Spider in the Web

Ben Kingsley è il protagonista del film Spider in the Web, che è stato presentato al Torino Film Festival all’interno della sezione Festa Mobile. Questa pellicola, che appartiene al genere dello spionaggio, vede accanto a questo sempre bravo e convincente attore la nostra bellissima Monica Bellucci. Ancora una vota l’attrice italiana si presenta come una femme fatale, ancora una volta la sua travolgente bellezza non riesce a colmare le lacune che paiono evidenti in quanto a recitazione, soprattutto se affiancata da Ben Kingsley. L’altro volto, all’interno di questo lungometraggio che supporta l’attore britannico, classe 1943, è quello di Itay Tiran. Il giovane riesce invece nell’intento di fare da spalla al vero protagonista di questa storia.

Dove conduce il personaggio protagonista della storia, diretta da Eran Rikils? All’interno di un viaggio che, a cavallo tra il thriller e il genere dello spionaggio, tra spie e agenti del Mossad, tra il Belgio e l’Olanda, porta lo spettatore a dubitare di tutto e tutti. Nulla di nuovo dunque poiché all’interno di queste pellicole il sospetto è d’obbligo. Ciò che colpisce davvero lo spettatore è l’uomo, il singolo personaggio che accompagna il pubblico in sala attraverso un percorso fatto più di ricordi e di malinconia. Il passato torna prepotentemente e lo si vede bene sul volto di un uomo stanco. Stanco di un gioco che porta avanti da quarant’anni, stanco di fingere e soprattutto stanco di dover sempre dimostrare qualcosa per poter andare avanti all’interno di un mondo che non fa prigionieri. Sono numerosi i ragni all’interno della grande tela del mondo dello spionaggio ma il più interessante di tutti è certamente il protagonista, interpretato da un ottimo Ben Kingsley. A differenza di molti altri film che appartengono a questo genere e che regalano ambio spazio alle nuove generazioni, questo è un lungometraggio che predilige dare lustro alle vecchie guardie. Forse il vero protagonista di Spider in the Web è il passato, che si presenta nelle sembianze di un volto segnato dal tempo e nel giovane Daniel (Itay Tiran) che sembra essere l’ombra del suo defunto padre. Sebbene il tempo stringa e le informazioni necessarie per scoprire la vendita di armi chimiche a una dittatura mediorientale premano, il film si chiude in se stesso. I serrati tempi dei thriller qui si dilatano dando ampio spazio al passato e ai ricordi. Le conversazioni passate, le amicizie svanite, i tempi che furono sono più importanti del futuro. Ciò che deve avvenire è già successo, molte altre volte. Quindi per il protagonista l’elemento fondamentale, diventa lo stesso del regista, ovvero il passato. Ciò che è stato e che continua a ripersi.

A questo punto sorge un dubbio: è più importante ricordare il passato, coltivare ciò che è stato o procedere verso un futuro che pare essere già stato scritto tanto tempo fa? Non ci è dato saperlo. Eran Riklis conduce lo spettatore all’interno di una pellicola che porta tre volti e tre figure già viste. La donna bellissima e irresistibile, l’uomo stanco e il giovane, ancora troppo inesperto per comprendere appieno ciò che è stato. Spider in the Web è un film interessante, soprattutto per quanto riguarda il suo rapporto con il tempo e il passato. Più che le (scarse) scene d’azione sono illuminanti i dialoghi, la ricerca di un padre defunto, di un caro amico che ormai se n’è andato, di un passato appunto che per quanto si cerchi di riscrivere non potrà tornare. La verità che dev’essere cercata e svelata sembra essere messa un po’ troppo da parte per dare maggior risalto a una storia che non ci è dato di conoscere ma che viene costantemente nominata e che aleggia come un’ombra su personaggi e sulla trama stessa del film.

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