L’evoluzione delle principesse Disney

Esistono vari tipi di film. Ci sono lungometraggi, medio metraggi, corti, documentari e film d’animazione. Quest’ultimo gruppo si divide a sua volta in due categorie, almeno dal mio punto di vista: film d’animazione e film della Disney. Ebbene si, sono un’inguaribile e fedelissima appassionata di questo storico e unico marchio. La Disney nel corso della storia del cinema (e  non solo) si è evoluta, ha ampliato il suo raggio d’azione, ha conquistato il mercato e il cuore degli appassionati.  Dedicare un solo articolo a questo marchio, che attualmente è diventato un colosso di fama mondiale, è impossibile, così come risulterebbe altrettanto difficile dedicare un breve articolo al suo geniale creatore, Walt Disney. Quindi in questo consueto appuntamento del martedì, dedicato al ricordo di un paio o poco più di pellicole, oggi lascerò spazio alla magia che solo le pellicole d’animazione possono donare. Mi piacerebbe prossimamente raccontare di film animati che non rientrano nel colosso della Disney e che sono altrettanto validi ma per oggi mi limiterò ad analizzare un po’ i cosiddetti Classici Disney.

Attualmente collaboro con la rivista online Movie Magazine Italia e mi è già capitato di dedicare un articolo al ricordo di un film d’animazione della Disney. L’occasione è stato l’anniversario dell’uscita nella sale di Mulan. In tale breve articolo avevo accennato a come l’evoluzione dell’emancipazione femminile si rispecchiava nelle pellicole di animazione targate Disney. Ho pensato di utilizzare quest’evoluzione come guida per indicare tre pellicole in cui la figura femminile si evolve e diventa più consistente.

Disney

Le donzelle da salvare

Inizialmente i personaggi femminili erano delle mere figure bisognose d’aiuto e il loro ruolo all’interno della narrazione serviva solo a mostrare quanto poco valessero da sole. L’esempio più lampante è quello del personaggio della principessa Aurora, alias Rosaspina, ovvero la protagonista del film d’animazione del 1959, Sleeping Beauty, meglio conosciuto in Italia come La bella addormentata nel bosco. Bella e addormentata, basta il titolo a spiegare perché il personaggio femminile sia privo di spessore. Tuttavia, sebbene Aurora non brilli di iniziativa e di spirito combattivo, accanto a lei ci sono figure femminili più interessanti: le tre magiche fatine ma soprattutto la bellissima e cattivissima Malefica. Nella pellicola Disney Malefica sembra non essere una persona gradita poiché pratica la magia con l’unico scopo di accrescere il suo potere e la sua malvagità. Vi farà ridere probabilmente scoprire che, nella versione dei fratelli Grimm, in realtà la maledizione viene lanciata da una fata che non è stata invitata al banchetto, per festeggiare la nascita della piccola principessa, semplicemente perché mancano le vettovaglie per una persona. Come la Disney cambia il finale di questa fiaba è ancora più sconcertante per cui evito di rovinarvi il ricordo di un bel cartone. Se vi dovesse interessare l’argomento potrei dedicare un mio prossimo articolo all’analisi di come la Disney ha da sempre il vizio di stravolgere la trama delle fiabe e con esse il loro significato.

Ragazze ribelli

Con l’arrivo degli anni ’90 le protagoniste diventano combattive, testarde e cocciute, sono in grado di andare contro le regole imposte loro. Nel 1989 la Disney mostra al mondo Ariel, personaggio principale del film The Little Mermaid, ovvero La sirenetta. Questa giovane creatura appartenente al mondo delle favole e a quello mitologico è l’emblema della nuova visione femminile della Disney. Ariel si può accostare alla bellissima e spirituale Pocahontas e alla colta e profonda Belle, protagoniste rispettivamente delle pellicole Pocahontas del 1995 e di Beauty and the Beast, del 1991. Queste nuove figure sono decisamente più interessanti e più forti delle prime creazioni femminili della Disney. Ariel non solo va contro il volere del padre ma si ribella a una legge, per amore (a prima vista chiaramente) supera il confine imposto dalle leggi e da prova non solo di coraggio ma anche di intelligenza, riconoscendo che la diversità non è un difetto ma che può rappresentare un arricchimento culturale e personale.

Sono le donne le vere protagoniste

Rimanendo su Hans Christian Andersen, la Disney nel 2013, mette in scena una fiaba in cui, questa volta, sono le figure maschili a essere prive di spessore al confronto di quelle femminili. Frozen mostra la forza delle ragazze. La forza, l’amicizia, la potenza dell’amore che può nascere tra due sorelle. Buone e cattive, maledette o benedette poco importa. Il fulcro della storia è che le donne possono fare tutto ed essere chiunque vogliano essere, nei lungometraggi della Disney così come nella vita quotidiana.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sleeping Beauty, Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark, 1959
  • The LittleMermaid, Ron Clements, John Musker, 1989
  • Frozen, Chris Buck, Jennifer Lee, 2013

 

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Quando il cinema è Donna

I film in cui la figura femminile viene esaltata sono innumerevoli, i ruoli che consacrano attrici sono in continua crescita. Per questo motivo è assolutamente impossibile ricordare tutti i più grandi personaggi, le più famose attrici e le numerose donne che lavorano quotidianamente dietro la macchina cinematografica.

Donna è mamma, è figlia, è amica e compagna, è indipendente, è forte, è femme fatale, è fragile e vulnerabile. Essere donna significa essere tutte queste cose e molto di più, essere donna all’interno dell’industria cinematografica significa rappresentare tutte queste sfaccettature. Donna è anche e soprattutto evoluzione, cambiamento e maturazione. Spesso all’interno della cinematografia si assiste a un cambiamento della figura femminile, che cresce e prende consapevolezza di sé e attraverso la sua metamorfosi accompagna lo spettatore all’interno della storia. Lo spettatore cresce con lei e attraverso di lei partecipa all’evoluzione della narrazione. Questa doppia maturazione, che tocca tanto la protagonista quanto il pubblico, avviene all’interno del film Fried Green Tomatoes, del 1991, nel quale si assiste non solo al cambiamento ma anche alla forza che può scaturire quando due donne, due generazioni, vengono messe a confronto e si aiutano l’un l’altra. In questa pellicola viene esaltata l’amicizia e viene mostrato come la forza del singolo personaggio nasca dall’unione delle donne. Il perfetto cast di questo film dona risalto a ogni figura femminile, ne esalta le fragilità, le incertezze e le paure. Quelli che inizialmente possono essere visti come difetti, attraverso la narrazione della storia diventano punti di forza, le qualità di ogni singolo personaggio vengono portate alla luce dal magistrale lavoro del cast femminile e dalla storia, tratta dal romanzo del 1987, Fried Green Tomatoes at the Whistle Stop Cafe.

Donna è forza e unione. Questo legame che può nascere tra due personaggi femminili può avvenire nei luoghi più improbabili e impensabili. È il caso del film Girl, Interrupted, in cui le protagoniste si incontrano e scontrano all’interno di una clinica psichiatrica. In questo film del 1999, diretto da James Mangold, il cast femminile mette in scena delle nuove fragilità e mostra le incertezze di una generazione e del un decennio del quale fanno parte (la pellicola è ambientata negli anni Sessanta). Anche in questo caso la narrazione viene supportata dalla scelta del cast, da ricordare che l’interpretazione di Angelina Jolie del personaggio di Lisa, le è valso numerose candidature tra le quali il premio Oscar come miglior attrice non protagonista, che ha poi vinto. Il legame che lega queste ragazze è profondo, ogni personaggio incarna un diverso malessere, ogni giovane donna rappresenta una fragilità e un problema differente. La forza del film è data dalla moltitudine di sfaccettature dell’anima umana che vengono mostrate e dal rapporto tra le protagoniste, che è tanto fragile quanto intenso e profondo.

Donna è anche mamma. La sua forza può nascere e crescere da sé stessa e dal legame che instaura con suo figlio. Una donna in pericolo può tirare fuori una forza di volontà e una determinazione unica. È il caso mostrato nel film Room, del 2015, tratto dall’omonimo romanzo, ispirato a sua volta da un fatto di cronaca. In questo lungometraggio la protagonista, interpretata da Brie Larson, la quale per questo ruolo si è aggiudicata il premio Oscar come miglior attrice protagonista, interpreta una ragazza madre costretta a vivere all’interno di una stanza senza finestre. La giovane donna è stata rapita sette anni prima e nel corso della sua prigionia ha dato alla luce un bambino. Il legame che madre e figlio hanno è indissolubile, la disperazione che accompagna Joy (questo è il nome della protagonista) è affiancata dalla voglia di evadere e di vivere per il suo bambino. La storia struggente e toccante non è per nulla banale e affronta il tema della prigionia attraverso momenti delicati, la condizione di prigioniera viene scalzata dalla forza di Joy in quanto donna e soprattutto mamma.

ColorPurple
Fig. 1

Donna è sorella (fig.1). Tra le numerose pellicole, che si possono prendere ad esempio, in cui si esalta la figura femminile attraverso un legame vero e sincero tra due sorelle, un titolo su tutti spicca sugli altri: The Color Purple. In questo capolavoro di Steven Spielberg, del 1985, la donna esce vincitrice nonostante tutti i soprusi, le cattiverie e i maltrattamenti che è costretta a subire. Per la protagonista Whoopi Goldberg, che interpreta Celie Harris da adulta, essere donna significa soprattutto essere sorella. Durante il corso del film si vede che essere una giovane ragazza di colore, che vive nel sud degli Stati Uniti d’America, nei primi decenni del Novecento, significa essere forte nonostante tutto e tutti. Questo film tratta temi importanti quali la violenza domestica e il razzismo, ma soprattutto parla di donne, donne maltrattate, donne abusate, donne che trovano la loro forza grazie ad altre donne. La forza può arrivare da una sorella, da un’amica o dal proprio orgoglio e la propria determinazione, come nel caso di Sofia, interpretata dalla bravissima Oprah Winfrey.

Donna al cinema non è solo attrice, è anche regista. Kathryn Ann Bigelow è stata la prima donna a vincere il premio Oscar per la miglior regia. Si è portata a casa l’ambita statuetta nel 2010, per il coraggioso e intenso film The Hurt Locker. Questa pellicola racconta le vicende di una squadra di artificieri, appartenenti all’esercito degli Stati Uniti, in missione in Iraq. Guerra, militari, adrenalina, e un pizzico di follia, sono i temi trattati dalla regista americana in maniera perfetta. Questo è uno di quei film che meritano essere visti per la bellezza visiva con cui è trattato il tema. Film crudo e coraggioso, con un ottimo cast – tra tutti spicca l’interpretazione di Jeremy Renner (candidato anche lui all’Oscar), ma soprattutto film diretto da una mano femminile, che non lascia niente di non detto e che mostra il mondo così com’è.

Donna al cinema è attrice, regista, dolce, fragile, mamma, forte, sorella, figlia e ancora tante e tante altre cose.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Color Purple, Steven Spielberg, 1985
  • Fried Green Tomatoes, Jon Avnet, 1991
  • Girl, Interrupted, James Mangold, 1999
  • The Hurt Locker, Kathryn Bigelow, 2008
  • Room, Lenny Abrahamson, 2015

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Netflix:                                                   Sky Cinema Italia:

Room                          The Color Purple