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Jake Gyllenhaal

Il film che ti sei perso...

Questo articolo lo dedico a un mio fan, no scherzo. Non faccio certo finta di avere un fan club o altro. Però è vero che questo post è per una persona che ha iniziato a seguirmi per caso e che nel tempo si è appassionata al mio lavoro e che adesso mi segue nei vari social in cui sono presente (vi ricordo che mi trovate su Instagram, Facebook, Twitter e YouTube) con interesse e passione. Siccome questa cosa mi riempie di gioia e mi fa credere che la mia passione sia anche un po’ la vostra, oggi dedico questo breve articolo al suo attore preferito: Jake Gyllenhaal.

Questo attore ha partecipato a numerosissimi film interessanti. Che sia un ragazzo talentuoso è indubbio. Quindi oggi quali film, attraverso un breve post, vi posso suggerire affinché anche voi possiate avvicinarvi alla sua brillante e interessante carriera? Il primo memorabile film in cui compare un giovanissimo, ma proprio giovane!, Jake Gyllenhall è la spassosa commedia City Slickers, il cui titolo italiano è Scappo dalla città – La vita, l’amore e le vacche. Onestamente questo film non merita di essere visto per la grande performance di questo attore di origini svedesi, anche perché è una piccola collaborazione la sua, ma ve lo consiglio nel caso foste amanti della commedia divertente e non volgare. Insomma, un film diametralmente opposto a quelli che vi ho consigliato questo lunedì nel mio articolo Un Diavolo di Film.

Tra i numerosi film a cui ha partecipato Jake Gyllenhaal non posso non menzionarvi nuovamente lo struggente e potente Brokeback Mountain di Ang Lee, che vi ho suggerito nel mio post Amori strappa lacrime. Per non fare un articolo lunghissimo, visto i numerosi progetti interessanti a cui ha preso parte l’attore americano, ho deciso di elencarvi qui di seguito alcuni titoli che personalmente reputo interessanti tanto per la trama e la regia quanto per la sua interpretazione: il drammatico ma non scontato Moonlight Mile, il cult Donnie Darko, l’incredibile Zodiac, Brothers, l’oscuro e misterioso Nocturnal Animals, l’intenso e serrato thriller Prisoners, Southpaw, Nightcrawler, Everest e Stronger, uno dei suoi ultimi lavori che è tratto da una storia vera. Il film narra le vicende che accadono a un ragazzo che ha perso le gambe a seguito della bomba esplosa alla maratona di Boston il 15 aprile 2013.

Tra i titoli che vi ho appena elencato ho deciso di condividere il trailer di Southpaw perché onestamente l’ho scoperto per caso questo film. Essendo un amante dei film sulla boxe – ho anche scritto un articolo al riguardo (Sul ring come nella vita) quando ho letto la breve sinossi mi sono decisa a guardarlo. È stata una piccola bella sorpresa. Il film è ben interpretato e accanto a Jake Gyllenhaal, come avrete visto dal trailer, figurano altri importanti nomi, quali quello della bellissima Rachel McAdams e del sempre impeccabile Forest Whitaker. Inoltre un dettaglio non trascurabile, soprattutto per chi apprezza il genere maschile,  è il possente fisico che ha l’attore in questa pellicola. Grazie anche al suo cambiamento fisico e alla sua recitazione anche in questo lungometraggio risulta perfettamente credibile.

Anche per Jake Gyllenhaal, come ho già affermato per altri artisti, mi sento di dire che è un attore poliedrico, in grado non solo di cambiare aspetto ma di saper sostenere e rendere credibili i ruoli che di volta in volta interpreta. Con lui è sempre un vero piacere assistere alla sua recitazione e alle sua performance.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Donnie Darko, Richard Kelly, 2001
  • Moonlight Mile, Brad Silberling, 2002
  • Southpaw, Antoine Fuqua, 2015
  • Stronger, David Gordon Green, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                                           Netflix:

          Donnie Darko                                                         Southpaw

 

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Un Diavolo di Film

Basta film edulcorati, basta titoli che raccontano di favole. Oggi vi voglio suggerire un paio di lungometraggi che hanno un solo unico, terribile filo conduttore: il male. Ammettiamolo, il fascino del male, soprattutto davanti alla macchina da presa, funziona sempre molto bene. Se poi ad interpretare il male assoluto c’è il volto di un attore bravo allora il gioco è fatto. Il film diventa tanto terrificante quanto imperdibile. Ciò che ci fa paura ci attrae e nello stesso tempo proviamo uno strano senso di terrore misto a fascino. I film che riescono a trattare temi così e contemporaneamente rimanere diabolicamente attraenti sono davvero pochi. Tra i titoli che ho scelto di suggerirvi oggi c’è uno dei miei film preferiti, di cui vi ho già anche parlato nel mio articolo Tre monologhi maschili Imperdibili, ovvero: The Devil’s Advocate. In questo caso il male ha il volto del perfetto Al Pacino, che in questa pellicola si trasforma per diventare affascinante e letale. Nel caso non lo sapeste Al Pacino, al quale ho anche già dedicato un post (per andare a leggerlo vi basta cliccare qui), è il mio attore preferito. Quindi si, attore preferito in uno dei miei film preferiti. Sono un po’ di parte? Può essere ma lo sapete mi piace parlare di ciò che amo, tanto nel mio blog quanto nei miei video che posto su YouTube. Ne approfitto per ricordarvi che da poco più di un mese pubblico un video a settimana, precisamente il giovedì, in cui racconto qualche breve aneddoto sul mondo del cinema, delle serie TV e degli attori. Come si chiama il canale? Ovviamente Il film che ti sei perso! Sappiate che nei video non ripeto cose che ho già scritto nel blog per cui se volete scoprire qualcosa in più, vi consiglio di provare a dare uno sguardo ai miei brevi video. Per accedere al mio canale vi basterà cliccare qui.

Torniamo a noi adesso e torniamo a parlare di film terrificanti e magnetici. C’è un altro titolo che vi ho suggerito in un mio post precedente, intitolato Emozionandosi sulle note di un Violino, in cui c’è una presenza, non del tutto identificata, assolutamente ambigua, affascinante e inquietante. Il film in questione è, guarda caso, The Devil’s Violinist, con il meraviglioso David Garrett, uno dei migliori violinisti al mondo, che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo per ben tre volte! Il film oltre ad avere una colonna sonora magnifica, dona un senso di immersione completa all’interno della musica grazie soprattutto a David Garrett e allo stesso tempo crea una storia che si colloca perfettamente a cavallo tra una leggenda e una storia vera. Inquietante e magnetica appunto.

Un altro film impossibile da non amare secondo me è The Imaginarium of Doctor Parnassus il cui titolo italiano è Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo di Terry Gilliam del 2005. Questo film rappresenta anche l’ultima opera incompiuta dello splendido artista che era Heath Ledger ma oltre alla tristezza e malinconia che mi assale quando penso a questo titolo, riconosco uno splendido lavoro in cui c’è appunto il diavolo. Questa figura è terrificante si, ma allo stesso tempo è quel tipo di male e terrore sottile, che spaventa per via di un patto, che sa aspettare anni, anni e ancora decenni per il suo scopo. In questo caso poi trovo che la pellicola sia bella e meriti di essere vista per svariati motivi: per il ricordo di Heath Ledger, per la regia, per la storia in se stessa. Qui il diavolo non è rappresentato come una creatura forte, potente attraverso una determinata fisicità, no, qui la figura malefica è assolutamente spaventosa in quanto eterna e sempre presente. Ecco perché inserisco questo titolo all’interno dell’articolo di oggi. L’idea che la malvagità possa aspettare ciò che gli è stato promesso e che sia sempre in agguanto, come una presenza costante e silenziosa… beh se non è agghiacciante questo non so cosa lo sia.

L’ultimo titolo che vi consiglio è anche il più terrificante: Angel Heart. Questo film non è certo consigliato per chi non ama essere spaventato quando guarda un lungometraggio. La pellicola è meravigliosa perché riesce perfettamente a intimorire e al contempo impedire al proprio spettatore di abbandonare la visione. Si deve, assolutamente, andare avanti, procedere con la visione. Non importa in quale oscure acque navigheremo insieme al protagonista, interpretato da Mickey Rourke, dobbiamo andare fino in fondo. Non so dirvi se questo film mi sia rimasto così impresso dal momento che l’ho visto alcuni anni fa, da sola, in casa, alla sera. Certamente il buio della sera e la solitudine mi hanno aiutata a creare questo senso di terrore ma, come vi dicevo, allo stesso tempo ne ero totalmente affascinata. Per gli amanti del genere Angel Heart è un film cult imperdibile. Non posso che concordare con loro.

Spero anche oggi di avervi suggerito qualche titolo che magari, per un motivo o per l’altro, vi siete persi… e che vi sia venuta voglia di recuperarli e di gustarveli. Magari, se siete temerari, perché no: al buio, di sera, quando siete da soli in casa.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Angel Heart, Alan Parker, 1987
  • The Devil’s Advocate, Taylor Hackford, 1997
  • The Imaginarium of Doctor Parnassus, Terry Gilliam, 2009
  • The Devil’s Violinist, Bernard Rose, 2013

La serie TV che ti sei perso…

Grace and Frankie

Dopo avervi parlato la settimana scorsa di una serie documentario sul serial killer Ted Bundy questa settimana torno su toni più leggeri e forse più fruibili, anche se lo confesso – tra i due prodotti, sebbene siano praticamente impossibili da paragonare, preferisco quello che vi ho suggerito la settimana scorsa. Ma questo è solo il mio gusto personale e se questo venerdì ho deciso di parlarvi di Grace and Frankie è perché, lo sapete, mi è piaciuto. Questa serie televisiva mi ha portata a una conclusione: nella prossima vita sogno di rinascere Jane Fonda. Ok che questa donna si è curata tutta la vita ma tutto lo sport del mondo e tutti gli sforzi non possono comunque creare altre Jane Fonda: bellissima, super in gamba, elegante… una vera Donna, di quelle che “ormai non ce ne sono più”. Ammirazione personale a parte, se volete capire come funziona questa serie, tra tutte quelle che vi ho suggerito, mi viene da accostarla a The Kominsky Method. Non sto dicendo, badate bene, che sono simili o altro ma certo è che Grace and Frankie può essere accostato con più facilità a questa serie piuttosto che a quella che parla di Ted Bundy! Questa commedia è interpretata magnificamente dal superbo cast, è divertente, assolutamente ironica, fresca e perfetta da guardare mentre si sta facendo altro. Tiene compagnia senza catturare troppo l’attenzione dello spettatore e permette di prendersi una pausa, decisamente divertente, dalla propria vita.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Grace and Frankie sono due donne, che hanno superato la settantina, diversissime tra di loro. Si sopportano solo perché i rispettivi mariti sono soci in affari da oltre vent’anni. I due uomini, durante un pranzo, annunciano alle rispettive compagne che intendono separarsi da loro perché in realtà sono amanti. Le due donne sconvolte si ritrovano a doversi reinventare e a rimettersi in gioco, insieme…

Perché guardarla:

  • Divertente, ironica e spassosa.
  • Grace e Frankie sono due favolose donne e dietro di loro ci sono due splendide attrici ma attenzione: i mariti sono forse, in alcune puntate, ancora più incredibili
  • Lo ribadisco: il cast degli ultra settantenni – imbattibili!
  • Le puntate durano non urano più di 30 minuti

Perché non guardarla:

  • Sono 5 stagioni per un totale di 65 episodi e siamo in attesa della sesta
  • Alcune puntate risultano più forzate di altre e meno divertenti

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/GraceandFrankie/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/80017537/grace-and-frankie

Julia Roberts

Il film che ti sei perso...

Il sorriso più famoso e contagioso di Hollywood ha il volto di Julia Roberts. Attrice camaleontica, famosa per le sue pellicole leggere e romantiche, memorabile nelle sue prove come interprete drammatica e immensa nella sua capacità, nel corso della sua lunga carriera, di saper scegliere ruoli che l’hanno consacrata in quell’Olimpo sfavillante che è Hollywood. I film che Julia Roberts ha interpretato sono numerosi e oggi ho deciso di consigliarvi alcune pellicole che hanno segnato tanto la sua carriera quanto hanno sancito il ritmo della nostra vita. Escludendo i titoli super scontati, come quello della moderna Cenerentola, alias Vivian Ward, di Pretty Woman, o Steel Magnolias (ovvero Fiori d’accaio) o ancora Mystic Pizza, il primo titolo che vi voglio, più che suggerire, ricordare è Erin Brockovich – Forte come la verità, del 2000, diretto da Steven Soderbergh. Il ritratto che l’attrice dona di Erin Brockovich è quello di una donna forte, caparbia, capace, indipendente, testarda e superiore a qualunque critica e/o minaccia le venga fatta. Una donna in grado di superare qualunque ostacolo le venga messo davanti.

Un film che non può mancare nella mia breve lista è il super romantico ma anche ironico Notting Hill. Perché per me non può mancare questo titolo? Per due semplici motivi. Il primo è che è una classica commedia romantica (genere tanto caro alla Roberts) e il secondo è che in questo lungometraggio, accanto a Hugh Grant, praticamente interpreta se stessa. Una delle attrici più famose e pagate del mondo impersona una delle attrici più famose e pagate al mondo. Autoreferenzialità a parte questa pellicola, di cui mi fa piacere ricordare la romanticissima colonna sonora, interpretata da Ronan Keating, dimostra quanto Julia Roberts sia famosa e osannata.

Ma accanto alle numerose pellicole romantiche – My Best Friend’s WeddingAmerica’s SweetheartsRunaway Bride, Ocean’s Eleven e tante, tante altre… Julia Roberts non dimentica di mostrare al mondo le sue innate doti di attrice. Nel 2013 da prova di un’interpretazione potente e drammatica nel film August: Osage County. Accanto a uno straordinario cast, ricco di nomi illustri, uno su tutti Meryl Streep, ricorda a tutti che dietro al suo contagioso e famoso sorriso c’è una vera attrice drammatica. Invece in Mona Lisa Smile, del 2003, Julia Roberts, accanto a un nutrito cast al femminile (Kirsten Dunst, Julia Stiles, Maggie Gyllenhaal e non solo) mostra il potere e le forza delle donne. L’America puritana, chiusa e ignorante del 1953 non riesce comunque a limitare la voglia di vivere delle giovani ragazze che frequentano il collegio e della loro insegnate d’arte, Katherine Ann Watson – Julia Roberts, una sorta di professor Keating al femminile.

Aggiungo ancora un titolo a questo breve articolo dedicato a una delle mie attrici preferite dell’infanzia – ricordate qual è l’altra? Whoopi Goldberg, alla quale ho già dedicato un articolo, nel caso ve lo foste perso vi basterà cliccare sul suo nome per andare a leggerlo. Non solo cinema. Accanto alle meravigliose interpretazioni per il grande schermo, vi suggerisco il film, prodotto per la televisione, The Normal Heart. Una volta in più ha dato mostra del suo grande talento, dato in questo caso, soprattutto dalla capacità di essere intensa e al contempo di supporto ai protagonisti di questa drammatica e bellissima pellicola trasmessa dalla HBO. Avere un ruolo marginale all’interno di una narrazione intelligente e ben curata non è un problema se si è ben diretti e se l’interprete si chiama Julia Roberts. Che sia un grande personaggio o uno marginale, che sia una commedia, che ci regala un paio d’ore di relax o un film che narra delle drammatiche vicende realmente accadute, Julia Roberts, a parer mio, riesce sempre e comunque a convincere il suo pubblico.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Notting Hill, Roger Michell, 1999
  • Erin Brockovich, Steven Soderbergh, 2000
  • August: Osage County, John Wells, 2013
  • The Normal Heart, Ryan Murphy, 2014

La serie TV che ti sei perso…

Conversations with a Killer: The Ted Bundy Tapes

Quella che vi consiglio oggi non è proprio una serie TV però, lo sapete, mi piace spaziare e scoprire cose nuove. Il prodotto in questione è molto più simile a un documentario che una serie televisiva. Per chi se lo fosse perso e fosse interessato, vi ricordo che ho già dedicato un mio articolo al mondo dei documentari: DocumentiAMoci.

Il prodotto di oggi è un documentario diviso in soli quattro episodi, che affrontano in modo approfondito e curato la vita di uno dei serial killer più famigerati di sempre: Ted Bundy. Non so voi ma io sono curiosissima di vedere Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile e di scoprire come sarà Zac Efron nei panni del killer. Se qualcuno di voi in questo momento si sta domandando “ma di che diavolo parla? Chi è questo killer?” allora vi consiglio di andare a vedere il documentario. Se invece sapete già qualcosa di Ted Bundy ma siete curiosi di scoprire qualcosa in più, questa serie è adatta a voi. Non è il classico documentario. Le quattro puntate invogliano a scoprire sempre di più e a sentire la voce dello stesso serial killer che si racconta, attraverso le registrazioni di alcune cassette. Se non fate parte di quelli che credono che la frase il “fascino del male” sia veritiera allora provate a seguire queste quattro puntate, vi faranno ricredere e scoprirete con i vostri stessi occhi che anche quello che viene definito come uno dei peggiori serial killer di tutti i tempi esercitava la sua dose di fascino…

Tedd-Bundy-Tapes-Netflix

Breve riassunto:

Nel corso delle quattro puntate, in modo molto accurato e preciso, Ted Bundy si racconta. Accanto alla sua voce ci sono le testimonianze dei poliziotti, dei giornalisti che hanno seguito il caso da vicino.

Perché guardarla:

  • Se vi affascina il mondo dei killer, se in qualche modo siete attratti da ciò che molti allontanano troppo velocemente con un semplice “malato di mente” e credete che l’essere umano sia più di una semplice etichetta allora seguite la serie
  • Se vi piacciono i documentari allora non dovete perderla
  • Sono solo 4 puntate

Perché non guardarla:

  • Le puntate sono in inglese sottolineate in italiano. Se non siete più che bravi con la lingua inglese la serie richiede la vostra completa attenzione
  • L’argomento non è certo dei più allegri

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Conversations-with-a-Killer-The-Ted-Bundy-Tapes-278255756188416/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflix.com/it/title/80226612

In memoriam…

Come tutte le cose anche il mio blog si è evoluto e nel corso del tempo ha subito variazioni, cambiamenti  e spero miglioramenti. Inizialmente l’appuntamento era una volta a settimana, poi sono diventate due, per arrivare alla formula attuale di tre appuntamenti settimanali, più il nuovo progetto di YouTube. Quando gli appuntamenti erano solo due avevo dedicato un articolo, in quella che adesso è la rubrica del lunedì (ovvero quella dedicata alla cinematografia), alla memoria di un grandissimo regista: Anthony Minghella. Siccome mi piacerebbe di tanto in tanto, tra una nota divertente e l’altra, in qualche modo ricordare qualche grande artista del passato, ho pensato che questo appuntamento del mercoledì, incentrato su un singolo artista, potrebbe essere lo spazio più adatto. Oggi voglio quindi utilizzare questo articolo al ricordo di quello che è il mio regista italiano preferito:

…Vittorio De Sica

Uno dei padri fondatori del neorealismo italiano, collaboratore storico di Cesare Zavattini e personaggio che ancora oggi influenza l’immaginario collettivo e che viene preso ad esempio da i più gradi registi a noi contemporanei. Attore comico e drammatico, sceneggiatore e regista. Basterebbero queste tre parole a far capire l’importanza e la grandezza di quest’uomo ma la realtà è che questi tre termini sono riduttivi e non possono da soli rendere omaggio al grande maestro.

Il film che ti sei perso...

Attore. De Sica inizia la sua carriera, come molti altri grandi nomi, facendo l’attore, prima di teatro e poi cinematografico. Alcuni suoi ruoli sono più memorabili di altri, alcune sue mosse restano impresse nella memoria più di altre. Si pensi per esempio alla mitica scena di Pane, amore e… del 1955, diretto da Dino Risi, in cui danza, o quanto meno cerca di danzare, un divertentissimo mambo, con una bellissima e giovanissima Sophia Loren. O alla tenera e dolce scena in cui danza, con l’attrice Lia Franca, cantando la celebre canzone Parlami d’amore Mariù, nel film Gli uomini, che mascalzoni… del 1932, diretto da Mario Camerini. Il ruolo da affascinate e abile Don Giovanni a Vittorio De Sica è sempre calzato a pennello, sia dietro che davanti la telecamera. Mi piace ricordarvi che Parlami d’amore Mariù, reinterpretata nel corso degli anni da vari cantanti e attori, tra i quali suo figlio Christian De Sica, è stata scritta proprio per questa pellicola e questa particolare scena.

Sceneggiatore. Vittorio De Sica quando approda dietro la macchina cinematografica crea dei veri, unici, memorabili ed eterni capolavori. La sua collaborazione con lo sceneggiatore Cesare Zavattini passa alla storia e su questo sodalizio vengono scritti libri di testo che studiano l’arte della cinematografia. Zavattini e De Sica creano pellicole che esprimono e mostrano la cosiddetta teoria del “pedinamento del personaggio”. A tal riguardo, un film su tutti, in cui questo innovativo modo di concepire, vedere e fare cinema, viene alla memoria: Ladri di biciclette (che vi ho anche consigliato nel mio post Il riflesso della città). Questo film capolavoro, del 1948, non è l’unico che rappresenta al meglio la cinematografia di Vittorio De Sica. I titoli che questo regista, sceneggiatore e attore ha creato sono innumerevoli, e molti di questi vengono considerati eccellenze da salvaguardare e preservare. Non è solo la teoria innovativa che il cinema di Vittorio De Sica porta con sé ad affascinare ma anche il fatto che i suo film facciano parte della corrente neorealista (nata con Roma città aperta di Rossellini del 1945) che ha rivoluzionato, attraverso uno sconvolgimento visivo e teorico, la settima arte.

Regista. Vittorio De Sica, e gli alti registi italiani, tra i quali il sopracitato Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Giuseppe De Santis e altri, che hanno cavalcato e rappresentato il neorealismo italiano, hanno non solo influenzato il cinema dell’epoca ma anche quello successivo e attuale. Basti pensare che registi a noi contemporanei, nomi illustri quali Steven Spielberg, Martin Scorsese, Brian De Palma, solo per citarne alcuni, non esisterebbero, o meglio non avrebbero il loro stile se non fosse per Vittorio De Sica, il neorealismo e gli altri registi italiani che hanno portato la concezione di fare cinema a un altro livello. Per esempio la famosissima scena finale del film E.T. l’extra-terrestre, quella in cui il piccolo alieno e i suoi giovani amici volano sulle biciclette, è un chiaro omaggio e una illustre citazione al finale di uno degli altri grandi capolavori del cinema di De Sica: Miracolo a Milano, titolo che vi ho già consigliato nel mio articolo C’era una volta… Parte 2.

Fiabe amare, l’Italia del dopoguerra, personaggi estremamente poveri, città desolate, metodo narrativo innovativo, neorealismo come rottura dei codici cinematografici precedenti, attore affascinate, carismatico e anche un po’ Don Giovanni, regista, sceneggiatore, Vittorio De Sica è tutto questo e molto altro. I suoi film sono capolavori senza tempo, le sue pellicole sono capisaldi della storia del cinema,  le sue interpretazioni sono memorabili e il suo nome è uno di quelli che sempre e per sempre resterà legato alla storia del cinema e alla sua massima espressione. Oggi ho voluto ricordare una parte importante della storia cinematografica italiana e, più in generale, alla storia del cinema mondale.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Ladri di Biciclette, Vittorio De Sica, 1948
  • Miracolo a Milano, Tate Taylor, 1951
  • Pane, amore e…, Dino Risi, 1955

Quando i cartoni insegnano

Come potete intuire dal titolo oggi vi vorrei parlare di un argomento che adoro – i cartoni animati. Come ben sapete amo i film d’animazione, ho dedicato a questo argomento già due articoli (L’evoluzione delle Principesse Disney e Per sempre felici e contenti… forse) e un paio di video su YouTube. Vi ricordo, per chi ancora non lo sapesse, che in occasione del mio centesimo post ho aperto un canale YouTube e l’appuntamento ha cadenza settimanale, se siete interessati a scoprire qualcosa in più, mi trovate cliccando QUI.

Torniamo a noi e al magico, meraviglioso, infinito e colorato mondo dell’animazione. Dicevo che adoro i cartoni e amo la Disney, soprattutto la Disney classica. Bisogna però ricordare che non esiste solo questo universo dell’animazione. Anzi, al fianco dell’edulcorata Disney ci sono prodotti di altissima qualità e a volte questa stessa casa di produzione si impegna a produrre film di una caratura maggiore. Il mio intendo di oggi è quello di farvi notare che l’animazione può intrattenere ma allo stesso tempo insegnare e passare messaggi molto importanti. Oggi ho quindi deciso di proporvi due soli titoli. Il primo ricade all’interno dell’universo Disney: A Christmas Carol. Dubito che questo film ve lo siate perso, per questo motivo non mi dilungherò nel raccontarvi la bellezza della trama, nata grazie all’incredibile racconto di Charles Dickens ma spendo due parole per farvi ricordare, o notare nel caso ve lo foste perso…, la bellezza dell’animazione in sé. Robert Zemeckis nel 2009 ha creato un vero e proprio capolavoro. L’animazione è talmente bella e perfetta da far dimenticare la trama e al contempo la storia è così unica e perfettamente riconoscibile da fare scordare la bellezza della qualità dell’animazione. Insomma, l’uno supporta al meglio l’altro e il risultato è un film imperdibile, per tutti gli amanti dell’animazione, dalla magia che solo un grande della letteratura come Dickens può trasmettere, degli effetti speciali e della bravura di Robert Zemeckis che non manca mai di incantare il suo pubblico in un modo unico e speciale.

L’altro titolo che vi voglio suggerire è tutta un’altra storia. L’animazione racconta una storia drammatica e struggente. Tuttavia la narrazione è talmente coinvolgente che è difficile che possiate decidere di staccarvi dal prodotto in questione. Il film si intitola The Breadwinner, mentre nella versione italiana è Sotto il burqua. Secondo me questo film merita di essere visto, sia per la sua bellezza che per la storia che racconta. Confesso che se l’avessi trovato per caso all’interno della programmazione di una piattaforma digitale non mi sarei avvicinata a questo prodotto ma ho avuto modo di vederlo alla Festa del Cinema di Roma del 2017, alla quale ho partecipato come volontaria. È stato quasi per caso che ho visto questo film e devo ammettere che la sorpresa è stata grande. Non mi aspettavo un film così potente, bello e intenso. Ho pianto. E mi sono portata dietro quel senso di malinconia che solo i grandi titoli sanno lasciare. Credo inoltre che se la storia fosse stata racconta attraverso attori in carne e ossa sarebbe risultata eccessivamente drammatica e difficilmente sostenibile. L’idea di narrare una vicenda così reale e contemporanea con un animazione colorata ha permesso di creare un film meraviglioso. Vi consiglio di cercarlo e di vederlo, per poter godere di una bellissima animazione che, per una volta, non racconta solamente una bellissima favola ma anche una realtà a noi così vicina e drammatica, che troppo spesso facciamo finta di dimenticare.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • A Christmas Carol, Robert Zemeckis, 2009
  • The Breadwinner, Nora Twomey, 2017

La serie TV che ti sei perso…

The Young Pope

Lo confesso, sono stati gli occhi incredibilmente sensuali e attraenti di Jude Law a catturarmi la prima volta che ho visto il trailer di The Young Pope. Mi sono bastati i primi 5 minuti della serie per capire che mi sarei innamorata non solo dell’attore britannico. Questo prodotto mi è piaciuto particolarmente. Attori, sceneggiatura, regia, fotografia. Tutto è ben curato. La serie è intelligente, decisamente fuori dagli schemi e di altissimo livello. Sono solo 10 puntate per cui sappiate che la potete recuperare facilmente e velocemente, in attesa della seconda stagione.

Come sapete mi piace vedere di tutto e passo da un argomento all’altro molto velocemente, così dopo avervi consigliato la settimana scorsa la serie televisiva Lucifer oggi passo a The Young Pope, diretta e ideata da Paolo Sorrentino. Sacro e profano. Non fate l’errore di pensare che profano sia solo Lucifer e che The Young Pope sia sacro. I due termini, in modo generico e ampio, identificano benissimo la serie italiana. Il Papa della serie di Sorrentino è unico e magnetico. Il prodotto televisivo attrae lo spettatore incuriosito e lo conquista grazie alla meravigliosa recitazione, alla fotografia, alla qualità di ogni singolo dettaglio e grazie agli attori. Vi dico solo un paio di nomi: Diane Keaton e Silvio Orlando, oltre ovviamente all’indiscusso protagonista Jude Law.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Lenny Belardo viene inaspettatamente eletto Papa. Il giovanissimo nuovo Papa Pio XIII viene scelto perché la curia romana crede di poterlo manovrare facilmente e di piegarlo ai voleri interni. Tuttavia il nuovo Pontefice, che ha un rapporto decisamente strano con la fede e con Dio, si rivela essere un vero manipolatore e assolutamente poco incline a farsi comandare e consigliare…

Perché guardarla:

  • Perché è una serie che vi catturerà grazie alla bellezza – della regia, dell’attore protagonista, della fotografia…
  • Sono solo 10 puntate
  • Andiamo fieri di un prodotto italiano di altissima qualità e impariamo a conoscere anche qualcosa che nasce all’interno del nostro Paese

Perché non guardarla:

  • Se siete convinti che Dio e la fede siano intoccabili e che non si possa nemmeno immaginare che all’interno del Clero ci siano machiavellici personaggi allora lasciate perdere
  • Se non amate il metodo narrativo di Sorrentino difficilmente potrà entusiasmarvi

Pagina ufficiale: https://www.hbo.com/the-young-pope

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/TheYoungPopefilm/

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/ricerca.html?query=the%20young%20pope

Viola Davis

Il film che ti sei perso...

Ritengo che Viola Davis sia una straordinaria attrice, una donna magnetica e carismatica. La sua carriera è costellata di premi e candidature e oggi ho deciso di raccontarvi questa straordinaria artista attraverso questi. La prima interpretazione per la quale viene candidata all’ambita statuetta degli Oscar (e non solo) è quella di Mrs. Miller nel film Doubt, intitolato in italiano Il dubbio. Questa pellicola, diretta da John Patrick Shanley, la vede accanto ad attori straordinari, quali Meryl Streep, Amy Adams e il compianto Philip Seymour Hoffman. Il film affronta un tema delicato e difficile ma questo permette agli interpreti di donare alcune delle loro migliori performance. Tra i numerosi premi a cui viene candidato (5 Oscar e 5 Golden Globe, solo per citarne alcuni) c’è anche la magnifica e potente interpretazione di Viola Davis nella categoria miglior attrice non protagonista.

Passano solo tre anni e Viola Davis viene nuovamente candidata a numerosissimi premi, tra i quali  l’Oscar, il BAFTA e il Golden Globe per la sua interpretazione, sempre come attrice non protagonista, nella squisita e memorabile pellicola, tratta dall’omonimo libro di Kathryn Stockett, The Help. Film dalle mille sfaccettature: toccante, intelligente, drammatico ma anche divertente, esattamente come il personaggio di Aibileen Clark, portata in vita sullo schermo da Viola Davis. L’ambito premio viene vinto dalla collega Octavia Spencer ma è comunque una vittoria per il film The Help che, a livello mondiale, non solo viene candidato e vince numerosi premi ma riesce a riscuotere un notevole successo sia di critica che di incassi.

Nel 2014, ovvero due anni dopo la sua seconda interpretazione candidata a premi di tutto il mondo, Viola Davis diventa Annalise Keating, nella serie di successo, alla quale dedicherò uno spazio nel mio appuntamento del venerdì, arrivata ormai alla sua quarta stagione, How To Get Away With Murder. Questo prodotto televisivo, ideato da Peter Nowalk, ruota, vive, conosce la sua vera forza grazie al personaggio unico e magnetico che è l’avvocato Annalise Keating. Viola è Annalise e Annalise è Viola. La forza carismatica, tipica delle interpretazioni dell’attrice in questo personaggio prendono vita e attraverso il corso delle puntate e delle stagioni, il ritratto di una donna forte, decisa, caparbia, ferita più volte dalla vita ma sempre in grado di rialzarsi, è reso indimenticabile da Viola Davis. Non è un caso quindi che questa incredibile attrice venga ripetutamente premiata e candidata per il contributo unico che dona al personaggio di Annalise Keating.

I premi, si sa, non sono tutto nella vita e Viola Davis non sarebbe meno brava o meno carismatica se non avesse mai vinto un solo premio, eppure nel mondo così difficile ed esclusivo che è Hollywood il miraggio del premio Oscar è sempre in agguato. Questo premio non solo sembra coronare un’intera vita dedicata alla propria passione e arte ma conferisce a chi lo riceve una sorta di aura mitica. Che gli Oscar non siano sempre stati vinti da persone meritevoli è più che certo, così com’è ovvio che nella storia di questa premiazione ci siano state tante sconfitte immeritate. Appurato questo, certo è che nel 2017 Viola Davis si porta a casa la vittoria e conquista l’Oscar, più che meritatamente, come miglior attrice non protagonista nel film Fences, diretto e interpretato da Denzel Washington. Oggi ho voluto dedicare questo spazio a una donna unica, forte, capace di donare ogni volta qualcosa di unico e personale alle sue interpretazioni, in grado di emozionare ed emozionarsi.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Doubt, John Patrick Shanley, 2008
  • The Help, Tate Taylor, 2011
  • Fences, Denzel Washington, 2016
  • How To Get Away With Murder, 2014 –

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

How To Get Away With Murder