Oiktos

Oikos, il cui titolo inglese è Pity, è il secondo lungometraggio diretto da Babis Makridis. Il film, sembra porre alcune domande all’inizio della visione: quanto ci piace essere commiserati? Quanto della pietà e del cordoglio degli altri influisce sul nostro ego? L’autocommiserazione può portare in qualche modo un senso di appagamento? Domande non certo semplici ma che trovano risposta in una narrazione grottesca, a tratti anche comica. Se inizialmente ci sembra di poter empatizzare con la situazione del protagonista, man mano che la storia procede ci accorgiamo di non comprendere appieno ciò che avviene nella sua testa. Come se fossimo sotto l’effetto di uno strano incantesimo non riusciamo comunque a staccarci dallo schermo e se la comprensione lascia posto allo sdegno non smettiamo comunque di guardare.

L’improvviso risveglio dal coma di una donna, moglie e madre, considerata ormai inguaribile crea nel marito un senso di fastidio. L’uomo che tanto amava essere compatito, coccolato e circondato da continue frasi sussurrate, improvvisamente, in questa dark comedy al limite del grottesco, trova fastidiosa la felicità. Il tema che affronta questa pellicola è delicato e difficile ma all’interno della narrazione vengono intelligentemente aggiunte alcune scene che rendono la visione più leggera, una risata dolce amara trova posto in un film che pare essere tutto meno che comico. Il volto impassibile e la voce perennemente piatta del protagonista alla lunga concorrono a creare questo senso di distacco che avviene tra l’incantato spettatore e il protagonista. La meravigliosa colonna sonora è immensa, struggente e racconta più di quanto possano fare le parole o le immagini – potere che può avere solo il grande Mozart con il suo Requiem. Le immagini fanno da sfondo alla musica, i volti sono i dettagli di un perfetto quadro che stiamo guardando e che più lo osserviamo e meno lo comprendiamo. O meglio, lo comprendiamo ma non lo giustifichiamo. Lo osserviamo ma non ne facciamo parte. L’evoluzione che compie il protagonista è inversamente proporzionale a quella dello spettatore.

Oiktos è una piccola scommessa, una sfida che è stata vinta poiché racconta il tragico attraverso una risata, mostra il dolore senza dimenticare il sorriso. Forse la vera domanda che si pone il film è se la vita sia una tragedia o una commedia. Insomma: l’eterna domanda. Il quesito non trova certo risposta ma l’opera cerca comunque di narrare una vicenda e di mostrare sia il lato comico che quello assolutamente drammatico della vita. Con Oiktos i sentimenti dello spettatore percorrono un viaggio inverso rispetto a quello che fanno normalmente in un lungometraggio. Invece che sentirsi sempre più vicini al protagonista si prendono le distanze, tuttavia non può fare a meno di guardare e di osservare. Per scoprire se il dramma resterà tragedia o troverà una lieta conclusione non vi resta che guardarlo.

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Emozionandosi sulle note di un Violino

La musica all’interno dei film è un elemento fondamentale. La colonna sonora non è solo un riempitivo delle trame ma è essa stessa parte della narrazione. In alcuni film capita che la musica stessa sia la storia, la colonna sonora è la trama che viene narrata e le immagini sono il supporto che aiuta la musica e le note a esprimersi in una maniera totale e completa. I casi in cui i film che raccontano un brano musicale, un movimento, una canzone o una colonna sonora sono molteplici ma i film che raccontano di uno spartito dedicato al solo strumento del violino sono decisamente un numero minore. È proprio a questo meraviglioso strumento musicale e alla colonna sonora che ho deciso di dedicare questo mio articolo. Procediamo per gradi, per arrivare a raccontare di una pellicola che sembra nascere direttamente da uno spartito musicale.

Passo 1. La musica accompagna la trama

La musica è il cuore del film ma non è essa stessa la storia. Il lungometraggio narra una storia drammaticamente vera. Il film è toccante tanto quanto la meravigliosa colonna sonora, curata da Dario Marianelli. Il film è struggente e poetico e, come ogni film curato dal regista inglese Joe Wright (lo confesso è uno dei miei registi preferiti per cui sono un pochino di parte), è una magia che prende vita attraverso una storia unica e meravigliosa. Gli attori sono bravissimi, però il nome spicca su tutti è quello del talentuoso Jamie Foxx. La musica è bellissima, toccante e trasporta lo spettatore all’interno del film tanto quanto il protagonista Robert Downey Jr. viene coinvolto dall’incredibile personaggio di Nathaniel Ayers, alias Jamie Foxx. È un film che, a parer mio, vale la pena di essere visto per scoprire una storia incredibile e unica, per riscoprire (nel caso ne aveste bisogno) il meraviglioso talento dell’attore, salito alla ribalta per la sua interpretazione di Ray Charles nella sua biografia, e per godere di una colonna sonora meravigliosa.

Passo 2. Quando la musica tocca l’anima

Potrebbe non esserci nessuna trama, nessuna pellicola e nessun libro dal quale hanno tratto questo meraviglioso film. Basta la colonna sonora struggente, drammatica, unica e incredibilmente emozionante, curata dal maestro Ennio Morricone, a toccare il cuore e l’anima dello spettatore. Premetto che sono decisamente di parte quando scrivo di questo film perché  ogni volta, lo so che può sembrare ridicolo ma è così, che ascolto la colonna sonora di questo meraviglioso lungometraggio, composta da Ennio Morricone mi trasformo in una valle di lacrime. La prima volta che ho visto questo film, già a metà della trama stavo consumando un pacchetto di fazzoletti e non è che la storia sia così terribilmente commovente, anzi, la storia è romantica, drammatica, coinvolgente e dolce ma la musica è talmente viscerale che tocca le corde più sensibili del mio cuore e mi trasforma, appunto, in una valle di lacrime – e fidatevi se vi dico che non sono una di quelle persone che piange per ogni storia che guarda o legge. Dicevamo, Il film in questione è una pellicola del 2000, diretta d Ricky Tognazzi, e si intitola Canone inverso – Making Love. La trama, tratta dal romanzo scritto da Paolo Maurensing è un elogio alla vita, all’amicizia, all’amore a alla musica, in particolare a quella suonata da uno strumento tanto delicato quanto struggente come può solo essere un violino.

Passo 3. Il film è pura Musica

Nell’ultimo film che voglio prendere in considerazione la musica e la colonna sonora sono esse stesse il film. Qui il compositore che dona il suo talento al film è niente meno che Niccolò Paganini, interpretato per l’occasione da uno dei violinisti più famosi e talentuosi al mondo: David Garrett, artista che ho avuto il piacere e il privilegio di poter ascoltare dal vivo più di una volta. Ciò che dona il bellissimo violinista al film è la massima veridicità, poiché è egli stesso a suonare, la macchina da presa può permettersi di mostrare l’esecuzione di brani incredibili senza mai dover ricorre a trucchi cinematografici per nascondere l’incapacità del protagonista. Il film risulta piacevole e godibile anche se il protagonista non è un attore professionista, Garrett non stona vicino agli attori, poiché è palpabile la sua verità: egli è prima di tutto un violinista. La colonna sonora è potente e la trama gioca abilmente sulla nomea che aveva il compositore italiano, cioè quella di essere appunto “il violinista del diavolo”.

David Garrett

Potete godere appieno di questi tre film che ho voluto consigliarvi se amate almeno un po’ le emozioni che vengono trasmesse dal violino. Per quanto riguarda The Devil’s Violinist avrete in più la splendida sensazione di immersione totale con la musica e con le esecuzioni – e per un film che vuole trasportarvi tanto con le immagini quanto con la colonna sonora è il massimo a cui potete aspirare. Non mi resta che augurarvi di godervi al meglio questi film, queste colonne sonore e di potervi emozionare e lasciarvi trasportare da questi meravigliosi e struggenti strumenti che sono i violini.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Canone inverso – Making Love, Ricky Tognazzi, 2000
  • The Soloist, Joe Wright, 2009
  • The Devil’s Violinist, Bernard Rose, 2013