Samuel L. Jackson

Il film che ti sei perso...

Come si fa a non amare la recitazione di Samuel L. Jackson? Come si fa a non seguirlo con passione e curiosità? Soprattutto tra gli amanti del cinema di Quentin Tarantino, il nome di Samuel L. Jackson è sinonimo di un attore capace di esagerare senza essere una caricatura. I suoi personaggi sono spesso – mi riferisco ancora alla sua collaborazione importante con il regista statunitense di chiare origini italiane, sopra le righe. Insopportabili, pazzi, imprevedibili, arroganti, cattivi e magnetici. Se il nome di Samuel L. Jackson è associato a Tarantino, le scene che vedono un’ottima regia affiancata da una grande performance sono assicurate. Tuttavia l’attore, doppiatore e produttore americano, nato il 21 dicembre del 1948, è molto di più di una collaborazione. È un’artista capace di rendersi sempre accattivante e di conquistare il cuore del pubblico, anche quando interpreta personaggi che oltrepassano decisamente il limite della correttezza.

Un altro grande nome e regista al quale viene spesso associato il grande Samuel L. Jackson è quello di Spike Lee. Se avete voglia di andare a sbirciare un pochino la sua filmografia vi renderete conto di quanti titoli vantano la sua collaborazione. Mi risulta estremamente difficile, anche oggi, scegliere solo un paio di titoli da consigliarvi in cui è comparso questo attore. Ha partecipato a pellicole che hanno ottenuto un risultato vincente al botteghino. Anzi, per essere corretti è meglio dire che una buona parte dei film, a cui ha preso parte, sono stati dei veri campioni d’incassi. Anche questa è una dote. L’attore, o il suo manager o la sua agenzia, deve saper scegliere bene e con cura i ruoli. Si sa, all’inizio della carriera un attore deve guardare poco la sostanza e concentrarsi sulla quantità. Più visibilità uno ottiene e più possibilità ha di farsi notare. Una volta entrato nell’occhio di chi sa guardare allora l’attore può permettersi di scegliere con cura i suoi ruoli. È importante saper capire cosa chiede il pubblico, sia per restare sempre a galla che per una mera questione economica – siamo onesti: chiunque ragionerebbe così. Una volta che un attore ha una certa stabilità economica si può anche guardare attorno e scegliere pellicole più intime e magari più di nicchia ma assolutamente valide. Samuel L. Jackson nel corso della sua lunga carriera ha saputo scegliere con attenzione i suoi ruoli, capendo sia le esigenze del pubblico che intuendo quali lungometraggi sarebbero risultati vincenti al botteghino.

Torno a parlare di un argomento che mi piace affrontare e che so che conoscete anche voi: i film tratti dai fumetti della Marvel. Tutta la saga dei vendicatori perderebbe il suo senso se mancasse il personaggio di Nick Fury. Ora provate a immaginare Nick Fury con il volto di un altro attore. Impossibile. Ormai il suo volto si è radicato così tanto nel nostro immaginario che risulta difficile per noi pensare ai vendicatori senza Samuel L. Jackson. Se questo non è talento non so come chiamarlo. Si, probabilmente è anche dovuto a un buon lavoro di marketing, senza di esso Hollywood non sarebbe la fantastica macchina (macina soldi) ben funzionate che è diventata. Tuttavia, come mi piace ricordarvi, bisogna sempre tenere ben a mente che l’ingegno e l’astuzia non possono molto se non sono supportate da altro. Quindi bravo Samuel L. Jackson.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Pulp Fiction, Quetin Tarantino, 1994
  • A Time to Kill, Joel Schumacher, 1996
  • Unbreakable, M. Night Shyamalan, 2000
  • Changing Lanes, Roger Michell, 2002
  • Uno qualunque o, meglio ancora tutti, i film della Marvel Cinematic Universe

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

        Pulp Fiction                                                     Unbreakable

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Legge, verità, giustizia e cinema

Oggi ho deciso di analizzare film che hanno come tratto comune la ricerca della giustizia e della verità, in altre parole che vertono la loro trama attorno a un’aula di tribunale. Pellicole con questo tema lungo la storia del cinema ce ne sono davvero tante, quindi per cercare di iniziare a fare un po’ di chiarezza attorno a questo vastissimo e, a parer mio, interessantissimo argomento possiamo dire che questo genere di film si possono dividere in due grandi gruppi. Nel primo ci sono quelli che usano il tribunale e le sue aule di giustizia come espediente per narrare una storia che si svolge principalmente all’esterno, nel secondo invece ci sono quelli in cui tutto ma proprio tutto serve per portare lo spettatore e la storia verso il gran finale, che vede il suo punto di massima tensione durante l’arringa finale dell’avvocato.

Ricordo, anche questa volta, che inserisco, in questo brevissimo articolo, le pellicole che mi hanno colpita e che sono rimaste nella mia memoria. Appurato ciò  possiamo procedere con il primo gruppo, sopra citato, nel quale ci sono i film che usano l’aula di tribunale come espediente narrativo. Per questo sotto gruppo ho deciso di portare alla vostra attenzione, e quindi di consigliarvi, nel caso ve le foste perse, due pellicole uscite a distanza di sette anni l’una dall’altra. Entrambe vedono un cast degno di nota ed entrambe presentano una trama che solo in apparenza si presenta come un po’ scontata. È proprio questo inizio di storia, che parte quasi in sordina, che permette allo spettatore di decollare verso una narrazione incredibile e avvincente. Il primo film, del 2007, è principalmente un thriller e vede il sempre magnifico e magnetico Anthony Hopkins accanto a un giovane ma pur sempre all’altezza del ruolo Ryan Gosling, affiancato a sua volta dalla bellissima Rosamund Pike. Questo film ha l’unico difetto di aver subito, come purtroppo accade a molte altre pellicole, un drastico cambiamento di titolo per il pubblico italiano: la versione originale è (ed è anche quella che userò io, come faccio sempre per restare fedele alla volontà iniziale della produzione) Fracture, mentre in Italia è uscito con il titolo Il caso Thomas Crawford. Fracture si differenzia con il secondo film, ovvero The Judge, che appartiene a questo primo sotto gruppo, principalmente perché, come dicevo prima, è un thriller e la storia continua a evolversi spostando di volta in volta il punto di vista e le aspettative del pubblico a un livello diverso dal precedente. Il film del 2014, The Judge, vede invece una storia più intima ma allo stesso tempo potente e toccante. Il senso del dovere e della giustizia aleggiano dall’inizio alla fine ma servono solo da pretesto per poter raccontare la storia di una famiglia, che vede Robert Duvall nel ruolo del padre severo e dedito al suo lavoro, il giudice, e Robert Downey Jr., alias Iron Man, nel personaggio del figlio che pur seguendo la tradizione di famiglia decide che la parcella è il vero metro di giudizio che decreta il successo o meno in tribunale. Entrambi i film sono validi, ben scritti e ben diretti, il cast è già una mezza certezza e quindi se vi foste persi queste due pellicole non vi resta che vederle, perché vi assicuro che non vi deluderanno, sia che cerchiate un thriller o un film drammatico e intimo allo stesso tempo.

Il secondo sotto gruppo di film, che è quello che prediligo, che vengono ambientati all’interno di un aula di tribunale hanno, dicevo, la caratteristica di avere una trama che non è altro che un crescendo di tensione, che culmina con l’arringa finale. In questo caso mi sento di consigliarvi due pellicole un pochino più datate, una in particolar modo, ma fidatevi: vi lasceranno senza parole. L’arte del mestiere di avvocato verte sull’abilità dell’uso della parola. Il cinema è un mezzo di comunicazione che utilizza il sonoro a supporto del campo visivo. In pellicole come queste, il sonoro non è solo un supporto ma è un elemento fondamentale e di altissimo impatto. Quando la dialettica è così importante in un lungometraggio accade spesso che i film siano trasposizioni di romanzi e questa è la chiave vincente per un film che vuole colpire il suo pubblico dritto al cuore. Questi film sono tratti da due capolavori e sono magistralmente diretti e interpretati. Mentre una pellicola è potente, poetica (anche grazie al bianco e nero – non storcete il naso, bianco e nero non è affatto sinonimo di film vecchio e noioso, anzi!) ed elegante, l’altra è crudele, drammatica e violenta. La prima è stata rilasciata nel 1962 e oggi come allora mantiene tutto il suo incredibile fascino, la seconda è del 1996 ed è uno di quei film che guardo e riguardo volentieri ogni volta che mi si presenta l’occasione. Il primo film è tratto dal romanzo scritto da Harper Lee e il secondo nasce dalla penna di John Grisham. La prima pellicola ha subito lo stesso trattamento del film precedentemente citato Fracture: è stato privato del titolo originale, a scapito di uno più adeguato, almeno secondo l’opinione di allora, per il pubblico italiano, che lo conosce come Il buio oltre la siepe, quando il titolo originale, sia del romanzo che del film, è To Kill a Mockingbird, che letteralmente significa “uccidere un usignolo”. Il film del 1996, A Time to Kill, diretto da Joel Schumacher è stato tradotto per fortuna letteralmente, per cui il titolo italiano è Il momento di uccidere. Queste due pellicole, sebbene abbiano un fil rouge che li collega non potrebbero essere più diverse, eppure hanno entrambe una storia potente e si concludono con una spettacolare arringa finale, una interpretata da Gregory Peck e l’altra da Matthew McConaughey.

Un tema, due gruppi, quattro pellicole differenti per raccontare la giustizia, la verità, la crudeltà dell’essere umano in quattro modi diametralmente opposti eppure ugualmente potenti e toccanti. A voi la scelta da quale iniziare a rivedere o vedere per la prima volta.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • To Kill a Mockingbird, Robert Mulligan, 1962
  • A Time to Kill, Joel Schumacher, 1996
  • Fracture, Gregory Holbit, 2007
  • The Judge, David Dobkin, 2014

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                                           Netflix:

Fracture                                   To Kill a Mockingbird

The Judge