La serie TV che ti sei perso…

Prison Break

Oggi vi voglio consigliare un prodotto che ho iniziato quasi per caso e che prepotentemente è entrato a far parte delle mie serie televisive preferite. L’ho divorato e nel giro di meno di un mese sono passata dallo stupore della prima puntata all’ultima stagione! Una volta iniziato Prison Break non sono più riuscita a staccarmi. La trama è talmente avvincente e adrenalinica che è davvero difficile non sentire la necessità di procedere con la visione. Una puntata tira l’altra, letteralmente. Sono affascinati ed emozionanti tutte le cinque stagioni ma credo che la prima sia qualcosa di unico. Una delle migliori, se non addirittura la migliore prima stagione in assoluto che abbia mai visto. Pensate solo che ho iniziato questa serie con mia mamma e prima di vedere la prima puntata ho detto una cosa del tipo: “c’è questa serie in cui scappano di prigione. Non so, non mi ispira molto”. Quanto è bello sbagliarsi! Dopo i primi 10 minuti della puntata pilota ero già del tutto rapita dalla trama e ho immediatamente capito che è un prodotto che vive a cavallo tra più generi – rispecchiando una narrazione sempre più sorprendente e mai scontata, che ha il sapore di altre incredibili serie televisive, come Alias. La storia funziona grazie alla sceneggiatura incredibilmente dettagliata, l’adrenalina è tenuta costantemente alta e l’asticella delle aspettative rimane decisamente più alta della media delle altre serie televisive. Gli attori funzionano non solo per la loro bellezza e i loro fascino (dettaglio che non va assolutamente trascurato a parer mio) ma anche grazie alla loro interpretazione e caratterizzazione. Alcuni potrebbero ribattere che Prison Break sia un prodotto un po’ troppo sopra le righe ed esagerato ma io faccio parte di quella ristretta cerchia di persone che ogni tanto apprezza l’esagerazione, se ponderata e calcolata. Insomma, la nostra vita procede incessantemente e inesorabilmente a un certo ritmo, perché ogni tanto non ci stacchiamo dalla monotona quotidianità per lasciarci trasportare da una narrazione che, sebbene sia esagerata, è studiata per tenerci sempre con il fiato sospeso?

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Michael Scofield, è un brillante (e bellissimo) ingegnere civile, dotato di un’intelligenza sopra la media, che commette di proposito una rapina in banca con l’unico scopo di poter essere arrestato e incarcerato nella prigione di Fox River. Qui è detenuto il fratello, Lincoln, accusato di omicidio del fratello del vice presidente degli Stati Uniti d’America e per questo condannato a morte. Il piano di Michael? Essere il primo ad evadere da Fox River e salvare così la vita del fratello.

Perché guardarla:

  • Sono belle ed entusiasmanti tutte le stagioni ma la prima è qualcosa di incredibile e di imperdibile
  • Michael Scofield. Lui, alias Wentworth Miller, è un personaggio talmente bello (in tutti i sensi, è un vero piacere per gli occhi!) che è impossibile non innamorarsi di lui
  • I personaggi che colorano e danno vita alla serie sono indimenticabili e unici
  • La serie mostra una delle migliori amicizie che abbia mai visto sul piccolo schermo
  • Adrenalina allo stato puro. Nessuna serie tiene così incollati allo schermo e trasmette un senso di ansia costante – une vera sfida per gli sceneggiatori (che hanno chiaramente vinto) e per il pubblico riuscire a resistere

Perché non guardarla:

  • Prison Break è composta da 4 stagioni, iniziate nel 2005, un film conclusivo (puntata finale) e una miniserie di 9 puntate (stagione 5). È stata confermata una sesta stagione. Insomma: avete un bel po’ da recuperare
  • Se siete persone che amano seguire le serie televisive senza prestare troppa attenzione allo schermo e anche se perdete una puntata non è la fine del mondo, allora non è il prodotto che fa per voi

Pagina ufficiale: https://www.fox.com/prison-break/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/PrisonBreak/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70140425/prison-break

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Whoopi Goldberg

Il film che ti sei perso...

In un articolo che ho scritto per Movie Magazine Italia, rivista online con la quale collaboro, ho dedicato un breve omaggio per una delle attrici che prediligevo quando ero piccola: Julia Roberts – Julia Roberts: i cinque film più iconici della sua carriera. L’altra donna che adoravo e che tutt’ora ammiro è la mitica Whoopi Goldberg. Conosciuta dai più per le sue partecipazioni a pellicole leggere e divertenti, l’anima di questa donna magnetica è sensibile e profonda. La prima pellicola alla quale ha partecipato è un toccante e potente film, diretto da Steven Spielberg, che vi ho già anche consigliato nel mio articolo Quando il cinema è Donna. Per The Color Purple si dice che sia stata scelta perché all’interno della narrazione serviva una donna non proprio bella. La Goldberg è la rappresentazione del fatto che, fortunatamente, nella vita la bellezza non è tutto. La sua bravura compensa qualunque altra lacuna (sempre ammesso che si possa definire tale la mancanza di bellezza). Drammatica, comica, intensa, professionale e divertente. Whoopi Goldberg dimostra i suoi talenti tanto al cinema, fin dagli esordi quindi, quanto a teatro. È famosissimo il tour che ha visto l’attrice, nata a New York, collaborare con altri due indiscussi maghi della comicità e del palcoscenico: Robin Williams e Billy Crystal. Si può solo immaginare quale meraviglioso e memorabile show abbiano messo in scena questi tre mostri sacri.

Indimenticabili e indimenticate sono le sue interpretazioni più divertenti nei panni della presunta suora in Sister Act e di Oda Mae Brown in Ghost, ruolo che le è anche valso l’Oscar come miglior attrice non protagonista, innumerevoli premi e riconoscimenti. Tanto per sottolineare che Whoopi Goldberg sa passare, come solo le migliori sanno fare, da un ruolo divertentissimo a uno drammatico mi viene da ricordavi un’altra pellicola che vi ho già suggerito, sempre nell’articolo precedentemente citato, alla quale ha preso parte, ovvero Girl, Interrupted. Questo film che vede un cast quasi tutto al femminile non è l’unico al quale la Goldberg partecipa. Anche la dolce pellicola Moonlight & Valentino è un progetto corale  che vede al suo interno una maggioranza di personaggi femminili.

Accanto alle pellicole dolci e romantiche, divertenti ma non esagerate la Goldberg con il passare degli anni ha preso parte a progetti sempre più di scarsa qualità e di poco interesse. La sua vita ormai è incentrata maggiormente sul programma televisivo The View che conduce insieme ad altre colleghe. Una delle cause che sembrano aver allontanato questa talentuosa attrice dal grande schermo pare essere la mancanza di progetti interessanti. Tuttavia la bravura va accompagnata anche da intelligenza e spirito di intraprendenza. Questo è il caso della Goldberg che, non ricevendo più proposte interessanti ha avuto la prontezza di reinventarsi in televisione e di diventare una produttrice.

Non so se concordate con me quando dico che sarebbe bello rivederla sul grande schermo in una vera pellicola nella quale possa mettere in scena tutto il suo talento come attrice. Nell’attesa e nella speranza di rivederla nei panni di un grande e interessante personaggio, sia esso comico o drammatico, vi consiglio qualche film a cui ha preso parte, nel caso ve lo foste perso…

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Ghost, Jerry Zucker, 1990
  • Sister Act, Emile Ardolino, 1992
  • Moonlight & Valentino, David Anspaugh, 1995

Graphic Cinema

Le trame dei film si dividono in due tipologie, esistono le sceneggiature originali e quelle non originali. All’interno di quelle non originali le fonti a cui le narrazioni attingono sono le più disparate. Alcune pellicole si ispirano a romanzi, altri a eventi realmente accaduti, certi prendono spunto dall’infinito mondo dei fumetti e una piccola parte di questi ultimi sono tratti da una particolare categoria di fumetti: le grapich novel, o come sono meglio conosciute in Italia, i romanzi grafici o romanzi a fumetti. Questa tipologia si differenzia dagli altri fumetti per alcune peculiari caratteristiche. Come ben sapete questo blog si occupa di film, serie televisive e attori, per cui non è la sede giusta per analizzare questa tipologia di fumetto nel suo specifico, anche perché ammetto che non sono nemmeno in grado di farlo. Tuttavia questo genere di narrazione ha dato la possibilità di creare interessantissime pellicole che, attingendo a questo mondo meraviglioso e ben caratterizzato, sono risultate vincenti sotto molteplici punti di vista. Come spesso accade, anche oggi ho deciso di suggerirvi tre titoli che hanno un solo filo conduttore – in questo caso la sceneggiatura non originale che si ispira appunto alle graphic novel.

Il più famoso dei tre è certamente Sin City. Questa pellicola del 2005, suddivisa in tre episodi e diretta da tre registi differenti, vive in bilico tra il mondo del cinema e quello dei fumetti. La narrazione, la fotografia, la recitazione e il montaggio seguono più le regole della carta stampata che del cinema. E questo funziona. Funziona eccome. Il risultato è qualcosa di unico, perfettamente riconoscibile. Il film è stato girato in digitale e le ambientazioni sono quasi tutte virtuali ma questa scelta registica non dona un senso di falsa realtà ma crea l’incrocio perfetto tra cinema e graphic novel.

Il secondo dei tre film che voglio suggerirvi in questo articolo è un titolo che vi ho già consigliato in altre due occasioni (La spia che ti sei perso e James McAvoy). Il lungometraggio in questione è Atomic Blonde del 2017, in cui la bellissima protagonista è la magnetica Charlize Theron. Nel caso non lo aveste ancora visto, mi limito a dire che ritengo che questa sia un’altra interessante pellicola che non andrebbe persa ma che, anzi, merita di essere vista. Non solo per la regia, la trama e la recitazione ma anche per l’incredibile colonna sonora.

Il film che ti sei perso...

L’ultimo titolo che suggerisco oggi è un altro film ampiamente visto e conosciuto. 300. Questo lungometraggio è stato oggetto di numerosi elogi ed è anche ormai famoso per la celebre esclamazione “Questa è Sparta!”. Confesso di aver visto questa pellicola solo un paio d’anni fa perché prima pensavo, erroneamente, che fosse un prodotto poco interessante. È sempre bello ricredersi, soprattutto quando alla fine della visone si rimane felicemente colpiti. La fotografia, l’intero film lascia senza parole, incanta, tiene lo spettatore davanti allo schermo e lo conquista, dall’inizio alla fine. Non fate l’errore che ho fatto io, pensando che 300 sia un film poco degno di nota. Al contrario, la pellicola diretta da Zack Snyder è assolutamente imperdibile, soprattutto se vi interessano i prodotti un po’ diversi dal solito, che colorano la storia della cinematografia con entusiasmanti trovate.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sin City, Robert Rodriguez, Frank Miller, Quentin Tarantino, 2005
  • 300, Zack Snyder, 2007
  • Atomic Blonde, David Leitch, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

Atomic Blonde                                           300

La serie TV che ti sei perso…

Roots

È venerdì e si torna a parlare di serialità. Dopo avervi consigliato innumerevoli serie televisive internazionali, nazionali e una sit-com oggi vi voglio parlare di una miniserie andata in onda nel 2016: Roots. In Italia è andata in onda con i titolo tradotto, ovvero Radici. Questo prodotto è un remake di una miniserie televisiva andata in onda nel 1977. Non ho mai visto l’originale per cui non posso fare paragoni ma non è questa la mia intenzione. Vi vorrei consigliare queste quattro puntate a prescindere da ciò che è venuto prima. Il prodotto funziona. Sono solo quattro puntate ben dirette, ottimamente interpretate – sono numerose le collaborazioni di attori degni di nota e la colonna sonora è veramente bella. L’ho già affermato nel mio post Tre monologhi maschili Imperdibili: credo che, in questo mondo sempre più crudele e fin troppo ignorante, non faccia mai male ricordare un po’ di storia e prestare attenzione a ciò che ci viene detto, soprattutto se il messaggio è così carico di significato. Roots non parla solo di razzismo, della cattiveria dell’uomo, di quanto il mondo può essere crudele e cruento, parla anche di famiglia, di Radici appunto, di un retaggio che sente la necessità di essere trasmesso e ricordato. Non è un male guardare indietro ogni tanto, soprattutto se il passato serve a ricordarci quali sono stati gli errori più grandi commessi dall’uomo. Roots non è banale, non è una storia marcatamente cruenta o esageratamente romanzata (la mini serie è tratta dall’omonimo romanza scritto da Alex Haley), è semplicemente uno spaccato di vita. Racconta di una famiglia che ha attraversato uno dei periodi più bui che la storia degli Stati Uniti d’America abbia messo in atto.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

La storia ha inizio in Gambia, nel 1750, con la nascita di Kunta Kinte e prosegue nell’America ignorante e schiavista. La narrazione segue le vicende non di un singolo personaggio ma dell’intera discendenza. Si parte dalla metà del XVIII secolo per arrivare al XX secolo.

Perché guardarla:

  • Perché è una storia terribile ma che è giusto ricordare e conoscere
  • Quattro puntate sono perfette: la storia non si dilunga e non è nemmeno troppo riassunta
  • La colonna sonora è davvero bella e curata
  • Gli attori sono bravi, molti di loro sono visi decisamente noti

Perché non guardarla:

  • se siete troppo sensibili a certe immagini è meglio che evitiate di guardarla

James McAvoy

Il film che ti sei perso...

È mercoledì e mi ritrovo nuovamente a scrivere di un singolo artista analizzando la sua carriera. Siccome due settimane fa vi ho parlato di Jeremy Renner, uno degli attori che prediligo, oggi non posso essere da meno e vi consiglio di avvicinarvi alla carriera e alle doti artistiche di un altro grande giovane attore. Lasciamo l’assolta California di Renner per andare nella verde Scozia di James McAvoy. Anche con questo incredibile attore mi sono avvicinata e innamorata, se così si può dire, della sua bravura, attraverso un singolo ruolo e una pellicola. Il film in questione è uno dei miei preferiti: Atonement, in Italiano Espiazione. Amo tutto di quel film, tratto dall’omonimo romanzo (che chiaramente ho letto e che vi consiglio) scritto da Ian McEwan – dalla trama alla regia, dagli attori alla fotografia, dalle melodie della colonna sonora alle inquadrature, che prese singolarmente sembrano dei dipinti. Grazie a questo capolavoro, diretto da Joe Wright, del quale vi ho già parlato e consigliato nel mio post Piano sequenza, ovvero l’illusione di essere dentro al film, ho conosciuto e mi sono avvicinata al lavoro di James McAvoy. In seguito ho iniziato a guardare quasi tutte le pellicole a cui ha preso parte e posso dire che, come per Jeremy Renner, ho visto praticamente tutta la sua filmografia. Scegliere solo un paio di titoli da consigliarvi sarà molto arduo perché ha partecipato a numerose interessanti pellicole (Becoming Jane, Atomic Blonde, The Last Station, The Cospirator e tante altre…) alcune delle quali ho anche già analizzato.

L’attore scozzese ha collaborato nel corso della sua carriera a film di dubbio gusto e spessore – come capita a quasi tutti gli artisti che, soprattutto a inizio carriera devono cercare di lavorare il più possibile e non si possono permettere di scegliere la qualità della pellicola a cui prendono parte. Lungometraggi anonimi a parte, James McAvoy è un grande artista che sa passare da ruoli comici e leggeri ad altri in cui si trasforma completamente. Ha partecipato anche lui alle grandi produzioni americane che vedono sul grande schermo i protagonisti dei fumetti – nel suo caso la fortunata serie degli X-Men, nei quali interpreta un giovane Professor X,  ovvero Charles Xavier.

Mainstream a parte, McAvoy è un attore che, sebbene scozzese (quando viene intervistato il suo accento si sente chiaramente), si sa spogliare delle suo origini e cambiare accento a seconda del ruolo che deve interpretare. Può quindi essere un giovane ragazzo scozzese che finisce in Uganda, come accade nella splendida cruenta e imperdibile pellicola The Last King of Scotland, o un giovane di Filadelfia nel quale convivono ben 24 personalità differenti, come accede in Split. Questo incredibile film, è ispirato a una storia vera. Nel caso vi interessasse vi consiglio caldamente di leggere il libro Una stanza piena di gente, scritto da Daniel Keyes. Se invece siete interessati a saperne di più sul regista M. Night Shyamalan, che ha diretto Split, allora vi consiglio di andare a dare un’occhiata all’articolo che ho scritto per Movie Magazine Italia: M. Night Shyamalan e i suoi thriller in bilico tra realtà e fantasia.

Consigli sulle letture a parte, torniamo a noi e a James McAvoy. Dicevamo che è un artista in grado di avere mille sfaccettature, di avere numerosi accenti, di essere un degno protagonista, un ottimo coprotagonista e una splendida spalla. Gira film d’azione con la stessa facilità con cui interpreta le commedie. Sa essere drammatico quando serve ed è sempre all’altezza del ruolo. Insomma a James McAvoy non sono mancate le occasioni per mostrare al mondo il suo talento e la sua camaleontica personalità. Spero di avervi fatto appassionare abbastanza a James McAvoy, alla sua arte e di avervi consigliato qualche titolo a cui ha preso parte, nel caso ve lo foste perso…

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Last King of Scotland, Kevin Macdonald, 2006
  • Becoming Jane, Julian Jarrold, 2007
  • Split, M. Night Shyamalan, 2017
  • Lo sapete, sono un appassionata del genere: uno qualunque o, meglio ancora tutti, i film della Marvel

La TV al cinema

Come ben sapete amo il mondo della cinematografia e adoro quello della serialità televisiva. Ci sono pellicole in cui questi due mondi, così vicini eppure così diversi si incontrano. Oggi vi vorrei suggerire alcuni titoli in cui queste due realtà si fondono e si incontrano. Esistono diversi modi in cui si possono far avvicinare il cinema e la televisione e per questo motivo ho pensato di suggerirvi dei film, che sebbene siano molto diversi l’uno dall’altro, hanno come filo conduttore l’idea della diretta televisiva. Il più famoso e il più visto tra questi è certamente The Truman Show – questa pellicola così intelligente, ben diretta, curata e interpretata è stato uno dei primi titoli che vi ho suggerito, infatti ne ho parlato nel mio primo post L’occhio del cinema.

Se The Truman Show suggerisce l’idea di una diretta nascosta, segreta e assolutamente spietata. Esistono altri due film in cui la crudeltà del mondo del business viene mostrata ed esaltata allo stesso tempo. Live! e Money Monster sono due titoli, rispettivamente del 2007 e del 2016, in cui la diretta televisiva detta le leggi del mercato e della velocità con cui la pellicola viene girata e interpretata. Il primo mostra uno show televisivo tanto assurdo quanto credibile, mostruosamente crudele e verosimile, all’interno del quale i partecipanti (rigorosamente in diretta televisiva) giocano alla roulette russa. Chi vince guadagna 5.000.000 di dollari, chi perde, ovviamente, muore. Money Monster mette in scena la crudeltà della televisione da un altro punto di vista. La regia che muove i fili della diretta è meno crudele ma comunque sempre presente, in questo caso chi viene preso di mira è il presentatore del programma, volto noto tanto nella finzione quanto nella realtà, poiché è interpretato da George Clooney. Entrambe le pellicole sono valide e interessanti, mettono in scena due realtà differenti, due storie distanti tra loro ma entrambe verosimili e assolutamente disperate. So che affermare che Live! sia una pellicola verosimile è una frase azzardata ma se ci pensate bene al giorno d’oggi molte persone che pur di avere la fama e i soldi sono in grado di fare praticamente qualunque cosa. È un mondo spietato, al cui interno vivono persone senza scrupoli e senza morale. Live! non fa che mostrare un mondo in cui il velo di ipocrisia che ricopre questa nostra realtà è meno marcato.

L’ultimo titolo che vi suggerisco, per quanto i film che vi ho citato precedentemente siano validi e interessanti, alza notevolmente l’asticella della qualità registica. Snake Eyes, conosciuto in Italia con il titolo Omicidio in diretta è un lungometraggio diretto da Brian De Palma del 1998 e non solo mostra la diretta televisiva, l’importanza delle telecamere e dell’occhio (dello spettatore e dei personaggi) ma mette in scena anche la bravura del regista americano. Vi ho già spiegato l’importanza di una tecnica registica (Piano sequenza, ovvero l’illusione di essere dentro al film) chiamata piano sequenza. Questo metodo crea una continuità tra la scena girata e le emozioni dello spettatore, è il caso più estremo e lampante di illusione cinematografica. È anche il momento in cui lo spettatore si sente letteralmente dentro al film. Non pare quindi assurdo che in una pellicola in cui si parla di televisione, di diretta e dell’importanza di saper guardare, che il regista scelga di iniziare la sua narrazione con un magistrale piano sequenza, della durata di 10 minuti. Questo film ve lo consiglio assolutamente, nel caso ve lo foste perso, sia per la trama che per la qualità della regia.

In questo articolo vi ho inserito solo quattro titoli ma le pellicole in cui il mondo della televisione e quello del cinema si incontrano e si fondono sono innumerevoli.

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Truman Show, Peter Weir, 1998
  • Snake Eyes, Brian De Palma, 1998
  • Live!, Bill Guttentag, 2007
  • Money Monster, Jodie Foster, 2016

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky On Demand:

The Truman Show

La serie TV che ti sei perso…

Breaking Bad

Altro venerdì, nuovo prodotto seriale di cui parlare. Oggi vi consiglio qualcosa di assolutamente geniale, andato in onda dal 2008 al 2013: Breaking Bad. Questa serie televisiva è incredibile sotto molti punti di vista a partire dalla scelta del cast. Gli attori, uno su tutti l’indiscusso protagonista Walter White, interpretato da Brian Cranston, sono eccezionali. La sceneggiatura è coinvolgente, intelligente autoironica e ben curata. La scelta di far durare questo prodotto cinque stagioni è perfetta – non troppo lunga e nemmeno sbrigativa. Solamente alcune puntate procedono più lentamente di altre ma ciò serve a creare quello stato di incertezza e ansietà che deriva dalla trama. La narrazione avanza sempre senza intoppi e non scade mai nella banalità o nell’ovvietà. Sin dalla prima puntata si capisce di essere finiti in un prodotto televisivo di altissima qualità. Si rimane agganciati subito ed è difficile, se non impossibile staccarsene. I personaggi diventano sempre più curati e approfonditi e il meraviglioso Brian Cranston – il quale è stato candidato e ha vinto numerosissimi premi per questo ruolo, ha donato al suo personaggio una delle più belle evoluzioni e maturazioni (se così si può dire) che la televisione abbia visto. Per quanto la serie sia curata fin nei più piccole dettagli è chiaro che la presenza magnetica e assolutamente calzante dell’attore protagonista dona maggiore validità a questo prodotto unico e, ripeto, geniale.

Il film che ti sei perso

Breve riassunto:

Walter White è un tranquillo (e anche un po’ noioso) professore di chimica. La sua vita procede, o per meglio dire si trascina, tra due lavori, una moglie, un figlio affetto da una paralisi celebrale e una nuova figlia in arrivo. Il cognato che lavora per la DEA, così come tutti gli altri conoscenti, ostenta indifferenza e superiorità nei suoi confronti e non perde occasione per farglielo notare. A Walter, vicino al suo cinquantesimo compleanno, viene diagnosticato un cancro ai polmoni e per far fronte a questo nuovo problema, l’uomo decide di impiegare al meglio le sue conoscenze di chimica, cucinando cristalli di metanfetamina pura al 99,1%. Con l’aiuto di un suo ex alunno, Jesse Pinkman, Walter inizia a vivere una doppia emozionante, drammatica, impensabile e adrenalinica vita.

Perché guardarla:

  • La trama è decisamente diversa dal solito. È intelligente, ben curata ed evolve continuamente
  • Gli attori sono perfetti ma una nota di merito va allo splendido Brian Cranston
  • Sebbene siano 5 stagioni le puntate non sono molte – 62 in totale
  • Alla fine della visione non potrete fare a meno di sentire la mancanza degli splendidi personaggi che colorano e danno vita alla serie

Perché non guardarla:

  • Se amate le serie televisive che si possono seguire saltando qualche puntata, quelle che si possono guardare con un occhio solo, mentre state facendo altro allora Breaking Bad non fa per voi
  • Se volete qualcosa di leggero che non pretende troppo e che in cambio trasmette puro intrattenimento allora dovete scegliere un altro prodotto
  • È previsto un film (non si sa ancora se per il grande schermo o per la TV) in cui saranno presenti gli stessi personaggi. Per adesso ci sono molti dubbi e poche certezze al riguardo

Pagina ufficiale: https://www.sonypictures.com/tv/breakingbad/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/BreakingBad/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70143836/breaking-bad

Scarlett Johansson

Il film che ti sei perso

Scarlett Johansson, mi piace considerarla un po’ come la Marylin dei giorni nostri. L’attrice di cui vi parlerò oggi è sensuale, bellissima e intelligente al punto da sfruttare la sua prorompente presenza per ammaliare e al contempo conquistare. Interpreta ruoli che la vedono come l’oggetto del desiderio ma sa anche mettere da parte il suo fascino per diventare una ragazza acqua e sapone. Dopo avervi parlato di Nicole Kidman, nel terzo appuntamento dedicato all’analisi di un attore/attrice affronterò una delle mie attrici predilette. Amica di Jeremy Renner, al quale ho dedicato lo scorso articolo e sua collega nella battaglia che vede i Vendicatori impegnati a difendere il pianeta terra, la Johansson, alias Natasha Romanoff ovvero la Vedova Nera, non è solo un attrice di pellicole mainstream. Inizia la sua carriera in giovane età e si fa conoscere al mondo intero attraverso il film The Horse Whisperer, ovvero L’uomo che sussurrava ai cavalli. La sua carriera cinematografia è una continua collezione di successi. Mi viene difficile consigliarvi solo un paio di titoli considerando le grandi pellicole a cui ha preso parte e visto il suo indiscusso talento. Un film che non può mancare nella brevissima lista che cercherò di stilare oggi è quello che considero uno dei miei dieci film preferiti in assoluto: Match Point. Capolavoro di Woody Allen: fotografia e regia impeccabili, colonna sonora magnifica, attori incredibili e la Johansson è perfetta nel suo ruolo. Credo di essermi avvicinata a questa talentuosa attrice, nata a New York, proprio grazie a questa meravigliosa creazione di Woody Allen. I due hanno collaborato ad altri progetti ed è chiaro che quando questi due artisti lavorano insieme tirano sempre fuori interessanti progetti – Vicky Cristina Barcelona, Scoop.

Non c’è solo Woody Allen tra i grandi registi con cui la Johansson ha collaborato, tra i nomi illustri ci sono anche Sofia Coppola – Lost in Translation e Christopher Nolan che l’ha diretta nel film The Prestige, altro grande film che adoro e che vi ho già consigliato in un mio precedente articolo: 3 atti, un inganno. Ha lavorato anche con Luc Besson nel 2014 nel film Lucy, altro titolo estremamente interessante, che vi ho suggerito nel primo articolo che ho scritto per il mio blog, L’occhio del cinema. Un altro grande nome che ha lavorato con la magnetica Scarlett Johansson è Spike Jonze. Il film in questione è Her e sebbene l’attrice americana non sia mai presente fisicamente, il lavoro che svolge in questa pellicola merita una menzione particolare. L’intera interpretazione della Johansson è data unicamente dalla sua voce. Nella versione italiana la sua doppiatrice è stata Micaela Ramazzotti e anche lei ha dato prova di una grande interpretazione ma ciò che ha fatto l’attrice americana nel film Her, è qualcosa di unico e interessante. La sua interpretazione è stata talmente incisiva che si vociferava che potesse essere candidata all’Oscar, come miglior attrice non protagonista, pur non comparendo mai fisicamente davanti alle telecamere.

Scarlett Johansson è in grado di utilizzare il suo fascino e la sua fisicità quando le viene richiesto da determinati ruoli ma in altri sa mettere da parte le sue caratteristiche fisiche per concentrarsi e rendere di volta in volta, a seconda di cosa le viene richiesto, personaggi fragili, insicuri, chiusi o dolci. Sa anche essere un’attrice divertente e ironica. Una vera artista insomma. Anche per lei, come sempre, vi consiglio di seguirla in lingua originale, poiché le sue interpretazioni passano non soltanto dalla sua capacità di ammaliare la telecamera ma anche e, in alcuni casi, soprattutto dalla sua intonazione e capacità di modulare la voce.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Lost  in Translation, Sofia Coppola, 2003
  • Match Point, Woody Allen, 2005
  • Her, Spike Jonze, 2013
  • Lo sapete, sono un appassionata del genere: uno qualunque o, meglio ancora tutti, i film della Marvel Cinematic Universe

I padri del cinema

Il cinema non è solo intrattenimento. A volte è pura arte, altre volte insegna e in alcune occasioni può svolgere entrambi i ruoli. I film possono essere come una persona reale, che una volta incontrata, regala delle perle di saggezza e ci lascia un dolce ricordo. I titoli che vi voglio consigliare oggi sono questo: arte, intrattenimento e insegnamento. Il volto della pellicola sono i visi dei personaggi maschili. Il film è come un padre, che attraverso le meravigliose figure che vengono portate sul grande schermo, insegna qualcosa al proprio spettatore. Il fil rouge che collega questi lungometraggi è l’assenza della figura paterna biologica ma la sua presenza nell’anima e nello spirito di personaggi magnetici.

Non serve essere il padre biologico di qualcuno per lasciare il proprio ricordo, il proprio retaggio. Si può ricoprire la figura di padre in molteplici modi e una delle più poetiche e incredibili versioni che il cinema ci ha regalato di questa figura è quella interpretata da Philippe Noiret, nel film Il postino. Questa romantica, toccante e poetica pellicola del 1994 è anche l’eredità che lascia Massimo Troisi al mondo – morto poco dopo la fine delle riprese. Il film è una vera perla. Le interpretazioni sono delicate, toccanti e profonde (Troisi ha ricevuto una candidatura postuma al premio Oscar), la colonna sonora è curata mentre la regia, la fotografia e il montaggio contribuiscono a creare un film che, almeno una volta nella vita, va visto. Questo lungometraggio lascia una doppia eredità allo spettatore, a causa della prematura morte di Troisi e si vela ancora più di malinconia e poesia. Senza nulla togliere al ricordo e alla bravura dell’attore italiano, bisogna rimarcare che il personaggio di Noiret, il quale interpreta il grande Pablo Neruda, da vita a una pellicola piena di sentimento e meraviglia.

C’è un altro grande capolavoro della nostra storia del cinema, che vi ho già consigliato nel mio articolo Quando il cinema mostra il cinema, che porta sul grande schermo il tema dell’assenza del padre biologico e della sua ritrovata figura in una guida spirituale. Padre, amico, guida ed esempio di vita. Si torva tutto questo nell’incredibile film diretto da Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso. Siccome vi ho già suggerito questo titolo non mi dilungo oltre e passo al terzo film che vorrei consigliarvi oggi, in cui si assiste alla sostituzione della figura paterna, nel caso ve lo foste perso…

Il film che ti sei perso

È difficile che questo capolavoro ve lo siate perso, è un film osannato e che viene citato molte volte. Sto parlando di Dead Poets Society, conosciuto in Italia come L’attimo fuggente. Anche questa pellicola, come nel caso del primo titolo che vi ho suggerito, si vela di una malinconia ancora maggiore dal momento che il compianto Robin Williams non è più tra di noi. L’attore americano ha dato vita a un personaggio iconico, meraviglioso e immortale. Il professor John Keating veste il ruolo di padre per un’intera classe di giovani e promettenti ragazzi. Uno in particolare lo prende come modello e lo segue, nonostante tutti i divieti e le rigide regole che gli vengono imposte dal padre biologico. Nel caso non aveste visto questo film non racconto altro e vi dico solo che in questa pellicola, Robin Williams è una perfetta figura paterna. Il mondo del cinema è legato a doppio filo con questo incredibile attore, poiché anche in un’altra occasione assistiamo alla trasformazione di Robin Williams in un padre che insegna, si prende cura e che trasmette saggezza e  dispensa consigli. L’altro grande titolo a cui mi sto riferendo è Good Will Hunting, conosciuto in Italia semplicemente come Will Hunting – Genio ribelle.

Se avete voglia di un po’ di malinconia e di assistere a una grande interpretazione, di godervi una pellicola famosa e osannata (a ragion veduta) e cercate una figura paterna cinematografia degna di essere ricordata, allora vi consiglio di vedere uno di questi titoli che vi ho appena suggerito.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Nuovo Cinema Paradiso, Giuseppe Tornatore, 1988
  • Dead Poets Society, Peter Weir, 1989
  • Il postino, Michael Radford, 1994
  • Good Will Hunting, Gus Van Sant, 1997

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky On Demand:

Good Will Hunting

La serie TV che ti sei perso…

The Big Bang Theory

In alcuni dei mie post precedenti (Perché il mondo ha bisogno di Superman e Gotham) ho già ribadito che sono una grande ammiratrice dei supereroi, dei guerrieri mascherati e dei vendicatori. Amo il fantasy, non mi stancherei mai di guardare The Lord of the Rings, Lo Hobbit e Harry Potter, per quest’ultimo ho avuto il piacere di scrivere un articolo per Movie Magazine Italia (Harry Potter compie 21 anni: ecco perché Hogwarts è ancora casa nostra). Adoro le saghe di Star Wars e Indiana Jones, al quale ho anche dedicato un articolo (Indiana Jones, 37 anni fa usciva il primo film della saga con Harrison Ford!), attendo sempre con ansia l’uscita dell’ormai mitico Game of Thrones. Se anche voi rientrate in uno o più di questi gruppi, se come me siete dei pantofolai e ne andate fieri allora The Big Bang Theory è la sit-com che non potete perdervi. Ebbene si, oggi, nel giorno in cui vi consiglio un prodotto seriale, vi suggerisco il gruppo di geni che abita nell’incredibile universo di The Big Bang Theory. Serie a dir poco di successo, arrivata, in America, ormai alla dodicesima e ultima stagione. Perché funziona tanto? Perché i personaggi sono incredibili, unici, terribilmente goffi e assolutamente adorabili. Penny, Penny, Penny (gli amanti della serie capiranno), Leonard, Sheldon, Raj e Howard sono i personaggi che aprono le danze nelle prime stagioni a un mondo che amiamo e con il quale a volte ci identifichiamo – noi amanti di questo fantastico universo non ridiamo di più alle battute in cui sono presenti delle citazioni che solo noi capiamo? Questa serie funziona perché il cast è all’altezza della situazione e perché per una volta c’è la vera rivincita degli esclusi. Coloro che vengono sempre presi in giro, che sono messi da parte perché preferiscono vedersi due puntate di una serie televisiva piuttosto che prendere parte alle più semplici e banali convenzioni sociali, sono quelli per una volta, dettano le leggi e i tempi della comicità.

The Big Bang Theory

Breve riassunto:

Quattro amici, quattro geni indiscussi e assolutamente incapaci di confrontarsi con il mondo si incontrano con la nuova vicina di casa di Leonard e Sheldon, Penny, aspirante attrice. Due mondi diametralmente opposti che si incontrano e, qualche volta, scontrano generando una serie infinita di risate e scene esilaranti.

Perché guardarla:

  • Gli attori sono davvero bravi e aiutano la trama ad andare avanti attraverso la loro caratterizzazione
  • Le battute sono intelligenti, piene di citazionismo e le frasi legate alla fisica e astrofisica sono scritte direttamente da un professore di fisica e astronomia della University of California
  • Perché come ogni sit-com che si rispetti è piena di umorismo e si sa, ridere fa bene al cuore

Perché non guardarla:

  • Per quanto le singole puntate durino solamente 20 minuti l’una, sono comunque 12 stagioni per 22 puntate
  • Se non empatizzate almeno un po’ con il mondo dei nerd e dei geek al quale appartengono i quattro ragazzi è difficile che vi possiate appassionare

Pagina ufficiale: https://the-big-bang-theory.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/TheBigBangTheory/