Natale, vacanze e dove trovarmi

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Attraverso questo post vi annuncio che Il film che ti sei perso… va in vacanza per la breve pausa natalizia. Tornerò a tempestarvi di consigli e suggerimenti con l’arrivo del nuovo anno, precisamente lunedì 7 gennaio. Lo so, state pensando che vi abbandonerò ai vostri parenti, tra un panettone e un pandoro ma la verità è che non posterò nulla di nuovo… QUI.

Sarò presente e attiva quotidianamente sulla mia pagina Facebook (che vi invito a seguire e condividere sulla vostre bacheche e su quelle dei vostri amici e conoscenti… avanti: a Natale non siamo tutti più buoni? Ecco bravi, allora correte a tempestare la mia pagina di like ahah). La pagina Twitter sarà attiva come sempre mentre il profilo di Instagram si prenderà una breve vacanza insieme al blog.

Non disperate, ho già pensato che non vi abbandonerò del tutto nemmeno qui. Come vi ho ampiamente ripetuto, collaboro con una rivista online chiamata Movie Magazine Italia e, per chi ancora non lo sapesse, di tanto in tanto ripropongo qui gli articoli che ho avuto modo di redigere per Movie Magazine. Queste vacanze natalizie quindi non leggerete nulla di nuovo ma avrete modo di recuperare qualche altro articolo che ho scritto, nel caso ve lo foste perso…

Concludo ringraziando chi mi segue dall’inizio, chi si è aggiunto nel corso dei mesi, chi è arrivato ultimante e chi mi scopre per la prima volta attraverso questo post. È stato un vero piacere scrivere e scoprire che ho un piccolo fedele seguito. Non mi resta che augurarvi uno splendido Natale, un felice anno nuovo e che ogni vostro desiderio si possa avverare. Tanti Auguri e buone feste!!!

A presto,

Giorgia – Il film che ti sei perso…

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Morgan Freeman

Il film che ti sei perso...

Oggi vi parlo e vi consiglio un attore che non ha bisogno di presentazioni. Un artista che tutti amano. Un attore incredibile, che ha interpretato ruoli stupendi e memorabili, un uomo dalla voce meravigliosa… Morgan Freeman. So bene che questo appuntamento settimanale l’ho creato per raccontarvi di persone del mondo dello spettacolo che ammiro e attraverso di loro, consigliarvi qualche titolo del passato da guardare, nel caso ve lo foste perso… ma capirete anche voi che con questo talentuoso attore americano è davvero arduo trovare solo un paio di titoli. Per di più molti dei suoi film sono dei veri classici imperdibili. Insomma, come si fa a non amare Morgan Freeman e a non aver visto i più famosi lungometraggi a cui ha preso parte?

Quindi oggi lo so, vi parlerò un po’ dell’ovvio ma non potevo evitare di dedicare un breve spazio a un nome così talentuoso. Quindi adesso vi consiglio un classico, un film di cui ancora non vi ho parlato ma che credo abbiate visto tutti voi – Seven. David Fincher, regista che vi ho già nominato più volte, ha diretto un vero capolavoro. Trama, attori e finale epico. Seven credo sia uno di quei titoli che almeno una volta nella vita vanno visti e se avete troppa paura e pensate che vederlo vi traumatizzerà allora fate come me la prima volta che l’ho visto: in pieno giorno! Fidatevi, non potrete fare a meno di vederlo una seconda volta con la giusta atmosfera.

Quanti titoli, troppi. Come scegliere il prossimo da consigliarvi? Ok, forse Seven non è adatto a tutti i tipi di stomaco, meglio cambiare completamente e suggerirvi Driving Miss Daisy. Questo titolo lo potete vedere tutti senza problemi. Non fa paura, anzi. La recitazione non eccessiva ma sempre impeccabile di Morgan Freeman è meravigliosa anche in questa pellicola, che gli è valsa la prima candidatura al premio Oscar, vinto poi con Million Dollar Baby – film che vi ho suggerito nel mio articolo Sul ring come nella vita.

The Shawshank Redemption, che altro non è che Le ali della libertà per il pubblico italiano, è un altro grande classico a cui ha preso parte Morgan Freeman che non vi potete certo perdere.

Morgan Freeman nel corso della sua brillante e stimata carriera si è divertito a interpretare l’Onnipotente – nella divertentissima commedia Bruce Almighty e nel seguito Evan Almighty, conosciuti in Italia rispettivamente con i titoli Una settimana da Dio e Un’impresa da Dio per poi passare, tra un titolo e l’altro a impersonare una figura leggendaria della storia del Sudafrica e non solo: Nelson Mandela, nella pellicola, diretta dal collega e amico Clint Eastwood, Invictus.  Rimanendo nella categoria personaggi realmente esistiti, allora un altro meraviglioso titolo che narra di un evento realmente accaduto e che vede Morgan Freeman all’interno del cast, è il lungometraggio diretto da Steven Spielberg, Amistad. Lucy, la trilogia sul Cavaliere Oscuro diretta da Nolan e Oblivion sono altri interessanti titoli che vantano la collaborazione di Freeman e di cui vi ho già parlato. Esistono ancora altri innumerevoli film che vi vorrei suggerire che vedono nel cast l’attore americano ma direi che li serberò per prossimi articoli. Tanto lo sapete, la filosofia di questo blog è un po’ quella di andare a ripescare titoli nuovi e non proprio nuovi con l’intento di goderseli per la prima o per l’ennesima volta.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Driving Miss Daisy, Bruce Beresford, 1989
  • The Shawshank Redemption, Frank Darabont, 1994
  • Seven, David Fincher, 1995
  • Amistad, Steven Spielberg, 1997

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky On Demand:

Driving Miss Daisy

Il fascino della Notte

Dopo la breve pausa estiva che mi sono presa, ho riaperto il mio blog con un articolo dedicato al magico, fantastico e bellissimo mondo dei lungometraggi che hanno come filo conduttore i supereroi. Nell’articolo Perché il mondo ha bisogno di Superman non ho analizzato, come di consueto, un paio di titoli ma ho voluto dedicare un breve omaggio al genere – che personalmente, ormai lo sapete, adoro. Alla fine dell’articolo avevo inoltre detto che avrei potuto dedicare un post a un singolo personaggio. Su suggerimento, o meglio, richiesta di una persona mi è stato consigliato di dedicare una breve analisi a una delle figure più iconiche di sempre: Batman.

Premetto che non posso scrivere un articolo dettagliato, analizzando per filo e per segno la caratterizzazione che nasce dal fumetto perché non sono così preparata, anche se confesso che vorrei esserlo. A tal proposito chiedo: tra di voi c’è per caso qualche appassionato che mi saprebbe consigliare un libro – possibilmente scritto in italiano, in cui si analizzando un po’ tutti i personaggi dei fumetti e le loro storie?

Il film che ti sei perso...

Confessate le mie lacune, possiamo procedere con l’analisi di uno dei primi supereroi, uno dei più oscuri e perennemente in bilico tra il senso di giustizia e la voglia di vendetta. Bruce Wayne, alias Batman, oltre ai famigerati fumetti vanta una serie di lungometraggi e serie televisive (animate e non). Personalmente ho sempre amato di più i film di Superman – Christopher Reeve per me non interpretava un ruolo, lui era quel personaggio! e la serialità dedicata a Batman. Posso affermare, con un certo orgoglio, che sono cresciuta a pane e cartoni animati. Uno dei miei preferiti era proprio la serie animata in cui l’uomo pipistrello era il protagonista. Mentre i film a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta creano un Batman (ci tengo a ribadire che l’opinione che sto lasciando è puramente personale) abbastanza piatto in cui i veri protagonisti sono gli antagonisti, recitati con un effetto caricaturale e marcato, la serie animata era più equilibrata. Batman era rigido , oscuro, enigmatico ma mai anonimo, almeno ai miei occhi di bambina. Oggigiorno se torno a guardare uno dei film diretti da Tim Burton, regista che ammiro e che apprezzo, o da Joel Schumacher, altro nome che ha diretto film a me cari, non riesco a provare la stessa emozione di quando guardo una pellicola, più datata ma meno finta, in cui il protagonista è Superman. Batman è il simbolo dell’uomo che per sconfiggere la paura usa la paura stessa. È l’uomo che non teme la sua oscurità ma che ne fa uso. Non è il simbolo del bene assoluto e nemmeno il cavaliere senza macchia – non per niente uno dei suo nomi è Cavaliere Oscuro! Nei passati lungometraggi mi è sempre sembrato una figura piatta e poco incisiva. Poi sono arrivati Nolan alla regia e Christian Bale dietro la maschera.

Ciò che i due hanno creato è stato qualcosa di unico. Paura, angoscia, oscurità, lotta tra male assoluto e male minore, un personaggio con una nuova e rinnovata profondità. I nemici erano affascinanti come sempre (come si può non menzionare il meraviglioso Heath Ledger) ma finalmente anche Batman aveva una sua identità. Caos e ordine, paura e disciplina, terrorismo e legge. Nella trilogia di Nolan non solo si assiste a un Batman complesso ma anche a dei film che possono avvicinare un pubblico che non mastica di supereroi.

Un altro lavoro che ho apprezzato molto e che riguarda l’affascinante Bruce Wayne è la serie televisiva Gotham, alla quale ho già dedicato una articolo. In questo caso trovo che la recitazione sia avallata da una regia che permette di essere sopra le righe senza sconfinare nella caricatura. Gli attori sono notevoli, alcuni nomi più di altri e se in alcune occasioni l’oscuro ma ancora adolescente Batman passa in secondo piano la storia non ne risente.

Tornando ai lungometraggi. Christian Bale ha passato il mantello a Ben Affleck il quale ha ricevuto un numero infinito di critiche e di elogi. Insomma, come sempre il pubblico si divide – per fortuna! Io faccio parte di quel gruppo che ha apprezzato Ben Affleck, certo, non recita come Bale ma non credo che abbia rovinato il volto di Bruce Wayne. Il suo è un Batman non giovanissimo ma pur sempre assolutamente affascinante, è arrabbiato e ha uno scontro (e che scontro) con il kryptoniano Superman. Ma voi per chi tifavate? Io chiaramente facevo orgogliosamente parte del partito pro Superman.

Perché la figura di Batman, sia in un film, in una versione animata o in una serie televisiva, piace sempre e comunque? Perché è l’uomo che affronta le decisioni che altri non sanno prendere. Perché è imperfetto eppure non lo si può non amare. Perché affronta il suo dolore con forza e i demoni del passato lo aiutano ad affrontare il presente. Poi ammettiamolo, tra tutte le macchine, le moto, gli aerei e le innumerevoli tecnologie che lo circondano come si fa a non pensare, almeno una volta, “wow, questo lo vorrei pure io!”? Batman che sia una figura di contorno o l’indiscusso protagonista, che sia all’inizio della sua carriera da supereroe mascherato o verso la fine, resta un indiscusso idolo. Perché è tutto quello che ho citato prima e molto altro. Perché… beh, perché è Batman!

Nel caso te lo fossi perso…

  • Batman: The Animated Series, 1992 – 1995
  • Batman Begins, Christopher Nolan, 2005
  • The Dark Knight, Christopher Nolan, 2008
  • The Dark Knight Rises, Christopher Nolan, 2012
  • Gotham, 2014 –

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Gotham

La serie TV che ti sei perso…

Patrick Melrose

Lo sapete, amo consigliarvi prodotti (televisivi e non) che non sono sempre nuovi. Tuttavia in occasione delle nomination ai Golden Globe, che sono state annunciate la settimana scorsa, ho pensato di suggerirvi un titolo che è uscito da poco, candidato al suddetto premio e molto valido. So parlando della miniserie Patrick Melrose. Come vi ho già detto nel mio post dedicato a Benedict Cumberbatch ammiro particolarmente questo artista e si, ho seguito la serie solo perché tra gli interpreti figurava lui. La scelta si è rivelata vincente. Come scrivevo poco fa, la serie è valida, ben diretta e ben interpretata. Un prodotto interessante e godibile. La miniserie affronta un tema estremamente delicato ma lo fa con intelligenza. Non c’è nulla di incredibilmente violento, anzi, è molto sottile, soprattutto all’inizio e proprio questo perenne dubbio, che si insinua nella mente dello spettatore, permette di creare cinque puntate interessanti e per nulla scontate. In una di queste il personaggio di Patrik, interpretato da Cumberbatch, sparisce un po’ per lasciare spazio al passato, quella personalmente è la puntata che ho apprezzato meno perché credo che il flashback sia stato troppo lungo. Il protagonista è uno e uno solo e se sparisce in una puntata su un totale di cinque mi pare troppo. Per di più la sua prorompente personalità – meravigliosamente portata in scena attraverso l’eccesso da Cumberbacth, occupa talmente tanto spazio che la narrazione vive sulle spalle del suo talento artistico. Il ruolo che l’attore britannico sceglie di interpretare è difficile eppure meraviglioso. La sua recitazione è perfetta: sopra le righe, eccessiva ed eccentrica ma non caricaturale.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

La storia di Patrick Melrose nasce dal ciclo narrativo scritto da Edward St Aubyn. Sono cinque parti in cui si affronta, insieme al protagonista, una vita difficile, fatta di abusi ed eccessi di alcool e droghe. La narrazione inizia quando Patrick, un tossicodipendente instabile, scopre che il padre, figura con la quale condivide un passato a dir poco orribile, è venuto improvvisamente a mancare.

Perché guardarla:

  • Sono solo cinque puntate. Tutte ben dirette, recitate e curate
  • Sembrerò ripetitiva ma Benedict Cumberbatch regala, come sempre, una meravigliosa interpretazione

Perché non guardarla:

  • Il tema che viene affrontato è delicato e difficile. Se non ve la sentite di ascoltare una storia piena di dolore è meglio che non la seguiate

Pagina ufficiale: https://www.sho.com/patrick-melrose

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/PatrickMelrosefilm/

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/programma/intrattenimento/fiction/patrick-melrose-_608904.shtml

Alicia Vikander

Il film che ti sei perso...

Non so voi ma io adoro Alicia Vikander. La giovane attrice svedese trasmette allo schermo e di conseguenza agli spettatori, un senso di dolcezza e forza. Il suo sorriso è contagioso e la sua fisicità la fa sembrare perennemente più piccola e indifesa di quanto in realtà non siano i suoi personaggi. Decide spesso di impersonare donne forti, coraggiose, capaci di affrontare tutto e tutti, di andare avanti nonostante innumerevoli ostacoli.

Oggi ho scelto di analizzare la carriera di quest’attrice del nord Europa. Carriera breve, ovviamente, ma già costellata di interessanti collaborazioni e progetti. Ha già ricevuto numerose candidature e premi. Tra i primi ruoli internazionali, che la hanno donato visibilità e un trampolino di lancio, c’è la pellicola diretta da uno dei miei registi preferiti, Joe Wright, il quale nel 2012 l’ha diretta nel ruolo di Kitty in Anna Karenina. Un film meraviglioso e magistralmente diretto. Credo che in futuro vorrò analizzarlo meglio, nel mio consueto appuntamento del lunedì, incentrato sulle pellicole cinematografiche. Dicevo quindi che il film di Joe Wright è assolutamente imperdibile, a parer mio, soprattutto per chi, come me, ha letto il libro. Credo che la pellicola sia un’ottima trasposizione cinematografica. Il ruolo che ottiene la Vikander è un meraviglioso personaggio che, come tutti d’altronde all’interno del romanzo, ha uno sviluppo e una crescita dall’inizio della narrazione vertiginoso e interessante.

Un altro ruolo che dona visibilità e che mostra al mondo le doti della giovane e bellissima attrice svedese è Royal Affair, nel quale recita accanto allo splendido Mads Mikkelsen, ovvero il mio Hannibal Lecter preferito (La serie TV che ti sei perso… Hannibal).

Non ci sono solo le produzione europee per Alicia Vikander ma anche grandi pellicole americane. L’ultimo enorme progetto al quale ha collaborato è la nuova versione di Tomb Raider, impersonando una giovane Lara Croft. Forse però è nelle pellicole più sottili e delicate, in cui i personaggi non fanno tanto con il corpo ma dicono tutto con gli occhi, che la Vikander da il meglio di sé. Titoli come The Light Between Oceans (in cui ha anche conosciuto il suo attuale marito Michael Fassbender – ma quanto sono belli insieme?!), The Danish Girl (ruolo che le è valso il premio Oscar) ed Ex Machina offrono al pubblico una meravigliosa Alicia Vikander che trasmette e dona ai suoi personaggi quella dolcezza, vitalità e forza di cui vi parlavo prima.

Nel film diretto da Guy Ritchie The Man from U.N.C.L.E., che vi ho già consigliato nel mio post La spia che ti sei perso, compare una versione della Vikander nuova: piena di stile, pungente, tagliente, ammaliante, affascinante e letale. Tanti aggettivi lo so ma la pellicola è un vero omaggio allo stile e accanto all’attrice svedese spiccano due meravigliosi uomini che portano il nome di Harmie Hammer e Henry Cavill – ammettiamo, il film andrebbe visto già solo per la bellezza del cast. Se poi aggiungiamo che la regia è del grande Guy Ritchie, che il film riesce a conquistare e che è diretto magistralmente allora esce fuori uno di quei titoli che non vi potete perdere.

Insomma, anche oggi vi ho cercato di farvi avvicinare a un giovane talento che affronta numerosi generi diversi senza paura, anche se ripeto che la trovo decisamente più interessante quando deve interpretare ruoli più sottili e delicati, forti ma controllati. Comunque la vogliate vedere, Alicia Vikander, sa passare da un ruolo a un altro, da una produzione colossale a una piccola e intima. I registi cambiano, i ruoli pure ma il talento e la delicatezza della sua recitazione restano.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Royal Affair, Nicolaj Arcel, 2012
  • Anna Karenina, Joe Wrigh, 2012
  • Ex Machina, Alex Garland, 2015
  • The Danish Girl, Tom Hooper, 2015
  • The Light Between Oceans, Derek Cianfrance, 2016

L’assenza della parola

Si può comunicare senza l’utilizzo della parola al cinema? Si può e ci si riesce benissimo. Oggi vi vorrei proporre quattro titoli in cui l’intera trama si sviluppa attorno all’uso o meno della vocalità.

Il cinema è un mezzo plurisensoriale, il che significa che fa uso di più sensi. Se alla vista togliamo parzialmente il suono allora il film potrebbe risultare una meravigliosa fotografia che racconterebbe sempre e comunque una storia – le migliori foto sanno sempre dire qualcosa. Quindi partiamo dal caso più estremo, per così dire. Il film muto. Prima dell’avvento del sonoro (1927) le pellicole erano mute ma la vera sfida è riuscire a creare oggi un lungometraggio senza l’utilizzo della parola che risulti convincente e sensato. The Artist, film del 2011 ha raccolto la sfida e l’ha vinta egregiamente. La pellicola, uscita in un periodo così all’avanguardia e sempre pronto ad alzare l’asticella degli effetti speciali, ha suscitato tanto interesse quante critiche positive. Il film, di produzione francese è in bianco e nero ed è muto. Risultato? Un film imperdibile, che ha sfidato le leggi del mercato moderno vincendo (anche numerosi premi). Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima e che uno sguardo dice più di mille parole. Questo valeva tanto nel passato quanto oggi e per questo The Artist, pellicola diretta e interpretata magistralmente, vince alla grande.

Un film non muto ma che è ambientato nel periodo della rivoluzione del sonoro al cinema è Singin in the Rain. In questa pellicola si assiste alla difficoltà che può nascere dall’utilizzo della parola. Questo musical, conosciuto e famoso per i suoi numeri musicali e per lo splendido protagonista, impersonato da Gene Kelly, è un film che racconta non solo una storia personale ma mostra anche la rivoluzione che ha subito la cinematografia quando è stato introdotto l’uso del sonoro. Un musical più profondo di quello che si pensa. Una pellicola storica che merita di essere vista anche per osservare come, in modo leggero ma armonioso, riesce a portare sullo schermo un evento così importante e decisivo per la settima arte. Alcune scene, come quella che vi vorrei proporre qui di seguito, mostrano in modo esilarante, come all’inizio la meravigliosa macchina che è il cinema non abbia avuto vita facile a creare storie con le voci dei personaggi.

In questo articolo, in cui affronto il tema della parola e di quanto la sua assenza a volte sia necessaria non può mancare il nome di un regista: Terrence Malick. Ogni film che dirige si trasforma in una poesia visiva. Le parole nei suoi film sono solo un mero contorno. La narrazione procede e non sente l’esigenza della comunicazione verbale grazie alla regia, alla fotografia e agli interpreti. Ripeto, credo che ogni sua creazione potrebbe essere inserita in questo mio breve articolo ma siccome, lo sapete, amo consigliarvi pochi titoli per volta, ho deciso di suggerirvi The New World. Questo film mostra alla perfezione l’estetica di Malick e porta in scena proprio l’assenza di parola ma non la mancata comunicazione. Le parole, i gesti e gli sguardi raccontano tutto senza sentire la mancanza di qualcosa.

L’ultimo titolo che vi suggerisco oggi è un film che reputo uno dei migliori degli ultimi anni. Un prodotto che mi ha incantata e stregata dal primo all’ultimo secondo. Il lungometraggio in questione è Arrival e tratta proprio del tema della comunicazione che, in questo caso, avviene su un piano diverso dalla nostra umana comprensione. Questo spettacolare film, diretto da Denis Villeneuve, è meraviglioso a parer mio e credo che vada visto per un milione di motivi ma siccome elencarveli tutti sarebbe ardua la cosa – e tremendamente noiosa! vi dirò soltanto che la regia, il tema trattato (e come viene trattato), la fotografia e gli interpreti (una spanna sopra tutti c’è la sempre bravissima Amy Adams, affiancata da un attore che sapete bene ammiro molto: Jeremy Renner) concorrono a creare un film spettacolare.

Oggi vi ho proposto quattro titoli decisamente differenti tra di loro che hanno in comune l’intenzione di mostrare come la comunicazione o la sua assenza sia un tema caro alla cinematografia.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Singin in the Rain, Stanley Donen, Gene Kelly, 1952
  • The New World, Terrence Malick, 2005
  • The Artist, Michel Hazanavicius, 2011
  • Arrival, Denis Villeneuve, 2016

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Arrival

Non solo blog

Lo so, lo so, state pensando (e forse temendo) che adesso vi scriverò ogni giorno e che vi tempesterò di post – cosa che avevo detto all’inizio di quest’avventura che non avrei fatto. Tranquilli, come ho fatto sabato scorso – La mia esperienza al Torino Film Festival, anche oggi vi scrivo per una breve comunicazione. Ho notato con immenso piacere che state seguendo non solo i miei consueti appuntamenti (lunedì film, mercoledì un singolo artista e venerdì una serie TV) ma che state leggendo anche gli articoli che scrivo per Movie Magazine Italia, che da questa settimana ho iniziato a proporvi direttamente sul mio blog e non solo sulla mia pagina Facebook.

Fino a due settimane fa non avevo mai pensato di proporvi anche questi articoli. Poi come ben sapete è arrivata la splendida occasione del TFF e ho quindi deciso di condividere con voi le mie emozioni e le mie recensioni. Ripeto, dal momento che ho notato un vostro interesse anche per questi articoli, decisamente più specifici, inizierò a condividere anche gli articoli passati che ho scritto per questa rivista online. Purtroppo non posso riproporvi quelli più datati perché il sito non mi permette di andare così indietro e ripescare i post più vecchi – ho iniziato la mia collaborazione con Movie Magazine Italia a maggio di quest’anno.

Il film che ti sei perso...

Quindi da domani, sappiate che talvolta, tra un post programmato e l’altro vi riproporrò i miei articoli scritti per Movie Magazine Italia. Di cosa trattano? Principalmente mi occupo di anniversari cinematografici e compleanni, anche se non mancano le recensioni. Quindi si, da domani potrete leggere qualche mio articolo in più. Concludo questo comunicato elencando (vi basterà cliccare l’argomento che vi interessa per andare a leggere l’articolo) qui in basso i post che per motivi di datazione non riesco più a proporvi come invece farò a partire da domani. Perché ve li posto? Perché noto con piacere che mi seguite e lo sapete, la mia filosofa è: nel caso ve lo foste perso… ve lo consiglio!

Articoli passati redatti per Movie Magazine Italia:

 

Giorgia – Il film che ti sei perso…

La serie TV che ti sei perso…

Dexter

Lo scorso venerdì vi ho parlato di Prison Break, un prodotto che ho iniziato quasi per caso e che è prepotentemente entrato a far parte del ristretto gruppo delle mie serie TV preferite. La serie di cui vi voglio parlare oggi rientra nella stessa categoria. Se per Prison Break la scoperta è stata casuale e l’amore è stato a prima vista, con Dexter è stato diverso, sapevo bene di cosa parlava e il prodotto mi aveva sempre incuriosita ma ci ho messo un po’ a iniziarlo perché temevo che fosse troppo cruento e anche un po’ ripetitivo. La verità è che esistono prodotti ben più macabri e cruenti di Dexter e che sebbene in qualche modo la serie ripeta sempre lo stesso schema trova il modo di non risultare mai banale e uguale a se stessa. Le otto stagioni scorrono veloci e mantengono vivo l’interesse dello spettatore. I personaggi sono ben caratterizzati e rimangono impressi nella memoria. È incredibile come sia facile per lo spettatore empatizzare e tifare per il serial killer, Dexter Morgan, attraverso le puntate. L’attore Michael C. Hall che lo interpreta è fantastico nel ruolo e sebbene vi consigli sempre di vedere i prodotti, sia televisivi che cinematografici, in lingua originale, in questo caso devo fare una menzione particolare per il doppiatore italiano di Dexter. Loris Loddi, attraverso la sua meravigliosa voce accattivante, agghiacciante e sensuale allo stesso tempo, cattura tanto quanto (se non di più, in alcun occasioni, a parer mio) la voce dell’interprete originale. Probabilmente la sua intonazione è portata ad accompagnare personaggi estremi di cui non si può fare a meno – infatti, sempre per citare Prison Break è la voce italiana di T-Bag.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Dexter Morgan, adottato all’età di tre anni, lavora per la polizia scientifica di Miami, insieme alla sorellastra Debra, agente di polizia. Il lavoro di Dexter consiste nell’analizzare le tracce ematiche. In apparenza tranquillo, schivo e riservato, il tecnico scientifico nasconde un inconfessabile e impensabile segreto: in realtà è un serial killer. Rimanendo fedele alla promessa fatta al padre adottivo, l’unico che aveva capito le tendenze del figlio, Dexter uccide solamente secondo un codice morale ben preciso. Assassini, stupratori, pedofili e tutte le perone che rappresentano una minaccia per la società. Sono loro le vittime designate di Dexter Morgan.

Perché guardarla:

  • La trama è decisamente fuori dall’ordinario
  • I personaggi ricorrenti sono ben caratterizzati e creano un quadro ben preciso attorno all’indiscusso ed enigmatico protagonista
  • La serie è terminata per cui non c’è bisogno di attendere mesi o anni per arrivare alla conclusione

Perché non guardarla:

  • Se siete deboli di stomaco o particolarmente suscettibili Dexter non è la serie adatta a voi
  • Sono 12 puntate a stagione. Per un totale di 96 episodi da circa 50 minuti l’una

Pagina ufficiale: https://www.sho.com/dexter

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/dexter/

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/box-sets/dexter.html

Benedict Cumberbatch

Il film che ti sei perso...

La voce più bella del mondo ha il volto di Benedict Cumberbatch. Uno degli elementi più importanti per un attore è la proprio voce, la capacità di saperla modulare, di modificare gli accenti, le inflessioni e trasmettere attraverso essa più sentimenti ed emozioni possibili. Benedict Cumberbetch parte decisamente avvantaggiato in questo lavoro grazie all’incredibile dono che gli ha fatto madre natura. So che vi ripeto spesso di provare a seguire gli attori in lingua originale ma fidatevi se vi dico che Cumberbatch, l’uomo dal cognome quasi impronunciabile, non può essere seguito altrimenti. Se qualcuno mi chiedesse una personale classifica delle voci (attuali) più belle del mondo, il mio podio vedrebbe al terzo posto la potente voce di Chris Hemsworth, al secondo l’irraggiungibile Morgan Freeman e al primo posto l’unico e inimitabile Benedict Cumerbatch – una menzione speciale andrebbe al nostro Luca Ward.

Classifica a parte, per parlarvi e consigliarvi di avvicinarvi a questo incredibile attore, nel mio ormai consueto appuntamento del mercoledì, non posso non passare da ciò che ritengo sia uno dei suoi più grandi talenti. Una bella voce tuttavia non può molto se non è accompagnata da altro. Benedict Cumberbatch è voce, talento e studio dell’arte drammatica. È un grandioso interprete Shakespiriano, ha una spiccata vena comica, è un attore di teatro, cinematografico e televisivo. Insomma, nella giornata dedicata a un singolo artista, non può mancare da parte mia un omaggio a questo indiscutibile talento britannico.

Tra le opere a cui ha preso parte Benedict Cumberbatch, che a parer mio non potete perdervi, c’è la serie televisiva Sherlock, che ho già consigliato e analizzato. Se volete godervi appieno la sua voce nella massima potenza ed espressione allora vi consiglio di godervi la sua interpretazione del drago Smaug, presente in due dei tre film della trilogia The Hobbit. Trilogia che credo meriti di essere vista indipendentemente da Cumberbatch ma ormai lo sapete: sono una vera amante di questi meravigliosi prodotti che trasportano lo spettatore (e il lettore) in luoghi lontani nello spazio e nel tempo. Altra mia grande passione sono i film che nascono direttamente dalle pagine dei fumetti – Benedict Cumberbatch ha preso parte alla favolosa e colossale produzione della Marvel Cinematic Universe, dando vita a un meraviglioso Doctor Strange. Altro straordinario ruolo e personaggio a cui Cumberbatch dona qualcosa di unico e che vi consiglio di vedere è Khan in Star Trek Into Darkness.

Non ci sono solo le grandi produzione hollywoodiane per Benedict Cumberbatch. Sa dare vita a personaggi intimi, pieni di paure, rifiutati da una società ignorante e razzista, dotati di uno straordinario mondo all’intero della propria anima. Allo stesso modo sa interpretare crudeli antagonisti, personaggi senza scrupoli e persone ambigue e indefinibili. Tra i titoli interessanti a cui ha preso parte vi menziono 12 Years a Slave, The Fifth Estate, War Horse e The Imitation Game, film che gli ha regalato la candidatura all’Oscar come miglior attore protagonista.

Che siano grandi produzioni o piccole, che abbia ruoli principali o marginali, che interpreti il buon protagonista o il perfido nemico a Benedict Cumberbatch sembra che cambi poco. La sua capacità di donare qualcosa di unico a ogni personaggio è innegabile, la sua continua voglia di cimentarsi in caratterizzazioni differenti è palese. Insomma, credo che questo sia uno di quei talentuosi attori della nostra generazione a cui è bene appassionarsi e avvicinarsi, perché la sua carriera non è all’apice ma soltanto all’inizio. Essendo sua fan nutro sempre grande interesse per le sue scelte artistiche. Spero con questo breve articolo di aver fatto appassionare un pochino anche voi a questo incredibile attore.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Hobbit, Peter Jackson, 2012, 2013, 2014
  • Star Trek Into Darkness, J. J. Abrams, 2013
  • The Imitation Game, Morten Tyldum, 2014
  • Lo sapete, sono un appassionata del genere: uno qualunque o, meglio ancora tutti, i film della Marvel Cinematic Universe
  • Sherlock, 2010 –

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Sherlock

Per sempre felici e contenti… forse

In un mio precedente articolo, L’evoluzione delle principesse Disney, in cui ho analizzato le figure femminili dei cartoni animati, avevo scritto che la famosa casa di produzione ha un vizio davvero unico: stravolgere il finale delle più famose fiabe e con esso il significato di cui si fanno portatrici. Vi avevo inoltre detto che in futuro avrei dedicato un articolo proprio a questo tema. Come avrete intuito quel momento è arrivato. Non posso certamente rovinarvi tutti i vostri ricordi d’infanzia, così ho pensato di citare tre titoli, in modo che l’eventuale trauma possa essere arginato.

La prima principessa Disney

Biancaneve è la protagonista del primo lungometraggio Disney – 1937. In Snow White and the Seven Dwarfs, ovvero Biancaneve e i sette nani, il finale è noto a tutti. Il finale Disney intendo. Perché tutti noi, se pensiamo a Biancaneve sappiamo bene che viene salvata dal bacio del vero amore, dal suo bel principe, che disperato per la sua morte e incapace di lasciarla andare, le da un ultimo bacio sulle labbra e che proprio questo gesto d’amore la risveglia dal sonno maledetto. Che bella storia, vero? Insomma, salvata da un bacio, dal vero amore. Certo, come no. Volete sapere il finale che i fratelli Grimm avevano dato a una delle loro più celebri fiabe? La principessa cade in uno stato di morte apparente perché si strozza con un pezzetto di mela che le rimane incastrato nella gola. Grazie alla sua famosa bellezza nessuno ha il cuore di dirle addio, così viene creata una bara di vetro in modo da poterla venerare. Un principe di passaggio (notare: di passaggio!) la nota e incantato dalla sua grazia da ordine che la salma venga portata a palazzo, per poterla vedere sempre (inquietante, no?). Durante il trasporto però qualcuno inciampa e a causa della scossa il pezzetto di mela incastrato esce dalla gola di Biancaneve. La fanciulla una volta ridestatasi dallo stato di morte apparente si sposa con il principe. Questo si che è uno shock, vero? E siamo solo alla prima fiaba, se avete abbastanza coraggio continuate nella lettura.

Non solo fiabe

Non solo le fiabe vengono stravolte ma anche i lungometraggi tratti da storie vere risentono della strana mania Disney di voler cambiare il finale. In questo breve paragrafo vi parlo del mio personaggio femminile Disney preferito: Pocahontas. Nel lungometraggio del 1995 la protagonista dell’omonima pellicola è una donna forte, capace di pensare con la sua testa, in grado di essere un ponte tra due culture differenti. Svio un attimo dal discorso per condividere con voi il mio pensiero sul fatto che Pocahontas sia un cartone che tutti (adulti compresi) dovrebbero vedere e rivedere. Parla di divergenze tra culture che vengono appianate, trasmette l’importanza di quanto sia necessario amare, capire e proteggere il nostro meraviglioso pianeta terra e la natura. Appurato ciò, torniamo a noi e alla bellissima protagonista, la prima dalla pelle non bianca come un lenzuolo – finalmente! Dicevamo che Pocahontas è fiera, forte, coraggiosa e intelligente, legata alla propria terra e alla tradizioni ma anche curiosa di vedere e comprendere ciò che non conosce. Ecco, arriviamo al punto in cui la Disney si scontra con la realtà. Se la vera Pocahontas, dopa una serie di vicissitudini che comprendono la schiavitù e la conversione, viene convocata oltreoceano dopo aver spostato un inglese (pare che il suo sia stato il primo matrimonio registrato tra un uomo europeo e una nativa indiana), nel lungometraggio preferisce rimanere a casa, con la sua tribù e dicendo addio al suo amato John Smith. Perché la Disney abbia deciso di cambiare la trama così tanto, imponendo questo finale è proprio un mistero. In fondo che Pocahontas decidesse di rimanere o di partire una cosa era assicurata: le infinite lacrime alla fine della visione.

Il film che ti sei perso...

Il classico dei classici

Torniamo ai classici e a principesse più succubi della storia (e anche meno interessanti). Cenerentola, su questa fiaba ci si potrebbe scrivere un’intera tesi di laurea magistrale analizzando come la fiaba si è evoluta nel corso dei secoli, di quali significati psicologici e pedagogici si fa portatrice e la qualità e quantità delle trasposizioni cinematografiche dalla nascita del cinema a oggi (fidatevi se lo dico: perché io l’ho fatto!). Questa è una delle fiabe più famose in assoluto e vanta numerosissime versioni, la più antica delle quali risale all’antico Egitto e innumerevoli trasposizioni cinematografiche – più di cinquanta. Questa principessa è stata narrata da molte tradizioni e culture, decisamente diverse tra di loro. La Disney attinge alla versione, notoriamente edulcorata, di Charles Perrault. Quale cambiamento porta la casa di produzione americana? Gli amici di Cenerentola. Gli animaletti che accompagnano la narrazione sono una mera invenzione della Disney. Sconvolgente vero? I famosi e dolcissimi Jaq e Gus Gus, che aiutano la nostra protagonista ad uscire dalla torre nella quale viene imprigionata dalla matrigna, in realtà prima del 1950 non esistevano in nessuna versione. Lo so che vi state chiedendo “ma allora chi la aiuta a fuggire dalla torre?” e se vi rispondessi che non c’è nessuna torre? Se vi dicessi che Cenerentola al ballo non ci va una sola volta ma tre? Se vi raccontassi che Cenerentola, così come le fanciulle Disney che vi ho menzionato prima e come tanti, tantissimi altri lungometraggi Disney, sono ben distanti dalle prime versioni?

Questo post non vuole screditare la Disney, anche perché non potrei mai visto quanto sono affezionata ai suoi prodotti ma vuole portarvi a farvi incuriosire. Se una cosa vi piace, andate oltre, scoprite cosa c’è di reale e cosa è stato aggiunto, provate a leggere e conoscere più versioni di una stessa storia e poi solo allora decidete quale narrazione fa più al caso vostro.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Snow White and the Seven Dwarfs, David Hand, Perce Pearce, Wiliam Cottrell, Larry Morey, Wilfred Jackson, Ben Sharpsteen, 1937
  • Cinderella, Wilfred Jackson, Hamilton Luske, Clyde Geronimi, 1950
  • Pocahontas, Mike Gabriel, Eric Goldberg, 1995