Per sempre felici e contenti… forse

In un mio precedente articolo, L’evoluzione delle principesse Disney, in cui ho analizzato le figure femminili dei cartoni animati, avevo scritto che la famosa casa di produzione ha un vizio davvero unico: stravolgere il finale delle più famose fiabe e con esso il significato di cui si fanno portatrici. Vi avevo inoltre detto che in futuro avrei dedicato un articolo proprio a questo tema. Come avrete intuito quel momento è arrivato. Non posso certamente rovinarvi tutti i vostri ricordi d’infanzia, così ho pensato di citare tre titoli, in modo che l’eventuale trauma possa essere arginato.

La prima principessa Disney

Biancaneve è la protagonista del primo lungometraggio Disney – 1937. In Snow White and the Seven Dwarfs, ovvero Biancaneve e i sette nani, il finale è noto a tutti. Il finale Disney intendo. Perché tutti noi, se pensiamo a Biancaneve sappiamo bene che viene salvata dal bacio del vero amore, dal suo bel principe, che disperato per la sua morte e incapace di lasciarla andare, le da un ultimo bacio sulle labbra e che proprio questo gesto d’amore la risveglia dal sonno maledetto. Che bella storia, vero? Insomma, salvata da un bacio, dal vero amore. Certo, come no. Volete sapere il finale che i fratelli Grimm avevano dato a una delle loro più celebri fiabe? La principessa cade in uno stato di morte apparente perché si strozza con un pezzetto di mela che le rimane incastrato nella gola. Grazie alla sua famosa bellezza nessuno ha il cuore di dirle addio, così viene creata una bara di vetro in modo da poterla venerare. Un principe di passaggio (notare: di passaggio!) la nota e incantato dalla sua grazia da ordine che la salma venga portata a palazzo, per poterla vedere sempre (inquietante, no?). Durante il trasporto però qualcuno inciampa e a causa della scossa il pezzetto di mela incastrato esce dalla gola di Biancaneve. La fanciulla una volta ridestatasi dallo stato di morte apparente si sposa con il principe. Questo si che è uno shock, vero? E siamo solo alla prima fiaba, se avete abbastanza coraggio continuate nella lettura.

Non solo fiabe

Non solo le fiabe vengono stravolte ma anche i lungometraggi tratti da storie vere risentono della strana mania Disney di voler cambiare il finale. In questo breve paragrafo vi parlo del mio personaggio femminile Disney preferito: Pocahontas. Nel lungometraggio del 1995 la protagonista dell’omonima pellicola è una donna forte, capace di pensare con la sua testa, in grado di essere un ponte tra due culture differenti. Svio un attimo dal discorso per condividere con voi il mio pensiero sul fatto che Pocahontas sia un cartone che tutti (adulti compresi) dovrebbero vedere e rivedere. Parla di divergenze tra culture che vengono appianate, trasmette l’importanza di quanto sia necessario amare, capire e proteggere il nostro meraviglioso pianeta terra e la natura. Appurato ciò, torniamo a noi e alla bellissima protagonista, la prima dalla pelle non bianca come un lenzuolo – finalmente! Dicevamo che Pocahontas è fiera, forte, coraggiosa e intelligente, legata alla propria terra e alla tradizioni ma anche curiosa di vedere e comprendere ciò che non conosce. Ecco, arriviamo al punto in cui la Disney si scontra con la realtà. Se la vera Pocahontas, dopa una serie di vicissitudini che comprendono la schiavitù e la conversione, viene convocata oltreoceano dopo aver spostato un inglese (pare che il suo sia stato il primo matrimonio registrato tra un uomo europeo e una nativa indiana), nel lungometraggio preferisce rimanere a casa, con la sua tribù e dicendo addio al suo amato John Smith. Perché la Disney abbia deciso di cambiare la trama così tanto, imponendo questo finale è proprio un mistero. In fondo che Pocahontas decidesse di rimanere o di partire una cosa era assicurata: le infinite lacrime alla fine della visione.

Il film che ti sei perso...

Il classico dei classici

Torniamo ai classici e a principesse più succubi della storia (e anche meno interessanti). Cenerentola, su questa fiaba ci si potrebbe scrivere un’intera tesi di laurea magistrale analizzando come la fiaba si è evoluta nel corso dei secoli, di quali significati psicologici e pedagogici si fa portatrice e la qualità e quantità delle trasposizioni cinematografiche dalla nascita del cinema a oggi (fidatevi se lo dico: perché io l’ho fatto!). Questa è una delle fiabe più famose in assoluto e vanta numerosissime versioni, la più antica delle quali risale all’antico Egitto e innumerevoli trasposizioni cinematografiche – più di cinquanta. Questa principessa è stata narrata da molte tradizioni e culture, decisamente diverse tra di loro. La Disney attinge alla versione, notoriamente edulcorata, di Charles Perrault. Quale cambiamento porta la casa di produzione americana? Gli amici di Cenerentola. Gli animaletti che accompagnano la narrazione sono una mera invenzione della Disney. Sconvolgente vero? I famosi e dolcissimi Jaq e Gus Gus, che aiutano la nostra protagonista ad uscire dalla torre nella quale viene imprigionata dalla matrigna, in realtà prima del 1950 non esistevano in nessuna versione. Lo so che vi state chiedendo “ma allora chi la aiuta a fuggire dalla torre?” e se vi rispondessi che non c’è nessuna torre? Se vi dicessi che Cenerentola al ballo non ci va una sola volta ma tre? Se vi raccontassi che Cenerentola, così come le fanciulle Disney che vi ho menzionato prima e come tanti, tantissimi altri lungometraggi Disney, sono ben distanti dalle prime versioni?

Questo post non vuole screditare la Disney, anche perché non potrei mai visto quanto sono affezionata ai suoi prodotti ma vuole portarvi a farvi incuriosire. Se una cosa vi piace, andate oltre, scoprite cosa c’è di reale e cosa è stato aggiunto, provate a leggere e conoscere più versioni di una stessa storia e poi solo allora decidete quale narrazione fa più al caso vostro.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Snow White and the Seven Dwarfs, David Hand, Perce Pearce, Wiliam Cottrell, Larry Morey, Wilfred Jackson, Ben Sharpsteen, 1937
  • Cinderella, Wilfred Jackson, Hamilton Luske, Clyde Geronimi, 1950
  • Pocahontas, Mike Gabriel, Eric Goldberg, 1995

 

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La serie TV che ti sei perso…

Grimm

Sono due venerdì ormai che vi consiglio serie televisive in costume (Downton Abbey e The Alienist) ecco perché oggi ho deciso di dare spazio al fantasy, alla magia delle favole e delle fiabe. Il prodotto che vi suggerisco questo venerdì è di qualità nettamente inferiore, rispetto alle ultime serie televisive che vi ho proposto, soprattutto se si considera la qualità della singola puntata. Tuttavia, se si guarda la serie Grimm nel su complesso, dopo una battuta d’arresto della trama verso metà della narrazione, si assiste a una ripresa e il finale torna a essere brillante, fantasioso e  intelligente così com’erano iniziate le prime stagioni. In questo prodotto televisivo bisogna capire che se le singole puntate vedono al loro intero punti deboli ed errori facilmente individuabili – per esempio: pare che la notte arrivi sempre senza preavviso e se un attimo prima c’è un inquadratura con il sole, quella dopo è ambientata completamente al buio; allo stesso tempo la trama ha il pregio di arricchirsi di personaggi e di sviluppare i primi in maniera intelligente. Alcuni dei protagonisti migliorano e altri, che all’inizio possono risultare piatti e scontati, maturano e diventano più interessanti e profondi. Questa serie televisiva si sviluppa intorno alle fiabe dei fratelli Grimm e in ogni puntata, soprattutto all’inizio, c’è un gioco implicito con lo spettatore che deve riconoscere la favola a cui si ispira. Per chi conosce il genere si può affermare che Grimm è la versione più dark e poliziesca della serie televisiva Once Upon a Time, conosciuta in Italia come C’era una volta. Se però quest’ultimo prodotto televisivo (sia ben chiaro, parlo sempre del mio punto di vista, che può chiaramente essere in contrasto con il vostro) sta risultando sempre più noioso, ormai banale e decisamente infinito – non sono più riuscita a proseguire, Grimm invece è veloce, scorrevole, piacevole da seguire e gli attori risultano credibili e spontanei nei loro ruoli e collaborano bene tra loro.

Grimm

Breve riassunto:

Nick Burkhardt è un detective della omicidi di Portland. Grazie a sua zia Marie scopre che discente da una famiglia di cacciatori, i Grimm, i quali per secoli hanno difeso e protetto il mondo dai Wesen. I Wesen sono umani con la particolare capacità di tramutarsi in bestie e attraverso questa momentanea mutazione possono acquisire una forza soprannaturale. Solo un Grimm ha la capacità di vedere questo cambiamento. Nick grazie alla collaborazione di colleghi e amici scoprirà che non tutti i Wesen sono mostri e che le leggende, i miti, le favole e fiabe attingono alla realtà molto più di quanto si possa immaginare…

Perché guardarla:

  • La fantasia non manca, l’originalità è all’ordine del giorno, o per meglio dire delle puntate
  • Il cast funziona bene insieme
  • L’idea di rileggere in chiave moderna e poliziesca le fiabe dei fratelli Grimm (e non solo) è intelligente e grazie a questo metodo narrativo la storia non annoia ma anzi, arricchisce la trama

Perché non guardarla:

  • La serie è lunga. Sono 6 stagioni per un totale di 123 episodi
  • Quasi ogni puntata, soprattutto all’inizio, vede la sua risoluzione e conclusione all’interno del singolo episodio
  • A volte sono presenti errori banali e piccole imperfezioni che danneggiano la credibilità della trama

Pagina ufficiale:  https://www.nbc.com/grimm

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/NBCGrimm/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70197048/grimm

 

L’evoluzione delle principesse Disney

Esistono vari tipi di film. Ci sono lungometraggi, medio metraggi, corti, documentari e film d’animazione. Quest’ultimo gruppo si divide a sua volta in due categorie, almeno dal mio punto di vista: film d’animazione e film della Disney. Ebbene si, sono un’inguaribile e fedelissima appassionata di questo storico e unico marchio. La Disney nel corso della storia del cinema (e  non solo) si è evoluta, ha ampliato il suo raggio d’azione, ha conquistato il mercato e il cuore degli appassionati.  Dedicare un solo articolo a questo marchio, che attualmente è diventato un colosso di fama mondiale, è impossibile, così come risulterebbe altrettanto difficile dedicare un breve articolo al suo geniale creatore, Walt Disney. Quindi in questo consueto appuntamento del martedì, dedicato al ricordo di un paio o poco più di pellicole, oggi lascerò spazio alla magia che solo le pellicole d’animazione possono donare. Mi piacerebbe prossimamente raccontare di film animati che non rientrano nel colosso della Disney e che sono altrettanto validi ma per oggi mi limiterò ad analizzare un po’ i cosiddetti Classici Disney.

Attualmente collaboro con la rivista online Movie Magazine Italia e mi è già capitato di dedicare un articolo al ricordo di un film d’animazione della Disney. L’occasione è stato l’anniversario dell’uscita nella sale di Mulan. In tale breve articolo avevo accennato a come l’evoluzione dell’emancipazione femminile si rispecchiava nelle pellicole di animazione targate Disney. Ho pensato di utilizzare quest’evoluzione come guida per indicare tre pellicole in cui la figura femminile si evolve e diventa più consistente.

Disney

Le donzelle da salvare

Inizialmente i personaggi femminili erano delle mere figure bisognose d’aiuto e il loro ruolo all’interno della narrazione serviva solo a mostrare quanto poco valessero da sole. L’esempio più lampante è quello del personaggio della principessa Aurora, alias Rosaspina, ovvero la protagonista del film d’animazione del 1959, Sleeping Beauty, meglio conosciuto in Italia come La bella addormentata nel bosco. Bella e addormentata, basta il titolo a spiegare perché il personaggio femminile sia privo di spessore. Tuttavia, sebbene Aurora non brilli di iniziativa e di spirito combattivo, accanto a lei ci sono figure femminili più interessanti: le tre magiche fatine ma soprattutto la bellissima e cattivissima Malefica. Nella pellicola Disney Malefica sembra non essere una persona gradita poiché pratica la magia con l’unico scopo di accrescere il suo potere e la sua malvagità. Vi farà ridere probabilmente scoprire che, nella versione dei fratelli Grimm, in realtà la maledizione viene lanciata da una fata che non è stata invitata al banchetto, per festeggiare la nascita della piccola principessa, semplicemente perché mancano le vettovaglie per una persona. Come la Disney cambia il finale di questa fiaba è ancora più sconcertante per cui evito di rovinarvi il ricordo di un bel cartone. Se vi dovesse interessare l’argomento potrei dedicare un mio prossimo articolo all’analisi di come la Disney ha da sempre il vizio di stravolgere la trama delle fiabe e con esse il loro significato.

Ragazze ribelli

Con l’arrivo degli anni ’90 le protagoniste diventano combattive, testarde e cocciute, sono in grado di andare contro le regole imposte loro. Nel 1989 la Disney mostra al mondo Ariel, personaggio principale del film The Little Mermaid, ovvero La sirenetta. Questa giovane creatura appartenente al mondo delle favole e a quello mitologico è l’emblema della nuova visione femminile della Disney. Ariel si può accostare alla bellissima e spirituale Pocahontas e alla colta e profonda Belle, protagoniste rispettivamente delle pellicole Pocahontas del 1995 e di Beauty and the Beast, del 1991. Queste nuove figure sono decisamente più interessanti e più forti delle prime creazioni femminili della Disney. Ariel non solo va contro il volere del padre ma si ribella a una legge, per amore (a prima vista chiaramente) supera il confine imposto dalle leggi e da prova non solo di coraggio ma anche di intelligenza, riconoscendo che la diversità non è un difetto ma che può rappresentare un arricchimento culturale e personale.

Sono le donne le vere protagoniste

Rimanendo su Hans Christian Andersen, la Disney nel 2013, mette in scena una fiaba in cui, questa volta, sono le figure maschili a essere prive di spessore al confronto di quelle femminili. Frozen mostra la forza delle ragazze. La forza, l’amicizia, la potenza dell’amore che può nascere tra due sorelle. Buone e cattive, maledette o benedette poco importa. Il fulcro della storia è che le donne possono fare tutto ed essere chiunque vogliano essere, nei lungometraggi della Disney così come nella vita quotidiana.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sleeping Beauty, Clyde Geronimi, Eric Larson, Wolfgang Reitherman, Les Clark, 1959
  • The LittleMermaid, Ron Clements, John Musker, 1989
  • Frozen, Chris Buck, Jennifer Lee, 2013

 

C’era una volta…

Parte 2

Una fiaba non deve necessariamente essere ambientata in luoghi lontani e sconosciuti, può anche trattare di realtà quotidiana e pian piano attraverso la narrazione trasformala. È il caso del film Miracolo a Milano, del 1951, in cui i protagonisti sono persone estremamente povere. La forza di questa pellicola, appartenente alla scuola del neorealismo, è l’idea di voler interpretare una storia umana e reale una con una chiave di lettura differente, la trasformazione in fiaba rende la narrazione ancora più cruda e amara agli occhi dello spettatore. La periferia milanese è il luogo in cui questo racconto prende vita, mentre piazza Duomo è il punto in cui i personaggi e la storia si spostano da una dimensione terrena a una fiabesca. Il film di De Sica, così come le altre pellicole del neorealismo, rappresentano una realtà differente dalla altre mostrate fino a quel momento, i registi italiani cercano di mostrare la realtà in maniere diversa: interpretano il mondo rinunciando ai vecchi modelli utilizzati fino a quel momento. Così accade in Miracolo a Milano, la realtà mostrata è crudele e dura eppure il regista ci vuole dire che anche la più difficile delle situazioni può essere una favola, una bella favola, in cui alla fine le persone vanno alla ricerca di un posto in cui “buongiorno vuol dire veramente buongiorno”.

Una fiaba può dunque essere ambientata in una realtà avversa, i cui protagonisti sono persone comuni che vivono in un luogo impensabile per una fiaba classica. Eppure il cinema riesce a trasformare gli eventi più tragici in narrazioni di fantasia. Così come De Sica ambienta la sua fiaba nella periferia di Milano, nel dopoguerra, Tarantino nel 2009, nel film Inglourious Basterds, decide di creare una racconto fantastico durante la seconda guerra mondiale. Benché il film sia ambientato in un preciso e reale contesto storico (l’occupazione della Francia da parte dei nazisti) la narrazione si svolge all’interno di un susseguirsi di capitoli, ed esattamente come in un libro di fantasia, il primo di questi si apre con la celebre frase “C’era una volta” (fig.1). Fin dall’inizio Tarantino dichiara allo spettatore che quello che andrà a vedere è pura invenzione, in tal modo giustifica il finale del film, nettamente in contrasto con gli eventi realmente accaduti e gli permette di giocare con la storia. Il pubblico può quindi godersi lo spettacolo senza domandarsi quanto ci sia di reale e quanto non lo sia: l’intero lungometraggio è finzione. All’interno di questa illusione cinematografica le persone realmente esistite, come Adolf Hitler e Winston Churchill, si incontrano e scontrano con personaggi di fantasia, come il colonnello Hans Landa, interpretato dall’attore austro-tedesco Christoph Waltz, il quale ha vinto numerosi premi per questo ruolo, tra cui l’Oscar come miglior attore non protagonista nel 2010.

bastardi senza gloria
Fig. 1

Le fiabe al cinema possono dunque essere ambientate nei luoghi più oscuri e impensabili, così come possono essere collocate nel luogo a loro più congenito, come un bosco. Nel film Into the Woods, uscito nelle sale nel 2014, diretto da Rob Marshall e basato sull’omonimo musical scritto da James Lapine e musicato da Stephen Sondheim è proprio a questo che si assiste. Le fiabe più classiche, ovvero Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e Jack e la pianta di fagioli convergono e vengono narrante contemporaneamente. L’elemento comune a queste storie è il bosco. Il bosco è il luogo che, come una potente magia, attrae i personaggi delle fiabe. In questo intelligente film si assiste allo stravolgimento delle quattro narrazioni: i personaggi si imbattono gli uni negli altri all’interno del bosco e a causa di tale incontro i finali vengono stravolti. Sebbene le storie partano rimanendo molto fedeli alle versioni più classiche, si pensi per esempio alla fiaba di Cenerentola, la quale per più di metà racconto viene rappresentata esattamente come nella versione tedesca dei fratelli Grimm, verso la loro conclusione si staccano dalle trame originali e acquistano indipendenza. Ogni fiaba ha una morale intrinseca e quella di cui si fa portatrice questo musical è che bisogna fare molta attenzione a ciò che si desidera. Sebbene questo film si presenti inizialmente come puro intrattenimento, c’è da notare come ogni fiaba sia analizzata attentamente, come ogni personaggio, anche il più buono e dolce, venga studiato nel profondo e come tutte le storie vertono nel bosco, elemento portatore di numerosi significati all’interno delle fiabe. Into the Woods è un film intelligente, curato, ben studiato e supportato da un ottimo cast.

Lotta tra bene e male, tra buono e cattivo, luoghi lontani o accanto a noi, periodi storici a noi famigliari oppure mai esistiti, personaggi che traggono spunto dalla realtà oppure che escono da un libro per bambini. La fiaba al cinema può essere tutto questo e molto altro, può essere addirittura indirizzata a un pubblico ben specifico oppure a uno più ampio. Che conoscano l’epilogo classico del “vissero felici e contenti” o che ne incontrino uno più bizzarro poco importa, l’unico elemento comune a tutte queste innumerevoli pellicole è che appartengono a un gruppo numeroso, in continua crescita e che non morirà mai, perché al cinema, così come nella vita quotidiana, ci sarà sempre il tempo e la voglia di godersi una fiaba.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Miracolo a Milano, Vittorio De Sica, 1951
  • Inglourious Basterds, Quentin Tarantino, 2009
  • Into the Woods, Rob Marshall, 2014

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Inglourious Basterds                      

C’era una volta…

Parte 1

C’era una volta la fiaba. C’era una volta, c’è ancora e ci sarà sempre. In qualunque parte del mondo, in ogni epoca c’è sempre stata la tradizione di raccontare ai bambini le fiabe e le favole, di tramandare i miti e le leggende. Tra questi metodi narrativi la fiaba in particolare ha la caratteristica di trattare gli eventi che accadono all’interno della storia come straordinari, gli episodi che ruotano attorno all’eroe o all’eroina sono casuali e il personaggio principale non è un personaggio di un mito o una leggenda, anzi, la caratteristica principale del protagonista della fiaba, esattamente come accade in molti film, è quello di essere una persona qualunque, a cui accadono cose straordinarie. Quasi tutte le pellicole si potrebbero definire delle fiabe in quanto raccontano storie di personaggi inventati, personaggi comuni a cui capitano eventi incredibili. Tuttavia ci sono dei casi in cui il film si trasforma in una vera fiaba, in cui racconta di luoghi lontani, di creature mitiche e di giovani fanciulle rapite. È il caso del film del 2015, diretto da Indar Dzhendubaev, intitolato nella versione originale (russa) Он – дракон, mentre nella versione indirizzata al pubblico italiano porta il titolo Dragon. In questo lungometraggio viene narrata una fiaba, in cui una ragazza poco prima delle sue nozze viene rapita e portata su un isola lontana e irraggiungibile da un drago. Di questo film più che la sua trama, c’è da apprezzare come la sua storia venga narrata fin dall’inizio della pellicola. La voce narrante, che introduce il pubblico al mondo lontano e incantato, accompagna le immagini che si presentano come un teatro di luci e ombre. Il gioco delle lanterne cinesi, antenato del cinema, aiuta il regista a mostrare la storia (fig.1). Un mezzo antico per narrare una storia antica, ambientata in un tempo e un luogo a noi lontani. In Dragon l’uso dei mezzi più semplici e antichi, come gli aquiloni, le lanterne e l’arte degli origami, accompagnano sempre il racconto e si affiancano e contrappongono sapientemente alle spettacolari scenografie, ai coloratissimi abiti di Mira, la protagonista e agli effetti speciali.

Dragon2
Fig. 1

Nel film Dragon si assiste a una maturazione psicologica del personaggio maschile, a un cambiamento fisico che rappresenta l’eterna lotta tra bene e male presente all’interno di ognuno di noi. Questo dualismo è presente anche nella pellicola Beastly, trasposizione cinematografica che rilegge in chiave moderna la fiaba de La bella e la bestia. In questa storia il personaggio principale non è la giovane fanciulla che riesce a cambiare l’anima del ragazzo, ma è quest’ultimo il vero protagonista. Kyle, ovvero la bestia, è un liceale bello, ricco e incredibilmente presuntuoso. In questo film non si assiste a nulla di nuovo se non la volontà di ri modernizzare l’antica fiaba e di voler ambientare l’intera storia in un tempo e un logo più vicino al suo pubblico, in modo da renderla più fruibile e far percepire un minor distacco tra la realtà dello spettatore e quella cinematografica. Differente è il caso di Big Fish, diretto da Tim Burton, in cui all’interno della storia è difficile separare il vero dal falso, l’inventato dal realmente accaduto. L’intera narrazione segue le vicende impossibili eppure entusiasmanti, romantiche, folli e talvolta verosimili di Edward Bloom. Il film è un susseguirsi di rocambolesche avventure che vertono sulla figura enigmatica del signor Bloom, il quale ama raccontare storie. Le sue colorite storie sono la chiave del film e anche il motivo per il quale suo figlio si è allontanato da lui nel corso degli anni. Tra una storia e l’altra Will Bloom scopre che in ogni narrazione, si cela una verità. L’eccesso delle storie cela la sostanza e l’anima di Edward.

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Fig. 2

L’anima di un personaggio può dunque vivere dentro le proprie storie, e nel caso di Winter’s Tale può anche attraversare i confini del tempo. In questo film, che attraversa un secolo, ci sono tutti gli elementi che contraddistinguono una fiaba: destino, amore, lotta tra bene e male, tra luce e oscurità. Lo straordinario cast, a partire dal protagonista Colin Farrell, rende omaggio a una storia romantica e dolcissima, fuori dal tempo e dallo spazio. La magia, elemento fondamentale all’interno di una favola, non solo è presente ma è anche il cuore pulsante della narrazione, presente sottoforma di destino. La bilancia dell’equilibrio cosmico, che oscilla a ogni azione positiva o negativa che compiono i personaggi, resta a osservare come Peter Lake, il protagonista, matura, cambia e cresce. La bellezza visiva di questo film, data soprattutto dal gioco di luci (fig.2), serve non solo a narrare la storia ma anche a ricordare allo spettatore che la magia è presente in ogni luogo e in ogni epoca. Mentre la storia, così come viene narrata, ricorda che la vera magia è data dall’amore, in grado di toccare più vite, di attraversare i confini del tempo e di cambiare le persone, perché in fondo, come afferma Beverly, siamo tutti collegati e governati dal destino.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Big Fish, Tim Burton, 2003
  • Beastly, Daniel Barnz, 2011
  • Winter’s Tale, Akiva Goldsman, 2014
  • Dragon, Indar Dzhendubaev, 2015

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Netflix:                                                   Sky Cinema Italia:

Beastly                            Winter’s Tale