Viola Davis

Il film che ti sei perso...

Ritengo che Viola Davis sia una straordinaria attrice, una donna magnetica e carismatica. La sua carriera è costellata di premi e candidature e oggi ho deciso di raccontarvi questa straordinaria artista attraverso questi. La prima interpretazione per la quale viene candidata all’ambita statuetta degli Oscar (e non solo) è quella di Mrs. Miller nel film Doubt, intitolato in italiano Il dubbio. Questa pellicola, diretta da John Patrick Shanley, la vede accanto ad attori straordinari, quali Meryl Streep, Amy Adams e il compianto Philip Seymour Hoffman. Il film affronta un tema delicato e difficile ma questo permette agli interpreti di donare alcune delle loro migliori performance. Tra i numerosi premi a cui viene candidato (5 Oscar e 5 Golden Globe, solo per citarne alcuni) c’è anche la magnifica e potente interpretazione di Viola Davis nella categoria miglior attrice non protagonista.

Passano solo tre anni e Viola Davis viene nuovamente candidata a numerosissimi premi, tra i quali  l’Oscar, il BAFTA e il Golden Globe per la sua interpretazione, sempre come attrice non protagonista, nella squisita e memorabile pellicola, tratta dall’omonimo libro di Kathryn Stockett, The Help. Film dalle mille sfaccettature: toccante, intelligente, drammatico ma anche divertente, esattamente come il personaggio di Aibileen Clark, portata in vita sullo schermo da Viola Davis. L’ambito premio viene vinto dalla collega Octavia Spencer ma è comunque una vittoria per il film The Help che, a livello mondiale, non solo viene candidato e vince numerosi premi ma riesce a riscuotere un notevole successo sia di critica che di incassi.

Nel 2014, ovvero due anni dopo la sua seconda interpretazione candidata a premi di tutto il mondo, Viola Davis diventa Annalise Keating, nella serie di successo, alla quale dedicherò uno spazio nel mio appuntamento del venerdì, arrivata ormai alla sua quarta stagione, How To Get Away With Murder. Questo prodotto televisivo, ideato da Peter Nowalk, ruota, vive, conosce la sua vera forza grazie al personaggio unico e magnetico che è l’avvocato Annalise Keating. Viola è Annalise e Annalise è Viola. La forza carismatica, tipica delle interpretazioni dell’attrice in questo personaggio prendono vita e attraverso il corso delle puntate e delle stagioni, il ritratto di una donna forte, decisa, caparbia, ferita più volte dalla vita ma sempre in grado di rialzarsi, è reso indimenticabile da Viola Davis. Non è un caso quindi che questa incredibile attrice venga ripetutamente premiata e candidata per il contributo unico che dona al personaggio di Annalise Keating.

I premi, si sa, non sono tutto nella vita e Viola Davis non sarebbe meno brava o meno carismatica se non avesse mai vinto un solo premio, eppure nel mondo così difficile ed esclusivo che è Hollywood il miraggio del premio Oscar è sempre in agguato. Questo premio non solo sembra coronare un’intera vita dedicata alla propria passione e arte ma conferisce a chi lo riceve una sorta di aura mitica. Che gli Oscar non siano sempre stati vinti da persone meritevoli è più che certo, così com’è ovvio che nella storia di questa premiazione ci siano state tante sconfitte immeritate. Appurato questo, certo è che nel 2017 Viola Davis si porta a casa la vittoria e conquista l’Oscar, più che meritatamente, come miglior attrice non protagonista nel film Fences, diretto e interpretato da Denzel Washington. Oggi ho voluto dedicare questo spazio a una donna unica, forte, capace di donare ogni volta qualcosa di unico e personale alle sue interpretazioni, in grado di emozionare ed emozionarsi.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Doubt, John Patrick Shanley, 2008
  • The Help, Tate Taylor, 2011
  • Fences, Denzel Washington, 2016
  • How To Get Away With Murder, 2014 –

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

How To Get Away With Murder

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Papillon

Eccoci qui, al quarto appuntamento con il mio nuovo, se così si può ancora definire, modo di raccontare il cinema. Ovvero una pellicola per volta. La scorsa settimana l’appuntamento è saltato a causa della notte degli Oscar (Oscar 2019, la mattina dopo…) ma oggi torno presentandovi un film che decisamente non è nuovo. Ma lo sapete, il mio blog si chiama Il film che ti sei perso… e attraverso le mie rubriche, mi fa piacere consigliarvi tanto film e serie televisive da poco uscite quanto prodotti di qualche anno fa. Oggi vi suggerisco di recuperare un film uscito nel 1973. La pellicola in questione è Papillon. Fidatevi, se amate il cinema e non l’avete mai visto dovete recuperarlo. Questo film mi ha tenuta con il fiato sospeso come pochi altri. L’ansia e l’agitazione che mi hanno accompagnata per tutta la durata della visione me le ricordo ancora oggi. Tra gli innumerevoli film che trattano di prigionie ingiuste, fughe tentate e situazioni al limite del possibile, Papillon è forse quello che ho preferito. Ho anche visto il remake, del 2017, che annovera tra i suoi protagonisti Charlie Hunnam e lo splendido Rami Malek, nel ruolo che fu di Dustin Hoffamn. Ormai credo che sia di pubblico dominio il fatto che ammiro Rami Malek e che potrebbe leggere ad alta voce uno scontrino e io lo ascolterei comunque con passione. Oggi comunque vi suggerisco l’originale, il primo Papillon. Quello che, se visto nel 2019, riesce ancora a far trapelare il suo fascino. Il film in cui i protagonisti hanno i volti di Steve McQueen e Dustin Hoffman.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Papillon, così soprannominato per via del suo tatuaggio a forma di farfalla, viene ingiustamente accusato di omicidio. Viene mandato nell’Isola del Diavolo, nella Guyana francese. Deciso a evadere, anche grazie all’aiuto economico del falsario Luis Dega, Papillon si scontrerà con anni di isolamento e con un sistema carcerario ritenuto uno dei peggiori al mondo…

Perché guardarlo:

  • Avete presente quando dicono: “è un classico, non te lo puoi perdere!”? Ecco.
  • Fidatevi se vi dico che per i 148 minuti della pellicola sarete un fascio di nervi e ansia
  • Incredibilmente è tratto da una storia vera

Perché non guardarlo:

  • Se non vi piace soffrire insieme al protagonista, se non amate vedere la violenza e la crudeltà che può fare l’essere umano allora lasciate perdere

La serie TV che ti sei perso…

Lucifer

Ho deciso di concludere la settimana degli Oscar con una serie televisiva che abbassa decisamente il livello ma che non intacca l’umore: Lucifer. Questa serie diabolica è divertente, intelligente e capace di non prendersi troppo sul serio. L’idea di creare una serie il cui protagonista indiscusso è niente meno che il diavolo in persona può reggere solo se è leggera e ironica. Se fosse un prodotto serio risulterebbe inguardabile e/o decisamente troppo oscuro. Lucifer è una delle innumerevoli serie che seguo (perdonate il gioco di parole) tratta da un fumetto. Purtroppo questo prodotto televisivo, soprattutto all’inizio, risente di molte lacune. Sono presenti errori, facilmente individuabili, tuttavia se si decide di guardare questa serie chiudendo un occhio le risate non mancheranno. Per seguire Lucifer bisogna avere l’ironia di capire che è una serie televisiva e che non c’è nulla di terribilmente satanico dietro a questo show. Il protagonista, tra una battuta e l’altra, non perde mai occasione di ricordare a chi lo circonda – e di conseguenza allo spettatore – che chi compie il male usa troppo spesso la scusa del demonio. La verità, celata tra una battuta di spirito e l’irresistibile aplomb del diavolo con accento britannico, è che le persone si devono prendere le proprie responsabilità. Chi compie del male lo fa perché vuole farlo e di conseguenza è pienamente cosciente di ciò che sta facendo. Credo che questa caratteristica della serie sia molto interessante. Non solo Lucifer riesce a far simpatizzare in maniera incredibilmente divertente per il diavolo ma in un modo leggero e costante trasmette un messaggio chiaro e semplice: basta scaricare sugli altri le proprie responsabilità.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Il diavolo è annoiato del suo ruolo di signore degli Inferi. Decide così di vivere sulla terra e si trasferisce a Los Angeles. Qui apre un locale e insieme alla sua fedele demone Mazikeen gestisce l’attività, tra alcool, sesso e droga. Cinque anni dopo, tra un favore e un patto, assiste all’omicidio di una ragazza. Interrogato come testimone del fatto, il diavolo, che si fa chiamare Lucifer Morningstar, inizia a collaborare insieme all’affascinante detective Chloe Decker, la quale misteriosamente sembra essere l’unica persona del pianeta terra capace di rimanere immune al suo potere e fascino diabolico…

Perché guardarla:

  • Perché è ironica, intelligente e divertente e man mano che la trama procede diventa sempre più carina e gli errori, decimante più evidenti all’inizio, incominciano a sparire
  • Il soggetto è diverso e l’improbabile protagonista è assolutamente unico. Riesce a portare lo spettatore a tifare per lui dal primo minuto
  • Se avete voglia di ridere e seguire un prodotto che distrae senza troppe pretese allora Lucifer fa al caso vostro
  • La colonna sonora. Diabolicamente irresistibile

Perché non guardarla:

  • La serie è ancora in produzione. Quindi dovete recuperare, ad oggi, 67 episodi
  • Se siete avvezzi a seguire serie che curano tanto la trama quanto la fotografia, che prestano attenzione a ogni singolo dettaglio allora non seguitela. Lucifer è una serie imperfetta ma per quanto mi riguarda ripeto che le imperfezioni sono compensate da altro

Pagina ufficiale: https://www.warnerbros.com/tv/lucifer

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/LuciferNetflix/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/80057918/lucifer