Rami Malek

Rami Malek Il film che ti sei perso...

Lo dico? Lo dico: Rami Malek ha vinto l’Oscar, siiiiiiiii !!! Ok scusate ma è inutile che ci giri intorno, ammiro moltissimo questo attore e ho tifato per lui. Come ben sapete la mia rubrica del mercoledì è dedicata a un singolo artista e oggi non potevo certo esimermi dall’elogiare e omaggiare questo incredibile talento. Non voglio commentare ulteriormente gli Oscar, anche perché si sono già dette moltissime cose, però lasciate che vi dica questo: la categoria come miglior attore protagonista quest’anno era ricolma di talento. Come ben sapete amo moltissimo Christian Bale e se avesse vinto lui sarei stata felice lo stesso ma non avrei certo potuto dedicargli uno spazio, visto che ho già scritto un articolo su di lui qualche settimana fa – nel caso ve lo foste perso per andare a leggerlo vi basterà cliccare qui.

Ma torniamo a parlare di Rami Malek. Lo confesso, sono una di quelle persone che si è avvicinata a questo talento grazie alla sua interpretazione in Bohemian Rhapsody, che mi ha letteralmente stregata. A tal proposito vorrei spendere due parole in suo favore (non che abbia bisogno del mio parere) e scagliarmi contro coloro che sostengono che la sua interpretazione sia stata premiata solo grazie ai famosi denti finti. Non ho mai avuto il piacere di conoscere il grande Freddie Mercury, però mi viene da dire che se Rami Malek è stato scelto direttamente dalla band e che se la sorella di Freddie Mercury ha dichiarato che guardare il film è stato come ritrovare suo fratello, perché molti si sentono in dovere di dire che “non gli assomiglia per niente!”? Quando non conosco una realtà, una persona o una storia ascolto chi ha davvero potuto vivere una certa situazione o che ha conosciuto un certo personaggio e mi attengo al suo giudizio. Solo perché Freddie Mercury era Freddie Mercury molte persone si sentono in dovere di esprimere la propria opinione al riguardo e, come sempre, criticare. Ma perché ogni tanto non cerchiamo di elogiare il bello, la bravura e sottolineare il talento invece che sputare sentenze su qualcosa o qualcuno che nemmeno conosciamo?

Appurato ciò, vi dico questo: Rami Malek ha fatto un lavoro incredibile, come sempre vi esorto a seguire il lavoro degli attori stranieri in lingua originale. Ascoltate anche le inflessioni della voce, il cambiamento dell’accento e come le corde vocali lavorano in simbiosi con il corpo e gli occhi. Non critico il magico e stupendo lavoro dei doppiatori ma vorrei ricordarvi che alle volte, con il doppiaggio si perde una parte della magia del cinema. Rami Malek è anche voce, se non avete voglia di seguire un intero film, vi esorto ad ascoltare una sua qualunque intervista, la sua voce normalmente è sensuale e molto vellutata, se così si può dire (fidatevi: potrebbe leggere la lista della spesa e anche questa diventerebbe interessante alle nostre orecchie!) e quando recita lavora, come ogni grande attore, sia con le corde vocali che con il suo corpo.

Inoltre vi esorto a seguire la serie televisiva che l’ha consacrato e reso noto: Mr. Robot. In futuro dedicherò uno spazio della mia rubrica del venerdì a questa incredibile serie e, sebbene il film Papillon, del 2017, non sia paragonabile al primo, incredibile, lungometraggio, credo che l’interpretazione di Malek non sfiguri affatto. Inoltre nel corso della sua breve carriera ha potuto anche mostrare le sue doti in pellicole decisamente più leggere, come la fortunata serie di Night at the Museum e al fianco di queste scelte, ha lavorato già con grandissimi nomi del mondo della cinematografia, come Paul Thomas Anderson in The Master, Spike Lee per Oldoboy o ancora Steven Spielberg e Tom Hanks per la miniserie The Pacific.  Insomma, che adori Rami Malek non solo per la sua interpretazione del frontman dei Queen credo che si sia capito. Sappiate che non lo ammiro solo perché mi ricorda un ragazzo che ho incontrato per meno di un minuto, l’unico giorno delle mia vita che sono stata a Los Angeles, proprio (guarda caso) davanti al famosissimo Dolby Theatre. Rami Malek è talento puro ed è per questo motivo che oggi vi ho voluto parlare di lui e dedicare questa mia rubrica al vincitore come miglior attore protagonista della novantunesima edizione degli Oscar.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Master, Paul Thomas Anderson, 2012
  • Mr. Robot, 2015 –
  • Buster’s Mal Heart, Sarah Adina Smith, 2016
  • Bohemian Rhapsody, Bryan Singer, 2018

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Buster’s Mal Heart

 

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Oscar 2019, la mattina dopo…

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Non so voi ma per me è diventata una vera abitudine: la notte degli Oscar non dormo! Sto sveglia e la guardo tutta in diretta. Potreste pensare che è stancante e che è assurdo ma per me non lo è. Per me la notte degli Oscar rappresenta un vero e proprio appuntamento ormai. Il sonno (confesso che sono una vera dormigliona) viene sostituito dall’ansia di scoprire i vincitori, la stanchezza alle 5.00 del mattino viene sostituita da commozione – ebbene si, io mi commuovo quando ascolto i ringraziamenti. Questa notte non è stata da meno e per la prima volta in vita mia, quest’anno ho visto in diretta la notte degli Oscar e dei Golden Globe (se non ci credete andate a leggere il mio post Anno nuovo, nuove proposte). Esattamente come accade per l’altra mia viscerale passione, la Formula 1 (alla quale ho dedicato il mio articolo Motori, piloti e cinema), per me il cocktail vincente è dato da divano, coperta, TV e tanta adrenalina. Ovvio che il massimo della vita sarebbe vivere la notte degli Oscar direttamente dal red carpet, con indosso un meraviglioso vestito ma per adesso mi accontento del divano e della diretta televisiva. Anche se devo dire che le infinite pubblicità sono una vera sfida alla mia pazienza.

Spero che abbiate avuto modo di seguire insieme a me la diretta della notte più stellata dell’anno. Ho commentato questi Oscar, così come ho fatto per i Golden Globe, attraverso i miei social: Twitter, Instagram e Facebook. A tal proposito vi chiedo di seguirmi, se ancora non lo state facendo. Sono attiva sulle tre piattaforme (e da poco ho anche creato il mio canale YouTube) senza essere troppo invadente. O almeno lo spero! Diciamo che cerco di essere sempre presente senza intasare di notifiche chi mi segue.

Oscar 2019 Il film che ti sei perso...

È mia consuetudine, da qualche anno a questa parte, sulla mia personale pagina Instagram, commentare e condividere quello che ritengo sia stata la donna più bella ed elegante. Mi trovate superficiale? Se è così lasciate che vi risponda: trovo giusto ogni tanto dare un po’ di spazio alla bellezza fine a se stessa. La notte degli Oscar rappresenta, da sempre, tanto il talento quanto il glamour. Non sopporto chi pensa che la bellezza o il fascino sia tutto nella vita ma quando c’è da celebrare entrambe le cose allora facciamo con piacere.

Ebbene si, il post di oggi non è destinato a commentare un singolo film, una serie TV o ancora un attore e/o attrice. Oggi dedico questo breve spazio alla celebrazione della mia passione. E forse anche della vostra se mi seguite. Lasciatemi concludere questo articolo, che riguarda la notte degli Oscar che si è appena conclusa, con un brevissimo commento conclusivo. Non scrivo molto perché questa notte i commenti non mi sono certo mancati. Ho solo voglia di condividere ancora una volta la mia gioia con voi per la vittoria di Rami Malek, che reputo meritatissima!

Adesso concludo davvero questo post e vado a dormire un paio d’ore per poi fare colazione. Una bella colazione ricca di caffè. Sarà una giornata molto lunga ma sapete che vi dico? Per me il sonno oggi vale la pena di sopportarlo. Tornerò questo mercoledì, con il consueto appuntamento dedicato a un singolo artista. A presto,

Giorgia – Il film che ti sei perso…

La serie TV che ti sei perso…

The Kominsky Method

Eccomi a un nuovo appuntamento del venerdì con  la serialità. Torno dopo la breve pausa di venerdì scorso, che ho dedicato a voi e a me stessa, essendo stato il mio centesimo post (Cento volte Grazie). Oggi vi parlo di una serie nuova, appena uscita e fresca fresca di Golden Globe. La serie in questione si intitola The Kominsky Method, o nella versione italiana Il metodo Kominsky. Questo prodotto mi ha da subito ispirata, appena ho letto la trama su Netflix ma non sono riuscita ad iniziarla prima della premiazione a Los Angeles. Dopo che ho visto (rigorosamente in diretta, i mie commenti venivano condivisi con voi sui vari social in cui sono presente – Facebook, Twitter e Instagram) che la serie è stata valutata positivamente e anche premiata, la mia curiosità è salita alle stelle e l’ho iniziata e, anche finita, nel giro di una domenica pomeriggio particolarmente fredda. Ebbene si, il prodotto lo potete vedere velocemente, essendo composta di soli otto episodi e non ne rimarrete delusi. Almeno io non lo sono stata. È interpretata magnificamente da i due protagonisti, Michael Duglas (premiato ai Golden Globe 2019) e Alan Arkin, la trama è interessante e il tutto è diretto molto bene, lasciando ampio spazio alle due star che portano avanti la trama senza la minima fatica. Le risate sono accompagnate da momenti più intensi e l’intelligente e ben curata sceneggiatura accompagna lo spettatore minuto dopo minuto.

Esco un momento dal tema della giornata per ricordarvi che tra due giorni, o meglio, nella notte tra domenica e lunedì ci saranno altre importanti premiazioni, ovvero gli Oscar. Se avrete piacere sappiate che potrete gustarvi la diretta, come per i Golden Globe, insieme a me. Commenterò, sulle piattaforme in cui sono presente, le premiazioni. Ne approfitto di questa escursione vero il mondo dei comunicati per informarvi che, esattamente come venerdì scorso, ho creato un piccolo video, che potete andare a visionare cliccando qui, in cui vi racconto qualcosa di me e vi svelo un piccolo aneddoto legato al mondo dell’animazione Disney.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Hollywood. Sandy Kominsky è un ex attore di successo che porta avanti la sua scuola di recitazione. Accanto a lui c’è Norman Newlander, il suo manager e più caro e vecchio amico. Insieme affrontano i problemi quotidiani che la vita offre loro. La mancanza di lavoro, una figlia dipendente dai farmaci, l’età che avanza…

Perché guardarla:

  • È divertente, commovente, intelligente, e ironica
  • Gli attori protagonisti sono stupendi. Due bravissimi attori che non hanno certo bisogno di presentazioni e che ancora una volta danno prova della loro bravura
  • Sono solo otto episodi della durata di nemmeno quaranta minuti l’uno

Perché non guardarla:

  • La serie è stata rinnovata per una seconda stagione. Vi toccherà aspettare un po’ quindi per poter godere della seconda parte

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/TheKominskyMethod/

In questo momento puoi trovare questa serie su Netflix:

https://www.netflixlovers.it/catalogo-netflix-italia/80201680/il-metodo-kominsky

Can you ever forgive me?

Can you ever forgive me? in Italia è stato tradotto con il titolo Copia originale. Diretta da Marielle Heller, questa è una di quelle rare pellicole in cui non si sa se adorare o detestare la protagonista. Amabile certo ma antipatica, determinata al limite dell’illegalità, maltrattata dalla vita ma comunque incapace di arrendersi. Lee Israel è una protagonista imperfetta. E come tale, alla fine, la si può solo amare. Il motto della protagonista sembra essere “se ti maltrattano tu rendigli la pariglia”. Unica. Inimitabile. Irresistibile.

La trama potrebbe sembrare inventata se non si sapesse che è una storia vera. Lee Israel è una biografa che ha conosciuto il successo a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta ma che in questo momento (il film è ambientato agli inizi degli anni Novanta) non se la passa troppo bene. Decide così di utilizzare le sue innate doti di biografa e scrittrice falsificando lettere, ingannando e passando per la via dell’illegalità. Accanto a lei c’è Jack, l’unica persona che sappia veramente come Lee porta a casa i soldi che le permettono di sostenere le spese quotidiane.

Copia originale _ Il film che ti sei perso...

Can you ever forgive me? procede senza intoppi. I due personaggi principali sono amabilmente detestabili. La biografa truffaldina Lee Israel è interpretata da una meravigliosa Melissa McCarthy mentre il suo amico Jack ha il volto di Richard E. Grant, perfetto nel ruolo. I due collaborano bene e sullo schermo si vede il risultato – entrambi concorrono agli Oscar, rispettivamente nella categoria Miglior Attrice Protagonista e Miglior Attore Non protagonista. Sono una coppia esplosiva che regalano risate e qualche lacrima. La disperazione della situazione economia, che costringe Lee a compiere una truffa, è resa meno drammatica dalla capacità e dalla voglia stesa che ha la protagonista di rialzarsi. In qualunque modo. Il film poteva risultare eccessivamente drammatico, vista la storia ma non accade grazie a una buona sceneggiatura (il film concorre anche nella categoria Miglior Sceneggiatura Non Originale agli Oscar 2019) e alla perfetta interpretazione degli attori. Drammatici certo ma anche in grado di donare qualche risata, sebbene amara.

Il film è l’adattamento cinematografico delle memorie di Lee Israel e attraverso il racconto della sua vita, Can you ever forgive me?, sembra quasi voler dire al pubblico che la vita è più bella se arricchita di colori che non sono naturali. All’interno della pellicola affermano che il pubblico crede a quello che vuole credere. Se la storia funziona prende una sua propria vita. Non è la verità che conta ma solo se la storia è interessante o meno. Il film sottolinea come una storia prende vita nel momento in cui entra nel cuore di una persona. Sia essa vera o inventata poco importa. Se piace, se il pubblico ci vuole credere allora è vendibile. È interessane come questo lungometraggio faccia notare quanto importante sia il gusto personale, quanto valga una buona storia in se stessa. È giusto? È sbagliato? Questa è la domanda che pone il film. È facile affermare che una buona storia è buona solo quando è vera e certificata. È difficile sostenere che una vicenda fasulla, che vive solo nel cuore e nella mente di alcune persone, sia comunque una buona e interessante storia. Ne siete davvero così sicuri? Allora provate a guardare Can you ever forgive me? e poi ditemi se siete ancora della stessa opinione.

Il futuro non dimentica il passato

Buongiorno a tutti, buongiorno a chi mi legge settimanalmente, a chi mi segue sporadicamente e a chi mi legge per la prima volta.

Vi assicuro che non scrivo per annunciarvi che ci sarà un nuovo appuntamento settimanale, quindi potete tranquillizzarvi. Faccio questo post, in un giorno fuori dal consueto appuntamento settimanale solo per una breve informazione. In più occasioni (La mia esperienza al Torino Film Festival e Non solo blog) vi ho detto che collaboro con una rivista online chiamata Movie Magazine Italia. Dal momento che la rivista ha chiuso ma la mia passione per il mondo dell’audiovisivo non è terminata, anzi, ho deciso di non buttare alle ortiche i miei lavori passati e di inserirli all’interno del blog. Non sarà certo un lavoro di copia-incolla ma sarà una sorta di rivisitazione di ciò che ho fatto. La maggior parte dei miei lavori sono stati scritti in occasioni di anniversari e compleanni. Siccome il mio blog Il film che ti sei perso… ha un’impostazione differente e ben strutturata, ho deciso che alcuni dei mie lavori possono essere integrati all’interno delle mie rubriche.

Quindi vi starete chiedendo “perché ci informa per dirci che non cambierà nulla?” Perché in realtà per qualche settimana ci sarà un piccolo cambiamento. Tra un anniversario e un compleanno ho avuto modo di scrivere alcune recensioni. Ho partecipato al Torino Film Festival 2018 e ho quindi potuto recensire alcuni film molto interessanti. Uno di questi parteciperà alla notte degli Oscar con ben tre candidature, sto parlando di Can You Ever Forgive Me?  Siccome mi dispiacerebbe perdere nel limbo di internet questi miei ultimi lavori, per le prossime settimane a venire, nei giorni in cui abitualmente non scrivo, vi proporrò le recensioni che ho scritto.

Ci tengo a ribadire che tutto ciò che leggete all’interno di questo blog è frutto di un lavoro curato e soprattutto tanto amato. Non leggerete nulla di vecchio e copiato, sebbene sia stato scritto da me. Ogni articolo a venire, sarà modificato e riadattato per poter rientrare all’interno di questa piccola realtà. Grazie per la vostra attenzione. A presto,

Giorgia – Il film che ti sei perso…

Bambini da Oscar

“Tutti i bambini sono degli artisti nati”, diceva Pablo Picasso, “il difficile sta nel fatto di restarlo da grandi”. Il mondo del cinema è costellato di artisti cresciuti e maturi ma al suo interno ci sono anche piccoli artisti, bambini prodigio. Alcuni registi sostengono che dover dirigere un bambino è estremamente semplice: sono dotati di un’immaginazione che non conosce limiti per cui per loro è più facile recitare, in quanto più che un lavoro equivale a un gioco di ruoli. Che sia un esercizio o un’attività ludica certo è che alcuni bambini riescono, per quanto piccoli e inesperti siano, a dar voce a personaggi cinematografici indimenticabili.

Alcuni film che si avvalgono della collaborazione di piccoli attori utilizzano questi ultimi come espediente per raccontare la storia attraverso un secondo punto di vista, uno più semplice, più puro. In The Piano accade esattamente questo, la piccola Flora, superbamente interpretata da una giovanissima Anna Paquin, vede ma non comprende fino in fondo quello che sta accadendo tra sua madre Ada e George Baines, impersonato da Harvey Keitel. Questo film potente, toccante, e dotato di una rara sensibilità affronta il nascere di una passione che Flora non è ancora in grado di comprendere. La rabbia e la gelosia della bambina crescono in lei e si affiancano all’amore e alla devozione che nutre verso la propria mamma. Anna Paquin per questa sua interpretazione ha vinto il premio Oscar a soli undici anni, entrando così di diritto nella storia degli Academy Awards.

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Un altro bambino che ha visto crescere la sua fama grazie ad un’interpretazione che gli è valsa la candidatura agli Oscar (premio che poi non ha vinto, a favore di Michael Caine per il film The Cider House Rules), è Haley Joel Osment per il suo ruolo in The Sixth Sense. A differenza della Paquin, il piccolo Osment era già un volto noto a Hollywood grazie alla sua dolcissima interpretazione del figlio di Forrest Gump, nell’omonimo film. Ma il vero ruolo che lo consacra a bambino prodigio è appunto la sua interpretazione al fianco di Bruce Willis, nel thriller diretto da M. Night Shyamalan. Straordinario film, che si basa in gran parte sul contrasto che creano le visioni disturbanti e terrificanti dei morti e dell’angelico e innocente viso del bambino (fig.2). Bruce Willis accompagna e supporta magistralmente il ruolo che interpreta il giovanissimo Haley Joel Osment.

the sixth sense
Fig. 2

Non sono necessariamente i film drammatici a portare alla ribalta un volto giovane e Little Miss Sunshine ne è la prova. Durante la notte degli Oscar del 2007 Abigail Breslin non è riuscita a portarsi a casa l’ambita statuetta ma si è guadagnata la fama mondiale. A soli dieci anni la Breslin si è conquistata il diritto di recitare accanto a grandi nomi quali Steve Carell, Toni Colette, Greg Kinnear, Paul Dano, Bryan Cranston (il Walter White di Braking Bad per intenderci) e Alan Arkin. In questo film, in cui viene ritratta una normale atipica famiglia, Abigail Breslin interpreta Olive Hoover, una bambina di sette anni, il cui sogno è di poter partecipare a un concorso di bellezza.  La storia è surreale al punto giusto e drammatica quanto basta. La dolcezza e l’ingenuità di Olive vengono esaltate dalla bravura della giovane attrice e dal resto del cast: i componenti della famiglia si supportano e sopportano a vicenda in un susseguirsi di battute e scene indimenticabili.

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Un volto giovane in un film non è sempre sinonimo di certezza ma in questi tre casi, presi come esempio e in molti altri, lo è. Anna Paquin, Haley Joel Osment e Abigail Breslin sono riusciti a suscitare emozioni, perché in fondo essere attori significa proprio questo: essere artisti in grado di trasmettere emozioni rimanendo un po’ bambini.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Piano, Jane Campion, 1993
  • The Sixth Sense, M. Night Shyamalan, 1999
  • Little Miss Sunshine, Jonathan Dayton e Valerie Faris, 2006