Per sempre felici e contenti… forse

In un mio precedente articolo, L’evoluzione delle principesse Disney, in cui ho analizzato le figure femminili dei cartoni animati, avevo scritto che la famosa casa di produzione ha un vizio davvero unico: stravolgere il finale delle più famose fiabe e con esso il significato di cui si fanno portatrici. Vi avevo inoltre detto che in futuro avrei dedicato un articolo proprio a questo tema. Come avrete intuito quel momento è arrivato. Non posso certamente rovinarvi tutti i vostri ricordi d’infanzia, così ho pensato di citare tre titoli, in modo che l’eventuale trauma possa essere arginato.

La prima principessa Disney

Biancaneve è la protagonista del primo lungometraggio Disney – 1937. In Snow White and the Seven Dwarfs, ovvero Biancaneve e i sette nani, il finale è noto a tutti. Il finale Disney intendo. Perché tutti noi, se pensiamo a Biancaneve sappiamo bene che viene salvata dal bacio del vero amore, dal suo bel principe, che disperato per la sua morte e incapace di lasciarla andare, le da un ultimo bacio sulle labbra e che proprio questo gesto d’amore la risveglia dal sonno maledetto. Che bella storia, vero? Insomma, salvata da un bacio, dal vero amore. Certo, come no. Volete sapere il finale che i fratelli Grimm avevano dato a una delle loro più celebri fiabe? La principessa cade in uno stato di morte apparente perché si strozza con un pezzetto di mela che le rimane incastrato nella gola. Grazie alla sua famosa bellezza nessuno ha il cuore di dirle addio, così viene creata una bara di vetro in modo da poterla venerare. Un principe di passaggio (notare: di passaggio!) la nota e incantato dalla sua grazia da ordine che la salma venga portata a palazzo, per poterla vedere sempre (inquietante, no?). Durante il trasporto però qualcuno inciampa e a causa della scossa il pezzetto di mela incastrato esce dalla gola di Biancaneve. La fanciulla una volta ridestatasi dallo stato di morte apparente si sposa con il principe. Questo si che è uno shock, vero? E siamo solo alla prima fiaba, se avete abbastanza coraggio continuate nella lettura.

Non solo fiabe

Non solo le fiabe vengono stravolte ma anche i lungometraggi tratti da storie vere risentono della strana mania Disney di voler cambiare il finale. In questo breve paragrafo vi parlo del mio personaggio femminile Disney preferito: Pocahontas. Nel lungometraggio del 1995 la protagonista dell’omonima pellicola è una donna forte, capace di pensare con la sua testa, in grado di essere un ponte tra due culture differenti. Svio un attimo dal discorso per condividere con voi il mio pensiero sul fatto che Pocahontas sia un cartone che tutti (adulti compresi) dovrebbero vedere e rivedere. Parla di divergenze tra culture che vengono appianate, trasmette l’importanza di quanto sia necessario amare, capire e proteggere il nostro meraviglioso pianeta terra e la natura. Appurato ciò, torniamo a noi e alla bellissima protagonista, la prima dalla pelle non bianca come un lenzuolo – finalmente! Dicevamo che Pocahontas è fiera, forte, coraggiosa e intelligente, legata alla propria terra e alla tradizioni ma anche curiosa di vedere e comprendere ciò che non conosce. Ecco, arriviamo al punto in cui la Disney si scontra con la realtà. Se la vera Pocahontas, dopa una serie di vicissitudini che comprendono la schiavitù e la conversione, viene convocata oltreoceano dopo aver spostato un inglese (pare che il suo sia stato il primo matrimonio registrato tra un uomo europeo e una nativa indiana), nel lungometraggio preferisce rimanere a casa, con la sua tribù e dicendo addio al suo amato John Smith. Perché la Disney abbia deciso di cambiare la trama così tanto, imponendo questo finale è proprio un mistero. In fondo che Pocahontas decidesse di rimanere o di partire una cosa era assicurata: le infinite lacrime alla fine della visione.

Il film che ti sei perso...

Il classico dei classici

Torniamo ai classici e a principesse più succubi della storia (e anche meno interessanti). Cenerentola, su questa fiaba ci si potrebbe scrivere un’intera tesi di laurea magistrale analizzando come la fiaba si è evoluta nel corso dei secoli, di quali significati psicologici e pedagogici si fa portatrice e la qualità e quantità delle trasposizioni cinematografiche dalla nascita del cinema a oggi (fidatevi se lo dico: perché io l’ho fatto!). Questa è una delle fiabe più famose in assoluto e vanta numerosissime versioni, la più antica delle quali risale all’antico Egitto e innumerevoli trasposizioni cinematografiche – più di cinquanta. Questa principessa è stata narrata da molte tradizioni e culture, decisamente diverse tra di loro. La Disney attinge alla versione, notoriamente edulcorata, di Charles Perrault. Quale cambiamento porta la casa di produzione americana? Gli amici di Cenerentola. Gli animaletti che accompagnano la narrazione sono una mera invenzione della Disney. Sconvolgente vero? I famosi e dolcissimi Jaq e Gus Gus, che aiutano la nostra protagonista ad uscire dalla torre nella quale viene imprigionata dalla matrigna, in realtà prima del 1950 non esistevano in nessuna versione. Lo so che vi state chiedendo “ma allora chi la aiuta a fuggire dalla torre?” e se vi rispondessi che non c’è nessuna torre? Se vi dicessi che Cenerentola al ballo non ci va una sola volta ma tre? Se vi raccontassi che Cenerentola, così come le fanciulle Disney che vi ho menzionato prima e come tanti, tantissimi altri lungometraggi Disney, sono ben distanti dalle prime versioni?

Questo post non vuole screditare la Disney, anche perché non potrei mai visto quanto sono affezionata ai suoi prodotti ma vuole portarvi a farvi incuriosire. Se una cosa vi piace, andate oltre, scoprite cosa c’è di reale e cosa è stato aggiunto, provate a leggere e conoscere più versioni di una stessa storia e poi solo allora decidete quale narrazione fa più al caso vostro.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Snow White and the Seven Dwarfs, David Hand, Perce Pearce, Wiliam Cottrell, Larry Morey, Wilfred Jackson, Ben Sharpsteen, 1937
  • Cinderella, Wilfred Jackson, Hamilton Luske, Clyde Geronimi, 1950
  • Pocahontas, Mike Gabriel, Eric Goldberg, 1995

 

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Un film per la notte di Halloween

Tra due giorni sarà Halloween e in occasione di questa notte da brivido ho deciso di dedicare questo articolo a quelli che sono in cerca di un film all’altezza della serata. Credo che il genere più adatto sia l’horror. I lungometraggi che rientrano in questa categoria sono tantissimi, quindi ho pensato di scegliere un titolo abbastanza recente – 2014. Questa pellicola è stata acclamata dal pubblico, dalla critica e dal maestro indiscusso del terrore, Stephen King. Se volete sapere cosa ne penso, vi confesso che alla fine della visione ero abbastanza inquietata. Mentre molte pellicole appartenenti a questo genere non mi scalfiscono e le trovo abbastanza banali e scontate, questo lungometraggio invece è riuscito a rimanermi in testa. Il film in questione è Babadook e come tutti gli horror ben riusciti parte da una trama estremamente semplice (alcuni potrebbero definire quasi banale): madre e figlio, soli, a casa, in compagnia di un libro, la cui copertina di per sé è già abbastanza terrificante. Penso che per consigliare un film del genere meno si dice e meglio è, per questo motivo non mi dilungherò oltre e non vi dirò nient’altro. A voi la scelta se provare a guardarlo o meno.

Babadook_film

Credo di aver già affermato che trovo i thriller estremamente più inquietanti di tanti horror. Un film che vuole colpire lo spettatore deve vivere all’interno di queste due categorie, fare paura e al contempo creare uno stato d’ansia costante, che deriva dall’attesa di qualcosa o qualcuno che dovrebbe o potrebbe arrivare. Uno dei miglior film che appartengono a questo genere, a parer mio, è The Shining. Questo classico, uscito nel 1980, non solo è il mio film preferito del regista Stanley Kubrick ma è anche uno degli horror più acclamati di sempre. Se per questo Halloween avete deciso di rimanere a casa e di torturarvi con un horror ben fatto non avete bisogno di cerare le ultime uscite. I grandi classici funzionano sempre e comunque.

Se siete in cerca invece di un film più nuovo, considerato comunque ormai un vero “imperdibile”, allora vi suggerisco The Village di M. Night Shyamalan. Siccome ho già analizzato e consigliato questo riuscitissimo thriller in un mio articolo precedente (3 atti, un inganno) non aggiungo altri commenti e vi invito ad andare a leggere il mio post di qualche mese fa, nel caso ve lo foste perso… Se l’horror non è proprio il genere adatto a voi ma cercate comunque il brivido del thriller e dell’inquietudine, allora vi propongo un titolo che amo guardare e riguardare, non solo la notte di Halloween: Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles. Anche questo titolo l’ho già suggerito in passato ma come ben sapete amo questa creatura mitologica, terrificante e seducente al tempo stesso. Se il film con Brad Pitt e Tom Cruise non fa al caso vostro ma volete rimanere all’interno del mondo vampiresco potete andare a rileggere il mio post Vampiri: la memoria del tempo oppure andare a dare uno sguardo all’articolo che ho scritto, in occasione dell’anniversario dell’uscita del libro Dracula, per la rivista Movie Magazine Italia: Dracula compie 121 anni: film e serie tv che hanno raccontato i mito.

Vampiri, horror e thriller sono ancora troppo eppure non volete rinunciare al film che in qualche modo celebri la notte di Halloween? L’ultimo titolo che vi suggerisco è Coco. Non storcete il naso per il fatto che all’interno di un articolo, dedicato ai film da vedere il 31 ottobre, inserisco un film animato targato Disney. Coco è un vero capolavoro e uno spettacolo per gli occhi, la trama è avvincente e interessante e questo film, più di tutti gli altri finora elencati, rappresenta alla perfezione cosa significa veramente la notte in cui il mondo dei vivi si intreccia con quello dei morti.

Coco_Disney

Nel caso volgiate uscire e travestirvi da strega questo Halloween vi indirizzo all’articolo che ho scritto la settimana scorsa per Movie Magazine Italia: Halloween: consigli sul costume da strega attraverso i film e le serie TV più celebri. Se invece rimarrete a casa, in compagnia del divano e di un bel film spero di avervi suggerito qualche titolo interessante.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Shining, Stanley Kubrick, 1980
  • Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles, Neil Jordan, 1994
  • The Village, M. Night Shyamalan, 2004
  • Babadook, Jennifer Kent, 2014
  • Coco, Lee Unkrich, Adrian Molina, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                              Netflix:

Interview with the Vampire                          Babadook

Coco

L’evoluzione delle principesse Disney

Esistono vari tipi di film. Ci sono lungometraggi, medio metraggi, corti, documentari e film d’animazione. Quest’ultimo gruppo si divide a sua volta in due categorie, almeno dal mio punto di vista: film d’animazione e film della Disney. Ebbene si, sono un’inguaribile e fedelissima appassionata di questo storico e unico marchio. La Disney nel corso della storia del cinema (e  non solo) si è evoluta, ha ampliato il suo raggio d’azione, ha conquistato il mercato e il cuore degli appassionati.  Dedicare un solo articolo a questo marchio, che attualmente è diventato un colosso di fama mondiale, è impossibile, così come risulterebbe altrettanto difficile dedicare un breve articolo al suo geniale creatore, Walt Disney. Quindi in questo consueto appuntamento del martedì, dedicato al ricordo di un paio o poco più di pellicole, oggi lascerò spazio alla magia che solo le pellicole d’animazione possono donare. Mi piacerebbe prossimamente raccontare di film animati che non rientrano nel colosso della Disney e che sono altrettanto validi ma per oggi mi limiterò ad analizzare un po’ i cosiddetti Classici Disney.

Attualmente collaboro con la rivista online Movie Magazine Italia e mi è già capitato di dedicare un articolo al ricordo di un film d’animazione della Disney. L’occasione è stato l’anniversario dell’uscita nella sale di Mulan. In tale breve articolo avevo accennato a come l’evoluzione dell’emancipazione femminile si rispecchiava nelle pellicole di animazione targate Disney. Ho pensato di utilizzare quest’evoluzione come guida per indicare tre pellicole in cui la figura femminile si evolve e diventa più consistente.

Disney

Le donzelle da salvare

Inizialmente i personaggi femminili erano delle mere figure bisognose d’aiuto e il loro ruolo all’interno della narrazione serviva solo a mostrare quanto poco valessero da sole. L’esempio più lampante è quello del personaggio della principessa Aurora, alias Rosaspina, ovvero la protagonista del film d’animazione del 1959, Sleeping Beauty, meglio conosciuto in Italia come La bella addormentata nel bosco. Bella e addormentata, basta il titolo a spiegare perché il personaggio femminile sia privo di spessore. Tuttavia, sebbene Aurora non brilli di iniziativa e di spirito combattivo, accanto a lei ci sono figure femminili più interessanti: le tre magiche fatine ma soprattutto la bellissima e cattivissima Malefica. Nella pellicola Disney Malefica sembra non essere una persona gradita poiché pratica la magia con l’unico scopo di accrescere il suo potere e la sua malvagità. Vi farà ridere probabilmente scoprire che, nella versione dei fratelli Grimm, in realtà la maledizione viene lanciata da una fata che non è stata invitata al banchetto, per festeggiare la nascita della piccola principessa, semplicemente perché mancano le vettovaglie per una persona. Come la Disney cambia il finale di questa fiaba è ancora più sconcertante per cui evito di rovinarvi il ricordo di un bel cartone. Se vi dovesse interessare l’argomento potrei dedicare un mio prossimo articolo all’analisi di come la Disney ha da sempre il vizio di stravolgere la trama delle fiabe e con esse il loro significato.

Ragazze ribelli

Con l’arrivo degli anni ’90 le protagoniste diventano combattive, testarde e cocciute, sono in grado di andare contro le regole imposte loro. Nel 1989 la Disney mostra al mondo Ariel, personaggio principale del film The Little Mermaid, ovvero La sirenetta. Questa giovane creatura appartenente al mondo delle favole e a quello mitologico è l’emblema della nuova visione femminile della Disney. Ariel si può accostare alla bellissima e spirituale Pocahontas e alla colta e profonda Belle, protagoniste rispettivamente delle pellicole Pocahontas del 1995 e di Beauty and the Beast, del 1991. Queste nuove figure sono decisamente più interessanti e più forti delle prime creazioni femminili della Disney. Ariel non solo va contro il volere del padre ma si ribella a una legge, per amore (a prima vista chiaramente) supera il confine imposto dalle leggi e da prova non solo di coraggio ma anche di intelligenza, riconoscendo che la diversità non è un difetto ma che può rappresentare un arricchimento culturale e personale.

Sono le donne le vere protagoniste

Rimanendo su Hans Christian Andersen, la Disney nel 2013, mette in scena una fiaba in cui, questa volta, sono le figure maschili a essere prive di spessore al confronto di quelle femminili. Frozen mostra la forza delle ragazze. La forza, l’amicizia, la potenza dell’amore che può nascere tra due sorelle. Buone e cattive, maledette o benedette poco importa. Il fulcro della storia è che le donne possono fare tutto ed essere chiunque vogliano essere, nei lungometraggi della Disney così come nella vita quotidiana.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sleeping Beauty, Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark, 1959
  • The LittleMermaid, Ron Clements, John Musker, 1989
  • Frozen, Chris Buck, Jennifer Lee, 2013

 

Perché il mondo ha bisogno di Superman

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta. Come annunciato nel mio ultimo post prima della pausa estiva, Estate, vacanze e dove trovarmi, “Il film che ti sei perso…” torna con l’arrivo di settembre! Spero che vi siate goduti il mese di agosto e che i consueti appuntamenti del martedì (Blog per passione) e del venerdì (Cambiamenti in arrivo) non vi siano mancati troppo, anche perché, lo sapete, non vi ho mai abbandonati del tutto visto che la pagina Facebook e la pagina Instagram sono rimate attive. Ho inoltre scritto un altro paio di articoli per la rivista Movie Magazine Italia, con la quale collaboro.

Superman_film

Oggi si torna a raccontare il cinema e siccome, ormai lo sapete bene, si amo i film ma non mi piace usare toni altisonanti e analizzare i vari tecnicismi, preferisco parlare con il cuore. Tra chi, come me, ha avuto la fortuna di poter studiare un po’ di audiovisivo e della storia del cinema a volte vige la regola non scritta che certe pellicole sono da considerarsi meno di altre, si insomma alcuni tendono a darsi una certa importanza cercando di snobbare alcune pellicole piuttosto che altre, perché considerate per il pubblico di massa e non per i critici. Ahimè io non sono mai rientrata in questa categoria perché ritengo che anche i prodotti audiovisivi, che molti evitano, siano in realtà uno dei migliori modi per evadere dalla realtà, dai problemi quotidiani e per sognare ancora a occhi aperti (qualunque età uno abbia). Mi riferisco a un genere ben preciso, ai film che hanno come fil rouge la figura del supereroe, del vendicatore e/o giustiziere. Ok lo ammetto, io ho una vera e propria passione per questo filone cinematografico ma perché ritengo che all’interno di queste pellicole si nascondano molti elementi che le rendono interessanti e degne di nota. Dietro la figura dell’eroe mascherato si cela quasi sempre un personaggio incompreso, solo, rifiutato, al quale si affianca sempre la voglia di riscatto e giustizia. C’è il tema della redenzione, la possibilità di rimediare ai danni e ai torti subiti (che siano propri o causati da altri), si parla di impossibile certo – uomini che volano, persone che corrono più veloce della luce, uomini con caratteristiche animali, mutanti e… non c’è limite alla fantasia. Ma dietro la fantasia c’è la speranza, c’è l’illimitata possibilità di essere migliori, di riuscire a fare qualcosa quando il resto del mondo non lo crede possibile. In un mondo così duro e difficile, in cui ormai ogni giorno è un piccola battaglia chi non ha voglia di sognare un po’? Chi non crede che una pausa di 120 minuti non possa aiutare a distrarsi dalle difficoltà del proprio quotidiano?

X men - film

Il vasto, vastissimo mondo dei supereroi si caratterizza proprio per questa pausa che regala. Oggigiorno le pellicole si sono evolute a tal punto che vedere uno di questi film in 3D al cinema regala una vera piccola magia. Gli effetti speciali sono all’avanguardia, le storie si sono evolute ed esistono in una realtà più complessa – basti pensare al meraviglioso progetto della Marvel Cinematic Unverse portato avanti dalla Disney e dalla Marvel.  Ormai gli eroi mascherati hanno invaso il grande schermo e ce ne sono per tutti i gusti, esistono i mutanti, ci sono i giustizieri, gli alieni e i semi dei, alcuni di loro sono giovani milionari mentre altri sono dei ragazzi che frequentano ancora il liceo. Insomma, chiunque può trovare il suo preferito. Non dico che ci si possa identificare con loro, è molto difficile, soprattutto quando indossano il mantello e vestono i panni dell’alter ego invincibile ma è possibile riconoscere le debolezze, le difficoltà i problemi quotidiani e superarli con loro, almeno nella finzione. Due ore o poco più di puro intrattenimento, una pausa dal quotidiano per immergersi in un mondo in cui non c’è un male troppo grande che non possa essere affrontato. Non vi consiglio di diventare patiti del genere come lo sono io ma vi chiedo di provare, soprattutto a quelli che tra voi (sempre ammesso che ce ne siano) pensano che le pellicole dedicate ai supereroi e ai giustizieri siano un mero prodotto per bambini. Provate a guardare con occhi sognati, smettete di pensare “questo è impossibile…”, “ma figurati!” e “non è credibile”, sospendete il vostro giudizio critico e lasciatevi trasportare dalla storia. Volate con loro, combattete con loro e smettete di pensare ai vostri problemi quotidiani, fidatevi: funziona!

Avengers - film

Oggi quindi non vi consiglio una o più pellicole ma vi chiedo di rivalutare, nel caso dobbiate farlo, un genere ben preciso di cinema. Guardate un paio di pellicole e scegliete il supereroe che fa per voi. Se in futuro vi piacerebbe che analizzassi un singolo personaggio tratto dai fumetti (sia esso una trasposizione cinematografica o televisiva – ebbene si, guardo anche quelli!) chiedete pure e consigliate, sono aperta a vostri suggerimenti.

 

Nel caso te lo fossi perso…

Una qualsiasi film, dalla storia del cinema ad oggi, che abbia come protagonista un personaggio tratto dal mondo dei fumetti

Motori, piloti e cinema

Enzo Ferrari una volta disse “solo nella corsa c’è la vita, tutto il resto è un’ineluttabile attesa”. E se questo è vero significa che nei film in cui si parla di corse automobilistiche allora la pellicola è sinonimo di adrenalina, intrattenimento ed energia allo stato puro. Non ci deve essere spazio per la monotonia o per una pausa di riflessione, ma deve rappresentare la velocità nella sua massima essenza. Cinematograficamente parlando, per rendere al meglio la velocità e il senso del pericolo misto ad una scarica di adrenalina, bisogna contrapporre le immagini delle corse a momenti di vita in cui tutto sembra andare lento, troppo lento, in modo che lo spettatore si possa sentire vivo solo quando guarda attraverso gli occhi del corridore. Ci sono tantissimi film, nella storia del cinema, che affrontano il tema delle corse automobilistiche. È impossibile citarli tutti, per cui ho deciso di soffermarmi solo sulla cinematografia di questi ultimi quindici anni. Tra questi c’è un bellissimo documentario, incentrato sulla vita del pilota di Formula 1 Ayrton Senna. È un prodotto filmico estremamente valido e interessante ma non lo inserirò all’interno di questo articolo, dedicato al mondo delle corse, perché ho già suggerito questo titolo in un mio precedente articolo (DocumentiAMOci) in cui affrontavo il tema dei documentari.

Ron Howard

“I rettilinei sono soltanto i tratti noiosi che collegano le curve” – Stirling Moss

Trattando di questo tema mi sembra doveroso prendere in considerazione una pellicola d’animazione che ha ricevuto talmente tante recensioni positive da ottenere ben due sequel. Nel 2006 è arrivato al cinema Saetta McQueen, una giovanissima auto da corsa che sogna di correre la Piston Cup. Come ogni film d’animazione in cui vede una collaborazione tra la Pixar e la Disney, Cars si concentra sui buoni sentimenti e non si sofferma più di tanto sulla bellezza della gara automobilistica in sé. Tuttavia non può non essere inserito in questa lista, a parer mio, perché al suo interno porta a far conoscere al giovane pubblico (e a ricordare con piacere a quello grande) importanti nomi, tra i quali, per esempio Paul Newman, che presta la voce a Doc Hudson, o piloti del calibro di Mario Andretti e il grande, grandissimo (e mio personale idolo indiscusso) Michael Schumacher, che interpreta se stesso, trasformato per l’occasione in una sfavillante Ferrari F430, in una esilarante scena. La versione italiana vanta inoltre tra i doppiatori Alex Zanardi nei panni di Guido e nei film successivi non manca nemmeno il doppiaggio dell’attuale campione del mondo di Formula 1, Lewis Hamilton.

“La pista è la mia tela. La mia auto è il mio pennello” – Graham Hill

Un film che merita, sempre a mio modesto parere, di rientrare in questa lista, è il lungometraggio del 2016 diretto da Matteo Rovere. Questa pellicola italiana liberamente ispirata alla vita del campione di rally Carlo Capone, vede uno straordinario e quasi irriconoscibile Stefano Accorsi, vincitore del Nastro d’argento 2016 come miglior attore protagonista. Il film si apre con l’emblematica frase di Mario Andretti in cui afferma che “se hai tutto sotto controllo, significa che non stai andando abbastanza veloce” e ho detto tutto.

Stefano Accorsi

“I record sono fatti per essere battuti” – Michael Schumacher

Esistono film e film su svariati temi, argomenti e generi e poi per ogni genere o argomento c’è IL FILM. Il film per antonomasia su di un determinato argomento cambia da persona a persona e per quanto riguarda questo particolare argomento, il mio è indubbiamente Rush. Ora devo fare una piccola premessa e avvisare chiunque mi stia leggendo in questo momento e che non mi conosce personalmente, che il mio cuore si divide in due: da una parte c’è la passione sconfinata per il mondo dell’audiovisivo e dall’altra c’è quella pulsante per la Formula 1. Capitemi, questo film tratta di una rivalità storica, affronta uno dei periodi d’oro della Formula 1, ha un cast fantastico ed è diretto magistralmente. Ovvio che per me non ci sia paragone con altri film del genere. Eppure, anche se cerco di essere un pochino più distaccata e lo guardo non con gli occhi di un’appassionata, non riesco a non pensare che sia un film straordinario. Il pluripremiato Ron Howard dirige un lungometraggio in cui c’è tutto: il glamour delle corse, la passione, due vite diametralmente opposte che si confrontano e si scontrano pur mantenendo il più totale rispetto l’uno per l’altro, ma soprattutto c’è l’adrenalina che solo una corsa automobilistica può trasmettere. Rush trasporta lo spettatore all’interno della competizione e lo rende partecipe dell’ansia che precede la gara, lo fa scivolare sull’asfalto insieme alle ruote della macchina e lo fa esultare ogni volta che un pilota festeggia sul podio. Rush a parer mio – anche questa volta sono condizionata dalla mia passione, è un trionfo e un vero omaggio al motor sport.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Cars, John Lasseter, 2006
  • Rush, Ron Howard, 2013
  • Veloce come il vento, Matteo Rovere, 2016

Dedico questo articolo al mio mito Michael Schumacher, al mio amato sport e a tutte quelle persone che, come me, si emozionano ogni volta che sentono sfrecciare una macchina di Formula 1.

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Netflix:

Rush