Sophia Loren

Il film che ti sei perso...

Alcuni di voi potranno pensare “finalmente!” Ebbene si, oggi parlo di un’attrice italiana. Ero molto indecisa con chi iniziare perché anche la nostra bella Italia vanta attori degni di nota e di merito. Non ho mai nascosto che prediligo di gran lunga la recitazione anglofona eppure riconosco il talento. Quindi non faccio quella che apprezza solo gli stranieri, ignorando i connazionali e apro le danze, nell’appuntamento del mercoledì – incentrato su un solo artista, con una Signora Attrice. Una donna apprezzata a livello mondiale e che vanta una carriera invidiabile. Sophia Loren ha ancora vissuto gli anni d’oro del cinema italiano, ha collaborato con nomi altisonanti ed è riuscita a superare la prova del tempo e quella, forse più difficile per noi italiani, d’oltreoceano.

In un post così corto non è certo possibile ricordare tutti i lavori di Sophia Loren e come spesso mi capita di ricordarvi, in questa rubrica di metà settimana, non sono certo io a farvi scoprire l’acqua calda. Il fatto che la Loren sia una grande attrice lo sanno tutti, il mio vuole quindi essere solo un piccolo breve omaggio.

Vi consiglio di andare a sbirciare un po’ su internet, sui siti che amano catalogare e segnare ogni record e premio, per scoprire quante nomination e quante vittorie ha collezionato Sophia Loren. Tra le sue interpretazioni però la, forse, più famosa è anche quella che le ha permesso di ricevere più candidature in assoluto. Chiaramente sto parlando del film La ciociara, diretto dal mio regista italiano preferito: Vittorio De Sica.

Quindi, sebbene, come ho detto prima, il mio articolo sarà un po’ una serie di ovvietà cercherò di evitare di soffermarmi sulla più banale e vi dirò che Ieri, oggi, domani, I girasoli, Miseria e nobiltà, Pane, amore e…, Una giornata particolare e Matrimonio all’italiana sono dei titoli che dovete assolutamente vedere. Non solamente per l’interpretazione di Sophia Loren ma anche per la bellezza dei film. Sono storie drammatiche, potenti, belle, delicate, forti, assolutamente ben dirette e altrettanto ben interpretate – ad eccezione del film di Risi che è una vera perla di comicità. Se vi piace il cinema, se amate scoprire titoli datati ma che hanno un valore culturale e storico allora questi che vi ho appena citato sono dei cosiddetti must. Non potete perderveli.

Ebbene si, la mia rubrica oggi finisce già qui, d’altronde quando c’è un nome così importante o si spendono davvero tante parole o si scrive il minimo senza cercare di parlare troppo per poi dimenticare qualcosa.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Miseria e nobiltà, Mario Mattoli, 1954
  • Pane, amore e…, Dino Risi , 1955
  • La ciociara, Vittorio De Sica, 1960
  • Ieri, oggi, domani, Vittorio De Sica, 1963
  • Matrimonio all’italiana, Vittorio De Sica, 1964
  • I girasoli, Vittorio De Sica, 1970
  • Una giornata particolare, Ettore Scola, 1977
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Il riflesso della città

Oggi ho deciso di non spostarmi completamente su un nuovo argomento, come faccio solitamente ma di rimanere in qualche modo agganciata al discorso che ho affrontato l’ultima volta che ho parlato di film (Il futuro è oggi) e di ampliarlo, affrontando un argomento simile, consigliandovi così altri tre titoli che potrebbero interessare a chi, tra di voi, è rimasto colpito dall’argomento che ho affrontato due settimane fa. Se martedì ho affrontato film che trattano il tema del futuro distopico e dell’importanza di curare e preservare questo nostro pianeta nel presente, oggi vorrei consigliarvi altri film che in un modo più sottile e, oserei dire più poetico, mostrano lo stesso interesse. Credo che i tre titoli che vi voglio suggerire mostrino la distruzione causata dall’uomo e che al contempo riflettano il disagio interiore dell’essere umano attraverso la devastazione delle città e del territorio a loro circostante. L’intento è nobile, la qualità registica è innegabile e la loro fruizione è beh… diciamo che sono tre film in cui non dovete aspettarvi nulla di semplice.

Cosmopolis_Robert Pattinson

Tre film decisamente differenti tra loro, tre registi con un percorso unico e soprattutto due periodi storici distanti. Infatti due dei tre titoli che vi voglio suggerire sono lungometraggi recenti mentre uno appartiene a quello che viene definito il neorealismo. Ma andiamo con ordine. Procedendo a ritroso incomincio con i film di Ryan Gosling, Lost River e di David Cronenberg, Cosmopolis. Avete capito bene, non è un caso di omonimia, uno di questi è stato diretto dall’affascinante attore Ryan Gosling. Attore e a questo punto aggiungiamo regista. Non storcete il naso pensando che Gosling sia il classico ragazzo bello e nulla più, perché questo attore dimostra di essere dotato di un talento artistico che si rivela non solo nelle scelte dei film che decide di interpretare ma anche di dirigere. Il film con il quale Gosling ha esordito alla regia, Lost River, del 2014, è stata una vera sorpresa per me e ne sono rimasta piacevolmente colpita. Il lungometraggio si rivela intelligente e curato, a partire dalla scelta del cast – tra loro la meravigliosa Saoirse Ronan e Ian De Caestecker, conosciuto dai più per la sua interpretazione di Fitz nella serie televisiva Agents of S.H.I.E.L.D. Il prodotto di Gosling, così come il visionario film di Cronenberg, Cosmopolis, a tratti grottesco, mostra un totale degrado, un livello di apatia inumano e personaggi unici che percorrono questo tortuoso sentiero che è la vita. Cronenberg per la sua pellicola attinge all’omonimo romanzo di Don DeLillo, per chi conosce lo scrittore va da sé che la trama non può che essere disfattista e unica. Senza andare a fondo nell’analisi di questi film, anche perché se lo facessi non mi basterebbe certamente questo articolo,  si può notare come entrambi i registi scelgono di rappresentare l’infelicità, l’apatia, il degrado fisico, mentale e strutturale attraverso il volto più crudo possibile: la città. Il territorio circostante mostra a un livello visivo ciò che l’anima prova. La rappresentazione visiva del mondo rafforza il senso di solitudine interiore dei singoli personaggi. Ciò che già percepisce lo spettatore attraverso la musica, la fotografia, la recitazione degli attori viene esplicitato e reso più chiaro e limpido dal mondo che racchiude la storia.

Questi due film non sono i primi a mostrare un mondo distrutto. Come accennavo prima, il terzo titolo che vorrei includere oggi è un film del 1948 ed è un vero e proprio capolavoro: Ladri di biciclette, di Vittorio De Sica. A questo straordinario regista, mostro sacro della storia della cinematografia internazionale e del neorealismo, ho dedicato un articolo su Movie Magazine Italia, rivista con la quale collaboro (Vittorio De Sica: ricordiamo il grande regista nel giorno del suo compleanno) e ne avevo già  parlato in un mio articolo precedente (C’era una volta… Parte 2). Senza ripetere ciò che avevo già scritto vorrei solo ricordare che la corrente del neorealismo porta i registi italiani a rappresentare la realtà in maniera differente. Rinunciando ai modelli edulcorati e finti proposti fino a quel momento, De Sica ha la possibilità di mostrare al pubblico la crudeltà della vita quotidiana. Senza analizzare le inquadrature, le scelte registiche e altri mille dettagli (sulle quali mi potrei dilungare troppo) mi limiterò a dire che ho deciso di inserire Ladri di biciclette in questo articolo perché anche in questo caso la città mostra più di quello che può dire una singola immagine. La somma del degrado, della disperazione che si può notare nell’intero film è essa stessa il fulcro della storia. Anche in questo caso la città, il territorio che circonda i personaggi, non è altro che la rappresentazione visiva della solitudine e dell’incapacità di comunicare delle persone che vivono (o meglio dire, sopravvivono) all’interno della narrazione.

Ladri di biciclette

Nel caso te lo fossi perso…

  • Ladri di biciclette, Vittorio De Sica, 1948
  • Cosmopolis, David Cronenberg, 2012
  • Lost River, Ryan Gosling, 2014