Alicia Vikander

Il film che ti sei perso...

Non so voi ma io adoro Alicia Vikander. La giovane attrice svedese trasmette allo schermo e di conseguenza agli spettatori, un senso di dolcezza e forza. Il suo sorriso è contagioso e la sua fisicità la fa sembrare perennemente più piccola e indifesa di quanto in realtà non siano i suoi personaggi. Decide spesso di impersonare donne forti, coraggiose, capaci di affrontare tutto e tutti, di andare avanti nonostante innumerevoli ostacoli.

Oggi ho scelto di analizzare la carriera di quest’attrice del nord Europa. Carriera breve, ovviamente, ma già costellata di interessanti collaborazioni e progetti. Ha già ricevuto numerose candidature e premi. Tra i primi ruoli internazionali, che la hanno donato visibilità e un trampolino di lancio, c’è la pellicola diretta da uno dei miei registi preferiti, Joe Wright, il quale nel 2012 l’ha diretta nel ruolo di Kitty in Anna Karenina. Un film meraviglioso e magistralmente diretto. Credo che in futuro vorrò analizzarlo meglio, nel mio consueto appuntamento del lunedì, incentrato sulle pellicole cinematografiche. Dicevo quindi che il film di Joe Wright è assolutamente imperdibile, a parer mio, soprattutto per chi, come me, ha letto il libro. Credo che la pellicola sia un’ottima trasposizione cinematografica. Il ruolo che ottiene la Vikander è un meraviglioso personaggio che, come tutti d’altronde all’interno del romanzo, ha uno sviluppo e una crescita dall’inizio della narrazione vertiginoso e interessante.

Un altro ruolo che dona visibilità e che mostra al mondo le doti della giovane e bellissima attrice svedese è Royal Affair, nel quale recita accanto allo splendido Mads Mikkelsen, ovvero il mio Hannibal Lecter preferito (La serie TV che ti sei perso… Hannibal).

Non ci sono solo le produzione europee per Alicia Vikander ma anche grandi pellicole americane. L’ultimo enorme progetto al quale ha collaborato è la nuova versione di Tomb Raider, impersonando una giovane Lara Croft. Forse però è nelle pellicole più sottili e delicate, in cui i personaggi non fanno tanto con il corpo ma dicono tutto con gli occhi, che la Vikander da il meglio di sé. Titoli come The Light Between Oceans (in cui ha anche conosciuto il suo attuale marito Michael Fassbender – ma quanto sono belli insieme?!), The Danish Girl (ruolo che le è valso il premio Oscar) ed Ex Machina offrono al pubblico una meravigliosa Alicia Vikander che trasmette e dona ai suoi personaggi quella dolcezza, vitalità e forza di cui vi parlavo prima.

Nel film diretto da Guy Ritchie The Man from U.N.C.L.E., che vi ho già consigliato nel mio post La spia che ti sei perso, compare una versione della Vikander nuova: piena di stile, pungente, tagliente, ammaliante, affascinante e letale. Tanti aggettivi lo so ma la pellicola è un vero omaggio allo stile e accanto all’attrice svedese spiccano due meravigliosi uomini che portano il nome di Harmie Hammer e Henry Cavill – ammettiamo, il film andrebbe visto già solo per la bellezza del cast. Se poi aggiungiamo che la regia è del grande Guy Ritchie, che il film riesce a conquistare e che è diretto magistralmente allora esce fuori uno di quei titoli che non vi potete perdere.

Insomma, anche oggi vi ho cercato di farvi avvicinare a un giovane talento che affronta numerosi generi diversi senza paura, anche se ripeto che la trovo decisamente più interessante quando deve interpretare ruoli più sottili e delicati, forti ma controllati. Comunque la vogliate vedere, Alicia Vikander, sa passare da un ruolo a un altro, da una produzione colossale a una piccola e intima. I registi cambiano, i ruoli pure ma il talento e la delicatezza della sua recitazione restano.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Royal Affair, Nicolaj Arcel, 2012
  • Anna Karenina, Joe Wrigh, 2012
  • Ex Machina, Alex Garland, 2015
  • The Danish Girl, Tom Hooper, 2015
  • The Light Between Oceans, Derek Cianfrance, 2016

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Emozionandosi sulle note di un Violino

La musica all’interno dei film è un elemento fondamentale. La colonna sonora non è solo un riempitivo delle trame ma è essa stessa parte della narrazione. In alcuni film capita che la musica stessa sia la storia, la colonna sonora è la trama che viene narrata e le immagini sono il supporto che aiuta la musica e le note a esprimersi in una maniera totale e completa. I casi in cui i film che raccontano un brano musicale, un movimento, una canzone o una colonna sonora sono molteplici ma i film che raccontano di uno spartito dedicato al solo strumento del violino sono decisamente un numero minore. È proprio a questo meraviglioso strumento musicale e alla colonna sonora che ho deciso di dedicare questo mio articolo. Procediamo per gradi, per arrivare a raccontare di una pellicola che sembra nascere direttamente da uno spartito musicale.

Passo 1. La musica accompagna la trama

La musica è il cuore del film ma non è essa stessa la storia. Il lungometraggio narra una storia drammaticamente vera. Il film è toccante tanto quanto la meravigliosa colonna sonora, curata da Dario Marianelli. Il film è struggente e poetico e, come ogni film curato dal regista inglese Joe Wright (lo confesso è uno dei miei registi preferiti per cui sono un pochino di parte), è una magia che prende vita attraverso una storia unica e meravigliosa. Gli attori sono bravissimi, però il nome spicca su tutti è quello del talentuoso Jamie Foxx. La musica è bellissima, toccante e trasporta lo spettatore all’interno del film tanto quanto il protagonista Robert Downey Jr. viene coinvolto dall’incredibile personaggio di Nathaniel Ayers, alias Jamie Foxx. È un film che, a parer mio, vale la pena di essere visto per scoprire una storia incredibile e unica, per riscoprire (nel caso ne aveste bisogno) il meraviglioso talento dell’attore, salito alla ribalta per la sua interpretazione di Ray Charles nella sua biografia, e per godere di una colonna sonora meravigliosa.

Passo 2. Quando la musica tocca l’anima

Potrebbe non esserci nessuna trama, nessuna pellicola e nessun libro dal quale hanno tratto questo meraviglioso film. Basta la colonna sonora struggente, drammatica, unica e incredibilmente emozionante, curata dal maestro Ennio Morricone, a toccare il cuore e l’anima dello spettatore. Premetto che sono decisamente di parte quando scrivo di questo film perché  ogni volta, lo so che può sembrare ridicolo ma è così, che ascolto la colonna sonora di questo meraviglioso lungometraggio, composta da Ennio Morricone mi trasformo in una valle di lacrime. La prima volta che ho visto questo film, già a metà della trama stavo consumando un pacchetto di fazzoletti e non è che la storia sia così terribilmente commovente, anzi, la storia è romantica, drammatica, coinvolgente e dolce ma la musica è talmente viscerale che tocca le corde più sensibili del mio cuore e mi trasforma, appunto, in una valle di lacrime – e fidatevi se vi dico che non sono una di quelle persone che piange per ogni storia che guarda o legge. Dicevamo, Il film in questione è una pellicola del 2000, diretta d Ricky Tognazzi, e si intitola Canone inverso – Making Love. La trama, tratta dal romanzo scritto da Paolo Maurensing è un elogio alla vita, all’amicizia, all’amore a alla musica, in particolare a quella suonata da uno strumento tanto delicato quanto struggente come può solo essere un violino.

Passo 3. Il film è pura Musica

Nell’ultimo film che voglio prendere in considerazione la musica e la colonna sonora sono esse stesse il film. Qui il compositore che dona il suo talento al film è niente meno che Niccolò Paganini, interpretato per l’occasione da uno dei violinisti più famosi e talentuosi al mondo: David Garrett, artista che ho avuto il piacere e il privilegio di poter ascoltare dal vivo più di una volta. Ciò che dona il bellissimo violinista al film è la massima veridicità, poiché è egli stesso a suonare, la macchina da presa può permettersi di mostrare l’esecuzione di brani incredibili senza mai dover ricorre a trucchi cinematografici per nascondere l’incapacità del protagonista. Il film risulta piacevole e godibile anche se il protagonista non è un attore professionista, Garrett non stona vicino agli attori, poiché è palpabile la sua verità: egli è prima di tutto un violinista. La colonna sonora è potente e la trama gioca abilmente sulla nomea che aveva il compositore italiano, cioè quella di essere appunto “il violinista del diavolo”.

David Garrett

Potete godere appieno di questi tre film che ho voluto consigliarvi se amate almeno un po’ le emozioni che vengono trasmesse dal violino. Per quanto riguarda The Devil’s Violinist avrete in più la splendida sensazione di immersione totale con la musica e con le esecuzioni – e per un film che vuole trasportarvi tanto con le immagini quanto con la colonna sonora è il massimo a cui potete aspirare. Non mi resta che augurarvi di godervi al meglio questi film, queste colonne sonore e di potervi emozionare e lasciarvi trasportare da questi meravigliosi e struggenti strumenti che sono i violini.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Canone inverso – Making Love, Ricky Tognazzi, 2000
  • The Soloist, Joe Wright, 2009
  • The Devil’s Violinist, Bernard Rose, 2013

 

Piano sequenza, ovvero l’illusione di essere dentro al film

La magia del prodotto filmico è creata da vari elementi amalgamati tra loro: regia, scenografia, recitazione, sceneggiatura e tante altre cose. Uno di questi elementi essenziali alla riuscita del film è il montaggio, il quale permette di attribuire uno specifico linguaggio e donare ritmicità alla narrazione. Detta in parole estremamente semplici il montaggio equivale a una sorta di momento di découpage in cui si tagliano e si incollano le inquadrature precedentemente filmate. Quando un regista gira un film può decidere di creare una scena in cui non si ha bisogno di tagli finali, questo caso è detto piano sequenza. Si ha un piano sequenza quando c’è una totale continuità tra lo spazio e il tempo della narrazione. Ai giorni nostri a volte questa tecnica è utilizzata come mero sfoggio registico, ma inizialmente era utilizzata soprattutto per creare questo senso di continuità, che permetteva al regista di concedere allo spettatore la più totale illusione di essere immerso all’interno della storia. Effettivamente se ci pensiamo il piano sequenza (una scena priva di tagli quindi) aiuta chi sta guardando ad avere la sensazione di essere all’interno della scena, come se vivesse in prima persona la storia e guardasse, attraverso lo spostamento del proprio corpo e della propria testa, l’evento.

Negli ultimi anni ci sono stati alcuni esempi di piani sequenza interessanti, in fondo attraverso questa scelta registica si possono narrare momenti differenti. Si può giocare con la telecamera così come con lo spettatore, oppure si può narrare un momento estremamente crudo e dare maggiore risalto all’accaduto. Quest’ultimo è il caso del film Atonement di Joe Wrigth, del 2007, in cui il regista sceglie di narrare il difficile momento dell’evacuazione di Dunkerque. In un piano sequenza spettacolare, lungo e magistralmente diretto, Joe Wright riesce a raccontare la potenza della devastazione della spiaggia al confine tra Belgio e Francia. In questa scena, lunga quasi cinque minuti, lo spettatore si perde all’interno della narrazione, entra in totale empatia con la drammaticità della scena e forse, ad una prima visione, nemmeno si accorge della meravigliosa e difficile scelta registica. James McAvoy, che interpreta il soldato Robbie Turner, guida la telecamera, la quale a sua volta guida l’occhio dello spettatore attraverso un racconto potente, toccante, profondo e spettacolare.

Esistono casi in cui la tecnica del piano sequenza viene elevata al suo massimo livello, film in cui tutto si basa sull’abilità del regista, degli attori (basti pensare che all’interno di una scena girata con questa tecnica è necessario che nessuno sbagli la propria battuta, altrimenti bisogna rigirare tutto da capo), del direttore della fotografia e così via. Insomma in un piano sequenza si spera sempre che sia “buona la prima”. Il regista messicano Alejandro Iñárritu nel suo film, pluripremiato agli Oscar 2014, Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance) ha creato un film estremo. In questo lungometraggio l’effetto che il regista vuole trasmettere è che l’intera narrazione, lunga quasi due ore, sia un unico piano sequenza. La realtà è che il film è composto da lunghissimi e articolati piani sequenza, fusi tra loro. Questo interessante prodotto filmico merita di essere visto per la storia, per l’abilità degli attori e per lo straordinario effetto iper realistico che questa scelta registica regala.

In Baby Driver di Edgar Wright, il piano sequenza segue sulle note di Harlem Shuffle, il protagonista Baby, interpretato da Ansel Elgort, per le strade di Atlanta. Nel corso di questa camminata\coreografia vediamo Baby, alias Miles, interagire con lo spazio attorno a lui, lo spettatore divertendosi canta insieme a lui – grazie all’intelligente espediente che affianca ai titoli di testa le parole della canzone, che compaiono a volte nei murales e altre volte sui volantini della città. Baby Driver è un film fresco, con un montaggio veloce, che segue le note della spettacolare colonna sonora e che si appoggia al giovane e talentuoso protagonista Ansel Elgort. Questa scelta registica iniziale è la premessa di un film allegro, ben girato e ben interpretato ed è la conferma del fatto che non sempre un piano sequenza serve ad aumentare la drammaticità ed empatia con la scena. A volte può essere un buon livello di puro e semplice intrattenimento.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Atonement, Joe Wright, 2007
  • Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance), Alejandro Iñárritu, 2014
  • Baby Driver, Edgar Wright, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:

Baby Driver