Juliet, Naked

Si dice che le storie migliori sono le più semplici e Juliet, Naked conferma appieno la teoria. Questo film, diretto da Jesse Peretz mostra la storia migliore che si possa raccontare: la vita. La vita nella sua interezza e durezza. Juliet, Naked parla di incontri, di percorsi personali, di anime sole che si incontrano, di errori, di cadute, di voglia di rialzarsi e di mettersi in gioco. Il film gioca intelligentemente con lo spettatore mostrando senza troppi giochi registici ciò che la vita offre: delusioni e sorrisi. Il lungometraggio, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Nick Hornby, riesce in meno di due ore a far ciò che la vita offre quotidianamente. Regala sorprese, lacrime di gioia e di dolore, fa scaturire più di una risata e lascia un sapore dolce amaro in altri momenti. La regia è delicata e offre ampio spazio ai due attori protagonisti che non potrebbero risultare più appropriati. Da un lato abbiamo la delicata e dolce Annie Platt, alias Rose Byrne (per gli appassionati del genere è Moira MacTaggert nel film X-men – L’inizio) e dall’altra c’è il cupo e affascinante Tucker Crowe, ovvero Ethan Hawke.

Il film che ti sei perso...

La storia, dicevo, è semplice e ha il sapore della commedia dolce amara. Racconta di una donna, Annie, che vive la sua vita con la stessa passione con cui sbrighiamo le faccende di casa. Sente che c’è qualcosa che si è lasciata sfuggire negli anni e che la relazione che vive (se così si può dire) con il suo compagno Duncan (Chris O’Dowd) non è altro che una farsa. Dall’altro lato dell’oceano invece c’è una ex rockstar, Tucker Crowe, che ha vissuto fin troppo la sua vita e tra uno sbaglio e l’altro, tra un rimpianto e una bevuta di troppo, vede allo specchio un uomo che potrebbe e dovrebbe essere migliore, per se stesso e per i suoi figli. A collegare queste due anime così distanti, in tutti i sensi, c’è Duncan, il compagno di Annie, che ha una vera e propria venerazione per quello che è stato il suo idolo giovanile Tucker Crowe. Quest’ultimo è interpretato magistralmente da un Ethan Hawke che regala qualcosa di affascinate al suo personaggio. L’anima tormentata e stanca è resa alla perfezione da un attore che, nel corso della sua carriera, non è mai stato al di sotto delle aspettative ma che in questa delicata pellicola, regala una performance piena di sentimento e di risentimento. Non sono solo i gesti e la sceneggiatura a raccontare qualcosa di Tucker ma lo fa anche la sua voce, profonda e stanca, quasi spezzata, esattamente come lo è l’animo del personaggio interpretato da Hawke.

Dai produttori di Little Miss Sunshine, film di cui vi ho parlato nel mio articolo Bambini da Oscar, non ci si poteva aspettare niente di meno. La commedia non lascia posto solo a una storia romantica come tante ma racconta di come la vita a volte ci scivoli davanti senza che noi ce ne accorgiamo. Le risate che nascono spontanee, grazie alla bravura del cast e della sceneggiatura, nascondono qualcosa di più profondo. Il film narra di come una canzone del passato ci possa aiutare ad andare avanti nella vita, come un ideale possa accompagnarci negli anni e di come la vita, inesorabilmente, che noi lo vogliamo o meno, ci raggiunge e ci costringe a guardarci allo specchio. Se una verità così semplice eppure così profonda viene raccontata in un modo così leggero e piacevole allora significa che il film è un’opera pienamente riuscita.

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La serie TV che ti sei perso…

White Collar

Questa volta abbassiamo un po’ il livello. Non me ne vogliano gli appassionati della serie White Collar se dico così. L’ho seguita tutta e da buona amante dell’audiovisivo non mi sono persa nemmeno una puntata, quindi non la sto denigrando ma certo è che rispetto alle passate serie televisive che vi ho suggerito, White Collar non è un prodotto particolarmente impegnativo. Questa è proprio la sua forza. La leggerezza, la freschezza, il sorriso in grado di uccidere talmente è bello di Matt Bomber, sono gli ingredienti vincenti che donano a White Collar quel giusto grado di simpatia. Trasmessa dal 2009 al 2014, la serie invoglia lo spettatore a seguirla con il sorriso, alcune puntate sono più forzate e meno incisive di altre, mentre alcune sono più curiose, più divertenti e curate. È un prodotto che si può osservare con un occhio solo mentre si sta facendo altro, senza rischiare di perdersi un elemento fondamentale della trama. I personaggi sono divertenti e lavorano bene insieme e proprio grazie a loro la serie funziona bene. Sebbene le stagioni siano 6, le puntate sono poche, per cui è possibile seguirla senza pensare di dover occupare un intero anno della propria vita nella pausa pranzo davanti alla televisione. Per quanto sia un prodotto fruibile, che non richiede allo spettatore di pensare troppo e che funziona alla perfezione come puro intrattenimento, alla fine della visione resterete comunque con quella sorta di malinconia che solo i personaggi che riescono in qualche modo a entrare nel nostro cuore sanno lasciare.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Neal Caffrey è un giovane bellissimo (ma davvero tanto!) genio della truffa. Peter Bruke è l’uomo che lo conosce meglio: è l’agente dell’FBI che gli ha dato la caccia per anni. I due nonostante le diversità si rispettano e si stimano a vicenda. La storia dello show nasce quando i due si vedono costretti a collaborare. Neal diventa un consulente dell’FBI e Peter, tra un caso e l’altro, deve controllare che l’abile truffatore e falsario non tenti la fuga grazie alla semi libertà che ha ottenuto in cambio della collaborazione.

Perché guardarla:

  • Dopo avervi suggerito numerose serie in cui si richiede una costante attenzione White Collar rappresenta il perfetto prodotto che intrattiene senza troppe pretese
  • Matt Bomer. La sua bellezza e il suo fascino valgono come un punto a favore della serie
  • I personaggi sono carini e divertenti. Non mancheranno le occasioni in cui vi farete delle sane risate

Perché non guardarla:

  • Sono comunque 6 stagioni per un totale di 81 episodi
  • Non è certo una serie che predente di essere un prodotto di altissima qualità. Quindi a volte sono presenti errori e alcune scene sono eccessivamente finte

Pagina ufficiale: https://www.usanetwork.com/whitecollar

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/whitecollar/

Il mangiatore di pietre

Come vi ho anticipato domenica, nel mio post Il futuro non dimentica il passato, da questo martedì ho iniziato a condividere, le recensioni che ho avuto modo di scrivere partecipando a Torino Film Festival. Quella che vi sto per proporre è la prima recensione che ho scritto.

Il mangiatore di pietre è il lungometraggio diretto da Nicola Bellucci, ambientato nelle valli piemontesi. La pellicola vede nel ruolo dell’enigmatico, introverso e silenzioso protagonista Luigi Lo Cascio. Il film è un thriller che procede, un po’ come il suo personaggio principale, in modo silenzioso, lento. Avanza seguendo i ritmi scanditi dal temo della montagna. Quella montagna che rallenta il passo e che ti lascia senza fiato, più che per l’altitudine, per le maestose immagini che regala. L’ambiente che circonda i personaggi di questo film è importante quanto loro. La montagna, con i suoi valichi, le sue insidie è la culla della storia, al suo interno racchiude uomini spezzati da un passato troppo doloroso e giovani ragazzi che hanno perso (quasi) ogni speranza.

Il film ce ti sei perso...

Il mangiatore di pietre è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Davide Longo e vede un Luigi Lo Cascio perfetto nel ruolo di Cesare, un uomo che non sa più sorridere, che vive circondato da ciò che l’ambiente circostante gli offre. I personaggi del film vivono come e fossero bloccati nel tempo e nello spazio. Sono fermi, immobili, proprio come se fossero rilegati ancora nella carta stampata. Solo verso la fine della narrazione qualcosa si smuove e mentre la trama procede, prende più vita, i personaggi si animano al suo interno. Proprio perché vivono in simbiosi con la montagna, ecco che le valli si mostrano in tutto il loro splendore nell’esatto momento in cui le persone all’interno del film iniziano a reagire. La bellezza delle immagini notturne regalano un paesaggio freddo, in apparenza immobile ma vivo, in perpetuo movimento. I personaggi del film Il mangiatore di pietre sono esattamente così, come la montagna.

Ma cosa muove veramente Luigi Lo Casco, alias Cesare? Il ritrovamento di un cadavere, il passato che ritorna, leggende sussurrate di uomini che affrontano e sfidano la montagna. Il corpo senza vita di un uomo è l’inizio di un viaggio che, mentre procede lentamente in avanti, molto velocemente affronta il passato. Per ogni passo che Cesare fa verso il futuro il film, silenziosamente, enigmaticamente, mostra, o meglio, svela, il passato. Un passato doloroso, fatto di sussurri, valichi e uomini, che esattamente come le loro amate montagne non si muovo. Solo in apparenza non si muovono. In realtà ne Il mangiatore di pietre i personaggi, Cesare in primis, affrontano tutto con la stessa forza e intensità della montagna.

Christian Bale

Il film che ti sei perso...

Ebbene si, anche oggi vi parlerò dell’ovvio. Christian Bale è talento allo stato puro. Non ha certo bisogno di presentazioni e non ha assolutamente bisogno del mio blog per essere riconosciuto come un grande arista. Eppure lo sapete, sono un’amante del bello, dell’arte e del talento e Christian Bale non poteva certo mancare nella mia rubrica del mercoledì.

Senza star ad analizzare le ultime opere che hanno fatto parlare di lui, come Vice, diretto da Adam McKay, cosa posso dirvi di Christian Bale? Insomma, il suo talento viene riconosciuto anche per la totale immersione nel personaggio. Ingrassa e dimagrisce a comando. Passa da un ruolo a un altro con la stessa facilità con cui io passo dall’antipasto al primo. Vederlo recitare per me è sempre un vero piacere, potrebbe anche fare un monologo in cui legge i numeri dell’elenco telefonico e lo guarderei lo stesso con ammirazione. Credo che la bellezza di questo attore risieda proprio nella sua totale scomparsa dietro a un ruolo. Quando recita non si vede più Bale ma si assiste al personaggio. Già nel mio articolo di due settimane fa, dedicato ad Al Pacino, vi ho menzionato il suo metodo di recitazione.

Molti dei titoli a cui ha preso parte Christian Bale ve li ho già menzionati e suggeriti più volte nei miei precedenti post. Film che secondo me meritano di essere visti, non solo per l’attore, ma anche per la resa del film nella sua totalità sono: The Fighter (che vi ho suggerito nel mio post Sul ring come nella vita), la trilogia dedicata al cavaliere oscuro diretta da Nolan, regista che ha collaborato con Bale anche nel film The Prestige, 3:10 to Yuma (titolo che vi ho consigliato nell’articolo Western: il genere che non conosce tempo), Equilibrium, Velvet Goldmine, The Machinist conosciuto in Itala con il titolo L’uomo senza sonno, The New World (altro titolo che vi ho già menzionato nel mio post L’assenza della parola), Empire of the Sun di Steven Spielberg, The Portrait of a Lady, American Psycho (anche questo già menzionato – Il labirinto della mente), American Hustle e Public Enemies.

Lo so che vi ho suggerito parecchi titoli ma almeno avete più scelta. Come sempre, ormai lo sapete bene, vi consiglio di vederli tutti e anche di più. Non solo per la presenza di Christian Bale. Sono convinta che i film, i libri, la musica, insomma l’arte, arricchiscano una persona. Credo inoltre che creino una sorta di dipendenza – positiva, si intende, che attrae lo spettatore. Più uno usufruisce (se così si può dire) della cultura più sente la necessità di arricchirsi. Se poi in questo splendido mash-up di cultura c’è anche il meraviglioso Christian Bale tanto meglio! Anche questa volta vi ho suggerito più di un paio di titoli e ne ho anche approfittato per ricordarvi che la cultura passa prima di tutto dalla vostra voglia di conoscere e di arricchire le vostre conoscenze.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Portrait of a Lady, Jane Campion, 1996
  • Equilibrium, Kurt Wimmer, 2002
  • The Machinist, Brad Anderson, 2004
  • American Hustle, David O. Russell, 2013

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky On Demand:

American Hustle

Can you ever forgive me?

Can you ever forgive me? in Italia è stato tradotto con il titolo Copia originale. Diretta da Marielle Heller, questa è una di quelle rare pellicole in cui non si sa se adorare o detestare la protagonista. Amabile certo ma antipatica, determinata al limite dell’illegalità, maltrattata dalla vita ma comunque incapace di arrendersi. Lee Israel è una protagonista imperfetta. E come tale, alla fine, la si può solo amare. Il motto della protagonista sembra essere “se ti maltrattano tu rendigli la pariglia”. Unica. Inimitabile. Irresistibile.

La trama potrebbe sembrare inventata se non si sapesse che è una storia vera. Lee Israel è una biografa che ha conosciuto il successo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta ma che in questo momento (il film è ambientato agli inizi degli anni Novanta) non se la passa troppo bene. Decide così di utilizzare le sue innate doti di biografa e scrittrice falsificando lettere, ingannando e passando per la via dell’illegalità. Accanto a lei c’è Jack, l’unica persona che sappia veramente come Lee porta a casa i soldi che le permettono di sostenere le spese quotidiane.

Copia originale _ Il film che ti sei perso...

Can you ever forgive me? procede senza intoppi. I due personaggi principali sono amabilmente detestabili. La biografa truffaldina Lee Israel è interpretata da una meravigliosa Melissa McCarthy mentre il suo amico Jack ha il volto di Richard E. Grant, perfetto nel ruolo. I due collaborano bene e sullo schermo si vede il risultato – entrambi concorrono agli Oscar, rispettivamente nella categoria Miglior Attrice Protagonista e Miglior Attore Non protagonista. Sono una coppia esplosiva che regalano risate e qualche lacrima. La disperazione della situazione economia, che costringe Lee a compiere una truffa, è resa meno drammatica dalla capacità e dalla voglia stesa che ha la protagonista di rialzarsi. In qualunque modo. Il film poteva risultare eccessivamente drammatico, vista la storia ma non accade grazie a una buona sceneggiatura (il film concorre anche nella categoria Miglior Sceneggiatura Non Originale agli Oscar 2019) e alla perfetta interpretazione degli attori. Drammatici certo ma anche in grado di donare qualche risata, sebbene amara.

Il film è l’adattamento cinematografico delle memorie di Lee Israel e attraverso il racconto della sua vita, Can you ever forgive me?, sembra quasi voler dire al pubblico che la vita è più bella se arricchita di colori che non sono naturali. All’interno della pellicola affermano che il pubblico crede a quello che vuole credere. Se la storia funziona prende una sua propria vita. Non è la verità che conta ma solo se la storia è interessante o meno. Il film sottolinea come una storia prende vita nel momento in cui entra nel cuore di una persona. Sia essa vera o inventata poco importa. Se piace, se il pubblico ci vuole credere allora è vendibile. È interessane come questo lungometraggio faccia notare quanto importante sia il gusto personale, quanto valga una buona storia in se stessa. È giusto? È sbagliato? Questa è la domanda che pone il film. È facile affermare che una buona storia è buona solo quando è vera e certificata. È difficile sostenere che una vicenda fasulla, che vive solo nel cuore e nella mente di alcune persone, sia comunque una buona e interessante storia. Ne siete davvero così sicuri? Allora provate a guardare Can you ever forgive me? e poi ditemi se siete ancora della stessa opinione.

Moulin Rouge!

Siamo già al secondo appuntamento con il nuovo metodo che ho scelto di adottare per raccontarvi il cinema. Sperando che quello di due lunedì fa, Midnight in Paris, vi sia piaciuto, oggi ho intenzione di suggerirvi uno dei miei film preferiti, che vi ho già consigliato nel post dedicato alla mia attrice preferita: Nicole Kidman.

Moulin Rouge! non è solo un musical, è un vero omaggio al cinema e alla musica. La regia è meravigliosamente veloce e vorticosa, gli attori sono eccezionali senza essere caricaturali, le musiche trascinano lo spettatore e invogliano a cantare, la storia è tanto bella quanto colta. La trama infatti, per chi non lo sapesse, è ispirata a due famosissime opere: La traviata di Giuseppe Verdi e La bohème di Giacomo Puccini. Il regista (uno dei mie preferiti) Baz Luhrmann non è solamente una persona colta ma è anche un visionario. Comprende quanto la cultura pop e la necessità di mash-up (ovvero unire due o più brani fondendoli in un unico pezzo) sia così radicata nello spettatore moderno che, con lui, l’esperienza che fa chi guarda un film, non si limita all’osservazione passiva. Con Luhrmann scatta il gioco al riconoscimento della citazione o delle citazioni, come accade in Moulin Rouge! Questo film, del 2001, conclude, inoltre, quella che lo stesso regista ha definito la Red Curtain Trilogy, ovvero la Trilogia del Sipario Rosso, composta da Stricly Ballroom (1992), Romeo + Juliet del 1996 e appunto da Moulin Rouge! I tre titoli non concorrono a creare una trilogia nel senso classico della sua definizione ma hanno un legame particolare. Un modo nuovo e diverso di fare di cinema e di fare esperienza del cinema. Il primo lungometraggio si concentra sul mondo della danza, il secondo su quello della recitazione e il terzo sul suono e sulla musica. I tre film hanno una modalità di narrazione cinematografica estremamente veloce, che racchiude al suo interno tante citazioni e immagini, alcune delle quali è facile non notare in una prima visione. Infine tutte e tre le pellicole sono raccontante e racchiuse all’interno di una cornice, che è appunto quella del teatro. Tre storie raccontate sopra un palco, dietro un meraviglioso sipario rosso.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Parigi, 1900. Christian è un giovane aspirante scrittore che si ritrova per una pura casualità nel famosissimo locale parigino Moulin Rouge. Qui rimane folgorato dall’étoile dello show: Satine, la più bella tra le donne del locale e la più abile a conquistare il cuore degli uomini.

Perché guardarlo:

  • Se amate la cultura pop, la musica, i musical, le immagini sfrenate, il gioco al citazionismo o una sola di queste cose allora dovete assolutamente guardalo
  • È un film colto e intelligente. Sapientemente diretto e magistralmente interpretato
  • La colonna sonora da sola merita una nota di merito

Perché non guardarlo:

  • Se non siete avvezzi a una modalità di racconto frenetica e non vi interessa scoprirla allora dovete rinunciare. Moulin Rouge! richiede al proprio spettatore una totale fiducia e una voglia di percorrere un viaggio unico e magico insieme alla macchina da presa

Il futuro non dimentica il passato

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Vi assicuro che non scrivo per annunciarvi che ci sarà un nuovo appuntamento settimanale, quindi potete tranquillizzarvi. Faccio questo post, in un giorno fuori dal consueto appuntamento settimanale solo per una breve informazione. In più occasioni (La mia esperienza al Torino Film Festival e Non solo blog) vi ho detto che collaboro con una rivista online chiamata Movie Magazine Italia. Dal momento che la rivista ha chiuso ma la mia passione per il mondo dell’audiovisivo non è terminata, anzi, ho deciso di non buttare alle ortiche i miei lavori passati e di inserirli all’interno del blog. Non sarà certo un lavoro di copia-incolla ma sarà una sorta di rivisitazione di ciò che ho fatto. La maggior parte dei miei lavori sono stati scritti in occasioni di anniversari e compleanni. Siccome il mio blog Il film che ti sei perso… ha un’impostazione differente e ben strutturata, ho deciso che alcuni dei mie lavori possono essere integrati all’interno delle mie rubriche.

Il film che ti sei perso... Giorgia Cassinelli

Quindi vi starete chiedendo “perché ci informa per dirci che non cambierà nulla?” Perché in realtà per qualche settimana ci sarà un piccolo cambiamento. Tra un anniversario e un compleanno ho avuto modo di scrivere alcune recensioni. Ho partecipato al Torino Film Festival 2018 e ho quindi potuto recensire alcuni film molto interessanti. Uno di questi parteciperà alla notte degli Oscar con ben tre candidature, sto parlando di Can You Ever Forgive Me?  Siccome mi dispiacerebbe perdere nel limbo di internet questi miei ultimi lavori, per le prossime settimane a venire, nei giorni in cui abitualmente non scrivo, vi proporrò le recensioni che ho scritto.

Ci tengo a ribadire che tutto ciò che leggete all’interno di questo blog è frutto di un lavoro curato e soprattutto tanto amato. Non leggerete nulla di vecchio e copiato, sebbene sia stato scritto da me. Ogni articolo a venire, sarà modificato e riadattato per poter rientrare all’interno di questa piccola realtà. Grazie per la vostra attenzione. A presto,

Giorgia – Il film che ti sei perso…

La serie TV che ti sei perso…

The Night Of

Anche questo venerdì vi voglio suggerire un prodotto televisivo che si è già concluso. The Night Of è una miniserie, andata in onda nel 2016, che ha riscontrato successo sia da parte della critica che del pubblico. Personalmente posso dirvi che mi è piaciuta davvero molto. La trama è avvincente e invoglia a scoprire sempre di più la verità, gli attori sono ottimi (giusto per darvi due nomi dico John Turturro e Riz Ahmed) e il fatto che questa miniserie sia racchiusa in sole otto puntate permette a chiunque di seguirla, senza dover chiedere ferie per riuscire a finirla. Sebbene, è giusto dirlo, le puntate durino più dei consueti 40 minuti standard, non è certo un’impresa impossibile seguire questa serie – e per di più potrete stare tranquilli sapendo che non è uno di quei prodotti televisivi che vi incantano ma che poi vi costringono ad aspettare mesi, se non addirittura anni, per capire come prosegue la storia.

Essendo la storia interessante, racchiusa nell’arco di poche puntate e, come vi dicevo prima, ben interpretata e diretta, non indugio oltre nel consigliarvi questa serie e vi racconto molto brevemente la trama.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

New York. Nasir Khan, un ragazzo universitario di origini pachistane, ruba il taxi del padre per andare a una festa a Manhattan ma qualcosa va storto. Dopo essersi perso, incontra una ragazza con la quale passa la notte e la mattina seguente, al suo risveglio la trova sul letto, morta. Per difendersi dall’accusa di omicidio ricorre a un avvocato caduto in disgrazia.

Perché guardarla:

  • Come dicevo prima la trama è racchiusa nell’arco di sole otto puntate
  • Non solo è bene diretta. Il cast funziona bene
  • Non è eccessivamente violenta o lenta. È una miniserie che secondo e si può adattare a molti gusti e che può richiamare una vasta gamma di spettatori

Perché non guardarla:

  • Se non vi piacciono i drammi o le serie investigative allora non fa per voi

Pagina ufficiale: https://www.hbo.com/the-night-of

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/TheNightOfHBO/

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/box-sets/the-night-of.html

Saoirse Ronan

Il film che ti sei perso...

Ammettiamolo: Saoirse Ronan è un nome tanto bello quanto impronunciabile. Personalmente ho storpiato il suo nome mille volte prima di capire la corretta pronuncia e adesso che ho capito come si chiama, la definisco “la talentuosa ragazza dal nome impronunciabile”. Battute a parte, sappiate che raccontarvi di questa ragazza mi costa un po’: il solo pensiero che sia più giovane di me e che nella sua carriera abbia già collezionato collaborazioni così importanti mi fa sentire un po’ una vecchia scarpa inutile… Depressione a parte (si fa per scherzare chiaramente!) oggi vi vorrei consigliare di avvicinarvi a un talento giovane, fresco e innegabile. Questa attrice irlandese, naturalizzata statunitense, classe 1994 (si avete letto bene e no, non ho sbagliato la data), vanta nella sua carriera collaborazioni con registi importanti e talentuosi artisti quali Peter Jackson, Wes Anderson, Ryan Gosling, Greta Gerwing e Joe Wright.

Basterebbero questi illustri nomi a far capire che se molti lavorano con lei è perché il talento in questa giovane ragazza non manca. Uno dei suoi primi film importanti è stato il lungometraggio che ha diretto Joe Wright, Atonement – titolo che vi ho suggerito in più occasioni, perché, ormai lo sapete, è uno dei miei film preferiti. In questa pellicola, Saoirse Ronan, ha dato prova di una grande interpretazione e la sua bravura non si è spenta come la fiamma di una candela ma ha continuato a brillare e risplendere in altri titoli. Uno di questi è il film, che ha riscontrato parecchio successo, anche grazie alla fama dell’omonimo romanzo da cui è tratto, The Lovely Bones, conosciuto in Italia con il titolo Amabili resti, che l’ha vista vestire i panni della piccola indifesa e innocente protagonista, che viene brutalmente uccisa all’inizio del racconto.

Questo lunedì, nel mio articolo Lo Straordinario nell’Ordinario, mi sono permessa di consigliarvi uno degli ultimi film a cui ha preso parte questa giovane attrice, ovvero Brooklyn, che le è valso anche la candidatura al premio Oscar come miglior attrice protagonista. Se volete conoscere il talento di Saoirse Ronan non potete certo perdervi questo titolo. Un altro lungometraggio che mette in risalto le doti di questa attrice grazie a una trama accattivante e da una regia curata è il film Hanna. Questa è la seconda collaborazione tra il regista e produttore cinematografico inglese Joe Wright e Saoirse Ronan.

Nel mio post Il riflesso della città vi ho consigliato il primo film che vede l’affascinate attore Ryan Gosling dietro la macchina da presa. Lost River, questo è il titolo, merita di essere visto non solo per la scelta del cast ma anche per la trama e per il modo di raccontare la storia. Se volete vedere Saoirse Ronan in un film in cui la narrazione e il degrado prevalgono su tutto, pur mantenendo la giusta attenzione sui volti dei giovani protagonisti, allora Lost River è il titolo adatto a voi.

Spero anche oggi, attraverso pochi titoli, di avervi fatto avvicinare a questo giovane talento, che sono sicura riserverà per il futuro altre interessanti collaborazioni e numerose grandi interpretazioni. Saoirse Ronan è la prova che la gioventù non è piena di scansafatiche, come sostengono alcuni, ma che, anzi, è ricca di persone che vivono di passione e che per essa si sanno mettere in gioco e vincono, alla grande, la sfida.

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Lovely Bones, Peter Jackson, 2009
  • Hanna, Joe Wright, 2011
  • Lost River, Ryan Gosling, 2014
  • Brooklyn, John Crowley, 2015

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema:

The Lovely Bones

Lo Straordinario nell’Ordinario

Eccoci di nuovo qui. Con il nostro appuntamento del lunedì dedicato ai film con la classica formula. Spero che vi sia piaciuto il post di lunedì scorso dedicato alla settima arte ma incentrato su un singolo film. Esattamente come ho fatto la settimana scorsa, iniziando il nuovo anno con un nuovo modo di raccontarvi il cinema, dedicando l’articolo a un film che adoro, anche questo lunedì vi vorrei parlare di titoli e di un genere a me molto cari.

Il titolo che ho deciso di dare a questo mio articolo dice molto. Amo i film drammatici che sanno raccontare una storia che solo in apparenza sembra banale ma che in realtà cela un intero universo di emozioni. Sembra semplice fare un film drammatico ma in realtà è davvero difficile creare un prodotto che riesce a mostrare allo spettatore che la sua vita può essere straordinaria e interessante, tanto quanto una spedizione nello spazio o un film d’avventura.

Il film che ti sei perso...

Per mostrarvi come lo straordinario risieda nelle piccole storie quotidiane ho scelto i seguenti titoli: Match Point, Brooklyn, Evening e Atonement. Sono quattro pellicole differenti tra di loro, ambientate in epoche diverse, che raccontano svariati drammi. Eppure toccano tutte un punto molto sensibile del mio cuore e della mia anima. Non sono solo le lacrime che legano, attraverso un sottile fil rouge, questi titoli ma anche il voler raccontare in modo delicato, pacato, senza eccessi, una storia. Questi quattro film mostrano, in quattro modi differenti, che lo straordinario risiede, a volte, in un dramma intimo e famigliare e che questo può toccare l’animo di una persona distante, mostrando comprensione per cosa significhi una piccola o grande battaglia quotidiana.

Che sia un amore perduto, una lontananza forzata, un amore proibito o uno ostacolato non è importante. Ciò che è essenziale è il racconto, è la forza dell’animo umano che silenziosamente e quotidianamente affronta le proprie battaglie personali, senza che le persone accanto sappiano ciò che sta realmente vivendo. I film che cercano di rappresentare un microcosmo per parlare di una storia universale sono tantissimi. Quindi perché ho scelto questi quattro titoli? Semplicemente perché mi sono molto cari e perché rientrano tutti, per un motivo o per un altro, nella classifica dei miei film preferiti. Ecco perché vi suggerisco di vederli tutti. Se cercate un ulteriore motivo per vederli vi accontento subito dicendovi quanto segue:

  • Match Point: regia di Woody Allen. Attori fantastici e colonna sonora ineccepibile. Fotografia impeccabile. Uno dei migliori lavori di Allen e il mio film preferito del regista. Ve l’ho già suggerito nel mio post dedicato all’attrice Scarlett Johansson
  • Brooklyn: una piccola poesia in movimento. Un film intimo, delicato e ben interpretato – la giovane Saoirse Ronan non delude mai
  • Evening: una storia d’amore struggente e drammatica. Un film corale che vanta un cast femminile di tutto rispetto
  • Atonement: la fotografia che accompagna tutti i film diretti da Joe Wright, uno dei miei registi preferiti, è sempre perfetta, drammatica e curata. Questo film non è da meno. Il cast vanta attori meravigliosi e la storia è tratta dall’omonimo romanzo scritto da Ian McEwan. Vi ho già consigliato questo titolo in due mie precedenti post: Piano sequenza, ovvero l’illusione di essere dentro al film e James McAvoy

Nel caso te lo fossi perso…

  • Match Point, Woody Allen, 2005
  • Atonement, Joe Wright, 2007
  • Evening, Lajos Koltai, 2007
  • Brooklyn, John Crowley, 2015