In memoriam…

Come tutte le cose anche il mio blog si è evoluto e nel corso del tempo ha subito variazioni, cambiamenti  e spero miglioramenti. Inizialmente l’appuntamento era una volta a settimana, poi sono diventate due, per arrivare alla formula attuale di tre appuntamenti settimanali, più il nuovo progetto di YouTube. Quando gli appuntamenti erano solo due avevo dedicato un articolo, in quella che adesso è la rubrica del lunedì (ovvero quella dedicata alla cinematografia), alla memoria di un grandissimo regista: Anthony Minghella. Siccome mi piacerebbe di tanto in tanto, tra una nota divertente e l’altra, in qualche modo ricordare qualche grande artista del passato, ho pensato che questo appuntamento del mercoledì, incentrato su un singolo artista, potrebbe essere lo spazio più adatto. Oggi voglio quindi utilizzare questo articolo al ricordo di quello che è il mio regista italiano preferito:

…Vittorio De Sica

Uno dei padri fondatori del neorealismo italiano, collaboratore storico di Cesare Zavattini e personaggio che ancora oggi influenza l’immaginario collettivo e che viene preso ad esempio da i più gradi registi a noi contemporanei. Attore comico e drammatico, sceneggiatore e regista. Basterebbero queste tre parole a far capire l’importanza e la grandezza di quest’uomo ma la realtà è che questi tre termini sono riduttivi e non possono da soli rendere omaggio al grande maestro.

Il film che ti sei perso...

Attore. De Sica inizia la sua carriera, come molti altri grandi nomi, facendo l’attore, prima di teatro e poi cinematografico. Alcuni suoi ruoli sono più memorabili di altri, alcune sue mosse restano impresse nella memoria più di altre. Si pensi per esempio alla mitica scena di Pane, amore e… del 1955, diretto da Dino Risi, in cui danza, o quanto meno cerca di danzare, un divertentissimo mambo, con una bellissima e giovanissima Sophia Loren. O alla tenera e dolce scena in cui danza, con l’attrice Lia Franca, cantando la celebre canzone Parlami d’amore Mariù, nel film Gli uomini, che mascalzoni… del 1932, diretto da Mario Camerini. Il ruolo da affascinate e abile Don Giovanni a Vittorio De Sica è sempre calzato a pennello, sia dietro che davanti la telecamera. Mi piace ricordarvi che Parlami d’amore Mariù, reinterpretata nel corso degli anni da vari cantanti e attori, tra i quali suo figlio Christian De Sica, è stata scritta proprio per questa pellicola e questa particolare scena.

Sceneggiatore. Vittorio De Sica quando approda dietro la macchina cinematografica crea dei veri, unici, memorabili ed eterni capolavori. La sua collaborazione con lo sceneggiatore Cesare Zavattini passa alla storia e su questo sodalizio vengono scritti libri di testo che studiano l’arte della cinematografia. Zavattini e De Sica creano pellicole che esprimono e mostrano la cosiddetta teoria del “pedinamento del personaggio”. A tal riguardo, un film su tutti, in cui questo innovativo modo di concepire, vedere e fare cinema, viene alla memoria: Ladri di biciclette (che vi ho anche consigliato nel mio post Il riflesso della città). Questo film capolavoro, del 1948, non è l’unico che rappresenta al meglio la cinematografia di Vittorio De Sica. I titoli che questo regista, sceneggiatore e attore ha creato sono innumerevoli, e molti di questi vengono considerati eccellenze da salvaguardare e preservare. Non è solo la teoria innovativa che il cinema di Vittorio De Sica porta con sé ad affascinare ma anche il fatto che i suo film facciano parte della corrente neorealista (nata con Roma città aperta di Rossellini del 1945) che ha rivoluzionato, attraverso uno sconvolgimento visivo e teorico, la settima arte.

Regista. Vittorio De Sica, e gli alti registi italiani, tra i quali il sopracitato Roberto Rossellini, Luchino Visconti, Giuseppe De Santis e altri, che hanno cavalcato e rappresentato il neorealismo italiano, hanno non solo influenzato il cinema dell’epoca ma anche quello successivo e attuale. Basti pensare che registi a noi contemporanei, nomi illustri quali Steven Spielberg, Martin Scorsese, Brian De Palma, solo per citarne alcuni, non esisterebbero, o meglio non avrebbero il loro stile se non fosse per Vittorio De Sica, il neorealismo e gli altri registi italiani che hanno portato la concezione di fare cinema a un altro livello. Per esempio la famosissima scena finale del film E.T. l’extra-terrestre, quella in cui il piccolo alieno e i suoi giovani amici volano sulle biciclette, è un chiaro omaggio e una illustre citazione al finale di uno degli altri grandi capolavori del cinema di De Sica: Miracolo a Milano, titolo che vi ho già consigliato nel mio articolo C’era una volta… Parte 2.

Fiabe amare, l’Italia del dopoguerra, personaggi estremamente poveri, città desolate, metodo narrativo innovativo, neorealismo come rottura dei codici cinematografici precedenti, attore affascinate, carismatico e anche un po’ Don Giovanni, regista, sceneggiatore, Vittorio De Sica è tutto questo e molto altro. I suoi film sono capolavori senza tempo, le sue pellicole sono capisaldi della storia del cinema,  le sue interpretazioni sono memorabili e il suo nome è uno di quelli che sempre e per sempre resterà legato alla storia del cinema e alla sua massima espressione. Oggi ho voluto ricordare una parte importante della storia cinematografica italiana e, più in generale, alla storia del cinema mondale.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Ladri di Biciclette, Vittorio De Sica, 1948
  • Miracolo a Milano, Tate Taylor, 1951
  • Pane, amore e…, Dino Risi, 1955
Annunci

Oscar 2019, la mattina dopo…

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Non so voi ma per me è diventata una vera abitudine: la notte degli Oscar non dormo! Sto sveglia e la guardo tutta in diretta. Potreste pensare che è stancante e che è assurdo ma per me non lo è. Per me la notte degli Oscar rappresenta un vero e proprio appuntamento ormai. Il sonno (confesso che sono una vera dormigliona) viene sostituito dall’ansia di scoprire i vincitori, la stanchezza alle 5.00 del mattino viene sostituita da commozione – ebbene si, io mi commuovo quando ascolto i ringraziamenti. Questa notte non è stata da meno e per la prima volta in vita mia, quest’anno ho visto in diretta la notte degli Oscar e dei Golden Globe (se non ci credete andate a leggere il mio post Anno nuovo, nuove proposte). Esattamente come accade per l’altra mia viscerale passione, la Formula 1 (alla quale ho dedicato il mio articolo Motori, piloti e cinema), per me il cocktail vincente è dato da divano, coperta, TV e tanta adrenalina. Ovvio che il massimo della vita sarebbe vivere la notte degli Oscar direttamente dal red carpet, con indosso un meraviglioso vestito ma per adesso mi accontento del divano e della diretta televisiva. Anche se devo dire che le infinite pubblicità sono una vera sfida alla mia pazienza.

Spero che abbiate avuto modo di seguire insieme a me la diretta della notte più stellata dell’anno. Ho commentato questi Oscar, così come ho fatto per i Golden Globe, attraverso i miei social: Twitter, Instagram e Facebook. A tal proposito vi chiedo di seguirmi, se ancora non lo state facendo. Sono attiva sulle tre piattaforme (e da poco ho anche creato il mio canale YouTube) senza essere troppo invadente. O almeno lo spero! Diciamo che cerco di essere sempre presente senza intasare di notifiche chi mi segue.

Oscar 2019 Il film che ti sei perso...

È mia consuetudine, da qualche anno a questa parte, sulla mia personale pagina Instagram, commentare e condividere quello che ritengo sia stata la donna più bella ed elegante. Mi trovate superficiale? Se è così lasciate che vi risponda: trovo giusto ogni tanto dare un po’ di spazio alla bellezza fine a se stessa. La notte degli Oscar rappresenta, da sempre, tanto il talento quanto il glamour. Non sopporto chi pensa che la bellezza o il fascino sia tutto nella vita ma quando c’è da celebrare entrambe le cose allora facciamo con piacere.

Ebbene si, il post di oggi non è destinato a commentare un singolo film, una serie TV o ancora un attore e/o attrice. Oggi dedico questo breve spazio alla celebrazione della mia passione. E forse anche della vostra se mi seguite. Lasciatemi concludere questo articolo, che riguarda la notte degli Oscar che si è appena conclusa, con un brevissimo commento conclusivo. Non scrivo molto perché questa notte i commenti non mi sono certo mancati. Ho solo voglia di condividere ancora una volta la mia gioia con voi per la vittoria di Rami Malek, che reputo meritatissima!

Adesso concludo davvero questo post e vado a dormire un paio d’ore per poi fare colazione. Una bella colazione ricca di caffè. Sarà una giornata molto lunga ma sapete che vi dico? Per me il sonno oggi vale la pena di sopportarlo. Tornerò questo mercoledì, con il consueto appuntamento dedicato a un singolo artista. A presto,

Giorgia – Il film che ti sei perso…

In memoriam…

… Anthony Minghella

Ho deciso di dedicare un articolo, di quando in quando, nel consueto appuntamento del martedì (Informazioni) a una persona scomparsa nel mondo del cinema e che, attraverso la sua arte, ha contribuito ad arricchirla. Lo farò raramente perché non mi va di intristirvi raccontandovi di morti premature, tuttavia ritengo che sarebbe bello poter ricordare non solo con nostalgia ma anche con un sorriso chi ha donato al mondo così tanto dell’audiovisivo.

Anthony Minghella

Oggi quindi, questo primo articolo dedicato alla memoria di una persona scomparsa troppo presto, lo vorrei dedicare al regista, sceneggiatore, commediografo e produttore britannico Anthony Minghella – morto improvvisamente a soli 54 anni, a causa di complicanze a seguito di un’operazione. Prima di lasciarci questo straordinario artista, nel corso della sua breve carriera, è riuscito a creare dei veri e propri capolavori. Film potenti, toccanti, drammatici, profondi e intensi, dotati di una rara sensibilità e di un’accurata attenzione per il dettaglio e la trama. Siccome non mi voglio dilungare troppo consiglierò solo tre dei film che ha diretto. Ovviamente, come sempre, suggerirò tre titoli che hanno prima di tutto toccato e colpito la mia immaginazione e che hanno parlato al mio cuore.

Due di queste pellicole vedono la collaborazione dell’attore Jude Law, il quale ha lavorato con lui tre volte. Il primo titolo che vorrei suggerire è del 1999 e si intitola The Talented Mr. Ripley, tratto liberamente dall’omonimo romanzo di Patricia Highsmith. Parzialmente girato in Italia questo film vede la collaborazione di numerosi artisti italiani e vanta un cast internazionale di prim’ordine. Il sopracitato Jude Law, l’affascinante Gwyneth Paltrow, il compianto Philip Seymour Hoffman, un giovanissimo ma interessante Matt Damon e la statuaria Cate Blanchett, giusto per citare i più famosi.  Accompagnato da una colonna sonora degna di nota, il film ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti internazionali. Anthony Minghella è riuscito a creare una pellicola che ancora oggi, nonostante abbia visto e rivisto questo lungometraggio, continua ad affascinarmi e a tenermi incollata allo schermo. La trama unica e originale, che ha ispirato numerose riproduzioni cinematografiche e non solo, trova la sua massima espressione in questo film del 1999.

Jude Law torna nuovamente a collaborare con Minghella nel 2003, in un’altra pellicola tratta da un romanzo, questa volta scritto da Charles Frazier. Il film in questione è la drammatica, romantica e potente storia di Cold Mountain, che vede come protagonista femminile, accanto all’attore britannico, la bellissima Nicole Kidman. Anche questo lungometraggio viene riconosciuto a livello internazionale e vanta numerosi premi e candidature. La trama racconta di una storia d’amore che nasce e si sviluppa attorno alla guerra di secessione (1861 – 1865). I personaggi sono ben caratterizzati e perfettamente interpretati, la regia e la fotografia drammatizzano ancora di più il contesto e rendono merito a una storia potente e interessante – narrata da uno scrittore americano che ha la capacità di trasportarti in mezzo agli alberi secolari di Cold Mountain, grazia a una scrittura molto visiva e dettagliata.

L’ultimo film che  mi sento in dovere di suggerire, tra quelli di Anthony Minghella, è il primo che ha diretto tra quelli elencati in questo articolo: The English Patient, del 1996. Anche in questo caso, come in Cold Mountain, si affronta il tema dell’amore ostacolato, della passione, della guerra – ma badate bene, sono molto più di semplici film romantici. Come in The Talented Mr. Ripley c’è la ricerca della verità e una storia che ne cela un’altra. Personalmente trovo che queste tre meravigliose e potenti pellicole di Minghella vadano viste almeno una volta nella vita, sono film che colpiscono gli occhi per andare a toccare l’anima. Purtroppo la vita ci ha portato via troppo presto un regista capace di andare oltre la normale narrazione e di insidiarsi all’interno di una storia, come un personaggio invisibile ma sempre presente. Lui non è più tra noi ma la sua arte e i suoi capolavori renderanno eterno il suo nome e la sua innata abilità a raccontare di uno spaccato di vita, sia esso ambientato nel XIX secolo o nel presente.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The English Patient, Anthony Minghella, 1996
  • The Talented Mr. Ripley, Anthony Minghella, 1999
  • Cold Mountain, Anthony Minghella, 2003

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

Cold Mountain