Seven Years in Tibet

Eccomi di nuovo qui. Pronta a consigliarvi un film, ad analizzarlo senza perdermi troppo in dettagli che rischierebbero di annoiarvi o di (eventualmente) spoilerarvi troppo il lungometraggio. Dopo avervi raccontato, negli ultimi due appuntamenti, delle favole cinematografiche – La leggenda del pianista sull’oceano e La tigre e il dragone, oggi vi suggerisco un titolo che racconta di fatti realmente accaduti. La storia di oggi è reale e tanto incredibile da sembrare pura finzione. Come sempre, lo sapete, sono amante del bello e mi piace raccontare attraverso parole di elogio e di ammirazione il cinema. Non mi piace molto criticare per cui ogni volta, prima di decidere di cosa parlarvi, mi fermo a pensare “quale film mi lascia quel senso di vuoto quando finisce? Quale pellicola consiglierei questa volta a chi cerca qualcosa di unico?” Oggi la mia risposta è: Seven Years in Tibet, o come viene chiamato in italiano Sette anni in Tibet.

Cosa dire brevemente di questo film per convincervi in poche semplici righe a convincervi a guardarlo? Trama: come dicevo prima, talmente bella da sembrare finta, una storia epica. Cast: superbo – lasciatemelo dire: Brad Pitt in questo film è talmente bello da togliere il fiato, personalmente lo trovo sempre bellissimo ma in questa pellicola secondo me raggiunge una  bellezza come in pochi altri film! Al suo fianco c’è il meno bello ma incredibile e sempre meraviglioso David Thewlis, ovvero per chi non lo sapesse il Professor Lupin della saga di Harry Potter! Fotografia: perfetta, i luoghi che fanno da sfondo alla storia sono talmente belli e imponenti da rendere il film, in alcuni momenti, in quadro in movimento. Regia: ineccepibile.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

1939. Il giovane membro del partito Nazionalsocialista Tedesco dei Lavoratori, Heinrich Harrer parte per una missione: scalare il Nanga Parbat, la nona vetta più alta del mondo sulla catena montuosa dell’Himalaya. Insieme a lui ci sono altri scalatori professionisti, tra questi c’è Peter Aufschnaiter. A seguito di una valanga il gruppo di scalatori è costretto a scendere. Una volta tornati indietro vengono arrestati: l’Europa è entrata in guerra nel frattempo e loro quindi sono nemici dello stato Britannico. Il gruppo di scalatori tenta così la fuga. Heinrich e Peter, separatisi dal gruppo, arrivano in un territorio tanto mitico quanto inesplorato: il Tibet.

Perché guardarlo:

  • La storia è interessante. Allo sforzo umano della ricerca di superare i propri limiti si affianca la riflessione sull’importanza delle piccole cose quotidiane
  • Trama, cast, fotografia. Tutto concorre a creare un film di alta qualità
  • Se amate scoprire lungometraggi che mostrano storie realmente accadute allora non potete perdervelo

Perché non guardarlo:

  • Come sempre, quando ammiro tanto un prodotto mi risulta difficile trovare dei difetti talmente grandi che vi possano spingere a non guardarlo. L’unico elemento che potrebbe distogliervi dalla visione è se non amate i film, chiaramente un po’ romanzati, che mostrano delle biografie
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