Rami Malek

Rami Malek Il film che ti sei perso...

Lo dico? Lo dico: Rami Malek ha vinto l’Oscar, siiiiiiiii !!! Ok scusate ma è inutile che ci giri intorno, ammiro moltissimo questo attore e ho tifato per lui. Come ben sapete la mia rubrica del mercoledì è dedicata a un singolo artista e oggi non potevo certo esimermi dall’elogiare e omaggiare questo incredibile talento. Non voglio commentare ulteriormente gli Oscar, anche perché si sono già dette moltissime cose, però lasciate che vi dica questo: la categoria come miglior attore protagonista quest’anno era ricolma di talento. Come ben sapete amo moltissimo Christian Bale e se avesse vinto lui sarei stata felice lo stesso ma non avrei certo potuto dedicargli uno spazio, visto che ho già scritto un articolo su di lui qualche settimana fa – nel caso ve lo foste perso per andare a leggerlo vi basterà cliccare qui.

Ma torniamo a parlare di Rami Malek. Lo confesso, sono una di quelle persone che si è avvicinata a questo talento grazie alla sua interpretazione in Bohemian Rhapsody, che mi ha letteralmente stregata. A tal proposito vorrei spendere due parole in suo favore (non che abbia bisogno del mio parere) e scagliarmi contro coloro che sostengono che la sua interpretazione sia stata premiata solo grazie ai famosi denti finti. Non ho mai avuto il piacere di conoscere il grande Freddie Mercury, però mi viene da dire che se Rami Malek è stato scelto direttamente dalla band e che se la sorella di Freddie Mercury ha dichiarato che guardare il film è stato come ritrovare suo fratello, perché molti si sentono in dovere di dire che “non gli assomiglia per niente!”? Quando non conosco una realtà, una persona o una storia ascolto chi ha davvero potuto vivere una certa situazione o che ha conosciuto un certo personaggio e mi attengo al suo giudizio. Solo perché Freddie Mercury era Freddie Mercury molte persone si sentono in dovere di esprimere la propria opinione al riguardo e, come sempre, criticare. Ma perché ogni tanto non cerchiamo di elogiare il bello, la bravura e sottolineare il talento invece che sputare sentenze su qualcosa o qualcuno che nemmeno conosciamo?

Appurato ciò, vi dico questo: Rami Malek ha fatto un lavoro incredibile, come sempre vi esorto a seguire il lavoro degli attori stranieri in lingua originale. Ascoltate anche le inflessioni della voce, il cambiamento dell’accento e come le corde vocali lavorano in simbiosi con il corpo e gli occhi. Non critico il magico e stupendo lavoro dei doppiatori ma vorrei ricordarvi che alle volte, con il doppiaggio si perde una parte della magia del cinema. Rami Malek è anche voce, se non avete voglia di seguire un intero film, vi esorto ad ascoltare una sua qualunque intervista, la sua voce normalmente è sensuale e molto vellutata, se così si può dire (fidatevi: potrebbe leggere la lista della spesa e anche questa diventerebbe interessante alle nostre orecchie!) e quando recita lavora, come ogni grande attore, sia con le corde vocali che con il suo corpo.

Inoltre vi esorto a seguire la serie televisiva che l’ha consacrato e reso noto: Mr. Robot. In futuro dedicherò uno spazio della mia rubrica del venerdì a questa incredibile serie e, sebbene il film Papillon, del 2017, non sia paragonabile al primo, incredibile, lungometraggio, credo che l’interpretazione di Malek non sfiguri affatto. Inoltre nel corso della sua breve carriera ha potuto anche mostrare le sue doti in pellicole decisamente più leggere, come la fortunata serie di Night at the Museum e al fianco di queste scelte, ha lavorato già con grandissimi nomi del mondo della cinematografia, come Paul Thomas Anderson in The Master, Spike Lee per Oldoboy o ancora Steven Spielberg e Tom Hanks per la miniserie The Pacific.  Insomma, che adori Rami Malek non solo per la sua interpretazione del frontman dei Queen credo che si sia capito. Sappiate che non lo ammiro solo perché mi ricorda un ragazzo che ho incontrato per meno di un minuto, l’unico giorno delle mia vita che sono stata a Los Angeles, proprio (guarda caso) davanti al famosissimo Dolby Theatre. Rami Malek è talento puro ed è per questo motivo che oggi vi ho voluto parlare di lui e dedicare questa mia rubrica al vincitore come miglior attore protagonista della novantunesima edizione degli Oscar.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Master, Paul Thomas Anderson, 2012
  • Mr. Robot, 2015 –
  • Buster’s Mal Heart, Sarah Adina Smith, 2016
  • Bohemian Rhapsody, Bryan Singer, 2018

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Buster’s Mal Heart

 

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Oscar 2019, la mattina dopo…

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Non so voi ma per me è diventata una vera abitudine: la notte degli Oscar non dormo! Sto sveglia e la guardo tutta in diretta. Potreste pensare che è stancante e che è assurdo ma per me non lo è. Per me la notte degli Oscar rappresenta un vero e proprio appuntamento ormai. Il sonno (confesso che sono una vera dormigliona) viene sostituito dall’ansia di scoprire i vincitori, la stanchezza alle 5.00 del mattino viene sostituita da commozione – ebbene si, io mi commuovo quando ascolto i ringraziamenti. Questa notte non è stata da meno e per la prima volta in vita mia, quest’anno ho visto in diretta la notte degli Oscar e dei Golden Globe (se non ci credete andate a leggere il mio post Anno nuovo, nuove proposte). Esattamente come accade per l’altra mia viscerale passione, la Formula 1 (alla quale ho dedicato il mio articolo Motori, piloti e cinema), per me il cocktail vincente è dato da divano, coperta, TV e tanta adrenalina. Ovvio che il massimo della vita sarebbe vivere la notte degli Oscar direttamente dal red carpet, con indosso un meraviglioso vestito ma per adesso mi accontento del divano e della diretta televisiva. Anche se devo dire che le infinite pubblicità sono una vera sfida alla mia pazienza.

Spero che abbiate avuto modo di seguire insieme a me la diretta della notte più stellata dell’anno. Ho commentato questi Oscar, così come ho fatto per i Golden Globe, attraverso i miei social: Twitter, Instagram e Facebook. A tal proposito vi chiedo di seguirmi, se ancora non lo state facendo. Sono attiva sulle tre piattaforme (e da poco ho anche creato il mio canale YouTube) senza essere troppo invadente. O almeno lo spero! Diciamo che cerco di essere sempre presente senza intasare di notifiche chi mi segue.

Oscar 2019 Il film che ti sei perso...

È mia consuetudine, da qualche anno a questa parte, sulla mia personale pagina Instagram, commentare e condividere quello che ritengo sia stata la donna più bella ed elegante. Mi trovate superficiale? Se è così lasciate che vi risponda: trovo giusto ogni tanto dare un po’ di spazio alla bellezza fine a se stessa. La notte degli Oscar rappresenta, da sempre, tanto il talento quanto il glamour. Non sopporto chi pensa che la bellezza o il fascino sia tutto nella vita ma quando c’è da celebrare entrambe le cose allora facciamo con piacere.

Ebbene si, il post di oggi non è destinato a commentare un singolo film, una serie TV o ancora un attore e/o attrice. Oggi dedico questo breve spazio alla celebrazione della mia passione. E forse anche della vostra se mi seguite. Lasciatemi concludere questo articolo, che riguarda la notte degli Oscar che si è appena conclusa, con un brevissimo commento conclusivo. Non scrivo molto perché questa notte i commenti non mi sono certo mancati. Ho solo voglia di condividere ancora una volta la mia gioia con voi per la vittoria di Rami Malek, che reputo meritatissima!

Adesso concludo davvero questo post e vado a dormire un paio d’ore per poi fare colazione. Una bella colazione ricca di caffè. Sarà una giornata molto lunga ma sapete che vi dico? Per me il sonno oggi vale la pena di sopportarlo. Tornerò questo mercoledì, con il consueto appuntamento dedicato a un singolo artista. A presto,

Giorgia – Il film che ti sei perso…

La serie TV che ti sei perso…

The Kominsky Method

Eccomi a un nuovo appuntamento del venerdì con  la serialità. Torno dopo la breve pausa di venerdì scorso, che ho dedicato a voi e a me stessa, essendo stato il mio centesimo post (Cento volte Grazie). Oggi vi parlo di una serie nuova, appena uscita e fresca fresca di Golden Globe. La serie in questione si intitola The Kominsky Method, o nella versione italiana Il metodo Kominsky. Questo prodotto mi ha da subito ispirata, appena ho letto la trama su Netflix ma non sono riuscita ad iniziarla prima della premiazione a Los Angeles. Dopo che ho visto (rigorosamente in diretta, i mie commenti venivano condivisi con voi sui vari social in cui sono presente – Facebook, Twitter e Instagram) che la serie è stata valutata positivamente e anche premiata, la mia curiosità è salita alle stelle e l’ho iniziata e, anche finita, nel giro di una domenica pomeriggio particolarmente fredda. Ebbene si, il prodotto lo potete vedere velocemente, essendo composta di soli otto episodi e non ne rimarrete delusi. Almeno io non lo sono stata. È interpretata magnificamente da i due protagonisti, Michael Duglas (premiato ai Golden Globe 2019) e Alan Arkin, la trama è interessante e il tutto è diretto molto bene, lasciando ampio spazio alle due star che portano avanti la trama senza la minima fatica. Le risate sono accompagnate da momenti più intensi e l’intelligente e ben curata sceneggiatura accompagna lo spettatore minuto dopo minuto.

Esco un momento dal tema della giornata per ricordarvi che tra due giorni, o meglio, nella notte tra domenica e lunedì ci saranno altre importanti premiazioni, ovvero gli Oscar. Se avrete piacere sappiate che potrete gustarvi la diretta, come per i Golden Globe, insieme a me. Commenterò, sulle piattaforme in cui sono presente, le premiazioni. Ne approfitto di questa escursione vero il mondo dei comunicati per informarvi che, esattamente come venerdì scorso, ho creato un piccolo video, che potete andare a visionare cliccando qui, in cui vi racconto qualcosa di me e vi svelo un piccolo aneddoto legato al mondo dell’animazione Disney.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Hollywood. Sandy Kominsky è un ex attore di successo che porta avanti la sua scuola di recitazione. Accanto a lui c’è Norman Newlander, il suo manager e più caro e vecchio amico. Insieme affrontano i problemi quotidiani che la vita offre loro. La mancanza di lavoro, una figlia dipendente dai farmaci, l’età che avanza…

Perché guardarla:

  • È divertente, commovente, intelligente, e ironica
  • Gli attori protagonisti sono stupendi. Due bravissimi attori che non hanno certo bisogno di presentazioni e che ancora una volta danno prova della loro bravura
  • Sono solo otto episodi della durata di nemmeno quaranta minuti l’uno

Perché non guardarla:

  • La serie è stata rinnovata per una seconda stagione. Vi toccherà aspettare un po’ quindi per poter godere della seconda parte

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/TheKominskyMethod/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/80201680/il-metodo-kominsky

Maggie Smith

Il film che ti sei perso...

Maggie Smith, vincitrice di un Tony Award, due premi Oscar, tre Golden Globe, quattro Emmy Awards, cinque Premi BAFTA e cinque Screen Actors Guild Award. I premi non sono certo tutto nella vita e chi decide di inseguire il sogno delle recitazione lo fa per l’arte, non per i premi ma certo è che Maggie Smith di premi ne ha vinti e se li è meritati tutti. Nata il 28 dicembre del 1934, questa incredibile e talentuosa donna ha vissuto anni meravigliosi al cinema, ha donato al mondo ruoli incredibili e con la sua compostezza e con il suo incredibile stile non può che essere una donna da ammirare.

Personalmente mi sono avvicinata a questa donna fin da piccola, prima ancora di vederla nel ruolo della mitica professoressa McGranitt – mi rivolgo ai fan della saga di Harry Potter: ebbene si, questa volta scrivo il nome nella versione italiana ma avendo letto i libri con la prima traduzione per me è e resterà Minerva McGrantitt. Ruolo che tra le altre cose le calza a pennello: le espressioni che fa, i movimenti e il suo modo di essere all’interno della saga la rendono perfetta nel ruolo. Forse è il personaggio che più si avvicina a come me la sono sempre immaginata leggendo i libri di Harry Potter. Dicevo prima che fin da piccola ho ammirato questa donna. Il film che me l’ha fatta scoprire è del 1993: The Secret Garden. Se siete nati attorno al 1990, come me, questo film non vi può certo essere sfuggito quando eravate piccoli e non può avervi lasciato indifferenti.

Escludendo quelli che vengono definiti, erroneamente a parer mio, film per bambini vi elenco una breve serie di film, tra i tantissimi a cui ha preso parte Maggie Smith, che secondo e non potete assolutamente perdervi: A Room with a View, Divine Secrets of the Ya-Ya Sisterhood, Keeping Mum, The Best Exotic Marigold Hotel, The Lady in the Van, e ovviamente non può mancare la mitica serie, in cui Maggie Smith interpreta un personaggio assolutamente unico, di cui vi ho già parlato: Downton Abbey. Questa serie televisiva vedrà uscire, a fine 2019, il proprio film e tra i vari interpreti che torneranno ci sarà anche la stupenda Maggie Smith nei panni della Contessa Violet Crawley.

I film a cui ha preso parte Maggie Smith sono tantissimi e abbracciano un arco temporale molto ampio, è anche una straordinaria interprete shakespiriana, tuttavia oggi ho deciso di consigliarvi pellicole recenti senza andare troppo indietro nel tempo. Sono tutti film che fanno commuovere e sorridere, che, come si dice, scaldano il cuore e che allo stesso tempo trovano il modo di far scattare una risata. La bellezza dell’arte di Maggie Smith è proprio questa: saper far commuovere il suo pubblico ma anche farlo ridere quando serve. Non tutte la attrici sono così versatili e così credibili in ogni singolo ruolo che interpretano ma Maggie Smith lo è. Ecco perché oggi ho voluto dedicare la mia rubrica del mercoledì a lei: perché rappresenta alla perfezione cosa significa saper recitare.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • A Room with a View, James Ivory, 1985
  • Divine Secrets of the Ya-Ya Sisterhood, Callie Khouri, 2002
  • Keeping Mum, Niall Johnson, 2005
  • The Lady in the Van, Nicholas Hytner, 2015
  • Downton Abbey, 2010 – 2015

Amori strappa lacrime

Come potete intuire dal titolo oggi vi vorrei suggerire alcun titoli che hanno in comune un solo unico terribile scopo: far piangere lo spettatore! Non tutti i film riescono a far emozionare allo stesso modo, per questo, come sempre, anche oggi vi citerò alcuni film che, come dire… mi fanno piangere ed emozionare, ogni volta, come se fosse la prima! Ho pensato di scegliere quattro pellicole differenti tra loro in modo da poter soddisfare (almeno lo spero) tutti i vostri gusti.

L’Amore mitico

Il primo dei quattro titoli che vi suggerisco è ispirato a uno dei più famosi racconti del Medioevo. Tristano e Isotta. Il film al quale mi riferisco è Tristan & Isolde, del 2006. Questo lungometraggio, diretto da Kevin Reynolds, è un film che, lasciatemelo dire, mi affascina ogni volta. La storia già di per se è stupenda, come solo i grandi racconti che si tramandano da secoli sanno essere, per di più la pellicola è ben diretta e interpretata. I giovani amanti e sfortunati protagonisti sono tremendamente belli e perfetti insieme. Nel caso non l’aveste visto sappiate che sono interpretati da James Franco – al suo meglio e da Sophia Myles. Vorrei ricordare anche la partecipazione del bellissimo Henry Cavill e dell’affascinante Rufus Sewell. Si lo so, il cast già da solo merita la visione. Fidatevi se vi dico che la bellezza è solo un piccolo contorno all’interno di una storia struggente e potente, ben diretta e ben interpretata. Preparate i fazzoletti.

L’Amore segreto

Brokeback Mountain di Ang Lee. Mi bastano queste 5 parole per commuovermi. Un film meraviglioso, magistralmente diretto – regista che ammiro moltissimo e che trovo sempre, in ogni suo lavoro, particolarmente attento ai sentimenti dell’animo umano, interpretato alla perfezione con una storia d’amore potente e bellissima. Le lacrime mi scorrono sempre troppo facilmente quando guardo questo film, anche per il pensiero che rivolgo sempre a Heath Ledger: meravigliosa creatura che ha toccato questo mondo con la sua arte e il suo indiscutibile talento, abbandonandolo troppo presto. A parer mio: film imperdibile.

Il film che ti sei perso...

L’Amore colto

Definisco l’amore del film Moulin Rouge! in questo modo perché, come certo sapete, visto che avete letto il mio post di qualche settimana fa dedicato proprio al film di Luhrmann, l’amore che lega i due protagonisti è frutto di un sapiente incontro tra due straordinarie opere classiche. Nel caso vi fosse sfuggito l’articolo non dovete nemmeno fare lo sforzo di andarlo a cercare. Vi basterà cliccare qui. Ovviamente avendo già parlato abbondantemente di questo film (che adoro) non indugio oltre e passo all’ultimo titolo.

L’Amore che supera il tempo

Anche in questo caso vi suggerisco un film che vi ho già nominato in un precedente articolo (Lo Straordinario nell’Ordinario). Evening, che è stato rilasciato in Italia con il titolo Un amore senza tempo, è un film che amo molto perché racconta di un amore ostacolato ma vissuto con una tale intensità da rimanere vivo nel cuore dei personaggi. Poi l’uomo che ruba il cuore della protagonista, Claire Danes, è il bellissimo Patrick Wilson. Si lo so, spesso e volentieri affermo che gli attori sono bellissimi ma che vi devo dire? Ho gli occhi per guardare e sono un’amante del bello… ma sto divagando, torniamo al film. Anche questa pellicola credo che si interessante, non solo perché mi fa commuovere ogni volta che la vedo o perché l’attore protagonista ha un bel viso. Il film è improntato su un punto di vista femminile, mostra la forza delle donne e le loro paure, porta in scena un amore che tutti vorremmo poter vivere, senza scadere nel melodramma.

Anche oggi ho cercato di suggerirvi film differenti tra loro ma con un punto in comune. Spero di avervi incuriosito almeno un po’ e che vi sia venuta voglia di commuovervi davanti a un bel film. Non fate finta di non essere interessati a questo genere di film, sappiate che piangere fa bene: è una potente valvola di sfogo. Ecco un altro punto a favore di questi film…

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Moulin Rouge!, Baz Luhrmann, 2001
  • Brokeback Mountain, Ang Lee, 2005
  • Tristan & Isolde, Kevin Reynolds, 2006
  • Evening, Lajos Koltai, 2007

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

   Sky Cinema:

Brokeback Mountain

Cento volte Grazie

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Oggi questo breve articolo lo dedico a voi e un po’ anche a me. Cento. Siamo arrivati al mio centesimo articolo. Dico siamo perché sebbene questa avventura sia partita in solitaria adesso posso dire, con gioia, che non è più una cosa solo mia. Oggi ho deciso di tirare due somme, di condividere con voi le mie idee. L’idea del blog è nata grazie al suggerimento di mio papà, lo confesso. Amo il cinema, il mondo dell’audiovisivo e delle serie TV. Lavorare all’interno di questo ambiente per me sarebbe un vero sogno. Non ho mai pensato però – e non lo credo tutt’ora, di aver qualcosa di unico e di particolare da dire. La mia parola vale quanto quella degli altri e rispetto a molti vale ancora meno. Però ho una cosa che in pochi hanno: l’amore, puro e viscerale, per questo mondo. Man mano che l’idea del blog prendeva piede, post dopo post (o articolo dopo articolo, chiamateli come volete), capivo che il mio tratto distintivo è proprio il mio cuore. Ricordo perfettamente la prima volta che sono andata al cinema, la prima volta che ho sognato di poter lavorare in questo mondo, la prima volta che ho pensato che mi sarebbe piaciuto studiare recitazione (ebbene si, questo sogno per quanto l’abbia tenuto nascosto e mai rivelato apertamente, lo conoscono tutti in realtà, quindi tanto vale dirlo anche a voi), la prima volta che ho pensato che per me era come una linfa vitale poter vedere delle storie attraverso la televisione. Questa sono io. E ne vado fiera ed orgogliosa. Molti sono più bravi di me, più preparati e più competenti, alcuni hanno l’occhio più clinico e più critico, altri sono più colti. Io sono Giorgia. Una ragazza come tante, una del mucchio con la peculiarità di respirare ossigeno, film, Formula 1 e serie TV.

Il film che ti sei perso...

È passato quasi un anno dall’inizio dell’avventura del blog. Ho iniziato per caso, credendo sempre poco in me stessa (ebbene si, questo è uno dei miei peggiori difetti) eppure adesso vedo con chiarezza che nonostante i miei infiniti difetti ho il pregio di vivere di passione. Forse il mio sogno di andare a Hollywood, conoscere i miei idoli, partecipare alla notte degli Oscar (…si lo so, punto in alto ma il mio motto, insegnatomi da mia mamma, è: “se devi sognare, allora sogna in grande!”) non si avvererà mai. Però continuerò a sperarci e a vivere amando alla follia un mondo che credo fermamente che renda questo pianeta terra più bello.

L’arte in generale secondo me – e a detta di molti eleva l’uomo. Ciò che produce una canzone, un dipinto, una statua o un film ben fatto, nell’anima di un uomo è qualcosa di difficilmente descrivibile. Eppure coloro che sanno ascoltare, che usano gli occhi per guardare, che vanno oltre e che ascoltano e guardano con il cuore, percepiscono la bellezza del mondo in un modo che, chi non sa guardare e/o ascoltare non potrà mai comprendere. Non siamo una sorta di élite speciale, siamo solo persone dall’animo sensibile, che vengono ferite troppo spesso ma che nonostante questo sanno rialzarsi perché la sensibilità non è debolezza ma una forza. Bisogna ricordarselo sempre. Una delle mie frasi preferite l’ho sentita in un film (guarda caso), in realtà è tratta da un libro. La pellicola in questione è Into the Wild e la frase recita: “la fragilità del cristallo non è una debolezza ma una raffinatezza”.

Concludo così questo mio centesimo post. Senza consigliarvi un film, una serie TV o parlandovi di un attore che adoro. Questo post è solo per voi e per me. Vi ho inoltre riservato una piccola sorpresa, nata a seguito di una sfida lanciatami da un amico: se cliccate qui potete trovare una piccola parte di me – potrete scoprire il volto (decisamente imbarazzato) che si cela dietro il blog. Ho voluto aprire il mio cure più del solito, raccontando a voi e ricordando a me stessa, che non c’è nulla di male nel vivere ascoltando il proprio cuore e la propria anima. Grazie per avermi accompagnata lungo questo percorso. Ci ritroviamo la prossima settimana con i consueti appuntamenti. A presto,

Giorgia – Il film che ti sei perso…

Samuel L. Jackson

Il film che ti sei perso...

Come si fa a non amare la recitazione di Samuel L. Jackson? Come si fa a non seguirlo con passione e curiosità? Soprattutto tra gli amanti del cinema di Quentin Tarantino, il nome di Samuel L. Jackson è sinonimo di un attore capace di esagerare senza essere una caricatura. I suoi personaggi sono spesso – mi riferisco ancora alla sua collaborazione importante con il regista statunitense di chiare origini italiane, sopra le righe. Insopportabili, pazzi, imprevedibili, arroganti, cattivi e magnetici. Se il nome di Samuel L. Jackson è associato a Tarantino, le scene che vedono un’ottima regia affiancata da una grande performance sono assicurate. Tuttavia l’attore, doppiatore e produttore americano, nato il 21 dicembre del 1948, è molto di più di una collaborazione. È un’artista capace di rendersi sempre accattivante e di conquistare il cuore del pubblico, anche quando interpreta personaggi che oltrepassano decisamente il limite della correttezza.

Un altro grande nome e regista al quale viene spesso associato il grande Samuel L. Jackson è quello di Spike Lee. Se avete voglia di andare a sbirciare un pochino la sua filmografia vi renderete conto di quanti titoli vantano la sua collaborazione. Mi risulta estremamente difficile, anche oggi, scegliere solo un paio di titoli da consigliarvi in cui è comparso questo attore. Ha partecipato a pellicole che hanno ottenuto un risultato vincente al botteghino. Anzi, per essere corretti è meglio dire che una buona parte dei film, a cui ha preso parte, sono stati dei veri campioni d’incassi. Anche questa è una dote. L’attore, o il suo manager o la sua agenzia, deve saper scegliere bene e con cura i ruoli. Si sa, all’inizio della carriera un attore deve guardare poco la sostanza e concentrarsi sulla quantità. Più visibilità uno ottiene e più possibilità ha di farsi notare. Una volta entrato nell’occhio di chi sa guardare allora l’attore può permettersi di scegliere con cura i suoi ruoli. È importante saper capire cosa chiede il pubblico, sia per restare sempre a galla che per una mera questione economica – siamo onesti: chiunque ragionerebbe così. Una volta che un attore ha una certa stabilità economica si può anche guardare attorno e scegliere pellicole più intime e magari più di nicchia ma assolutamente valide. Samuel L. Jackson nel corso della sua lunga carriera ha saputo scegliere con attenzione i suoi ruoli, capendo sia le esigenze del pubblico che intuendo quali lungometraggi sarebbero risultati vincenti al botteghino.

Torno a parlare di un argomento che mi piace affrontare e che so che conoscete anche voi: i film tratti dai fumetti della Marvel. Tutta la saga dei vendicatori perderebbe il suo senso se mancasse il personaggio di Nick Fury. Ora provate a immaginare Nick Fury con il volto di un altro attore. Impossibile. Ormai il suo volto si è radicato così tanto nel nostro immaginario che risulta difficile per noi pensare ai vendicatori senza Samuel L. Jackson. Se questo non è talento non so come chiamarlo. Si, probabilmente è anche dovuto a un buon lavoro di marketing, senza di esso Hollywood non sarebbe la fantastica macchina (macina soldi) ben funzionate che è diventata. Tuttavia, come mi piace ricordarvi, bisogna sempre tenere ben a mente che l’ingegno e l’astuzia non possono molto se non sono supportate da altro. Quindi bravo Samuel L. Jackson.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Pulp Fiction, Quetin Tarantino, 1994
  • A Time to Kill, Joel Schumacher, 1996
  • Unbreakable, M. Night Shyamalan, 2000
  • Changing Lanes, Roger Michell, 2002
  • Uno qualunque o, meglio ancora tutti, i film della Marvel Cinematic Universe

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

        Pulp Fiction                                                     Unbreakable

See Know Evil

Concludo queste recensioni, scritte in occasione della mia partecipazione al Torino Film Festival che sto condividendo con voi (Il futuro non dimentica il passato), incominciate con Can You Ever Forgive Me? con un documentario. See Know Evil è l’ultimo film che ho avuto modo di vedere e recensire al TFF.

La pellicola mostra attraverso immagini e testimonianze la breve ma intensa vita di Davide Sorrenti, fotografo italiano naturalizzato statunitense. Morto alla giovanissima età di vent’anni a causa delle droghe e di una malattia che lo ha accompagnato per tutta la sua breve vita, Sorrenti nel poco tempo che gli ha donato il mondo, ha avuto modo di lasciare la propria impronta. La sua voglia di vivere, di raccontare e di raccontarsi, di osservare l’universo con una malinconica e personale visione della vita, gli hanno permesso di creare delle fotografie riconoscibili e riconosciute. Ancora oggi la sua storia affascina e cattura l’attenzione.

Davide Sorrenti era un vero artista. Un visionario, un ragazzo capace di trasmettere attraverso la sua sensibilità (dovuta purtroppo alla sua malattia che lo costringeva quotidianamente a confrontarsi con la mortalità) la propria anima. Le fotografie che scattava hanno raccontato non solo la moda e la New York più fervente e scintillante ma hanno anche sancito un modo di vedere il mondo patinato delle passerelle e delle riviste di alta moda. See Know Evil non pretende di affermare che il giovane artista aveva il diritto, attraverso la sua fragile e breve vita, di abusare delle droghe ma mostra come l’esigenza di trasmettere qualcosa attraverso l’arte della fotografia fosse così radicata in Davide Sorrenti.

See Know Evil_

Il giovane regista del film, Charles Curran, vuole mostrare al pubblico come l’arte sa parlare attraverso alcune anime. Tutti sono in grado da fare una fotografia ma in pochi riescono attraverso l’obiettivo a trasmettere una propria visione, un sentimento e una voglia di comunicare così radicata e profonda. Forse è stata proprio la consapevolezza che il suo tempo su questo pianeta terra era limitato che il giovane Davide Sorrenti si è spinto sempre al limite (nel bene e nel male). Questa sua esigenza lo ha invogliato a raccontare e raccontarsi.
Il documentario parla di un periodo che ha fatto storia. Trascinata dalle note di Kurt Cobain la New York dei primi anni Novanta viveva il cosiddetto momento dell’ “Heroin Chic”. Questo (probabilmente troppo) osannato momento storico è terminato proprio con la morte di Davide Sorrenti. In See Know Evil c’è una scena in cui il giovanissimo protagonista del documentario sottolinea il potere dei media. Potere che ormai non solo è consolidato ma è anche ampiamente riconosciuto. Sorrenti, già da giovanissimo capiva quanto le persone dipendessero da ciò sentivano e che veniva detto attraverso i media. Il mondo procede attraverso ciò che ritiene sia bello, sia esso giusto o sbagliato, sia esso vero o falso poco importa. Se è bello e se viene annunciato attraverso i media allora deve per forza essere seguito. Non importa il prezzo. Davide Sorrenti sapeva bene quale fosse il prezzo e capiva quanto era necessario trasmettere qualcosa che fosse considerato una sua eredità. Il documentario vuole essere non solo un tributo, un racconto ma anche una specie di retaggio del giovane. Le immagini del film mostrano, come una cornice, le fotografie scattate da Sorrenti. Le voci dei testimoni, parenti e amici, fungono da dettaglio, da contorno, in un quadro più ampio che è la vita, breve ma intensa, incredibile e unica, del giovane Davide Sorrenti.

Whiplash

Oggi vi consiglio un bel film. Un gran bel film. Il primo che, quando l’ho visto al cinema, alla fine della visione mi ha fatto venire voglia di alzarmi in piedi ed applaudire. Ho già detto tutto. Whiplash è stata una scoperta, una rivelazione. Ricordo che al cinema sono andata senza troppe aspettative e ne sono uscita entusiasta! Il film è una vera piccola perla a parer mio. Regia, fotografia, interpreti, sceneggiatura e colonna sonora. Tutti elementi che collaborano alla perfezione per creare un vero gioiellino del cinema. Uscito nelle sale nel 2014, questo film ha portato fortuna (più che meritata) al giovanissimo regista Damien Chazelle, che dopo questo lungometraggio ha potuto girare i seguenti film: La La Land nel 2016 e First Man due anni dopo. Come accaduto per il musical, in cui i protagonisti erano Ryan Gosling ed Emma Stone, anche per Whiplash il regista ha curato la regia e la sceneggiatura. Si evince che Chazelle è un appassionato di audiovisivo e di musica. Solo un amante del sonoro può creare un film in cui c’è un perfetto equilibrio tra il senso della vista e quello dell’udito.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Andrew è uno studente del conservatorio Shaffer di Manhattan. Il suo sogno è di diventare uno dei batteristi jazz più bravi di sempre. Grazie al suo talento riesce a entrare nel corso del professore Fletcher, famoso per la sua bravura ma soprattutto per i suoi metodi a dir poco rigidi e spietati. Il sogno di Andrew sembra quindi diventare un incubo. Talento, passione e dedizione, sacrificio e forza di volontà. Basteranno ad Andrew per superare il corso di Fletcher?

Perché guardarlo:

  • Se amate la musica, allora dovete vederlo. Whiplash è un film che la racconta intelligentemente, lasciandole il giusto spazio all’interno della narrazione
  • La recitazione è ottima
  • Regia curata e sceneggiatura incalzante

Perché non guardarlo:

  • L’unico motivo che vi potrebbe spingere a non guardare questo film è se proprio non sopportate la musica jazz

La disparition des lucioles

Il terzo lungometraggio diretto da Sébastien Pilote è La disparition des lucioles. Il film è ambientato in una piccola provincia canadese dove non accade mai assolutamente nulla e racconta di Léo, una teenager piena di vita e vitalità, in netto contrasto con il luogo in cui è cresciuta. Il mondo che si porta dentro Léo è fatto di contraddizioni: vuole tutto ma si annoia subito, è intelligente ma sembra che quasi le dia fastidio, non comprende e non tollera praticamente nessuno e il sentimento di astio che prova è quasi sempre ricambiato. La protagonista, interpretata Karelle Tremblay è una ragazza difficile, complicata, complessa e non sempre amabile. È facile capire il senso di noia costante che prova ed è facilmente comprensibile perché spesso si senta un’estranea. Tuttavia non è altrettanto semplice comprendere perché il fastidio che prova nei confronti del mondo e delle persone la debbano trasformare in alcune occasioni in una maleducata. Stare dietro a ogni passo che fa Léo è difficile ma è comunque semplice seguire il film e rimanere affascinati da come l’immutabilità di un luogo influenzi le persone che vivono al suo interno.

La disparition des lucioles, il cui titolo inglese è The fireflies are gone, mostra la noia e il tedio che si pone in netta contrapposizione con la voglia di evadere e di vivere che ha la giovane protagonista. Se non è molto facile amare ed empatizzare sempre con Léo è impossibile non provare simpatia per il silenzioso Steve. Insegnate di chitarra, figlio devoto e bravo ragazzo. Ciò che Steve non dice lo dimostra attraverso la sua presenza e gentilezza. La ragazza, così difficile e scontrosa non può che avvicinarsi all’unica persona che sembra essere perfettamente integrato con la silenziosa e noiosa cittadina e al contempo esserne assolutamente indifferente.

 

Il film è silenzioso come la cittadina e veloce e irruento come Léo. A tratti procede mostrando con le immagini la storia mentre in altri momenti sono le parole della protagonista a raccontare. Il continuo alternarsi di noia, apatia e silenzio con l’energia (di una chitarra per esempio), l’empatia, e i veloci discorsi della ragazza creano un film godibile. La dolcezza dei sentimenti viene trasmessa tanto dalle parole quanto dai silenzi. I volti impassibili delle persone, quello di Steve in primis, sono sempre in netta contrapposizione con quello energico di Léo.

In La disparition des lucioles si assiste alla voglia di cambiare, al mondo che pare non trasformarsi mai e che al contempo, negli spazi più piccoli nasconde i tesori più preziosi. In questa pellicola vediamo il mondo con gli occhi di un personaggio che capiamo, comprendiamo ma con il quale non condividiamo tutto. Apprezziamo la sua voglia di vivere ma non possiamo comprendere fino in fondo ciò che l’anima di Léo nasconde. In questo film i personaggi, i volti, i silenzi e le cose non dette concorrono a creare un piccolo spaccato di vita e come tale ci mostra solo una parte di una realtà più complessa e certamente più rumorosa.