Western: il genere che non conosce tempo

Vecchio. Selvaggio. Ovest. Tre parole per descrivere e per identificare un preciso filone cinematografico. Un genere che è nato con la storia del cinema e che ha visto alla regia nomi importanti. In questo breve articolo non intendo analizzare e consigliare i classici western o i famosi spaghetti-western. Per cui ho pensato fare esattamente come ho fatto nel mio penultimo post, Motori, Piloti e Cinema, e di concentrarmi solo sulla cinematografia degli ultimi quindici anni. Vecchio, Selvaggio, Ovest. Tre parole che bastano a dire tutto, a collocare alla perfezione una storia, un genere e un ben preciso metodo cinematografico. Tre parole per tre film diversi.

Vecchio

Il genere western nasce con l’inizio del cinema. È facile quindi che adesso, quando si vuole proporre un nuovo film che abbia il sapore del western più puro si prenda una trama già esistente. È il caso del film 3:10 to Yuma, del 2007, diretto da James Mangold, remake appunto dell’omonimo film del 1957 diretto da Delmer Daves. Perché un remake di un genere così ben decodificato funzioni c’è bisogno di una trama avvincente (ed è questo il caso), di una regia con la piena consapevolezza di quello che sta facendo (ed è di nuovo questo il caso) e soprattutto di un cast potente, bravo e capace di rappresentare al meglio i propri personaggi, che, in questo film, si trovano in perenne bilico tra il senso del dovere e il loro destino. La lotta contro il tempo e il fato è resa molto bene dalla regia e dalla sceneggiatura – cambiata e modificata lievemente rispetto alla prima pellicola del 1957. La battaglia psicologica invece può solo essere rappresentata se gli attori sono all’altezza del ruolo. In 3:10 to Yuma il cast è perfetto e bravissimo: Christian Bale e Russell Crowe si sostengono a vicenda. I due personaggi, che solo in apparenza sono diametralmente opposti, si avvicinano man mano che il film scorre e più la trama procede più i due esplorano (e riescono a mostrare al pubblico) i propri sentimenti. James Mangold nel 20007 riesce a creare un prodotto che è all’altezza del nome che porta e questo western moderno è perfettamente fruibile e interessante.

Selvaggio

Nello stesso anno esce un altro film potente, interessante e decisamente western: The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford. Questa volta la pellicola è tratta da l’omonimo romanzo e, come dice il titolo stesso, si concentra sull’omicidio del famosissimo fuorilegge Jesse James, per l’occasione interpretato da Brad Pitt. Questo film è bello per molti motivi: per il cast, la trama, la regia, la colonna sonora ma soprattutto – sia ben chiaro, come sempre il giudizio è assolutamente personale, per la fotografia. Il direttore della fotografia Roger Deakins crea un film stupendo, producendo delle immagini che sembrano dei dipinti. La luce naturale in alcune scene pare che voglia uscire dallo schermo per arrivare direttamente ai nostri occhi. Lo spettatore prova la sensazione di essere lì, con una banda di fuorilegge per via dei toni caldi, invitanti e assolutamente magici. Insomma, questo film del 2007 è un western da guardare e riguardare perché in una prima visione a coinvolgerci può essere la storia – chi non è affascinato dal leggendario Jesse James? Mentre in una seconda e una terza può essere la luce, la bravura del cast o altro ancora.

western

Ovest

E se un film non è ambientato a cavallo tra la metà e la fine del XIX secolo e non è nemmeno collocato nell’ovest degli Stati Uniti d’America si può definire western? Credo che ci siano dei casi in cui, quando la trama, i personaggi e la narrazione vengono sviluppati in un certo modo, allora si possa definire western comunque. Nel film Blackway, intitolato come il libro da cui è tratto, Go with me, prima di essere distribuito, del 2015 accade questo. La storia è ambientata infatti nel nostro presente, tuttavia i personaggi cercano un tipo di giustizia che ricorda molto quella del classico western, quella giustizia personale, mista a sete di vendetta, che solo dei personaggi marginali e impensabili possono cercare. Questo film, che vede un cast ricco – tra i nomi illustri spicca quello di Sir Anthony Hopkins, non è certamente all’altezza dei due film che ho citato prima ma è interessante perché dimostra che anche in epoca moderna si può parlare di western. I cavalli spariscono per lasciare posto a un grande pick-up, mentre il caro selvaggio sconfinato ovest viene sostituito da una fredda e gelida cittadina situata ai confini di una foresta, eppure rimane quel senso di dovere contrapposto ai limiti della legge. Il desiderio personale di rivincita da parte dei tre outsider sovrasta e si contrappone al buon senso. Probabilmente questo film pretende troppo senza riuscire a mantenere le promesse iniziali, eppure in qualche modo mantiene fede al filone del genere western.

Vecchio selvaggio ovest. Tre parole per un genere, tre definizioni che possono essere rimaneggiate e ricodificate pure mantenendo lo stesso indiscutibile fascino che avevano quando agli albori del cinema venivano usate per la prima volta. Aggiungerei una parola allora alla definizione per eccellenza: Vecchio, Selvaggio, Intramontabile, Ovest.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Assassination of Jasse James by the Coward Robert Ford, Andrew Dominik, 2007
  • 3:10 to Yuma, James Mangold, 2007
  • Blackway, Daniel Alfredson, 2015

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                                           Netflix:

The Assassination…                           3:10 to Yuma                               

Blackway

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