nel primo ci sono quelli che usano il tribunale e le sue aule di giustizia come espediente per narrare una storia che si svolge principalmente all’esterno, nel secondo invece ci sono quelli in cui tutto ma proprio tutto serve per portare lo spettatore e la storia verso il gran finale, che vede il suo punto di massima tensione durante l’arringa finale dell’avvocato.

Ricordo, anche questa volta, che inserisco, in questo brevissimo articolo, le pellicole che mi hanno colpita e che sono rimaste nella mia memoria. Appurato ciò  possiamo procedere con il primo gruppo, sopra citato, nel quale ci sono i film che usano l’aula di tribunale come espediente narrativo. Per questo sotto gruppo ho deciso di portare alla vostra attenzione, e quindi di consigliarvi, nel caso ve le foste perse, due pellicole uscite a distanza di sette anni l’una dall’altra. Entrambe vedono un cast degno di nota ed entrambe presentano una trama che solo in apparenza si presenta come un po’ scontata. È proprio questo inizio di storia, che parte quasi in sordina, che permette allo spettatore di decollare verso una narrazione incredibile e avvincente. Il primo film, del 2007, è principalmente un thriller e vede il sempre magnifico e magnetico Anthony Hopkins accanto a un giovane ma pur sempre all’altezza del ruolo Ryan Gosling, affiancato a sua volta dalla bellissima Rosamund Pike. Questo film ha l’unico difetto di aver subito, come purtroppo accade a molte altre pellicole, un drastico cambiamento di titolo per il pubblico italiano: la versione originale è (ed è anche quella che userò io, come faccio sempre per restare fedele alla volontà iniziale della produzione) Fracture, mentre in Italia è uscito con il titolo Il caso Thomas Crawford. Fracture si differenzia con il secondo film, ovvero The Judge, che appartiene a questo primo sotto gruppo, principalmente perché, come dicevo prima, è un thriller e la storia continua a evolversi spostando di volta in volta il punto di vista e le aspettative del pubblico a un livello diverso dal precedente. Il film del 2014, The Judge, vede invece una storia più intima ma allo stesso tempo potente e toccante. Il senso del dovere e della giustizia aleggiano dall’inizio alla fine ma servono solo da pretesto per poter raccontare la storia di una famiglia, che vede Robert Duvall nel ruolo del padre severo e dedito al suo lavoro, il giudice, e Robert Downey Jr., alias Iron Man, nel personaggio del figlio che pur seguendo la tradizione di famiglia decide che la parcella è il vero metro di giudizio che decreta il successo o meno in tribunale. Entrambi i film sono validi, ben scritti e ben diretti, il cast è già una mezza certezza e quindi se vi foste persi queste due pellicole non vi resta che vederle, perché vi assicuro che non vi deluderanno, sia che cerchiate un thriller o un film drammatico e intimo allo stesso tempo.

Il secondo sotto gruppo di film, che è quello che prediligo, che vengono ambientati all’interno di un aula di tribunale hanno, dicevo, la caratteristica di avere una trama che non è altro che un crescendo di tensione, che culmina con l’arringa finale. In questo caso mi sento di consigliarvi due pellicole un pochino più datate, una in particolar modo, ma fidatevi: vi lasceranno senza parole. L’arte del mestiere di avvocato verte sull’abilità dell’uso della parola. Il cinema è un mezzo di comunicazione che utilizza il sonoro a supporto del campo visivo. In pellicole come queste, il sonoro non è solo un supporto ma è un elemento fondamentale e di altissimo impatto. Quando la dialettica è così importante in un lungometraggio accade spesso che i film siano trasposizioni di romanzi e questa è la chiave vincente per un film che vuole colpire il suo pubblico dritto al cuore. Questi film sono tratti da due capolavori e sono magistralmente diretti e interpretati. Mentre una pellicola è potente, poetica (anche grazie al bianco e nero – non storcete il naso, bianco e nero non è affatto sinonimo di film vecchio e noioso, anzi!) ed elegante, l’altra è crudele, drammatica e violenta. La prima è stata rilasciata nel 1962 e oggi come allora mantiene tutto il suo incredibile fascino, la seconda è del 1996 ed è uno di quei film che guardo e riguardo volentieri ogni volta che mi si presenta l’occasione. Il primo film è tratto dal romanzo scritto da Harper Lee e il secondo nasce dalla penna di John Grisham. La prima pellicola ha subito lo stesso trattamento del film precedentemente citato Fracture: è stato privato del titolo originale, a scapito di uno più adeguato, almeno secondo l’opinione di allora, per il pubblico italiano, che lo conosce come Il buio oltre la siepe, quando il titolo originale, sia del romanzo che del film, è To Kill a Mockingbird, che letteralmente significa “uccidere un usignolo”. Il film del 1996, A Time to Kill, diretto da Joel Schumacher è stato tradotto per fortuna letteralmente, per cui il titolo italiano è Il momento di uccidere. Queste due pellicole, sebbene abbiano un fil rouge che li collega non potrebbero essere più diverse, eppure hanno entrambe una storia potente e si concludono con una spettacolare arringa finale, una interpretata da Gregory Peck e l’altra da Matthew McConaughey.

Un tema, due gruppi, quattro pellicole differenti per raccontare la giustizia, la verità, la crudeltà dell’essere umano in quattro modi diametralmente opposti eppure ugualmente potenti e toccanti. A voi la scelta da quale iniziare a rivedere o vedere per la prima volta.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • To Kill a Mockingbird, Robert Mulligan, 1962
  • A Time to Kill, Joel Schumacher, 1996
  • Fracture, Gregory Holbit, 2007
  • The Judge, David Dobkin, 2014

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                                           Netflix:

Fracture                                   To Kill a Mockingbird

The Judge