Amori strappa lacrime

Come potete intuire dal titolo oggi vi vorrei suggerire alcun titoli che hanno in comune un solo unico terribile scopo: far piangere lo spettatore! Non tutti i film riescono a far emozionare allo stesso modo, per questo, come sempre, anche oggi vi citerò alcuni film che, come dire… mi fanno piangere ed emozionare, ogni volta, come se fosse la prima! Ho pensato di scegliere quattro pellicole differenti tra loro in modo da poter soddisfare (almeno lo spero) tutti i vostri gusti.

L’Amore mitico

Il primo dei quattro titoli che vi suggerisco è ispirato a uno dei più famosi racconti del Medioevo. Tristano e Isotta. Il film al quale mi riferisco è Tristan & Isolde, del 2006. Questo lungometraggio, diretto da Kevin Reynolds, è un film che, lasciatemelo dire, mi affascina ogni volta. La storia già di per se è stupenda, come solo i grandi racconti che si tramandano da secoli sanno essere, per di più la pellicola è ben diretta e interpretata. I giovani amanti e sfortunati protagonisti sono tremendamente belli e perfetti insieme. Nel caso non l’aveste visto sappiate che sono interpretati da James Franco – al suo meglio e da Sophia Myles. Vorrei ricordare anche la partecipazione del bellissimo Henry Cavill e dell’affascinante Rufus Sewell. Si lo so, il cast già da solo merita la visione. Fidatevi se vi dico che la bellezza è solo un piccolo contorno all’interno di una storia struggente e potente, ben diretta e ben interpretata. Preparate i fazzoletti.

L’Amore segreto

Brokeback Mountain di Ang Lee. Mi bastano queste 5 parole per commuovermi. Un film meraviglioso, magistralmente diretto – regista che ammiro moltissimo e che trovo sempre, in ogni suo lavoro, particolarmente attento ai sentimenti dell’animo umano, interpretato alla perfezione con una storia d’amore potente e bellissima. Le lacrime mi scorrono sempre troppo facilmente quando guardo questo film, anche per il pensiero che rivolgo sempre a Heath Ledger: meravigliosa creatura che ha toccato questo mondo con la sua arte e il suo indiscutibile talento, abbandonandolo troppo presto. A parer mio: film imperdibile.

Il film che ti sei perso...

L’Amore colto

Definisco l’amore del film Moulin Rouge! in questo modo perché, come certo sapete, visto che avete letto il mio post di qualche settimana fa dedicato proprio al film di Luhrmann, l’amore che lega i due protagonisti è frutto di un sapiente incontro tra due straordinarie opere classiche. Nel caso vi fosse sfuggito l’articolo non dovete nemmeno fare lo sforzo di andarlo a cercare. Vi basterà cliccare qui. Ovviamente avendo già parlato abbondantemente di questo film (che adoro) non indugio oltre e passo all’ultimo titolo.

L’Amore che supera il tempo

Anche in questo caso vi suggerisco un film che vi ho già nominato in un precedente articolo (Lo Straordinario nell’Ordinario). Evening, che è stato rilasciato in Italia con il titolo Un amore senza tempo, è un film che amo molto perché racconta di un amore ostacolato ma vissuto con una tale intensità da rimanere vivo nel cuore dei personaggi. Poi l’uomo che ruba il cuore della protagonista, Claire Danes, è il bellissimo Patrick Wilson. Si lo so, spesso e volentieri affermo che gli attori sono bellissimi ma che vi devo dire? Ho gli occhi per guardare e sono un’amante del bello… ma sto divagando, torniamo al film. Anche questa pellicola credo che si interessante, non solo perché mi fa commuovere ogni volta che la vedo o perché l’attore protagonista ha un bel viso. Il film è improntato su un punto di vista femminile, mostra la forza delle donne e le loro paure, porta in scena un amore che tutti vorremmo poter vivere, senza scadere nel melodramma.

Anche oggi ho cercato di suggerirvi film differenti tra loro ma con un punto in comune. Spero di avervi incuriosito almeno un po’ e che vi sia venuta voglia di commuovervi davanti a un bel film. Non fate finta di non essere interessati a questo genere di film, sappiate che piangere fa bene: è una potente valvola di sfogo. Ecco un altro punto a favore di questi film…

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Moulin Rouge!, Baz Luhrmann, 2001
  • Brokeback Mountain, Ang Lee, 2005
  • Tristan & Isolde, Kevin Reynolds, 2006
  • Evening, Lajos Koltai, 2007

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

   Sky Cinema:

Brokeback Mountain

Annunci

Cento volte Grazie

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Oggi questo breve articolo lo dedico a voi e un po’ anche a me. Cento. Siamo arrivati al mio centesimo articolo. Dico siamo perché sebbene questa avventura sia partita in solitaria adesso posso dire, con gioia, che non è più una cosa solo mia. Oggi ho deciso di tirare due somme, di condividere con voi le mie idee. L’idea del blog è nata grazie al suggerimento di mio papà, lo confesso. Amo il cinema, il mondo dell’audiovisivo e delle serie TV. Lavorare all’interno di questo ambiente per me sarebbe un vero sogno. Non ho mai pensato però – e non lo credo tutt’ora, di aver qualcosa di unico e di particolare da dire. La mia parola vale quanto quella degli altri e rispetto a molti vale ancora meno. Però ho una cosa che in pochi hanno: l’amore, puro e viscerale, per questo mondo. Man mano che l’idea del blog prendeva piede, post dopo post (o articolo dopo articolo, chiamateli come volete), capivo che il mio tratto distintivo è proprio il mio cuore. Ricordo perfettamente la prima volta che sono andata al cinema, la prima volta che ho sognato di poter lavorare in questo mondo, la prima volta che ho pensato che mi sarebbe piaciuto studiare recitazione (ebbene si, questo sogno per quanto l’abbia tenuto nascosto e mai rivelato apertamente, lo conoscono tutti in realtà, quindi tanto vale dirlo anche a voi), la prima volta che ho pensato che per me era come una linfa vitale poter vedere delle storie attraverso la televisione. Questa sono io. E ne vado fiera ed orgogliosa. Molti sono più bravi di me, più preparati e più competenti, alcuni hanno l’occhio più clinico e più critico, altri sono più colti. Io sono Giorgia. Una ragazza come tante, una del mucchio con la peculiarità di respirare ossigeno, film, Formula 1 e serie TV.

Il film che ti sei perso...

È passato quasi un anno dall’inizio dell’avventura del blog. Ho iniziato per caso, credendo sempre poco in me stessa (ebbene si, questo è uno dei miei peggiori difetti) eppure adesso vedo con chiarezza che nonostante i miei infiniti difetti ho il pregio di vivere di passione. Forse il mio sogno di andare a Hollywood, conoscere i miei idoli, partecipare alla notte degli Oscar (…si lo so, punto in alto ma il mio motto, insegnatomi da mia mamma, è: “se devi sognare, allora sogna in grande!”) non si avvererà mai. Però continuerò a sperarci e a vivere amando alla follia un mondo che credo fermamente che renda questo pianeta terra più bello.

L’arte in generale secondo me – e a detta di molti eleva l’uomo. Ciò che produce una canzone, un dipinto, una statua o un film ben fatto, nell’anima di un uomo è qualcosa di difficilmente descrivibile. Eppure coloro che sanno ascoltare, che usano gli occhi per guardare, che vanno oltre e che ascoltano e guardano con il cuore, percepiscono la bellezza del mondo in un modo che, chi non sa guardare e/o ascoltare non potrà mai comprendere. Non siamo una sorta di élite speciale, siamo solo persone dall’animo sensibile, che vengono ferite troppo spesso ma che nonostante questo sanno rialzarsi perché la sensibilità non è debolezza ma una forza. Bisogna ricordarselo sempre. Una delle mie frasi preferite l’ho sentita in un film (guarda caso), in realtà è tratta da un libro. La pellicola in questione è Into the Wild e la frase recita: “la fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza”.

Concludo così questo mio centesimo post. Senza consigliarvi un film, una serie TV o parlandovi di un attore che adoro. Questo post è solo per voi e per me. Vi ho inoltre riservato una piccola sorpresa, nata a seguito di una sfida lanciatami da un amico: se cliccate qui potete trovare una piccola parte di me – potrete scoprire il volto (decisamente imbarazzato) che si cela dietro il blog. Ho voluto aprire il mio cure più del solito, raccontando a voi e ricordando a me stessa, che non c’è nulla di male nel vivere ascoltando il proprio cuore e la propria anima. Grazie per avermi accompagnata lungo questo percorso. Ci ritroviamo la prossima settimana con i consueti appuntamenti. A presto,

Giorgia – Il film che ti sei perso…

Samuel L. Jackson

Il film che ti sei perso...

Come si fa a non amare la recitazione di Samuel L. Jackson? Come si fa a non seguirlo con passione e curiosità? Soprattutto tra gli amanti del cinema di Quentin Tarantino, il nome di Samuel L. Jackson è sinonimo di un attore capace di esagerare senza essere una caricatura. I suoi personaggi sono spesso – mi riferisco ancora alla sua collaborazione importante con il regista statunitense di chiare origini italiane, sopra le righe. Insopportabili, pazzi, imprevedibili, arroganti, cattivi e magnetici. Se il nome di Samuel L. Jackson è associato a Tarantino, le scene che vedono un’ottima regia affiancata da una grande performance sono assicurate. Tuttavia l’attore, doppiatore e produttore americano, nato il 21 dicembre del 1948, è molto di più di una collaborazione. È un’artista capace di rendersi sempre accattivante e di conquistare il cuore del pubblico, anche quando interpreta personaggi che oltrepassano decisamente il limite della correttezza.

Un altro grande nome e regista al quale viene spesso associato il grande Samuel L. Jackson è quello di Spike Lee. Se avete voglia di andare a sbirciare un pochino la sua filmografia vi renderete conto di quanti titoli vantano la sua collaborazione. Mi risulta estremamente difficile, anche oggi, scegliere solo un paio di titoli da consigliarvi in cui è comparso questo attore. Ha partecipato a pellicole che hanno ottenuto un risultato vincente al botteghino. Anzi, per essere corretti è meglio dire che una buona parte dei film, a cui ha preso parte, sono stati dei veri campioni d’incassi. Anche questa è una dote. L’attore, o il suo manager o la sua agenzia, deve saper scegliere bene e con cura i ruoli. Si sa, all’inizio della carriera un attore deve guardare poco la sostanza e concentrarsi sulla quantità. Più visibilità uno ottiene e più possibilità ha di farsi notare. Una volta entrato nell’occhio di chi sa guardare allora l’attore può permettersi di scegliere con cura i suoi ruoli. È importante saper capire cosa chiede il pubblico, sia per restare sempre a galla che per una mera questione economica – siamo onesti: chiunque ragionerebbe così. Una volta che un attore ha una certa stabilità economica si può anche guardare attorno e scegliere pellicole più intime e magari più di nicchia ma assolutamente valide. Samuel L. Jackson nel corso della sua lunga carriera ha saputo scegliere con attenzione i suoi ruoli, capendo sia le esigenze del pubblico che intuendo quali lungometraggi sarebbero risultati vincenti al botteghino.

Torno a parlare di un argomento che mi piace affrontare e che so che conoscete anche voi: i film tratti dai fumetti della Marvel. Tutta la saga dei vendicatori perderebbe il suo senso se mancasse il personaggio di Nick Fury. Ora provate a immaginare Nick Fury con il volto di un altro attore. Impossibile. Ormai il suo volto si è radicato così tanto nel nostro immaginario che risulta difficile per noi pensare ai vendicatori senza Samuel L. Jackson. Se questo non è talento non so come chiamarlo. Si, probabilmente è anche dovuto a un buon lavoro di marketing, senza di esso Hollywood non sarebbe la fantastica macchina (macina soldi) ben funzionate che è diventata. Tuttavia, come mi piace ricordarvi, bisogna sempre tenere ben a mente che l’ingegno e l’astuzia non possono molto se non sono supportate da altro. Quindi bravo Samuel L. Jackson.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Pulp Fiction, Quetin Tarantino, 1994
  • A Time to Kill, Joel Schumacher, 1996
  • Unbreakable, M. Night Shyamalan, 2000
  • Changing Lanes, Roger Michell, 2002
  • Uno qualunque o, meglio ancora tutti, i film della Marvel Cinematic Universe

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

        Pulp Fiction                                                     Unbreakable

See Know Evil

Concludo queste recensioni, scritte in occasione della mia partecipazione al Torino Film Festival che sto condividendo con voi (Il futuro non dimentica il passato), incominciate con Can You Ever Forgive Me? con un documentario. See Know Evil è l’ultimo film che ho avuto modo di vedere e recensire al TFF.

La pellicola mostra attraverso immagini e testimonianze la breve ma intensa vita di Davide Sorrenti, fotografo italiano naturalizzato statunitense. Morto alla giovanissima età di vent’anni a causa delle droghe e di una malattia che lo ha accompagnato per tutta la sua breve vita, Sorrenti nel poco tempo che gli ha donato il mondo, ha avuto modo di lasciare la propria impronta. La sua voglia di vivere, di raccontare e di raccontarsi, di osservare l’universo con una malinconica e personale visione della vita, gli hanno permesso di creare delle fotografie riconoscibili e riconosciute. Ancora oggi la sua storia affascina e cattura l’attenzione.

Davide Sorrenti era un vero artista. Un visionario, un ragazzo capace di trasmettere attraverso la sua sensibilità (dovuta purtroppo alla sua malattia che lo costringeva quotidianamente a confrontarsi con la mortalità) la propria anima. Le fotografie che scattava hanno raccontato non solo la moda e la New York più fervente e scintillante ma hanno anche sancito un modo di vedere il mondo patinato delle passerelle e delle riviste di alta moda. See Know Evil non pretende di affermare che il giovane artista aveva il diritto, attraverso la sua fragile e breve vita, di abusare delle droghe ma mostra come l’esigenza di trasmettere qualcosa attraverso l’arte della fotografia fosse così radicata in Davide Sorrenti.

See Know Evil_

Il giovane regista del film, Charles Curran, vuole mostrare al pubblico come l’arte sa parlare attraverso alcune anime. Tutti sono in grado da fare una fotografia ma in pochi riescono attraverso l’obiettivo a trasmettere una propria visione, un sentimento e una voglia di comunicare così radicata e profonda. Forse è stata proprio la consapevolezza che il suo tempo su questo pianeta terra era limitato che il giovane Davide Sorrenti si è spinto sempre al limite (nel bene e nel male). Questa sua esigenza lo ha invogliato a raccontare e raccontarsi.
Il documentario parla di un periodo che ha fatto storia. Trascinata dalle note di Kurt Cobain la New York dei primi anni Novanta viveva il cosiddetto momento dell’ “Heroin Chic”. Questo (probabilmente troppo) osannato momento storico è terminato proprio con la morte di Davide Sorrenti. In See Know Evil c’è una scena in cui il giovanissimo protagonista del documentario sottolinea il potere dei media. Potere che ormai non solo è consolidato ma è anche ampiamente riconosciuto. Sorrenti, già da giovanissimo capiva quanto le persone dipendessero da ciò sentivano e che veniva detto attraverso i media. Il mondo procede attraverso ciò che ritiene sia bello, sia esso giusto o sbagliato, sia esso vero o falso poco importa. Se è bello e se viene annunciato attraverso i media allora deve per forza essere seguito. Non importa il prezzo. Davide Sorrenti sapeva bene quale fosse il prezzo e capiva quanto era necessario trasmettere qualcosa che fosse considerato una sua eredità. Il documentario vuole essere non solo un tributo, un racconto ma anche una specie di retaggio del giovane. Le immagini del film mostrano, come una cornice, le fotografie scattate da Sorrenti. Le voci dei testimoni, parenti e amici, fungono da dettaglio, da contorno, in un quadro più ampio che è la vita, breve ma intensa, incredibile e unica, del giovane Davide Sorrenti.

Whiplash

Oggi vi consiglio un bel film. Un gran bel film. Il primo che, quando l’ho visto al cinema, alla fine della visione mi ha fatto venire voglia di alzarmi in piedi ed applaudire. Ho già detto tutto. Whiplash è stata una scoperta, una rivelazione. Ricordo che al cinema sono andata senza troppe aspettative e ne sono uscita entusiasta! Il film è una vera piccola perla a parer mio. Regia, fotografia, interpreti, sceneggiatura e colonna sonora. Tutti elementi che collaborano alla perfezione per creare un vero gioiellino del cinema. Uscito nelle sale nel 2014, questo film ha portato fortuna (più che meritata) al giovanissimo regista Damien Chazelle, che dopo questo lungometraggio ha potuto girare i seguenti film: La La Land nel 2016 e First Man due anni dopo. Come accaduto per il musical, in cui i protagonisti erano Ryan Gosling ed Emma Stone, anche per Whiplash il regista ha curato la regia e la sceneggiatura. Si evince che Chazelle è un appassionato di audiovisivo e di musica. Solo un amante del sonoro può creare un film in cui c’è un perfetto equilibrio tra il senso della vista e quello dell’udito.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Andrew è uno studente del conservatorio Shaffer di Manhattan. Il suo sogno è di diventare uno dei batteristi jazz più bravi di sempre. Grazie al suo talento riesce a entrare nel corso del professore Fletcher, famoso per la sua bravura ma soprattutto per i suoi metodi a dir poco rigidi e spietati. Il sogno di Andrew sembra quindi diventare un incubo. Talento, passione e dedizione, sacrificio e forza di volontà. Basteranno ad Andrew per superare il corso di Fletcher?

Perché guardarlo:

  • Se amate la musica, allora dovete vederlo. Whiplash è un film che la racconta intelligentemente, lasciandole il giusto spazio all’interno della narrazione
  • La recitazione è ottima
  • Regia curata e sceneggiatura incalzante

Perché non guardarlo:

  • L’unico motivo che vi potrebbe spingere a non guardare questo film è se proprio non sopportate la musica jazz

La disparition des lucioles

Il terzo lungometraggio diretto da Sébastien Pilote è La disparition des lucioles. Il film è ambientato in una piccola provincia canadese dove non accade mai assolutamente nulla e racconta di Léo, una teenager piena di vita e vitalità, in netto contrasto con il luogo in cui è cresciuta. Il mondo che si porta dentro Léo è fatto di contraddizioni: vuole tutto ma si annoia subito, è intelligente ma sembra che quasi le dia fastidio, non comprende e non tollera praticamente nessuno e il sentimento di astio che prova è quasi sempre ricambiato. La protagonista, interpretata Karelle Tremblay è una ragazza difficile, complicata, complessa e non sempre amabile. È facile capire il senso di noia costante che prova ed è facilmente comprensibile perché spesso si senta un’estranea. Tuttavia non è altrettanto semplice comprendere perché il fastidio che prova nei confronti del mondo e delle persone la debbano trasformare in alcune occasioni in una maleducata. Stare dietro a ogni passo che fa Léo è difficile ma è comunque semplice seguire il film e rimanere affascinati da come l’immutabilità di un luogo influenzi le persone che vivono al suo interno.

La disparition des lucioles, il cui titolo inglese è The fireflies are gone, mostra la noia e il tedio che si pone in netta contrapposizione con la voglia di evadere e di vivere che ha la giovane protagonista. Se non è molto facile amare ed empatizzare sempre con Léo è impossibile non provare simpatia per il silenzioso Steve. Insegnate di chitarra, figlio devoto e bravo ragazzo. Ciò che Steve non dice lo dimostra attraverso la sua presenza e gentilezza. La ragazza, così difficile e scontrosa non può che avvicinarsi all’unica persona che sembra essere perfettamente integrato con la silenziosa e noiosa cittadina e al contempo esserne assolutamente indifferente.

 

Il film è silenzioso come la cittadina e veloce e irruento come Léo. A tratti procede mostrando con le immagini la storia mentre in altri momenti sono le parole della protagonista a raccontare. Il continuo alternarsi di noia, apatia e silenzio con l’energia (di una chitarra per esempio), l’empatia, e i veloci discorsi della ragazza creano un film godibile. La dolcezza dei sentimenti viene trasmessa tanto dalle parole quanto dai silenzi. I volti impassibili delle persone, quello di Steve in primis, sono sempre in netta contrapposizione con quello energico di Léo.

In La disparition des lucioles si assiste alla voglia di cambiare, al mondo che pare non trasformarsi mai e che al contempo, negli spazi più piccoli nasconde i tesori più preziosi. In questa pellicola vediamo il mondo con gli occhi di un personaggio che capiamo, comprendiamo ma con il quale non condividiamo tutto. Apprezziamo la sua voglia di vivere ma non possiamo comprendere fino in fondo ciò che l’anima di Léo nasconde. In questo film i personaggi, i volti, i silenzi e le cose non dette concorrono a creare un piccolo spaccato di vita e come tale ci mostra solo una parte di una realtà più complessa e certamente più rumorosa.

La serie TV che ti sei perso…

X-Files

Il sottotitolo della rubrica di oggi potrebbe essere quando il troppo stroppia. Questa serie televisiva è un cult assoluto, un prodotto televisivo che ha fatto la storia, che ha incuriosito il mondo e che ha creato attorno a sé una sorta di aurea. X-Files credo che vada visto. Personalmente mi è piaciuto moltissimo eppure… Non sono mai stata del partito di coloro che credono che il gioco è bello quando dura poco, tuttavia per X-Files le cose sarebbero dovute andare proprio così. Avrebbero dovuto interrompere la serie quando ancora era un programma ben fatto, che aveva qualcosa da raccontare ogni volta. Adesso sembra la sua stessa caricatura e gli spettatori proseguono con la visione solo per  un senso di appartenenza a qualcosa che evidentemente non c’è più e per, ovviamente, la curiosità di capire come finirà questa storia infinita. Non sto criticando X-Files dall’inizio alla fine. Ripeto che le prime stagioni sono davvero belle ed entusiasmanti: attraggono lo spettatore e lo portano a compiere un viaggio assurdo, a tratti divertente, a tratti spaventoso ma sempre interessante. I personaggi sono la chiave della serie, non si può non adorarli e forse è proprio per loro che lo spettatore fedele e appassionato segue ancora quello che continua a chiamarsi X-Files sebbene non abbia più nulla da dire. Non vi sto consigliano di non iniziarla affatto o di seguire le prime stagioni per poi smettere, vi sto solo avvisando che se siete interessai a questa serie televisiva dovete mettere da conto che il presente non è affatto all’altezza delle prime stagioni.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Gli X-Files sono una speciale sezione dell’FBI. Qui ci lavora Fox Mulder, fervido sostenitore dell’esistenza degli alieni e affascinato a tutto ciò che viene definito sovrannaturale. Dana Scully viene affiancata a Mulder, la ragazza rappresenta esattamente l’opposto di Mulder. Scully infatti è una scienziata e un medico. Il suo compito è proprio quello di screditare gli X-Files e Mulder attraverso un’analisi pragmatica e scientifica.

Perché guardarla:

  • La serie è affascinante e interessante. Non annoia mai (all’inizio) e i personaggi che abitano nell’universo dello show televisivo sono favolosi e irresistibili
  • A tratti incute timore, a tratti fa ridere ma incuriosisce sempre
  • Le prime stagioni hanno una regia e una cura delle singole puntate molto alta. È intelligente e irriverente – con un pizzico di citazionismo di tanto in tanto

Perché non guardarla:

  • È ancora in corso di produzione (o perlomeno così pare – procedono tra una smentita e una dichiarazione) e attualmente, se volete seguirla, dovete recuperare 11 stagioni, per un totale di 218 episodi, più due film
  • La serie si perde. Non rimane fedele a se stessa: inizia a gettare idee strampalate e la cura del dettaglio tanto bella all’inizio sparisce per diventare inesistente. Un vero peccato

Pagina ufficiale: http://www.xfiles.news/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/thexfilesonfox/

Sophia Loren

Il film che ti sei perso...

Alcuni di voi potranno pensare “finalmente!” Ebbene si, oggi parlo di un’attrice italiana. Ero molto indecisa con chi iniziare perché anche la nostra bella Italia vanta attori degni di nota e di merito. Non ho mai nascosto che prediligo di gran lunga la recitazione anglofona eppure riconosco il talento. Quindi non faccio quella che apprezza solo gli stranieri, ignorando i connazionali e apro le danze, nell’appuntamento del mercoledì – incentrato su un solo artista, con una Signora Attrice. Una donna apprezzata a livello mondiale e che vanta una carriera invidiabile. Sophia Loren ha ancora vissuto gli anni d’oro del cinema italiano, ha collaborato con nomi altisonanti ed è riuscita a superare la prova del tempo e quella, forse più difficile per noi italiani, d’oltreoceano.

In un post così corto non è certo possibile ricordare tutti i lavori di Sophia Loren e come spesso mi capita di ricordarvi, in questa rubrica di metà settimana, non sono certo io a farvi scoprire l’acqua calda. Il fatto che la Loren sia una grande attrice lo sanno tutti, il mio vuole quindi essere solo un piccolo breve omaggio.

Vi consiglio di andare a sbirciare un po’ su internet, sui siti che amano catalogare e segnare ogni record e premio, per scoprire quante nomination e quante vittorie ha collezionato Sophia Loren. Tra le sue interpretazioni però la, forse, più famosa è anche quella che le ha permesso di ricevere più candidature in assoluto. Chiaramente sto parlando del film La ciociara, diretto dal mio regista italiano preferito: Vittorio De Sica.

Quindi, sebbene, come ho detto prima, il mio articolo sarà un po’ una serie di ovvietà cercherò di evitare di soffermarmi sulla più banale e vi dirò che Ieri, oggi, domani, I girasoli, Miseria e nobiltà, Pane, amore e…, Una giornata particolare e Matrimonio all’italiana sono dei titoli che dovete assolutamente vedere. Non solamente per l’interpretazione di Sophia Loren ma anche per la bellezza dei film. Sono storie drammatiche, potenti, belle, delicate, forti, assolutamente ben dirette e altrettanto ben interpretate – ad eccezione del film di Risi che è una vera perla di comicità. Se vi piace il cinema, se amate scoprire titoli datati ma che hanno un valore culturale e storico allora questi che vi ho appena citato sono dei cosiddetti must. Non potete perderveli.

Ebbene si, la mia rubrica oggi finisce già qui, d’altronde quando c’è un nome così importante o si spendono davvero tante parole o si scrive il minimo senza cercare di parlare troppo per poi dimenticare qualcosa.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Miseria e nobiltà, Mario Mattoli, 1954
  • Pane, amore e…, Dino Risi , 1955
  • La ciociara, Vittorio De Sica, 1960
  • Ieri, oggi, domani, Vittorio De Sica, 1963
  • Matrimonio all’italiana, Vittorio De Sica, 1964
  • I girasoli, Vittorio De Sica, 1970
  • Una giornata particolare, Ettore Scola, 1977

Oiktos

Oikos, il cui titolo inglese è Pity, è il secondo lungometraggio diretto da Babis Makridis. Il film, sembra porre alcune domande all’inizio della visione: quanto ci piace essere commiserati? Quanto della pietà e del cordoglio degli altri influisce sul nostro ego? L’autocommiserazione può portare in qualche modo un senso di appagamento? Domande non certo semplici ma che trovano risposta in una narrazione grottesca, a tratti anche comica. Se inizialmente ci sembra di poter empatizzare con la situazione del protagonista, man mano che la storia procede ci accorgiamo di non comprendere appieno ciò che avviene nella sua testa. Come se fossimo sotto l’effetto di uno strano incantesimo non riusciamo comunque a staccarci dallo schermo e se la comprensione lascia posto allo sdegno non smettiamo comunque di guardare.

L’improvviso risveglio dal coma di una donna, moglie e madre, considerata ormai inguaribile crea nel marito un senso di fastidio. L’uomo che tanto amava essere compatito, coccolato e circondato da continue frasi sussurrate, improvvisamente, in questa dark comedy al limite del grottesco, trova fastidiosa la felicità. Il tema che affronta questa pellicola è delicato e difficile ma all’interno della narrazione vengono intelligentemente aggiunte alcune scene che rendono la visione più leggera, una risata dolce amara trova posto in un film che pare essere tutto meno che comico. Il volto impassibile e la voce perennemente piatta del protagonista alla lunga concorrono a creare questo senso di distacco che avviene tra l’incantato spettatore e il protagonista. La meravigliosa colonna sonora è immensa, struggente e racconta più di quanto possano fare le parole o le immagini – potere che può avere solo il grande Mozart con il suo Requiem. Le immagini fanno da sfondo alla musica, i volti sono i dettagli di un perfetto quadro che stiamo guardando e che più lo osserviamo e meno lo comprendiamo. O meglio, lo comprendiamo ma non lo giustifichiamo. Lo osserviamo ma non ne facciamo parte. L’evoluzione che compie il protagonista è inversamente proporzionale a quella dello spettatore.

Oiktos è una piccola scommessa, una sfida che è stata vinta poiché racconta il tragico attraverso una risata, mostra il dolore senza dimenticare il sorriso. Forse la vera domanda che si pone il film è se la vita sia una tragedia o una commedia. Insomma: l’eterna domanda. Il quesito non trova certo risposta ma l’opera cerca comunque di narrare una vicenda e di mostrare sia il lato comico che quello assolutamente drammatico della vita. Con Oiktos i sentimenti dello spettatore percorrono un viaggio inverso rispetto a quello che fanno normalmente in un lungometraggio. Invece che sentirsi sempre più vicini al protagonista si prendono le distanze, tuttavia non può fare a meno di guardare e di osservare. Per scoprire se il dramma resterà tragedia o troverà una lieta conclusione non vi resta che guardarlo.

Noi, ragazze del ‘90

Si lo so, vi state domandando perché nel titolo di oggi c’è un bel “noi” all’inizio. Come se io facessi parte dell’élite di Hollywood. Sapete bene che non è così ma stavolta ho qualcosa in comune anch’io con i film di cui vi voglio parlare oggi. In questo breve articolo vi suggerirò titoli in cui le protagoniste sono ragazze nate, come me appunto, nel 1990. Tre attrici, un titolo a testa. Le seguenti interpreti hanno partecipato tutte a pellicole degne di note, grandi successi cinematografici che sono risultati vincenti al botteghino e film di nicchia. Ammetto che non è stato molto semplice, soprattutto per una di loro, scegliere un solo titolo da suggerirvi.

Kristen Stewart

Per la prima volta devo discostarmi dal mio modo di vedere il cinema e di raccontarlo. Sapete che non sono amante delle critiche, tuttavia non posso nemmeno evitare di dare un mio giudizio, per quanto insignificante possa essere. Personalmente non amo affatto come recita la Stewart. E no, non lo dico perché sono gelosa o altro – accusa che mi è già stata rivolta. Riconosco la bellezza di questa ragazza e se mi seguite sapete bene che non sono una persona che nutre gelosia. Se una donna è bella e brava non vedo nessun problema nel riconoscerlo, anzi: essendo un’amante del bello la esalto per i suoi meriti (non che la bellezza sia un merito, quella è una fortuna che ha concesso madre natura). La Stewart per me è solo bella, li finisce la storia. Non amo come recita, la trovo sempre uguale a se stessa e tremendamente piatta. Se poi la affianco alle sue coetanee non c’è paragone. Ai miei occhi lei perde sempre, anche in bellezza. Però ripeto, è una mia idea e come tale vi prego di prenderla. Appurato ciò, non posso evitare di riconoscere che la Stewart ha preso parte a numerose pellicole interessanti. Tra i vari film in cui è comparsa mi sento di suggerirvi un titolo che secondo me, è passato, ingiustamente, un po’ inosservato. Sto parlando di Clouds of Sils Maria. Questo film vede l’attrice in un ruolo diverso dal solito. La trama è bella, interessante e se anche voi non siete amanti, come me, del suo modo di porsi davanti alla macchina da presa, sappiate che verrete rapiti dalla location, dall’attrice protagonista che la affianca, ovvero la sempre brava Juliette Binoche e dalla storia.

Emma Watson

Ecco un’altra attrice che non ha certo bisogno di presentazioni. Emma Watson ha conosciuto la fama internazionale grazie alla saga di Harry Potter ma lasciamo Hermione Granger per affrontare il titolo che secondo me, tra le pellicole di Emma Watson merita di essere visto. Colonia. Diretto da Florian Gallenberger, il film vede accanto alla giovane attrice il fantastico Daniel Brühl. Sono convinta che tra i titoli che hanno visto la collaborazione di questa attrice inglese, questo sia quello passato più inosservato. Personalmente in questo film ho trovato la performance di Emma Watson più convincente e profonda del solito.

Jennifer Lawrence

La mia preferita tra le tre. A mio modesto parere la più brava e la più bella. Intelligente nel scegliere i proprio ruoli e una bravissima interprete. Sempre credibile, profonda e interessate. Jennifer Lawrence secondo me è una straordinaria attrice da seguire. Nella sua carriera vanta molti titoli che meritano di essere visti, non solamente per la trama ma anche per la sua capacità di interpretare i ruoli che le vengono assegnati. Considerando che American Hustle ve l’ho già consigliato in altre occasioni, i titoli tra cui ero indecisa erano: Winter’s Bone, Passengers, Joy e Silver Linings Playbook. Alla fine ho deciso che oggi, tra questi film, che credono valgano tutti la pena di essere visti, vi suggerisco l’ultimo e non solamente perché questo ruolo le ha conferito la vittoria del premio Oscar. Questo film è divertente, intelligente, profondo, sarcastico, esattamente come il ruolo che interpreta magistralmente Jennifer Lawrence.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Silver Linings Playbook, David O. Russell, 2012
  • Clouds of Sils Maria, Olivier Assayas, 2014
  • Colonia, Florian Gallenberger, 2015

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

   Sky On Demand:

Silver Linings Playbook

Clouds of Sils Maria