Un film per la notte di Halloween

Tra due giorni sarà Halloween e in occasione di questa notte da brivido ho deciso di dedicare questo articolo a quelli che sono in cerca di un film all’altezza della serata. Credo che il genere più adatto sia l’horror. I lungometraggi che rientrano in questa categoria sono tantissimi, quindi ho pensato di scegliere un titolo abbastanza recente – 2014. Questa pellicola è stata acclamata dal pubblico, dalla critica e dal maestro indiscusso del terrore, Stephen King. Se volete sapere cosa ne penso, vi confesso che alla fine della visione ero abbastanza inquietata. Mentre molte pellicole appartenenti a questo genere non mi scalfiscono e le trovo abbastanza banali e scontate, questo lungometraggio invece è riuscito a rimanermi in testa. Il film in questione è Babadook e come tutti gli horror ben riusciti parte da una trama estremamente semplice (alcuni potrebbero definire quasi banale): madre e figlio, soli, a casa, in compagnia di un libro, la cui copertina di per sé è già abbastanza terrificante. Penso che per consigliare un film del genere meno si dice e meglio è, per questo motivo non mi dilungherò oltre e non vi dirò nient’altro. A voi la scelta se provare a guardarlo o meno.

Babadook_film

Credo di aver già affermato che trovo i thriller estremamente più inquietanti di tanti horror. Un film che vuole colpire lo spettatore deve vivere all’interno di queste due categorie, fare paura e al contempo creare uno stato d’ansia costante, che deriva dall’attesa di qualcosa o qualcuno che dovrebbe o potrebbe arrivare. Uno dei miglior film che appartengono a questo genere, a parer mio, è The Shining. Questo classico, uscito nel 1980, non solo è il mio film preferito del regista Stanley Kubrick ma è anche uno degli horror più acclamati di sempre. Se per questo Halloween avete deciso di rimanere a casa e di torturarvi con un horror ben fatto non avete bisogno di cerare le ultime uscite. I grandi classici funzionano sempre e comunque.

Se siete in cerca invece di un film più nuovo, considerato comunque ormai un vero “imperdibile”, allora vi suggerisco The Village di M. Night Shyamalan. Siccome ho già analizzato e consigliato questo riuscitissimo thriller in un mio articolo precedente (3 atti, un inganno) non aggiungo altri commenti e vi invito ad andare a leggere il mio post di qualche mese fa, nel caso ve lo foste perso… Se l’horror non è proprio il genere adatto a voi ma cercate comunque il brivido del thriller e dell’inquietudine, allora vi propongo un titolo che amo guardare e riguardare, non solo la notte di Halloween: Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles. Anche questo titolo l’ho già suggerito in passato ma come ben sapete amo questa creatura mitologica, terrificante e seducente al tempo stesso. Se il film con Brad Pitt e Tom Cruise non fa al caso vostro ma volete rimanere all’interno del mondo vampiresco potete andare a rileggere il mio post Vampiri: la memoria del tempo oppure andare a dare uno sguardo all’articolo che ho scritto, in occasione dell’anniversario dell’uscita del libro Dracula, per la rivista Movie Magazine Italia: Dracula compie 121 anni: film e serie tv che hanno raccontato i mito.

Vampiri, horror e thriller sono ancora troppo eppure non volete rinunciare al film che in qualche modo celebri la notte di Halloween? L’ultimo titolo che vi suggerisco è Coco. Non storcete il naso per il fatto che all’interno di un articolo, dedicato ai film da vedere il 31 ottobre, inserisco un film animato targato Disney. Coco è un vero capolavoro e uno spettacolo per gli occhi, la trama è avvincente e interessante e questo film, più di tutti gli altri finora elencati, rappresenta alla perfezione cosa significa veramente la notte in cui il mondo dei vivi si intreccia con quello dei morti.

Coco_Disney

Nel caso volgiate uscire e travestirvi da strega questo Halloween vi indirizzo all’articolo che ho scritto la settimana scorsa per Movie Magazine Italia: Halloween: consigli sul costume da strega attraverso i film e le serie TV più celebri. Se invece rimarrete a casa, in compagnia del divano e di un bel film spero di avervi suggerito qualche titolo interessante.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Shining, Stanley Kubrick, 1980
  • Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles, Neil Jordan, 1994
  • The Village, M. Night Shyamalan, 2004
  • Babadook, Jennifer Kent, 2014
  • Coco, Lee Unkrich, Adrian Molina, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                              Netflix:

Interview with the Vampire                          Babadook

Coco

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Il riflesso della città

Oggi ho deciso di non spostarmi completamente su un nuovo argomento, come faccio solitamente ma di rimanere in qualche modo agganciata al discorso che ho affrontato l’ultima volta che ho parlato di film (Il futuro è oggi) e di ampliarlo, affrontando un argomento simile, consigliandovi così altri tre titoli che potrebbero interessare a chi, tra di voi, è rimasto colpito dall’argomento che ho affrontato due settimane fa. Se martedì ho affrontato film che trattano il tema del futuro distopico e dell’importanza di curare e preservare questo nostro pianeta nel presente, oggi vorrei consigliarvi altri film che in un modo più sottile e, oserei dire più poetico, mostrano lo stesso interesse. Credo che i tre titoli che vi voglio suggerire mostrino la distruzione causata dall’uomo e che al contempo riflettano il disagio interiore dell’essere umano attraverso la devastazione delle città e del territorio a loro circostante. L’intento è nobile, la qualità registica è innegabile e la loro fruizione è beh… diciamo che sono tre film in cui non dovete aspettarvi nulla di semplice.

Cosmopolis_Robert Pattinson

Tre film decisamente differenti tra loro, tre registi con un percorso unico e soprattutto due periodi storici distanti. Infatti due dei tre titoli che vi voglio suggerire sono lungometraggi recenti mentre uno appartiene a quello che viene definito il neorealismo. Ma andiamo con ordine. Procedendo a ritroso incomincio con i film di Ryan Gosling, Lost River e di David Cronenberg, Cosmopolis. Avete capito bene, non è un caso di omonimia, uno di questi è stato diretto dall’affascinante attore Ryan Gosling. Attore e a questo punto aggiungiamo regista. Non storcete il naso pensando che Gosling sia il classico ragazzo bello e nulla più, perché questo attore dimostra di essere dotato di un talento artistico che si rivela non solo nelle scelte dei film che decide di interpretare ma anche di dirigere. Il film con il quale Gosling ha esordito alla regia, Lost River, del 2014, è stata una vera sorpresa per me e ne sono rimasta piacevolmente colpita. Il lungometraggio si rivela intelligente e curato, a partire dalla scelta del cast – tra loro la meravigliosa Saoirse Ronan e Ian De Caestecker, conosciuto dai più per la sua interpretazione di Fitz nella serie televisiva Agents of S.H.I.E.L.D. Il prodotto di Gosling, così come il visionario film di Cronenberg, Cosmopolis, a tratti grottesco, mostra un totale degrado, un livello di apatia inumano e personaggi unici che percorrono questo tortuoso sentiero che è la vita. Cronenberg per la sua pellicola attinge all’omonimo romanzo di Don DeLillo, per chi conosce lo scrittore va da sé che la trama non può che essere disfattista e unica. Senza andare a fondo nell’analisi di questi film, anche perché se lo facessi non mi basterebbe certamente questo articolo,  si può notare come entrambi i registi scelgono di rappresentare l’infelicità, l’apatia, il degrado fisico, mentale e strutturale attraverso il volto più crudo possibile: la città. Il territorio circostante mostra a un livello visivo ciò che l’anima prova. La rappresentazione visiva del mondo rafforza il senso di solitudine interiore dei singoli personaggi. Ciò che già percepisce lo spettatore attraverso la musica, la fotografia, la recitazione degli attori viene esplicitato e reso più chiaro e limpido dal mondo che racchiude la storia.

Questi due film non sono i primi a mostrare un mondo distrutto. Come accennavo prima, il terzo titolo che vorrei includere oggi è un film del 1948 ed è un vero e proprio capolavoro: Ladri di biciclette, di Vittorio De Sica. A questo straordinario regista, mostro sacro della storia della cinematografia internazionale e del neorealismo, ho dedicato un articolo su Movie Magazine Italia, rivista con la quale collaboro (Vittorio De Sica: ricordiamo il grande regista nel giorno del suo compleanno) e ne avevo già  parlato in un mio articolo precedente (C’era una volta… Parte 2). Senza ripetere ciò che avevo già scritto vorrei solo ricordare che la corrente del neorealismo porta i registi italiani a rappresentare la realtà in maniera differente. Rinunciando ai modelli edulcorati e finti proposti fino a quel momento, De Sica ha la possibilità di mostrare al pubblico la crudeltà della vita quotidiana. Senza analizzare le inquadrature, le scelte registiche e altri mille dettagli (sulle quali mi potrei dilungare troppo) mi limiterò a dire che ho deciso di inserire Ladri di biciclette in questo articolo perché anche in questo caso la città mostra più di quello che può dire una singola immagine. La somma del degrado, della disperazione che si può notare nell’intero film è essa stessa il fulcro della storia. Anche in questo caso la città, il territorio che circonda i personaggi, non è altro che la rappresentazione visiva della solitudine e dell’incapacità di comunicare delle persone che vivono (o meglio dire, sopravvivono) all’interno della narrazione.

Ladri di biciclette

Nel caso te lo fossi perso…

  • Ladri di biciclette, Vittorio De Sica, 1948
  • Cosmopolis, David Cronenberg, 2012
  • Lost River, Ryan Gosling, 2014

La serie TV che ti sei perso…

Twin Peaks

Dopo avervi annunciato che il sito del blog si è aggiornato (Nuovo vestito, stessa sostanza) ecco che torno a parlarvi di audiovisivo. Oggi ho deciso di dedicare questo articolo a un prodotto che se dovessi analizzarlo attentamente, non mi basterebbero tutti gli articoli del mondo. Twin Peaks è una serie televisiva che vive in un mondo proprio: comprende tutti i generi e li supera, include la più alta qualità della regia e della sceneggiatura, i personaggi sono assolutamente unici e riconoscibili e la lentezza non è un mero sfoggio artistico ma fa parte della metodologia di narrazione del suo creatore David Lynch. Per parlare di questo prodotto assolutamente geniale devo fare una piccola premessa. Come ho anche scritto nella mia breve biografia, non mi vergogno di ammettere che sono amante di una parte di cinema, troppe volte snobbata a parer mio, come per esempio il mondo dei supereroi e per questo motivo, alcuni anni fa credevo che certe tipologie di produzioni non facessero per me, per il semplice fatto che pensavo, erroneamente, di non essere in grado di apprezzarle. Mi sono avvicinata a Twin Peaks per curiosità, pur sapendo che non è una serie fruibile per tutti e ho avuto modo di vederla tutta d’un fiato, in una mega maratona casalinga, a causa di un problema che mi aveva costretta a stare a casa per alcune settimane. Twin Peaks e i suoi straordinari personaggi, come la sua assurda ma magica e intricata trama, non solo mi hanno salvata dalla noia dovuta alla mia degenza ma hanno anche aperto i miei occhi e allargato le mie conoscenze. Sostengo ancora che questo incredibile prodotto artistico (valica i confini della definizione di serie televisiva) non sia per tutti i gusti ma credo fermamente che chiunque abbia un po’ di passione per l’audiovisivo gli debba dare più di una possibilità.

Twin Peaks

Breve riassunto:

A Twin Peaks, situata al confine tra Stati Uniti e Canada, viene ritrovato il cadavere di una ragazza del posto, Laura Palmer. A seguito di questa scoperta viene trovata un’altra giovane, Ronette Pulaski, che vaga, in stato confusionale nella parte canadese del bosco. I due casi sembrano collegati e, a causa dello sconfinamento in Canada, viene chiamata l’FBI a indagare. L’agente che viene assegnato al caso è Dale Cooper, il quale cerca di integrarsi all’interno della strana e chiusa comunità di Twin Peaks, che nasconde non pochi segreti…

Perché guardarla:

  • Chi è amante dell’audiovisivo, sia esso un prodotto televisivo o filmico, non può perdersi questa incredibile serie
  • Thriller investigativo, horror e dramma. È tutto questo e molto di più
  • Una volta incominciata, non potrete fare a meno di venire risucchiati all’interno dell’assurdo mondo di Twin Peaks e dei suoi personaggi fuori dal comune
  • Geniale, folle, surreale. Impossibile non rimanerne affascinati

Perché non guardarla:

  • Non è certamente un prodotto adatto a tutti soprattutto perché i più potrebbero trovare la narrazione troppo lenta
  • Il mondo di Twin Peaks va oltre la serie di 2 stagioni, andata in onda nel 1990 e 1991, attraverso un film (Fire Walk With Me, 1992) e un sequel, da considerare più come la naturale terza stagione, andata in onda lo scorso anno

Pagina ufficiale: https://welcometotwinpeaks.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/TwinPeaksOnShowtime/?ref=br_rs

Il futuro è oggi

Uno dei più grandi filoni cinematografici di sempre è legato al tema del futuro. Scene che ci mostrano una realtà e un mondo in cui le tecnologie si sono sviluppate a tal punto che l’uomo è in grado di piegare quasi tutto al suo volere sono all’ordine del giorno. Quasi sempre però le pellicole che sono state ambientate in un prossimo futuro mostrano un mondo malato, lasciato andare e deteriorato a causa dell’egoismo, dall’ignoranza e dall’inquinamento creato dall’uomo. Questo genere di pellicole portano al loro interno un messaggio importantissimo: bisogna preservare il nostro pianeta terra, dobbiamo averne cura e preoccuparci tanto dell’oggi quanto del domani. Guardando solo avanti, pensando solo al futuro, dimenticandoci di guardarci attorno oggi, di curare chi ha bisogno di aiuto e vive accanto a noi non serve a nulla. Numerosi lungometraggi hanno cercato di trasmettere questo importantissimo messaggio nel corso della storia ma a conti fatti pare che non sia servito a molto. Molte volte abbiamo il grande vizio di sentire ma di non ascoltare, di vedere ma non di guardare. Senza scomodare i grandi nomi – come ad esempio il film cult del 1982 Blade Runner, ambientato in un futuro (nel 2019) distopico o il grande classico di Stanley Kubrick 2001: A Space Odyssey, che ho già citato nel mio primo post (L’occhio del cinema), oggi mi limiterò a menzionare tre film degli ultimi anni che ambientano la loro storia in un futuro non troppo lontano e non troppo distante da noi.

Il primo film di questa breve lista che mi sento di consigliarvi è Downsizing, diretto da Alexander Payne. Confesso che questa pellicola mi ha convinta a metà, credo però che il messaggio che porta con sé sia importantissimo e per questo motivo ve lo consiglio. Senza spoilerarvi nulla (come d’altronde faccio sempre) vi raccomando di guardare questo film concentrandovi di più sul corso degli eventi che influenzano il pianeta terra che sulla storia del protagonista, interpretato da Matt Damon, perché il vero messaggio di questa pellicola arriva da lì.

Downsizing

Le altre due pellicole che aggiungo a questa breve lista, il cui tema potrebbe essere riassunto più o meno così: “attenzione al presente se non volete rovinare il vostro futuro”, hanno colpito maggiormente la mia immaginazione. Uno è un lungometraggio animato del 2008, mentre l’altro è un film de 2013 con protagonista l’adrenalinico Tom Cruise. I due titoli in questione sono, rispettivamente, WALL•E e Oblivion, entrambe le pellicole affrontano, sebbene in modo differente la fragilità del pianeta terra. Il futuro che si prospetta in entrambi i casi è agghiacciane e terrificante, che sia a causa di un invasione aliena con la conseguente battaglia nucleare o dell’eccessivo inquinamento, il risultato non cambia. Sta a voi scegliere come preferite prendervi due ore per considerare come stiamo trattando questo nostro meraviglioso pianeta, se attraverso un lungometraggio animato o un film d’azione.

Oggi ho scelto di consigliare questi tre titoli ma i film che affrontano il delicato ed essenziale tema di come stiamo distruggendo e dando per scontato il nostro pianeta sono numerosi. Tra questi c’è anche l’interessantissimo (e per nulla noioso, fidatevi!) documentario Before the Foold, che ha come voce narrante quella di Leonardo Di Caprio. Ho già consigliato questa pellicola nel mio articolo DocumentiAMOci dedicato al mondo dei documentari per cui non mi dilungherò oltre. Credo che tra una pellicola romantica e una fantasy, una horror e una commedia tutti noi dovremmo considerare l’importanza di ricordarci di quando in quando, attraverso un film, l’importanza della necessità di prenderci cura del nostro prossimo e del pianeta terra.

Nel caso te lo fossi perso…

  • WALL•E, Andrew Stanton, 2008
  • Oblivion, Joseph Kosinski, 2013
  • Downsizing, Alexander Payne, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

Oblivion

Downsizing

In memoriam…

… Anthony Minghella

Ho deciso di dedicare un articolo, di quando in quando, nel consueto appuntamento del martedì (Informazioni) a una persona scomparsa nel mondo del cinema e che, attraverso la sua arte, ha contribuito ad arricchirla. Lo farò raramente perché non mi va di intristirvi raccontandovi di morti premature, tuttavia ritengo che sarebbe bello poter ricordare non solo con nostalgia ma anche con un sorriso chi ha donato al mondo così tanto dell’audiovisivo.

Anthony Minghella

Oggi quindi, questo primo articolo dedicato alla memoria di una persona scomparsa troppo presto, lo vorrei dedicare al regista, sceneggiatore, commediografo e produttore britannico Anthony Minghella – morto improvvisamente a soli 54 anni, a causa di complicanze a seguito di un’operazione. Prima di lasciarci questo straordinario artista, nel corso della sua breve carriera, è riuscito a creare dei veri e propri capolavori. Film potenti, toccanti, drammatici, profondi e intensi, dotati di una rara sensibilità e di un’accurata attenzione per il dettaglio e la trama. Siccome non mi voglio dilungare troppo consiglierò solo tre dei film che ha diretto. Ovviamente, come sempre, suggerirò tre titoli che hanno prima di tutto toccato e colpito la mia immaginazione e che hanno parlato al mio cuore.

Due di queste pellicole vedono la collaborazione dell’attore Jude Law, il quale ha lavorato con lui tre volte. Il primo titolo che vorrei suggerire è del 1999 e si intitola The Talented Mr. Ripley, tratto liberamente dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith. Parzialmente girato in Italia questo film vede la collaborazione di numerosi artisti italiani e vanta un cast internazionale di prim’ordine. Il sopracitato Jude Law, l’affascinante Gwyneth Paltrow, il compianto Philip Seymour Hoffman, un giovanissimo ma interessante Matt Damon e la statuaria Cate Blanchett, giusto per citare i più famosi.  Accompagnato da una colonna sonora degna di nota, il film ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Anthony Minghella è riuscito a creare una pellicola che ancora oggi, nonostante abbia visto e rivisto questo lungometraggio, continua ad affascinarmi e a tenermi incollata allo schermo. La trama unica e originale, che ha ispirato numerose riproduzioni cinematografiche e non solo, trova la sua massima espressione in questo film del 1999.

Jude Law torna nuovamente a collaborare con Minghella nel 2003, in un’altra pellicola tratta da un romanzo, questa volta scritto da Charles Frazier. Il film in questione è la drammatica, romantica e potente storia di Cold Mountain, che vede come protagonista femminile, accanto all’attore britannico, la bellissima Nicole Kidman. Anche questo lungometraggio viene riconosciuto a livello internazionale e vanta numerosi premi e candidature. La trama racconta di una storia d’amore che nasce e si sviluppa attorno alla guerra di secessione (1861 – 1865). I personaggi sono ben caratterizzati e perfettamente interpretati, la regia e la fotografia drammatizzano ancora di più il contesto e rendono merito a una storia potente e interessante – narrata da uno scrittore americano che ha la capacità di trasportarti in mezzo agli alberi secolari di Cold Mountain, grazia a una scrittura molto visiva e dettagliata.

L’ultimo film che  mi sento in dovere di suggerire, tra quelli di Anthony Minghella, è il primo che ha diretto tra quelli elencati in questo articolo: The English Patient, del 1996. Anche in questo caso, come in Cold Mountain, si affronta il tema dell’amore ostacolato, della passione, della guerra – ma badate bene, sono molto più di semplici film romantici. Come in The Talented Mr. Ripley c’è la ricerca della verità e una storia che ne cela un’altra. Personalmente trovo che queste tre meravigliose e potenti pellicole di Minghella vadano viste almeno una volta nella vita, sono film che colpiscono gli occhi per andare a toccare l’anima. Purtroppo la vita ci ha portato via troppo presto un regista capace di andare oltre la normale narrazione e di insidiarsi all’interno di una storia, come un personaggio invisibile ma sempre presente. Lui non è più tra noi ma la sua arte e i suoi capolavori renderanno eterno il suo nome e la sua innata abilità a raccontare di uno spaccato di vita, sia esso ambientato nel XIX secolo o nel presente.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The English Patient, Anthony Minghella, 1996
  • The Talented Mr. Ripley, Anthony Minghella, 1999
  • Cold Mountain, Anthony Minghella, 2003

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

Cold Mountain

La serie TV che ti sei perso…

Downton Abbey

Oggi mi sento di parlarvi e quindi di consigliarvi una serie televisiva che si è conclusa nel 2015. Confesso che l’ho scoperta e iniziata tardi, infatti ho finito di vederla solo la scorsa settimana e ho iniziato a seguire questo prodotto televisivo con alcune perplessità ma ammetto che mi sbagliavo: mi sono completamente innamorata di questo show. La serie in questione è Downton Abbey. Sono 52 episodi suddivisi in 6 stagioni. Fidatevi: una volta iniziata non riuscirete a fare a meno di guardarla, vorrete saperne sempre di più. Man mano che la seguirete vi sentirete un membro integrante della famiglia, circondati dal lusso, dai pettegolezzi, dall’aroma del tè e dai personaggi unici, perfettamente caratterizzati e straordinari nei loro ruoli. Sembra quasi che seguendo le vicende della famiglia Crawley e dei suoi domestici non si assista a una prodotto televisivo con personaggi fittizi ma che si segua le vicende di persone reali attraverso il piccolo schermo. La serie, che è ambientata nel passato, ha inizio il 15 aprile del 1912, il giorno dopo il naufragio del Titanic. All’interno di questo prodotto unico e perfettamente curato i veri indiscussi protagonisti sono i personaggi: che siano i padroni di casa o i domestici, tutti, dal primo all’ultimo sono caratterizzati, vengono magistralmente interpretati e conoscono uno sviluppo, crescono, si incontrano e si scontrano tra loro. Un nome su tutti spicca però ed è quello di Violet Crawley, Contessa Madre di Grantham, interpretata dalla sublime Maggie Smith. Attrice già famosissima e bravissima, conosciuta dal pubblico più giovane per la sua interpretazione della professoressa di Harry Potter, Minerva McGranitt, in questa serie televisiva sfoggia le sue innate doti recitative e porta in scena un personaggio unico e incredibile.

Downton Abbey

Breve riassunto:

La famiglia dei Crawley, vive nella tenuta di campagna nello Yorkshire. Tra il lusso e la sublime eleganza che possono offrire gli anni a cavallo tra i decenni Dieci e Venti del secolo scorso, l’aristocratica famiglia, insieme a una schiera di domestici, affrontano la notizia del momento: il Titanic è affondato e tra le numerose vittime compare il nome del cugino del conte, erede della proprietà Downton Abbey e della dote della contessa. Alla tragica notizia si accompagna quindi la scoperta che a ereditare tutto sarà un misterioso cugino di terzo grado, un giovane avvocato di Manchester…

Perché guardarla:

  • Se vi piacciono le serie in costume, se siete affascinati dai ruggenti anni Venti, se vi interessano gli intrighi e i giochi di potere che si avvicendano all’interno delle dimore più lussuose allora non potete perdervela
  • La serie è estremamente curata e precisa
  • Gli attori sono tutti straordinari e perfetti nei loro ruoli
  • Il prossimo anno uscirà al cinema il film, con il cast originale al completo, che narrerà altre vicende della famiglia Crawley

Perché non guardarla:

  • Crea dipendenza. Una volta iniziata non potrete fare a meno di scoprire come procedono le vicende dei numerosi personaggi
  • Le puntate sono lunghe e gli speciali di fine stagione più che episodi sono dei veri e propri film
  • Il prossimo anno uscirà al cinema il film: vi, o meglio ci, toccheranno mesi di attesa

Pagina ufficiale: http://www.itv.com/downtonabbey

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/DowntonAbbey

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70213223/downton-abbey

L’evoluzione delle principesse Disney

Esistono vari tipi di film. Ci sono lungometraggi, medio metraggi, corti, documentari e film d’animazione. Quest’ultimo gruppo si divide a sua volta in due categorie, almeno dal mio punto di vista: film d’animazione e film della Disney. Ebbene si, sono un’inguaribile e fedelissima appassionata di questo storico e unico marchio. La Disney nel corso della storia del cinema (e  non solo) si è evoluta, ha ampliato il suo raggio d’azione, ha conquistato il mercato e il cuore degli appassionati.  Dedicare un solo articolo a questo marchio, che attualmente è diventato un colosso di fama mondiale, è impossibile, così come risulterebbe altrettanto difficile dedicare un breve articolo al suo geniale creatore, Walt Disney. Quindi in questo consueto appuntamento del martedì, dedicato al ricordo di un paio o poco più di pellicole, oggi lascerò spazio alla magia che solo le pellicole d’animazione possono donare. Mi piacerebbe prossimamente raccontare di film animati che non rientrano nel colosso della Disney e che sono altrettanto validi ma per oggi mi limiterò ad analizzare un po’ i cosiddetti Classici Disney.

Attualmente collaboro con la rivista online Movie Magazine Italia e mi è già capitato di dedicare un articolo al ricordo di un film d’animazione della Disney. L’occasione è stato l’anniversario dell’uscita nella sale di Mulan. In tale breve articolo avevo accennato a come l’evoluzione dell’emancipazione femminile si rispecchiava nelle pellicole di animazione targate Disney. Ho pensato di utilizzare quest’evoluzione come guida per indicare tre pellicole in cui la figura femminile si evolve e diventa più consistente.

Disney

Le donzelle da salvare

Inizialmente i personaggi femminili erano delle mere figure bisognose d’aiuto e il loro ruolo all’interno della narrazione serviva solo a mostrare quanto poco valessero da sole. L’esempio più lampante è quello del personaggio della principessa Aurora, alias Rosaspina, ovvero la protagonista del film d’animazione del 1959, Sleeping Beauty, meglio conosciuto in Italia come La bella addormentata nel bosco. Bella e addormentata, basta il titolo a spiegare perché il personaggio femminile sia privo di spessore. Tuttavia, sebbene Aurora non brilli di iniziativa e di spirito combattivo, accanto a lei ci sono figure femminili più interessanti: le tre magiche fatine ma soprattutto la bellissima e cattivissima Malefica. Nella pellicola Disney Malefica sembra non essere una persona gradita poiché pratica la magia con l’unico scopo di accrescere il suo potere e la sua malvagità. Vi farà ridere probabilmente scoprire che, nella versione dei fratelli Grimm, in realtà la maledizione viene lanciata da una fata che non è stata invitata al banchetto, per festeggiare la nascita della piccola principessa, semplicemente perché mancano le vettovaglie per una persona. Come la Disney cambia il finale di questa fiaba è ancora più sconcertante per cui evito di rovinarvi il ricordo di un bel cartone. Se vi dovesse interessare l’argomento potrei dedicare un mio prossimo articolo all’analisi di come la Disney ha da sempre il vizio di stravolgere la trama delle fiabe e con esse il loro significato.

Ragazze ribelli

Con l’arrivo degli anni ’90 le protagoniste diventano combattive, testarde e cocciute, sono in grado di andare contro le regole imposte loro. Nel 1989 la Disney mostra al mondo Ariel, personaggio principale del film The Little Mermaid, ovvero La sirenetta. Questa giovane creatura appartenente al mondo delle favole e a quello mitologico è l’emblema della nuova visione femminile della Disney. Ariel si può accostare alla bellissima e spirituale Pocahontas e alla colta e profonda Belle, protagoniste rispettivamente delle pellicole Pocahontas del 1995 e di Beauty and the Beast, del 1991. Queste nuove figure sono decisamente più interessanti e più forti delle prime creazioni femminili della Disney. Ariel non solo va contro il volere del padre ma si ribella a una legge, per amore (a prima vista chiaramente) supera il confine imposto dalle leggi e da prova non solo di coraggio ma anche di intelligenza, riconoscendo che la diversità non è un difetto ma che può rappresentare un arricchimento culturale e personale.

Sono le donne le vere protagoniste

Rimanendo su Hans Christian Andersen, la Disney nel 2013, mette in scena una fiaba in cui, questa volta, sono le figure maschili a essere prive di spessore al confronto di quelle femminili. Frozen mostra la forza delle ragazze. La forza, l’amicizia, la potenza dell’amore che può nascere tra due sorelle. Buone e cattive, maledette o benedette poco importa. Il fulcro della storia è che le donne possono fare tutto ed essere chiunque vogliano essere, nei lungometraggi della Disney così come nella vita quotidiana.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sleeping Beauty, Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark, 1959
  • The LittleMermaid, Ron Clements, John Musker, 1989
  • Frozen, Chris Buck, Jennifer Lee, 2013

 

Quando il cinema mostra il cinema

Cinema è passione, è immaginazione, è fantasia, è poesia, è fiaba e favola, è la rappresentazione di un mondo, di un luogo e di un tempo. Il mondo del cinema è considerato a tutti gli effetti un’arte, infatti viene chiamata la settima arte (nel mio secondo post L’arte di saper emozionare facevo un breve accenno a questa storia). Capita a volte che quest’arte sia autoreferenziale, che parli e racconti di se stessa e che mostri al mondo la sua propria storia, in prima persona. Personalmente, lo sapete, sono innamorata del cinema e di quest’arte e quindi non ho bisogno di convincermi che i film posso essere tutto quello che ho elencato pocanzi, ma forse alcuni di voi sono ancora un po’ scettici. Ecco quindi perché oggi ho intenzione di dedicare questo articolo al cinema che parla di cinema. Esistono pellicole che omaggiano il grande schermo e che mostrano al pubblico, quanto possa significare per certe persone (me compresa) la passione per i film e come i lungometraggi, in differenti modi possano mettere in scena, ancora una volta, il cinema stesso.

I film possono mostrare gli albori, la nascita di un mondo magico e spiegare nel contempo un po’ di storia di questa relativamente giovane arte al pubblico. Hugo, il lungometraggio di Martin Scorsese, del 2011, pubblicizzato in Italia con il titolo di Hugo Cabret, rientra in questa categoria. Il regista americano, mostra una storia dolce e fantasiosa, con la sua regia sempre impeccabile mette in scena la magia del cinema e dei suoi inventori. “Se ti sei mai chiesto dove nascono i sogni, allora guardati attorno!” dice George Méliès, interpretato da Ben Kingsley, al piccolo Hugo. Questa frase riassume non solo il magico e incredibile sogno che porta sul grande schermo Martin Scorsese, rappresenta anche la frase che identifica questo mio blog: cinema per me, e non solo, rappresenta un mondo magico che non smette mai di incantare e di sorprendere.

I film possono rappresentare il mondo del cinema come una grande e straordinaria favola, come accade in Hugo, oppure possono mostrare le infinite possibilità che dona la settima arte attraverso una narrazione intelligente e al contempo divertente e assurda. Questo accade nella pellicola diretta dal visionario regista Woody Allen del 1985 The Purple Rose of Cairo, tradotto in italiano con il titolo La rosa purpurea del Cairo. Il cinema che mette in mostra se stesso lo può fare nel più impensabile dei modi, può giocare con la cornice che è lo schermo del cinema e oltrepassarla per creare una situazione impensabile. Woody Allen è un maestro del genere e questo film non è che uno dei suoi tanti capolavori in cui ci mostra come sa abilmente giocare con la regia, con il pubblico e con la sceneggiatura. Se non vi è mai capitato di vedere questo film ve lo consiglio caldamente non solo perché appunto omaggia il cinema stesso ma anche perché la storia ha dell’incredibile. Sapete bene che nel mio blog, per quanto un film o una serie TV di cui parlo non sia proprio nuovissimo, mi costringo comunque a non rovinare la trama con qualche spoiler, ecco perché mi limito a dirvi semplicemente che questo lungometraggio inizia così: America, anni Trenta, il personaggio di un film, che viene trasmesso dal cinema della città, sera dopo sera, vedendo (si avete letto bene: vedendo) che tra il pubblico in sala si presenta sempre la stessa donna, decide di uscire dallo schermo e di andare a parlare, bloccando così la trama e creando scompiglio… Woody Allen non delude mai in quanto a fantasia!

Nuovo Cinema Paradiso

Il cinema può parlare di cinema e mostrare se stesso anche nella maniera più romantica e toccante possibile, è il caso della meravigliosa poesia che è il film di Giuseppe Tornatore, del 1988, Nuovo Cinema Paradiso. Questa potente pellicola mostra non solo tutto l’amore e il rispetto che il regista italiano ha per il mezzo di comunicazione che sta usando ma mette in scena anche uno spaccato di vita, la provincia italiana e l’importanza della figura paterna. Nuovo Cinema Paradiso, che ha vinto numerosi premi internazionali, tra i quali l’Oscar come miglior film straniero nel 1990, è la rappresentazione del cinema nella sua massima espressione: è favola, è poesia, è realtà e anche magia.

Sta a voi decidere quale tra queste tre imperdibili pellicole fa per voi e quale credete che mostri la settima arte al suo meglio. Il mio giudizio l’avete appena scoperto ma l’intento di questo mio piccolo blog, lo sapete, è solo quello di consigliarvi un film che magari non avete ancora visto. Spero di essere riuscita a trasmettervi la curiosità di vedere almeno uno di questi tre meravigliosi film.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Purple Rose of Cairo, Woody Allen, 1985
  • Nuovo Cinema Paradiso, Giuseppe Tornatore, 1988
  • Hugo, Martin Scorsese, 2011

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                                           Netflix:

The Purple Rose of Cairo                       Hugo Cabret

Perché il mondo ha bisogno di Superman

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta. Come annunciato nel mio ultimo post prima della pausa estiva, Estate, vacanze e dove trovarmi, “Il film che ti sei perso…” torna con l’arrivo di settembre! Spero che vi siate goduti il mese di agosto e che i consueti appuntamenti del martedì (Blog per passione) e del venerdì (Cambiamenti in arrivo) non vi siano mancati troppo, anche perché, lo sapete, non vi ho mai abbandonati del tutto visto che la pagina Facebook e la pagina Instagram sono rimate attive. Ho inoltre scritto un altro paio di articoli per la rivista Movie Magazine Italia, con la quale collaboro.

Superman_film

Oggi si torna a raccontare il cinema e siccome, ormai lo sapete bene, si amo i film ma non mi piace usare toni altisonanti e analizzare i vari tecnicismi, preferisco parlare con il cuore. Tra chi, come me, ha avuto la fortuna di poter studiare un po’ di audiovisivo e della storia del cinema a volte vige la regola non scritta che certe pellicole sono da considerarsi meno di altre, si insomma alcuni tendono a darsi una certa importanza cercando di snobbare alcune pellicole piuttosto che altre, perché considerate per il pubblico di massa e non per i critici. Ahimè io non sono mai rientrata in questa categoria perché ritengo che anche i prodotti audiovisivi, che molti evitano, siano in realtà uno dei migliori modi per evadere dalla realtà, dai problemi quotidiani e per sognare ancora a occhi aperti (qualunque età uno abbia). Mi riferisco a un genere ben preciso, ai film che hanno come fil rouge la figura del supereroe, del vendicatore e/o giustiziere. Ok lo ammetto, io ho una vera e propria passione per questo filone cinematografico ma perché ritengo che all’interno di queste pellicole si nascondano molti elementi che le rendono interessanti e degne di nota. Dietro la figura dell’eroe mascherato si cela quasi sempre un personaggio incompreso, solo, rifiutato, al quale si affianca sempre la voglia di riscatto e giustizia. C’è il tema della redenzione, la possibilità di rimediare ai danni e ai torti subiti (che siano propri o causati da altri), si parla di impossibile certo – uomini che volano, persone che corrono più veloce della luce, uomini con caratteristiche animali, mutanti e… non c’è limite alla fantasia. Ma dietro la fantasia c’è la speranza, c’è l’illimitata possibilità di essere migliori, di riuscire a fare qualcosa quando il resto del mondo non lo crede possibile. In un mondo così duro e difficile, in cui ormai ogni giorno è un piccola battaglia chi non ha voglia di sognare un po’? Chi non crede che una pausa di 120 minuti non possa aiutare a distrarsi dalle difficoltà del proprio quotidiano?

X men - film

Il vasto, vastissimo mondo dei supereroi si caratterizza proprio per questa pausa che regala. Oggigiorno le pellicole si sono evolute a tal punto che vedere uno di questi film in 3D al cinema regala una vera piccola magia. Gli effetti speciali sono all’avanguardia, le storie si sono evolute ed esistono in una realtà più complessa – basti pensare al meraviglioso progetto della Marvel Cinematic Unverse portato avanti dalla Disney e dalla Marvel.  Ormai gli eroi mascherati hanno invaso il grande schermo e ce ne sono per tutti i gusti, esistono i mutanti, ci sono i giustizieri, gli alieni e i semi dei, alcuni di loro sono giovani milionari mentre altri sono dei ragazzi che frequentano ancora il liceo. Insomma, chiunque può trovare il suo preferito. Non dico che ci si possa identificare con loro, è molto difficile, soprattutto quando indossano il mantello e vestono i panni dell’alter ego invincibile ma è possibile riconoscere le debolezze, le difficoltà i problemi quotidiani e superarli con loro, almeno nella finzione. Due ore o poco più di puro intrattenimento, una pausa dal quotidiano per immergersi in un mondo in cui non c’è un male troppo grande che non possa essere affrontato. Non vi consiglio di diventare patiti del genere come lo sono io ma vi chiedo di provare, soprattutto a quelli che tra voi (sempre ammesso che ce ne siano) pensano che le pellicole dedicate ai supereroi e ai giustizieri siano un mero prodotto per bambini. Provate a guardare con occhi sognati, smettete di pensare “questo è impossibile…”, “ma figurati!” e “non è credibile”, sospendete il vostro giudizio critico e lasciatevi trasportare dalla storia. Volate con loro, combattete con loro e smettete di pensare ai vostri problemi quotidiani, fidatevi: funziona!

Avengers - film

Oggi quindi non vi consiglio una o più pellicole ma vi chiedo di rivalutare, nel caso dobbiate farlo, un genere ben preciso di cinema. Guardate un paio di pellicole e scegliete il supereroe che fa per voi. Se in futuro vi piacerebbe che analizzassi un singolo personaggio tratto dai fumetti (sia esso una trasposizione cinematografica o televisiva – ebbene si, guardo anche quelli!) chiedete pure e consigliate, sono aperta a vostri suggerimenti.

 

Nel caso te lo fossi perso…

Una qualsiasi film, dalla storia del cinema ad oggi, che abbia come protagonista un personaggio tratto dal mondo dei fumetti

Sul ring come nella vita

Tutti i film che ruotano attorno a una vicenda sportiva parlano in qualche modo di rinascita. Di una caduta e di una risalita. Tutti. I lungometraggi che trattano della parabola della vita, intesa come una sfida, che viene paragonata a una preparazione atletica, sono quelli in cui lo sport in questione è la boxe. Il ring è la perfetta rappresentazione della vita nella sua massima disperazione. Ma dalla disperazione ci si può anche rialzare e scoprire di essere più forti e migliori di quello che si credeva all’inizio. Sono numerosi i film che ruotano attorno all’affascinante sport della boxe e, come spesso accade nel mio blog, ho deciso di concentrarmi su tre pellicole degli ultimi anni, che in qualche modo, mi hanno colpita e che allo stesso tempo, pur trattando dello stesso argomento, lo affrontano in tre differenti maniere narrative.

La leggenda della boxe

Nel film del 2001, diretto da Michael Mann la leggenda in questione è niente meno che il grande Muhammad Ali, nato Cassius Clay. L’interpretazione del protagonista è lasciata al mitico Will Smith che nell’impersonare una delle maggiori leggende di questo sport non sfigura, ma anzi da prova di una magistrale interpretazione, che gli è anche valsa la candidatura all’Oscar nel 2002. Questo film non racconta solo di una battaglia, combattuta sul ring, ma di una lotta continua che è dura e crudele tanto sul quadrato quanto fuori da esso. La battaglia è sulle strade, negli animi delle persone, che portano i segni della loro personale guerra sui loro visi e corpi. La sfida che affronta Ali non è solo fisica ma anche morale e spirituale. Attraverso il film di Mann lo spettatore affronta il percorso difficile che ha dovuto scalare Muhammad Ali attraverso gli anni, sia fuori che dentro il ring. La pellicola è una rappresentazione dura, crudele e realistica, in cui le interpretazioni degli attori regalano allo spettatore una visione unica e differente dei classici film incentrati sul mondo della boxe. La lotta a cui assistiamo è esattamente come nella vita di tutti i giorni: incessante, difficile e piena di ostacoli ma grazie alla tenacia e all’ostinazione anche ricca di soddisfazioni e, alla fine del film, lo spettatore non potrà fare a meno di gridare insieme al pubblico il nome di Ali, che l’ha fatto soffrire, cadere, sperare e rialzarsi insieme a lui.

La chiave femminile

Nel 2005 esce il film di Clint Eastwood dedicato a questo meraviglioso sport. Pellicola che solo in apparenza sembra essere dolce e delicato, proprio per via della scelta della protagonista ma che in realtà si rivela essere duro e crudo. Million Dollar Baby affronta svariati temi delicati, tra i quali la solitudine e la fede. Se il film di Mann, Ali, sembra voler essere un racconto e una parabola della vita di un uomo straordinario e che ha reso ancora più straordinario lo sport della boxe, la pellicola di Eastwood è la rappresentazione della vita nella suo massimo punto di dolore. Questo è un film intelligente, coraggioso, a tratti poetico e in altri momenti decisamente crudele. È una di quelle pellicole che meritano di essere viste almeno una volta nella vita perché alla fine della visione è praticamente impossibile rimanerne immuni. Million Dollar Baby lascia qualcosa allo spettatore, una sensazione che colpisce il cuore e che lo rende un film memorabile.

La lotta

Nel 2010 è uscito The Fighter, è una pellicola che personalmente ho adorato. A parer mio, è il perfetto film sul mondo della boxe: il cast è magnifico, la trama è curata ed è interessante (è tratto da una storia vera) e le lotte sul ring sono coinvolgenti e intense. Come per le pellicole che ho nominato prima, anche questo prodotto, diretto da David O. Russell, è stato candidato a numerosi premi – tra le varie nomination l’immenso Christian Bale e l’attrice Melissa Leo si sono portati a casa l’Oscar come migliore attore e attrice non protagonista, per la loro interpretazione. Mark Wahlberg, che interpreta il protagonista Micky Ward, è anche il produttore di questa interessante e curata pellicola. L’allenamento e la trasformazione fisica degli attori è solo un piccolo specchio che riflette il tempo che è stato impiegato per creare e portare a termine questa interessante pellicola sul mondo della boxe.

Come per il mio ultimo articolo, La spia che ti sei perso, anche oggi ribadisco che questi tre film che ho consigliato sono, a parer mio, tutti validi, con un loro valore estetico, una loro identità ben precisa e una chiave di lettura differente.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Ali, Michael Mann, 2001
  • Million Dollar Baby, Clint Eastwood, 2004
  • The Fighter, David O. Russell, 2010

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

The Fighter