Graphic Cinema

Le trame dei film si dividono in due tipologie, esistono le sceneggiature originali e quelle non originali. All’interno di quelle non originali le fonti a cui le narrazioni attingono sono le più disparate. Alcune pellicole si ispirano a romanzi, altri a eventi realmente accaduti, certi prendono spunto dall’infinito mondo dei fumetti e una piccola parte di questi ultimi sono tratti da una particolare categoria di fumetti: le grapich novel, o come sono meglio conosciute in Italia, i romanzi grafici o romanzi a fumetti. Questa tipologia si differenzia dagli altri fumetti per alcune peculiari caratteristiche. Come ben sapete questo blog si occupa di film, serie televisive e attori, per cui non è la sede giusta per analizzare questa tipologia di fumetto nel suo specifico, anche perché ammetto che non sono nemmeno in grado di farlo. Tuttavia questo genere di narrazione ha dato la possibilità di creare interessantissime pellicole che, attingendo a questo mondo meraviglioso e ben caratterizzato, sono risultate vincenti sotto molteplici punti di vista. Come spesso accade, anche oggi ho deciso di suggerirvi tre titoli che hanno un solo filo conduttore – in questo caso la sceneggiatura non originale che si ispira appunto alle graphic novel.

Il più famoso dei tre è certamente Sin City. Questa pellicola del 2005, suddivisa in tre episodi e diretta da tre registi differenti, vive in bilico tra il mondo del cinema e quello dei fumetti. La narrazione, la fotografia, la recitazione e il montaggio seguono più le regole della carta stampata che del cinema. E questo funziona. Funziona eccome. Il risultato è qualcosa di unico, perfettamente riconoscibile. Il film è stato girato in digitale e le ambientazioni sono quasi tutte virtuali ma questa scelta registica non dona un senso di falsa realtà ma crea l’incrocio perfetto tra cinema e graphic novel.

Il secondo dei tre film che voglio suggerirvi in questo articolo è un titolo che vi ho già consigliato in altre due occasioni (La spia che ti sei perso e James McAvoy). Il lungometraggio in questione è Atomic Blonde del 2017, in cui la bellissima protagonista è la magnetica Charlize Theron. Nel caso non lo aveste ancora visto, mi limito a dire che ritengo che questa sia un’altra interessante pellicola che non andrebbe persa ma che, anzi, merita di essere vista. Non solo per la regia, la trama e la recitazione ma anche per l’incredibile colonna sonora.

Il film che ti sei perso...

L’ultimo titolo che suggerisco oggi è un altro film ampiamente visto e conosciuto. 300. Questo lungometraggio è stato oggetto di numerosi elogi ed è anche ormai famoso per la celebre esclamazione “Questa è Sparta!”. Confesso di aver visto questa pellicola solo un paio d’anni fa perché prima pensavo, erroneamente, che fosse un prodotto poco interessante. È sempre bello ricredersi, soprattutto quando alla fine della visone si rimane felicemente colpiti. La fotografia, l’intero film lascia senza parole, incanta, tiene lo spettatore davanti allo schermo e lo conquista, dall’inizio alla fine. Non fate l’errore che ho fatto io, pensando che 300 sia un film poco degno di nota. Al contrario, la pellicola diretta da Zack Snyder è assolutamente imperdibile, soprattutto se vi interessano i prodotti un po’ diversi dal solito, che colorano la storia della cinematografia con entusiasmanti trovate.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sin City, Robert Rodriguez, Frank Miller, Quentin Tarantino, 2005
  • 300, Zack Snyder, 2007
  • Atomic Blonde, David Leitch, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

Atomic Blonde                                           300

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La serie TV che ti sei perso…

Dark

Lo scorso venerdì vi ho suggerito Twin Peaks, una serie televisiva unica, differente da tutte quelle prodotte fino a quel momento e capostipite di un filone televisivo che comprende più generi. Oggi seguo l’eredità di quel mistero, misto a thriller e dramma. Vorrei portare alla vostra attenzione un prodotto nuovo, di una sola stagione ma che ha già rinnovato per la seconda. Questa serie televisiva tedesca (ho deciso, per quanto riguarda il trailer di oggi di lasciarvelo nella versione originale, sottotitolata in inglese) paragonata ai prodotti di questi ultimi anni può essere accostata non solo a Twin Peaks ma anche ai seguitissimi Stranger Things e Lost. Per svariati motivi la serie a cui è più facile associarla è Stranger Things, in cui sono i ragazzini i protagonisti ma diffidate dall’idea che sia una mera imitazione in chiave tedesca. Dark è molto di più e lo dimostra fin dalla prima puntata. È, come indica già il titolo, più oscura, più enigmatica e meno edulcorata, insomma non è proprio per tutti. Sia chiaro, non sto dicendo che Stranger Things non sia un valido prodotto – lo seguo e mi piace molto, tuttavia Dark si sposa di più con i miei gusti. Gli attori sono bravi, la trama è una continua sorpresa, la fotografia concorre a creare un senso di confusione e spaesamento. 10 puntate, che durano meno di un’ora ciascuna, curate, ben definite a cavallo tra il thriller e il fantasy. Più la narrazione procede e più la trama si infittisce, i misteri oltre a essere parzialmente svelati alzano una catena di altri enigmi. Dark è un bellissimo prodotto che consiglio a chiunque abbia voglia di immergersi in un viaggio che conduce, come il coniglio di Alice, all’interno di un mondo in cui  tutto è capovolto. Non pensiate di poter fare altro mentre seguite questa misteriosa serie perché vi trascinerà all’interno di una trama che richiederà tutta la vostra attenzione.

Dark

Breve riassunto:

2019. Winden, una piccola cittadina tedesca è il luogo in cui le vicende di quattro famiglie si intrecciano tra passato e presente. L’evento scatenante, che porta alla luce legami, misteri e impensabili segreti è la scomparsa di un bambino che ricorda la sparizione di un altro ragazzino, avvenuta nelle stesse misteriose e inquietanti circostanze esattamente trentatré anni prima…

Perché guardarla:

  • Misteriosa, oscura, ricca di segreti. Come un labirinto, la trama di Dark è un vero e proprio viaggio
  • È solo una stagione (per adesso) di 10 puntate
  • Consigliata a tutti quelli che, quando guardano una serie televisiva, esigono alla fine di ogni singola puntata, l’impulso a guardare quella successiva

Perché non guardarla:

  • Bisogna prestare molta attenzione e lasciarsi trasportare dalla trama, dimenticandosi di tutto il resto. Non è adatta a chi cerca qualcosa di leggero e poco impegnativo
  • Non è finita, il che significa mesi e mesi di attesa per la seconda stagione

Pagina ufficiale: https://dark.netflix.io/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/DARKNetflix/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/80100172/dark

 

La serie TV che ti sei perso…

Grimm

Sono due venerdì ormai che vi consiglio serie televisive in costume (Downton Abbey e The Alienist) ecco perché oggi ho deciso di dare spazio al fantasy, alla magia delle favole e delle fiabe. Il prodotto che vi suggerisco questo venerdì è di qualità nettamente inferiore, rispetto alle ultime serie televisive che vi ho proposto, soprattutto se si considera la qualità della singola puntata. Tuttavia, se si guarda la serie Grimm nel su complesso, dopo una battuta d’arresto della trama verso metà della narrazione, si assiste a una ripresa e il finale torna a essere brillante, fantasioso e  intelligente così com’erano iniziate le prime stagioni. In questo prodotto televisivo bisogna capire che se le singole puntate vedono al loro intero punti deboli ed errori facilmente individuabili – per esempio: pare che la notte arrivi sempre senza preavviso e se un attimo prima c’è un inquadratura con il sole, quella dopo è ambientata completamente al buio; allo stesso tempo la trama ha il pregio di arricchirsi di personaggi e di sviluppare i primi in maniera intelligente. Alcuni dei protagonisti migliorano e altri, che all’inizio possono risultare piatti e scontati, maturano e diventano più interessanti e profondi. Questa serie televisiva si sviluppa intorno alle fiabe dei fratelli Grimm e in ogni puntata, soprattutto all’inizio, c’è un gioco implicito con lo spettatore che deve riconoscere la favola a cui si ispira. Per chi conosce il genere si può affermare che Grimm è la versione più dark e poliziesca della serie televisiva Once Upon a Time, conosciuta in Italia come C’era una volta. Se però quest’ultimo prodotto televisivo (sia ben chiaro, parlo sempre del mio punto di vista, che può chiaramente essere in contrasto con il vostro) sta risultando sempre più noioso, ormai banale e decisamente infinito – non sono più riuscita a proseguire, Grimm invece è veloce, scorrevole, piacevole da seguire e gli attori risultano credibili e spontanei nei loro ruoli e collaborano bene tra loro.

Grimm

Breve riassunto:

Nick Burkhardt è un detective della omicidi di Portland. Grazie a sua zia Marie scopre che discente da una famiglia di cacciatori, i Grimm, i quali per secoli hanno difeso e protetto il mondo dai Wesen. I Wesen sono umani con la particolare capacità di tramutarsi in bestie e attraverso questa momentanea mutazione possono acquisire una forza soprannaturale. Solo un Grimm ha la capacità di vedere questo cambiamento. Nick grazie alla collaborazione di colleghi e amici scoprirà che non tutti i Wesen sono mostri e che le leggende, i miti, le favole e fiabe attingono alla realtà molto più di quanto si possa immaginare…

Perché guardarla:

  • La fantasia non manca, l’originalità è all’ordine del giorno, o per meglio dire delle puntate
  • Il cast funziona bene insieme
  • L’idea di rileggere in chiave moderna e poliziesca le fiabe dei fratelli Grimm (e non solo) è intelligente e grazie a questo metodo narrativo la storia non annoia ma anzi, arricchisce la trama

Perché non guardarla:

  • La serie è lunga. Sono 6 stagioni per un totale di 123 episodi
  • Quasi ogni puntata, soprattutto all’inizio, vede la sua risoluzione e conclusione all’interno del singolo episodio
  • A volte sono presenti errori banali e piccole imperfezioni che danneggiano la credibilità della trama

Pagina ufficiale:  https://www.nbc.com/grimm

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/NBCGrimm/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70197048/grimm

 

La serie TV che ti sei perso…

The Alienist

Dopo l’articolo dello scorso venerdì, dedicato alla serie televisiva Downton Abbey, ho deciso di rimanere sul tema “prodotti televisivi ambientati in un’altra epoca” e di consigliarne uno più recente. The Alienist è uscito in Italia ad aprile mentre negli Stati Uniti a gennaio. La serie è quindi nuova, breve – una sola stagione per 10 episodi e come per i migliori prodotti si è già assicurata il rinnovo per una seconda stagione. Ambientata in un’epoca di ignoranza e diffidenza verso la psicologia, la serie narra le vicende di tre outsider che affrontano una serie di omicidi, avvenuti a New York, in modo alternativo e innovativo. I tre personaggi principali sono interpretati da tre attori fantastici: Daniel Brühl, Dakota Fanning e Luke Evans. La trama è solida, convincente e ben dettagliata – è tratta dall’omonimo romanzo di Caleb Carr. I costumi, così come la scenografia e la fotografia concorrono a creare un prodotto di altissima qualità. A parer mio questa serie, che trova una conclusione alla fine della prima stagione – non pensiate di dover aspettare un anno interno per risolvere il mistero. La seconda stagione, sarà a sua volta tratta da un altro romanzo dello scrittore Caleb Carr, intitolato The Angel of Darkness. Dieci puntate bastano a tenere lo spettatore con il fiato sospeso, a entrare in empatia con i personaggi, a simpatizzare per loro e lottare con loro contro il tempo e contro l’ignoranza delle persone che, alla fine del XIX secolo, consideravano gli psicologi alla stregua dei pazzi o degli eretici. Il metodo che usa l’alienista, il dottor Laszlo Kreizler, alias Daniel Brühl, per risolvere gli omicidi, per noi non è nulla di nuovo eppure se rapportiamo questa tecnica, basata sull’empatia con il killer, all’epoca in cui è ambientata l’intera vicenda ecco che la trama si colora, prende vita e dona nuova luce a una storia che in apparenza potrebbe sembrarci scontata.

The Alienist

Breve riassunto:

New York, anno 1896. La città è il luogo in cui il futuro presidente degli Stati Uniti d’America, Theodore Roosevelt, è appena stato eletto commissario della polizia e deve far fronte a una serie di efferati omicidi. Attraverso l’analisi delle scene dei crimini e insistendo nel cercare di trovare non solo l’assassino ma anche il movente che lo spinge a tali brutali gesti, ci sono l’alienista Laszlo Kreizler, l’illustratore John Moore e la testarda e ambiziosa segretaria del commissariato Sara Howard. Questi tre personaggi, con l’aiuto di altri collaboratori, devono far fronte non solo agli omicidi ma anche al sistema dell’epoca, basato su corruzione e ignoranza.

Perché guardarla:

  • Se vi piacciono le serie in costume, i misteri da risolvere e volete scoprire uno spaccato di vita di un’epoca passata allora questa serie fa al caso vostro
  • Luke Evans. Solo la sua presenza è un valido motivo per seguire questo prodotto. Chiedo scusa ma, come avevo già accennato in uno dei miei primi articoli (Vampiri: la memoria del tempo) sono totalmente ammaliata dal fascino di questo attore gallese!
  • È un prodotto estremamente curato: dalla trama, ai costumi, dalla scelta del cast alla fotografia

Perché non guardarla:

  • Se avete lo stomaco debole o se siete sensibili a certi temi allora pensateci due volte
  • Se avete volete seguire una serie conclusa, senza dover aspettare mesi per la prossima stagione allora vi conviene rimandare la visione

Pagina ufficiale:  https://thealienist.com/

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/The-Alienist-Series-966010010220433/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/80149395/lalienista

La serie TV che ti sei perso…

Downton Abbey

Oggi mi sento di parlarvi e quindi di consigliarvi una serie televisiva che si è conclusa nel 2015. Confesso che l’ho scoperta e iniziata tardi, infatti ho finito di vederla solo la scorsa settimana e ho iniziato a seguire questo prodotto televisivo con alcune perplessità ma ammetto che mi sbagliavo: mi sono completamente innamorata di questo show. La serie in questione è Downton Abbey. Sono 52 episodi suddivisi in 6 stagioni. Fidatevi: una volta iniziata non riuscirete a fare a meno di guardarla, vorrete saperne sempre di più. Man mano che la seguirete vi sentirete un membro integrante della famiglia, circondati dal lusso, dai pettegolezzi, dall’aroma del tè e dai personaggi unici, perfettamente caratterizzati e straordinari nei loro ruoli. Sembra quasi che seguendo le vicende della famiglia Crawley e dei suoi domestici non si assista a una prodotto televisivo con personaggi fittizi ma che si segua le vicende di persone reali attraverso il piccolo schermo. La serie, che è ambientata nel passato, ha inizio il 15 aprile del 1912, il giorno dopo il naufragio del Titanic. All’interno di questo prodotto unico e perfettamente curato i veri indiscussi protagonisti sono i personaggi: che siano i padroni di casa o i domestici, tutti, dal primo all’ultimo sono caratterizzati, vengono magistralmente interpretati e conoscono uno sviluppo, crescono, si incontrano e si scontrano tra loro. Un nome su tutti spicca però ed è quello di Violet Crawley, Contessa Madre di Grantham, interpretata dalla sublime Maggie Smith. Attrice già famosissima e bravissima, conosciuta dal pubblico più giovane per la sua interpretazione della professoressa di Harry Potter, Minerva McGranitt, in questa serie televisiva sfoggia le sue innate doti recitative e porta in scena un personaggio unico e incredibile.

Downton Abbey

Breve riassunto:

La famiglia dei Crawley, vive nella tenuta di campagna nello Yorkshire. Tra il lusso e la sublime eleganza che possono offrire gli anni a cavallo tra i decenni Dieci e Venti del secolo scorso, l’aristocratica famiglia, insieme a una schiera di domestici, affrontano la notizia del momento: il Titanic è affondato e tra le numerose vittime compare il nome del cugino del conte, erede della proprietà Downton Abbey e della dote della contessa. Alla tragica notizia si accompagna quindi la scoperta che a ereditare tutto sarà un misterioso cugino di terzo grado, un giovane avvocato di Manchester…

Perché guardarla:

  • Se vi piacciono le serie in costume, se siete affascinati dai ruggenti anni Venti, se vi interessano gli intrighi e i giochi di potere che si avvicendano all’interno delle dimore più lussuose allora non potete perdervela
  • La serie è estremamente curata e precisa
  • Gli attori sono tutti straordinari e perfetti nei loro ruoli
  • Il prossimo anno uscirà al cinema il film, con il cast originale al completo, che narrerà altre vicende della famiglia Crawley

Perché non guardarla:

  • Crea dipendenza. Una volta iniziata non potrete fare a meno di scoprire come procedono le vicende dei numerosi personaggi
  • Le puntate sono lunghe e gli speciali di fine stagione più che episodi sono dei veri e propri film
  • Il prossimo anno uscirà al cinema il film: vi, o meglio ci, toccheranno mesi di attesa

Pagina ufficiale: http://www.itv.com/downtonabbey

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/DowntonAbbey

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70213223/downton-abbey

La serie TV che ti sei perso…

Sherlock

Oggi, come ogni venerdì torno a parlare di una serie televisiva. Così come ho fatto questo martedì, per il primo appuntamento dopo le vacanze, in cui consiglio un paio di film (Perché il mondo ha bisogno di Superman), anche quest’oggi ho deciso di rincominciare a parlare di un prodotto televisivo a cui sono particolarmente affezionata. Insomma, come sempre seguo la semplice regola con cui ho iniziato questo blog: prima la passione (Blog per passione)!

Sherlock_ Benedict Cumberbatch

In questa serie televisiva il protagonista indiscusso è uno solo: Sherlock Holmes. Questo personaggio unico, arrogante, intelligente, sociopatico e irrimediabilmente affascinate, è affiancato dal fidato, infinitamente paziente e amico John Watson. Basterebbero questi due personaggi a creare una serie degna di nota ma in realtà Sherlock è molto di più. Il cast è ricco di meravigliose sorprese, le trame di ogni puntata sono avvincenti e curate fin nel più piccolo dettaglio e sebbene le storie del mitico investigatore siano state riadattate e ambientate ai giorni nostri, la serie non perde di fascino ma anzi ne acquista. L’intelligenza e la logica conquistano il posto d’onore e Benedict Cumberbatch è a dir poco fenomenale nella sua interpretazione. L’attore britannico affascina (forse l’avevo già detto) e colpisce lo spettatore con la sua logica, la sua intelligenza e il suo stile disarmante. Se avete modo di seguire la serie in lingua originale sappiate che aumenta ancor di più il suo magnetismo a causa della sua meravigliosa voce – ok, è vero, sono di parte perché sono innamorata di questo artista e ritengo che la sua sia la voce più bella del pianeta terra! Ma anche se cerco di essere obbiettiva fidatevi quando vi dico che Benedict Cumberbatch merita di essere ascoltato senza l’ausilio del doppiaggio.

La serie va seguita e ascoltata attentamente, è come un gioco: ogni dettaglio, ogni passaggio di logica va esaminato e quando credete di aver capito tutto e di aver risolto il caso ecco che arriva Sherlock che, con il suo modo unico vi dice, come solo un gentleman inglese può fare, che non avete capito assolutamente nulla e che la soluzione del mistero è ben lontana dalla vostra idea iniziale.

Sherlock_BBC

Breve riassunto:

In una Londra moderna arriva John Watson che, reduce dalla guerra in Afghanistan, sta cercando un appartamento in cui andare a vivere. Un suo amico gli presenta il suo futuro coinquilino: Sherlock Holmes. È l’inizio di una convivenza unica, caratterizzata dalle numerose piccole e grandi manie che ha il consulente investigativo Holmes. L’amicizia tra i due sembra impossibile eppure il rispetto, la logica e il lavoro tengono affiancati due personaggi così diversi eppure così perfettamente complementari.

Perché guardarla:

  • Si sta parlando di un prodotto televisivo di altissima qualità, curato in ogni più piccolo dettaglio
  • Non sono puntate che rientrano nella logica della TV, si avvicinano molto più al concetto di piccoli film
  • C’è Benedict Cumberbatch, ragione più che sufficiente per seguirla con passione
  • Non si rovinano le opere da cui sono tratte le singole puntate ma anzi, si omaggia un grande della letteratura britannica: Sir Arthur Conan Doyle

Perché non guardarla:

  • Le puntate sebbene siano pochissime (3 puntate per 4 stagioni più un episodio speciale) sono lunghe
  • Se avete voglia di distrarvi e di guardare un prodotto televisivo per il puro gusto di non dover prestare molta attenzione a quello che seguite non è la serie adatta a voi: ogni battuta e ogni dettaglio va ascoltato e osservato attentamente
  • Non potete seguirla tutta d’un fiato perché (per fortuna diciamo noi fan) siamo ancora in attesa della quinta stagione

Sito ufficiale: https://www.bbc.co.uk/programmes/b018ttws

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/Sherlock.BBCW/?ref=br_rs

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70202589/sherlock

Legge, verità, giustizia e cinema

Oggi ho deciso di analizzare film che hanno come tratto comune la ricerca della giustizia e della verità, in altre parole che vertono la loro trama attorno a un’aula di tribunale. Pellicole con questo tema lungo la storia del cinema ce ne sono davvero tante, quindi per cercare di iniziare a fare un po’ di chiarezza attorno a questo vastissimo e, a parer mio, interessantissimo argomento possiamo dire che questo genere di film si possono dividere in due grandi gruppi. Nel primo ci sono quelli che usano il tribunale e le sue aule di giustizia come espediente per narrare una storia che si svolge principalmente all’esterno, nel secondo invece ci sono quelli in cui tutto ma proprio tutto serve per portare lo spettatore e la storia verso il gran finale, che vede il suo punto di massima tensione durante l’arringa finale dell’avvocato.

Ricordo, anche questa volta, che inserisco, in questo brevissimo articolo, le pellicole che mi hanno colpita e che sono rimaste nella mia memoria. Appurato ciò  possiamo procedere con il primo gruppo, sopra citato, nel quale ci sono i film che usano l’aula di tribunale come espediente narrativo. Per questo sotto gruppo ho deciso di portare alla vostra attenzione, e quindi di consigliarvi, nel caso ve le foste perse, due pellicole uscite a distanza di sette anni l’una dall’altra. Entrambe vedono un cast degno di nota ed entrambe presentano una trama che solo in apparenza si presenta come un po’ scontata. È proprio questo inizio di storia, che parte quasi in sordina, che permette allo spettatore di decollare verso una narrazione incredibile e avvincente. Il primo film, del 2007, è principalmente un thriller e vede il sempre magnifico e magnetico Anthony Hopkins accanto a un giovane ma pur sempre all’altezza del ruolo Ryan Gosling, affiancato a sua volta dalla bellissima Rosamund Pike. Questo film ha l’unico difetto di aver subito, come purtroppo accade a molte altre pellicole, un drastico cambiamento di titolo per il pubblico italiano: la versione originale è (ed è anche quella che userò io, come faccio sempre per restare fedele alla volontà iniziale della produzione) Fracture, mentre in Italia è uscito con il titolo Il caso Thomas Crawford. Fracture si differenzia con il secondo film, ovvero The Judge, che appartiene a questo primo sotto gruppo, principalmente perché, come dicevo prima, è un thriller e la storia continua a evolversi spostando di volta in volta il punto di vista e le aspettative del pubblico a un livello diverso dal precedente. Il film del 2014, The Judge, vede invece una storia più intima ma allo stesso tempo potente e toccante. Il senso del dovere e della giustizia aleggiano dall’inizio alla fine ma servono solo da pretesto per poter raccontare la storia di una famiglia, che vede Robert Duvall nel ruolo del padre severo e dedito al suo lavoro, il giudice, e Robert Downey Jr., alias Iron Man, nel personaggio del figlio che pur seguendo la tradizione di famiglia decide che la parcella è il vero metro di giudizio che decreta il successo o meno in tribunale. Entrambi i film sono validi, ben scritti e ben diretti, il cast è già una mezza certezza e quindi se vi foste persi queste due pellicole non vi resta che vederle, perché vi assicuro che non vi deluderanno, sia che cerchiate un thriller o un film drammatico e intimo allo stesso tempo.

Il secondo sotto gruppo di film, che è quello che prediligo, che vengono ambientati all’interno di un aula di tribunale hanno, dicevo, la caratteristica di avere una trama che non è altro che un crescendo di tensione, che culmina con l’arringa finale. In questo caso mi sento di consigliarvi due pellicole un pochino più datate, una in particolar modo, ma fidatevi: vi lasceranno senza parole. L’arte del mestiere di avvocato verte sull’abilità dell’uso della parola. Il cinema è un mezzo di comunicazione che utilizza il sonoro a supporto del campo visivo. In pellicole come queste, il sonoro non è solo un supporto ma è un elemento fondamentale e di altissimo impatto. Quando la dialettica è così importante in un lungometraggio accade spesso che i film siano trasposizioni di romanzi e questa è la chiave vincente per un film che vuole colpire il suo pubblico dritto al cuore. Questi film sono tratti da due capolavori e sono magistralmente diretti e interpretati. Mentre una pellicola è potente, poetica (anche grazie al bianco e nero – non storcete il naso, bianco e nero non è affatto sinonimo di film vecchio e noioso, anzi!) ed elegante, l’altra è crudele, drammatica e violenta. La prima è stata rilasciata nel 1962 e oggi come allora mantiene tutto il suo incredibile fascino, la seconda è del 1996 ed è uno di quei film che guardo e riguardo volentieri ogni volta che mi si presenta l’occasione. Il primo film è tratto dal romanzo scritto da Harper Lee e il secondo nasce dalla penna di John Grisham. La prima pellicola ha subito lo stesso trattamento del film precedentemente citato Fracture: è stato privato del titolo originale, a scapito di uno più adeguato, almeno secondo l’opinione di allora, per il pubblico italiano, che lo conosce come Il buio oltre la siepe, quando il titolo originale, sia del romanzo che del film, è To Kill a Mockingbird, che letteralmente significa “uccidere un usignolo”. Il film del 1996, A Time to Kill, diretto da Joel Schumacher è stato tradotto per fortuna letteralmente, per cui il titolo italiano è Il momento di uccidere. Queste due pellicole, sebbene abbiano un fil rouge che li collega non potrebbero essere più diverse, eppure hanno entrambe una storia potente e si concludono con una spettacolare arringa finale, una interpretata da Gregory Peck e l’altra da Matthew McConaughey.

Un tema, due gruppi, quattro pellicole differenti per raccontare la giustizia, la verità, la crudeltà dell’essere umano in quattro modi diametralmente opposti eppure ugualmente potenti e toccanti. A voi la scelta da quale iniziare a rivedere o vedere per la prima volta.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • To Kill a Mockingbird, Robert Mulligan, 1962
  • A Time to Kill, Joel Schumacher, 1996
  • Fracture, Gregory Holbit, 2007
  • The Judge, David Dobkin, 2014

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                                           Netflix:

Fracture                                   To Kill a Mockingbird

The Judge

La serie TV che ti sei perso…

Penny Dreadful

Nel primo post, Blog per passione, spiegavo che scrivo spinta dall’amore, dell’ammirazione e, appunto, dalla passione che provo verso l’audiovisivo. Questa rubrica del venerdì, iniziata da qualche settimana, l’ho inaugurata esaminando come prima serie televisiva la mia preferita, quella che ai miei occhi rasenta la perfezione: Hannibal. Seguendo quindi il sottile filo che collega tutti i miei articoli e la mia filosofia, ovvero prima il bello – o per lo meno, ciò che io ritengo sia tale, ecco che ho deciso di affrontare oggi la mia seconda serie preferita: Penny Dreadful. Sul gradino più alto del mio personale podio c’è dunque Hannibal, segue la serie di cui parlerò oggi e poi, con molto distacco ci sono tutte le altre… Due cose hanno in comune questi prodotti televisivi: entrambi durano solamente tre stagioni ed entrambi sono riservati a un pubblico che beh, ecco, diciamo che non deve avere problemi di stomaco. Il meraviglioso mondo creato dagli ideatori di Penny Dreadful riesce a esistere magistralmente a cavallo tra più generi: horror, fantastico, thriller e dramma. Questa serie prodotta in collaborazione tra gli Stati Uniti e il Regno Unito è una piccola opera d’arte. È perfetta per chi ama gli horror, per chi adora sconfinare nel lato oscuro e tenebroso che può offrire la fede cristiana e per chi apprezza la letteratura, in particolare i romanzi gotici. Gli sceneggiatori riescono a miscelare questi tre elementi e ciò che ne viene fuori è un prodotto di altissimo livello, un prodotto in cui Dorian Gray affronta gli eterni vampiri, in cui la Creatura di Frankenstein cammina nelle stesse strade che percorrono mostri ben peggiori di lui. La Londra di fine Ottocento fa da sfondo e accompagna i personaggi delle più grandi opere letterarie in un viaggio unico, coinvolgente e straordinario.

Penny Dreadful

Breve riassunto:

La signorina Vanessa Ives, alias l’affascinantissima Eva Green, insieme al signor Malcom Murray, ovvero l’ex 007 Timothy Dalton, chiedono la collaborazione del misterioso americano Ethan Chandler, interpretato dal bellissimo (chiedo scusa ma questo aggettivo non posso proprio ometterlo) Josh Hartnett, per ritrovare la figlia del signor Murray, Mina. Questi tre protagonisti nel loro cammino incontreranno altri incredibili personaggi – usciti direttamente dalle penne dei più famosi scrittori gotici e affronteranno, a volte insieme, a volte separatamente, l’oscurità e le peggiori paure dell’essere umano che nascono da essa.

Perché guardarla:

  • Se amate la letteratura e vedere i vostri personaggi preferiti prendere vita in una maniera incredibilmente fedele e rispettosa allora non potete perdervela
  • Il cast è perfetto e ogni personaggio non solo è interpretato magistralmente ma anche perfettamente caratterizzato e ben definito
  • Se amate le serie TV in cui la storia non è banale e più la trama procede più scendete insieme ai personaggi dentro un percorso buio e oscuro allora Penny Dreadful fa per voi
  • Cast, battute, scenografia, fotografia sono un insieme di elementi che collaborano alla perfezione per creare un’opera unica e praticamente perfetta

Perché non guardarla:

  • Come per la serie TV Hannibal, non me la sento di sconsigliarla, per cui ripeterò la stessa frase: la sconsiglio a chi è debole di stomaco

Sito ufficiale:  http://www.sho.com/penny-dreadful

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/PennyDreadfulOnShowtime/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/70295760/penny-dreadful

Western: il genere che non conosce tempo

Vecchio. Selvaggio. Ovest. Tre parole per descrivere e per identificare un preciso filone cinematografico. Un genere che è nato con la storia del cinema e che ha visto alla regia nomi importanti. In questo breve articolo non intendo analizzare e consigliare i classici western o i famosi spaghetti-western. Per cui ho pensato fare esattamente come ho fatto nel mio penultimo post, Motori, Piloti e Cinema, e di concentrarmi solo sulla cinematografia degli ultimi quindici anni. Vecchio, Selvaggio, Ovest. Tre parole che bastano a dire tutto, a collocare alla perfezione una storia, un genere e un ben preciso metodo cinematografico. Tre parole per tre film diversi.

Vecchio

Il genere western nasce con l’inizio del cinema. È facile quindi che adesso, quando si vuole proporre un nuovo film che abbia il sapore del western più puro si prenda una trama già esistente. È il caso del film 3:10 to Yuma, del 2007, diretto da James Mangold, remake appunto dell’omonimo film del 1957 diretto da Delmer Daves. Perché un remake di un genere così ben decodificato funzioni c’è bisogno di una trama avvincente (ed è questo il caso), di una regia con la piena consapevolezza di quello che sta facendo (ed è di nuovo questo il caso) e soprattutto di un cast potente, bravo e capace di rappresentare al meglio i propri personaggi, che, in questo film, si trovano in perenne bilico tra il senso del dovere e il loro destino. La lotta contro il tempo e il fato è resa molto bene dalla regia e dalla sceneggiatura – cambiata e modificata lievemente rispetto alla prima pellicola del 1957. La battaglia psicologica invece può solo essere rappresentata se gli attori sono all’altezza del ruolo. In 3:10 to Yuma il cast è perfetto e bravissimo: Christian Bale e Russell Crowe si sostengono a vicenda. I due personaggi, che solo in apparenza sono diametralmente opposti, si avvicinano man mano che il film scorre e più la trama procede più i due esplorano (e riescono a mostrare al pubblico) i propri sentimenti. James Mangold nel 20007 riesce a creare un prodotto che è all’altezza del nome che porta e questo western moderno è perfettamente fruibile e interessante.

Selvaggio

Nello stesso anno esce un altro film potente, interessante e decisamente western: The Assassination of Jesse James by the Coward Robert Ford. Questa volta la pellicola è tratta da l’omonimo romanzo e, come dice il titolo stesso, si concentra sull’omicidio del famosissimo fuorilegge Jesse James, per l’occasione interpretato da Brad Pitt. Questo film è bello per molti motivi: per il cast, la trama, la regia, la colonna sonora ma soprattutto – sia ben chiaro, come sempre il giudizio è assolutamente personale, per la fotografia. Il direttore della fotografia Roger Deakins crea un film stupendo, producendo delle immagini che sembrano dei dipinti. La luce naturale in alcune scene pare che voglia uscire dallo schermo per arrivare direttamente ai nostri occhi. Lo spettatore prova la sensazione di essere lì, con una banda di fuorilegge per via dei toni caldi, invitanti e assolutamente magici. Insomma, questo film del 2007 è un western da guardare e riguardare perché in una prima visione a coinvolgerci può essere la storia – chi non è affascinato dal leggendario Jesse James? Mentre in una seconda e una terza può essere la luce, la bravura del cast o altro ancora.

western

Ovest

E se un film non è ambientato a cavallo tra la metà e la fine del XIX secolo e non è nemmeno collocato nell’ovest degli Stati Uniti d’America si può definire western? Credo che ci siano dei casi in cui, quando la trama, i personaggi e la narrazione vengono sviluppati in un certo modo, allora si possa definire western comunque. Nel film Blackway, intitolato come il libro da cui è tratto, Go with me, prima di essere distribuito, del 2015 accade questo. La storia è ambientata infatti nel nostro presente, tuttavia i personaggi cercano un tipo di giustizia che ricorda molto quella del classico western, quella giustizia personale, mista a sete di vendetta, che solo dei personaggi marginali e impensabili possono cercare. Questo film, che vede un cast ricco – tra i nomi illustri spicca quello di Sir Anthony Hopkins, non è certamente all’altezza dei due film che ho citato prima ma è interessante perché dimostra che anche in epoca moderna si può parlare di western. I cavalli spariscono per lasciare posto a un grande pick-up, mentre il caro selvaggio sconfinato ovest viene sostituito da una fredda e gelida cittadina situata ai confini di una foresta, eppure rimane quel senso di dovere contrapposto ai limiti della legge. Il desiderio personale di rivincita da parte dei tre outsider sovrasta e si contrappone al buon senso. Probabilmente questo film pretende troppo senza riuscire a mantenere le promesse iniziali, eppure in qualche modo mantiene fede al filone del genere western.

Vecchio selvaggio ovest. Tre parole per un genere, tre definizioni che possono essere rimaneggiate e ricodificate pure mantenendo lo stesso indiscutibile fascino che avevano quando agli albori del cinema venivano usate per la prima volta. Aggiungerei una parola allora alla definizione per eccellenza: Vecchio, Selvaggio, Intramontabile, Ovest.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Assassination of Jasse James by the Coward Robert Ford, Andrew Dominik, 2007
  • 3:10 to Yuma, James Mangold, 2007
  • Blackway, Daniel Alfredson, 2015

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                                           Netflix:

The Assassination…                           3:10 to Yuma                               

Blackway

La serie TV che ti sei perso…

13 Reasons Why

Non pensiate che sia una serie per ragazzini. Non fate l’errore di credere che tratti temi scontati in modo banale. 13 Reasons Why, o come viene chiamato più semplicemente dal pubblico italiano 13, è esattamente l’opposto. Bullismo, abusi, maltrattamenti, ragazzi soli e isolati in un mondo spietato, questi sono gli argomenti principali di questa nuova e riuscitissima serie. Basta già la prima stagione per dimostrare al pubblico che in questo prodotto televisivo non ci sono vincitori ma anzi, al contrario, sono tutti vittime in qualche modo. Ogni ragazzo porta con sé una sua verità, un suo mondo interiore ed esattamente come accade nel mondo reale ogni singolo personaggio, perfettamente caratterizzato (e approfondito nella seconda stagione) ha dentro di sé la luce e l’oscurità. Il cast è giovane ma sostiene alla perfezione la trama, a partire dal protagonista, interpretato da Dylan Minnette e non sfigura quando si tratta di dover affrontare temi difficili. Il montaggio e la storia sono veloci, non esistono momenti lenti e la trama investe e stravolge chiunque la vive o la segue dal divano di casa.

13

Breve riassunto:

Hannah Baker, una bellissima e giovanissima ragazza muore. Suicida. 13 puntate, 13 persone, 13 cassette (si avete letto bene, cassette e non cd o file MP3) inviate alle 13 persone che Hannah considera le cause del suo gesto. 13 persone per 13 ragioni differenti…

Perché guardarla:

  • Sono solo 13 puntate a stagione
  • I temi difficili sono trattati con intelligenza ed eleganza senza mai essere banali o scontati
  • Il cast funziona bene insieme e ogni ragazzo aggiunge qualcosa di unico alla serie, conferendo allo spettatore un quasi totale senso di immedesimazione
  • La seconda stagione regge bene il confronto con la prima e riesce ad andare più a fondo nella storia e nel mondo dei ragazzi della Liberty High School

Perché non guardarla:

  • Qualcuno storce un po’ il naso alla notizia che è appena stata confermata una terza stagione dal momento che le prime due hanno completamente esaurito e approfondito il mondo di Hannah Baker
  • Se ve ne innamorate e decidete di seguirla sappiate che dovrete aspettare prima di poter vedere la terza stagione

Sito ufficiale: http://www.thirteenreasonswhy.com/

Pagina fb: https://www.facebook.com/13ReasonsWhy/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix: 

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/80117470/tredici