Per sempre felici e contenti… forse

In un mio precedente articolo, L’evoluzione delle principesse Disney, in cui ho analizzato le figure femminili dei cartoni animati, avevo scritto che la famosa casa di produzione ha un vizio davvero unico: stravolgere il finale delle più famose fiabe e con esso il significato di cui si fanno portatrici. Vi avevo inoltre detto che in futuro avrei dedicato un articolo proprio a questo tema. Come avrete intuito quel momento è arrivato. Non posso certamente rovinarvi tutti i vostri ricordi d’infanzia, così ho pensato di citare tre titoli, in modo che l’eventuale trauma possa essere arginato.

La prima principessa Disney

Biancaneve è la protagonista del primo lungometraggio Disney – 1937. In Snow White and the Seven Dwarfs, ovvero Biancaneve e i sette nani, il finale è noto a tutti. Il finale Disney intendo. Perché tutti noi, se pensiamo a Biancaneve sappiamo bene che viene salvata dal bacio del vero amore, dal suo bel principe, che disperato per la sua morte e incapace di lasciarla andare, le da un ultimo bacio sulle labbra e che proprio questo gesto d’amore la risveglia dal sonno maledetto. Che bella storia, vero? Insomma, salvata da un bacio, dal vero amore. Certo, come no. Volete sapere il finale che i fratelli Grimm avevano dato a una delle loro più celebri fiabe? La principessa cade in uno stato di morte apparente perché si strozza con un pezzetto di mela che le rimane incastrato nella gola. Grazie alla sua famosa bellezza nessuno ha il cuore di dirle addio, così viene creata una bara di vetro in modo da poterla venerare. Un principe di passaggio (notare: di passaggio!) la nota e incantato dalla sua grazia da ordine che la salma venga portata a palazzo, per poterla vedere sempre (inquietante, no?). Durante il trasporto però qualcuno inciampa e a causa della scossa il pezzetto di mela incastrato esce dalla gola di Biancaneve. La fanciulla una volta ridestatasi dallo stato di morte apparente si sposa con il principe. Questo si che è uno shock, vero? E siamo solo alla prima fiaba, se avete abbastanza coraggio continuate nella lettura.

Non solo fiabe

Non solo le fiabe vengono stravolte ma anche i lungometraggi tratti da storie vere risentono della strana mania Disney di voler cambiare il finale. In questo breve paragrafo vi parlo del mio personaggio femminile Disney preferito: Pocahontas. Nel lungometraggio del 1995 la protagonista dell’omonima pellicola è una donna forte, capace di pensare con la sua testa, in grado di essere un ponte tra due culture differenti. Svio un attimo dal discorso per condividere con voi il mio pensiero sul fatto che Pocahontas sia un cartone che tutti (adulti compresi) dovrebbero vedere e rivedere. Parla di divergenze tra culture che vengono appianate, trasmette l’importanza di quanto sia necessario amare, capire e proteggere il nostro meraviglioso pianeta terra e la natura. Appurato ciò, torniamo a noi e alla bellissima protagonista, la prima dalla pelle non bianca come un lenzuolo – finalmente! Dicevamo che Pocahontas è fiera, forte, coraggiosa e intelligente, legata alla propria terra e alla tradizioni ma anche curiosa di vedere e comprendere ciò che non conosce. Ecco, arriviamo al punto in cui la Disney si scontra con la realtà. Se la vera Pocahontas, dopa una serie di vicissitudini che comprendono la schiavitù e la conversione, viene convocata oltreoceano dopo aver spostato un inglese (pare che il suo sia stato il primo matrimonio registrato tra un uomo europeo e una nativa indiana), nel lungometraggio preferisce rimanere a casa, con la sua tribù e dicendo addio al suo amato John Smith. Perché la Disney abbia deciso di cambiare la trama così tanto, imponendo questo finale è proprio un mistero. In fondo che Pocahontas decidesse di rimanere o di partire una cosa era assicurata: le infinite lacrime alla fine della visione.

Il film che ti sei perso...

Il classico dei classici

Torniamo ai classici e a principesse più succubi della storia (e anche meno interessanti). Cenerentola, su questa fiaba ci si potrebbe scrivere un’intera tesi di laurea magistrale analizzando come la fiaba si è evoluta nel corso dei secoli, di quali significati psicologici e pedagogici si fa portatrice e la qualità e quantità delle trasposizioni cinematografiche dalla nascita del cinema a oggi (fidatevi se lo dico: perché io l’ho fatto!). Questa è una delle fiabe più famose in assoluto e vanta numerosissime versioni, la più antica delle quali risale all’antico Egitto e innumerevoli trasposizioni cinematografiche – più di cinquanta. Questa principessa è stata narrata da molte tradizioni e culture, decisamente diverse tra di loro. La Disney attinge alla versione, notoriamente edulcorata, di Charles Perrault. Quale cambiamento porta la casa di produzione americana? Gli amici di Cenerentola. Gli animaletti che accompagnano la narrazione sono una mera invenzione della Disney. Sconvolgente vero? I famosi e dolcissimi Jaq e Gus Gus, che aiutano la nostra protagonista ad uscire dalla torre nella quale viene imprigionata dalla matrigna, in realtà prima del 1950 non esistevano in nessuna versione. Lo so che vi state chiedendo “ma allora chi la aiuta a fuggire dalla torre?” e se vi rispondessi che non c’è nessuna torre? Se vi dicessi che Cenerentola al ballo non ci va una sola volta ma tre? Se vi raccontassi che Cenerentola, così come le fanciulle Disney che vi ho menzionato prima e come tanti, tantissimi altri lungometraggi Disney, sono ben distanti dalle prime versioni?

Questo post non vuole screditare la Disney, anche perché non potrei mai visto quanto sono affezionata ai suoi prodotti ma vuole portarvi a farvi incuriosire. Se una cosa vi piace, andate oltre, scoprite cosa c’è di reale e cosa è stato aggiunto, provate a leggere e conoscere più versioni di una stessa storia e poi solo allora decidete quale narrazione fa più al caso vostro.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Snow White and the Seven Dwarfs, David Hand, Perce Pearce, Wiliam Cottrell, Larry Morey, Wilfred Jackson, Ben Sharpsteen, 1937
  • Cinderella, Wilfred Jackson, Hamilton Luske, Clyde Geronimi, 1950
  • Pocahontas, Mike Gabriel, Eric Goldberg, 1995

 

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L’evoluzione delle principesse Disney

Esistono vari tipi di film. Ci sono lungometraggi, medio metraggi, corti, documentari e film d’animazione. Quest’ultimo gruppo si divide a sua volta in due categorie, almeno dal mio punto di vista: film d’animazione e film della Disney. Ebbene si, sono un’inguaribile e fedelissima appassionata di questo storico e unico marchio. La Disney nel corso della storia del cinema (e  non solo) si è evoluta, ha ampliato il suo raggio d’azione, ha conquistato il mercato e il cuore degli appassionati.  Dedicare un solo articolo a questo marchio, che attualmente è diventato un colosso di fama mondiale, è impossibile, così come risulterebbe altrettanto difficile dedicare un breve articolo al suo geniale creatore, Walt Disney. Quindi in questo consueto appuntamento del martedì, dedicato al ricordo di un paio o poco più di pellicole, oggi lascerò spazio alla magia che solo le pellicole d’animazione possono donare. Mi piacerebbe prossimamente raccontare di film animati che non rientrano nel colosso della Disney e che sono altrettanto validi ma per oggi mi limiterò ad analizzare un po’ i cosiddetti Classici Disney.

Attualmente collaboro con la rivista online Movie Magazine Italia e mi è già capitato di dedicare un articolo al ricordo di un film d’animazione della Disney. L’occasione è stato l’anniversario dell’uscita nella sale di Mulan. In tale breve articolo avevo accennato a come l’evoluzione dell’emancipazione femminile si rispecchiava nelle pellicole di animazione targate Disney. Ho pensato di utilizzare quest’evoluzione come guida per indicare tre pellicole in cui la figura femminile si evolve e diventa più consistente.

Disney

Le donzelle da salvare

Inizialmente i personaggi femminili erano delle mere figure bisognose d’aiuto e il loro ruolo all’interno della narrazione serviva solo a mostrare quanto poco valessero da sole. L’esempio più lampante è quello del personaggio della principessa Aurora, alias Rosaspina, ovvero la protagonista del film d’animazione del 1959, Sleeping Beauty, meglio conosciuto in Italia come La bella addormentata nel bosco. Bella e addormentata, basta il titolo a spiegare perché il personaggio femminile sia privo di spessore. Tuttavia, sebbene Aurora non brilli di iniziativa e di spirito combattivo, accanto a lei ci sono figure femminili più interessanti: le tre magiche fatine ma soprattutto la bellissima e cattivissima Malefica. Nella pellicola Disney Malefica sembra non essere una persona gradita poiché pratica la magia con l’unico scopo di accrescere il suo potere e la sua malvagità. Vi farà ridere probabilmente scoprire che, nella versione dei fratelli Grimm, in realtà la maledizione viene lanciata da una fata che non è stata invitata al banchetto, per festeggiare la nascita della piccola principessa, semplicemente perché mancano le vettovaglie per una persona. Come la Disney cambia il finale di questa fiaba è ancora più sconcertante per cui evito di rovinarvi il ricordo di un bel cartone. Se vi dovesse interessare l’argomento potrei dedicare un mio prossimo articolo all’analisi di come la Disney ha da sempre il vizio di stravolgere la trama delle fiabe e con esse il loro significato.

Ragazze ribelli

Con l’arrivo degli anni ’90 le protagoniste diventano combattive, testarde e cocciute, sono in grado di andare contro le regole imposte loro. Nel 1989 la Disney mostra al mondo Ariel, personaggio principale del film The Little Mermaid, ovvero La sirenetta. Questa giovane creatura appartenente al mondo delle favole e a quello mitologico è l’emblema della nuova visione femminile della Disney. Ariel si può accostare alla bellissima e spirituale Pocahontas e alla colta e profonda Belle, protagoniste rispettivamente delle pellicole Pocahontas del 1995 e di Beauty and the Beast, del 1991. Queste nuove figure sono decisamente più interessanti e più forti delle prime creazioni femminili della Disney. Ariel non solo va contro il volere del padre ma si ribella a una legge, per amore (a prima vista chiaramente) supera il confine imposto dalle leggi e da prova non solo di coraggio ma anche di intelligenza, riconoscendo che la diversità non è un difetto ma che può rappresentare un arricchimento culturale e personale.

Sono le donne le vere protagoniste

Rimanendo su Hans Christian Andersen, la Disney nel 2013, mette in scena una fiaba in cui, questa volta, sono le figure maschili a essere prive di spessore al confronto di quelle femminili. Frozen mostra la forza delle ragazze. La forza, l’amicizia, la potenza dell’amore che può nascere tra due sorelle. Buone e cattive, maledette o benedette poco importa. Il fulcro della storia è che le donne possono fare tutto ed essere chiunque vogliano essere, nei lungometraggi della Disney così come nella vita quotidiana.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sleeping Beauty, Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark, 1959
  • The LittleMermaid, Ron Clements, John Musker, 1989
  • Frozen, Chris Buck, Jennifer Lee, 2013