Leonardo DiCaprio

Il film che ti sei perso...

Oggi vorrei consigliarvi un attore che non ha certo bisogno di presentazioni. Il suo talento è indiscusso e le sue campagne a favore di varie cause umanitarie e ambientali sono altrettanto note. Allora perché oggi, nel mio consueto appuntamento del mercoledì, vi voglio parlare di Leonardo Di Caprio? Perché credo che questo favoloso attore non solo meriti un suo spazio ma anche perché ritengo che alcune pellicole a cui ha preso parte siano estremamente interessanti e imperdibili.

Uno dei film che vi voglio suggerire è anche una delle prime pellicole a cui ha preso parte. In questo ruolo non solo è magnifico ma ha anche dato prova, da giovanissimo, di un talento che l’avrebbe portato lontano… di quale film sto parlando? Di quello che ad oggi, almeno per me, rimane nella mia top list delle sue interpretazioni meglio riuscite e convincenti: What’s Eating Gilbert Grape anche conosciuto in Italia come Buon compleanno Mr. Grape. Il lungometraggio, diretto da Lasse Hallström ha permesso a DiCaprio di mostrare tutte le sue doti attoriali e di incantare il pubblico con una storia dura, forte ma anche dolce e sensibile. A parer mio imperdibile, soprattutto per chi tra di voi ama veder Leonardo DiCaprio al suo meglio.

Probabilmente tutti gli altri titoli che a breve vi consiglierò sono un po’ un’ovvietà. Confesso che della filmografia di Leonardo DiCaprio mi mancano solo un paio di titoli, perché, proprio come vi ho già raccontato nei miei due post dedicati, uno a Jeremy Renner e l’altro a James McAvoy (se volete recuperare gli articoli vi basterà cliccare sui loro nomi) la mia ammirazione per il suo talento mi porta a cercare di vedere ogni suo film! Come ho già fatto in altre occasioni, quando l’artista ha preso parte a così tante pellicole imperdibili, anche oggi vi voglio elencare brevemente alcuni titoli che, almeno secondo il mio modesto parere, vanno visti sia per la bravura dell’attore che per la trama e la regia del film stesso. Evito di elencarvi i film che hanno visto la collaborazione dell’attore americano con Baz Luhrmann, perché ormai lo sapete bene che ammiro molto questo regista e quindi non mi va di essere ripetitiva. Nel caso non ve lo ricordaste però colgo l’occasione per dirvi che a questo talentuoso regista australiano ho dedicato alcuni mie precedenti post e anche un video sul mio nuovo canale YouTube (per andare a vedere il mio canale, vi basterà cliccare qui).

Siete pronti all’elenco? Allora incominciamo: il troppo ovvio ma immancabile Titanic, tutti i film che ha diretto Martin Scorsese (ovvero Gangs of New York, The Aviator, The Departed, Shutter Island e quello che tra questi mi ha incantata di meno The Wolf of Wall Street) – un altro dei miei registi preferiti, lo sapevate?, J. Edgar, Inception, Blood Diamond, Catch Me If You Can, Revolutionary Road e The Revenant. Credete forse che vi abbia consigliato troppi film? E pensate che non ho ancora menzionato la collaborazione con Quentin Tarantino! Si, forse anche questa volta sono un po’ di parte – ma in fondo mi piace parlare del bello e di ciò che amo. Ritengo che Leonardo DiCaprio non sia solo un perfetto interprete e un uomo sensibile e attento alle esigenze di questo pianeta terra ma anche estremamente intelligente nel scegliere i suoi ruoli. Vi ricordate che anche con Samuel L. Jackson avevo fatto questo discorso? Ecco, sono convinta e oggi lo ribadisco, che la bravura e il talento debbano risiedere tanto nell’arte quanto nell’intelligenza di saper capire quali ruoli sono adatti e quali no. Leonardo DiCaprio nella vita ha fatto ben pochi scivoloni artistici e ha collezionato applausi su applausi. Non posso, da fan quale sono, che unirmi al coro oggi e dirvi che credo che assistere alle interpretazioni di Leonardo DiCaprio sia un vero piacere. Insomma oggi mi trasformo come voi in una vera fan e dico che è sempre un piacere assistere alle sue battaglie nella vita fuori dal grande schermo tanto quanto è interessante scoprirlo in nuovi ruoli. Sembra che questo attore sia sempre pronto ad alzare l’asticella delle aspettative. Solo per questo merita una nota di plauso.

Nel caso te lo fossi perso…

  • What’s Eating Gilbert Grape, Lasse Hallström, 1993
  • Catch Me If You Can, Steven Spielberg, 2002
  • The Departed, Martin Scorsese, 2006
  • J. Edgar, Clint Eastwood, 2011
  • Django Unchained, Quentin Tarantino, 2012

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Catch Me If You Can

The Departed

 

 

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Samuel L. Jackson

Il film che ti sei perso...

Come si fa a non amare la recitazione di Samuel L. Jackson? Come si fa a non seguirlo con passione e curiosità? Soprattutto tra gli amanti del cinema di Quentin Tarantino, il nome di Samuel L. Jackson è sinonimo di un attore capace di esagerare senza essere una caricatura. I suoi personaggi sono spesso – mi riferisco ancora alla sua collaborazione importante con il regista statunitense di chiare origini italiane, sopra le righe. Insopportabili, pazzi, imprevedibili, arroganti, cattivi e magnetici. Se il nome di Samuel L. Jackson è associato a Tarantino, le scene che vedono un’ottima regia affiancata da una grande performance sono assicurate. Tuttavia l’attore, doppiatore e produttore americano, nato il 21 dicembre del 1948, è molto di più di una collaborazione. È un’artista capace di rendersi sempre accattivante e di conquistare il cuore del pubblico, anche quando interpreta personaggi che oltrepassano decisamente il limite della correttezza.

Un altro grande nome e regista al quale viene spesso associato il grande Samuel L. Jackson è quello di Spike Lee. Se avete voglia di andare a sbirciare un pochino la sua filmografia vi renderete conto di quanti titoli vantano la sua collaborazione. Mi risulta estremamente difficile, anche oggi, scegliere solo un paio di titoli da consigliarvi in cui è comparso questo attore. Ha partecipato a pellicole che hanno ottenuto un risultato vincente al botteghino. Anzi, per essere corretti è meglio dire che una buona parte dei film, a cui ha preso parte, sono stati dei veri campioni d’incassi. Anche questa è una dote. L’attore, o il suo manager o la sua agenzia, deve saper scegliere bene e con cura i ruoli. Si sa, all’inizio della carriera un attore deve guardare poco la sostanza e concentrarsi sulla quantità. Più visibilità uno ottiene e più possibilità ha di farsi notare. Una volta entrato nell’occhio di chi sa guardare allora l’attore può permettersi di scegliere con cura i suoi ruoli. È importante saper capire cosa chiede il pubblico, sia per restare sempre a galla che per una mera questione economica – siamo onesti: chiunque ragionerebbe così. Una volta che un attore ha una certa stabilità economica si può anche guardare attorno e scegliere pellicole più intime e magari più di nicchia ma assolutamente valide. Samuel L. Jackson nel corso della sua lunga carriera ha saputo scegliere con attenzione i suoi ruoli, capendo sia le esigenze del pubblico che intuendo quali lungometraggi sarebbero risultati vincenti al botteghino.

Torno a parlare di un argomento che mi piace affrontare e che so che conoscete anche voi: i film tratti dai fumetti della Marvel. Tutta la saga dei vendicatori perderebbe il suo senso se mancasse il personaggio di Nick Fury. Ora provate a immaginare Nick Fury con il volto di un altro attore. Impossibile. Ormai il suo volto si è radicato così tanto nel nostro immaginario che risulta difficile per noi pensare ai vendicatori senza Samuel L. Jackson. Se questo non è talento non so come chiamarlo. Si, probabilmente è anche dovuto a un buon lavoro di marketing, senza di esso Hollywood non sarebbe la fantastica macchina (macina soldi) ben funzionate che è diventata. Tuttavia, come mi piace ricordarvi, bisogna sempre tenere ben a mente che l’ingegno e l’astuzia non possono molto se non sono supportate da altro. Quindi bravo Samuel L. Jackson.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Pulp Fiction, Quetin Tarantino, 1994
  • A Time to Kill, Joel Schumacher, 1996
  • Unbreakable, M. Night Shyamalan, 2000
  • Changing Lanes, Roger Michell, 2002
  • Uno qualunque o, meglio ancora tutti, i film della Marvel Cinematic Universe

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

        Pulp Fiction                                                     Unbreakable

Graphic Cinema

Le trame dei film si dividono in due tipologie, esistono le sceneggiature originali e quelle non originali. All’interno di quelle non originali le fonti a cui le narrazioni attingono sono le più disparate. Alcune pellicole si ispirano a romanzi, altri a eventi realmente accaduti, certi prendono spunto dall’infinito mondo dei fumetti e una piccola parte di questi ultimi sono tratti da una particolare categoria di fumetti: le grapich novel, o come sono meglio conosciute in Italia, i romanzi grafici o romanzi a fumetti. Questa tipologia si differenzia dagli altri fumetti per alcune peculiari caratteristiche. Come ben sapete questo blog si occupa di film, serie televisive e attori, per cui non è la sede giusta per analizzare questa tipologia di fumetto nel suo specifico, anche perché ammetto che non sono nemmeno in grado di farlo. Tuttavia questo genere di narrazione ha dato la possibilità di creare interessantissime pellicole che, attingendo a questo mondo meraviglioso e ben caratterizzato, sono risultate vincenti sotto molteplici punti di vista. Come spesso accade, anche oggi ho deciso di suggerirvi tre titoli che hanno un solo filo conduttore – in questo caso la sceneggiatura non originale che si ispira appunto alle graphic novel.

Il più famoso dei tre è certamente Sin City. Questa pellicola del 2005, suddivisa in tre episodi e diretta da tre registi differenti, vive in bilico tra il mondo del cinema e quello dei fumetti. La narrazione, la fotografia, la recitazione e il montaggio seguono più le regole della carta stampata che del cinema. E questo funziona. Funziona eccome. Il risultato è qualcosa di unico, perfettamente riconoscibile. Il film è stato girato in digitale e le ambientazioni sono quasi tutte virtuali ma questa scelta registica non dona un senso di falsa realtà ma crea l’incrocio perfetto tra cinema e graphic novel.

Il secondo dei tre film che voglio suggerirvi in questo articolo è un titolo che vi ho già consigliato in altre due occasioni (La spia che ti sei perso e James McAvoy). Il lungometraggio in questione è Atomic Blonde del 2017, in cui la bellissima protagonista è la magnetica Charlize Theron. Nel caso non lo aveste ancora visto, mi limito a dire che ritengo che questa sia un’altra interessante pellicola che non andrebbe persa ma che, anzi, merita di essere vista. Non solo per la regia, la trama e la recitazione ma anche per l’incredibile colonna sonora.

Il film che ti sei perso...

L’ultimo titolo che suggerisco oggi è un altro film ampiamente visto e conosciuto. 300. Questo lungometraggio è stato oggetto di numerosi elogi ed è anche ormai famoso per la celebre esclamazione “Questa è Sparta!”. Confesso di aver visto questa pellicola solo un paio d’anni fa perché prima pensavo, erroneamente, che fosse un prodotto poco interessante. È sempre bello ricredersi, soprattutto quando alla fine della visone si rimane felicemente colpiti. La fotografia, l’intero film lascia senza parole, incanta, tiene lo spettatore davanti allo schermo e lo conquista, dall’inizio alla fine. Non fate l’errore che ho fatto io, pensando che 300 sia un film poco degno di nota. Al contrario, la pellicola diretta da Zack Snyder è assolutamente imperdibile, soprattutto se vi interessano i prodotti un po’ diversi dal solito, che colorano la storia della cinematografia con entusiasmanti trovate.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sin City, Robert Rodriguez, Frank Miller, Quentin Tarantino, 2005
  • 300, Zack Snyder, 2007
  • Atomic Blonde, David Leitch, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

Atomic Blonde                                           300

C’era una volta…

Parte 2

Una fiaba non deve necessariamente essere ambientata in luoghi lontani e sconosciuti, può anche trattare di realtà quotidiana e pian piano attraverso la narrazione trasformala. È il caso del film Miracolo a Milano, del 1951, in cui i protagonisti sono persone estremamente povere. La forza di questa pellicola, appartenente alla scuola del neorealismo, è l’idea di voler interpretare una storia umana e reale una con una chiave di lettura differente, la trasformazione in fiaba rende la narrazione ancora più cruda e amara agli occhi dello spettatore. La periferia milanese è il luogo in cui questo racconto prende vita, mentre piazza Duomo è il punto in cui i personaggi e la storia si spostano da una dimensione terrena a una fiabesca. Il film di De Sica, così come le altre pellicole del neorealismo, rappresentano una realtà differente dalla altre mostrate fino a quel momento, i registi italiani cercano di mostrare la realtà in maniere diversa: interpretano il mondo rinunciando ai vecchi modelli utilizzati fino a quel momento. Così accade in Miracolo a Milano, la realtà mostrata è crudele e dura eppure il regista ci vuole dire che anche la più difficile delle situazioni può essere una favola, una bella favola, in cui alla fine le persone vanno alla ricerca di un posto in cui “buongiorno vuol dire veramente buongiorno”.

Una fiaba può dunque essere ambientata in una realtà avversa, i cui protagonisti sono persone comuni che vivono in un luogo impensabile per una fiaba classica. Eppure il cinema riesce a trasformare gli eventi più tragici in narrazioni di fantasia. Così come De Sica ambienta la sua fiaba nella periferia di Milano, nel dopoguerra, Tarantino nel 2009, nel film Inglourious Basterds, decide di creare una racconto fantastico durante la seconda guerra mondiale. Benché il film sia ambientato in un preciso e reale contesto storico (l’occupazione della Francia da parte dei nazisti) la narrazione si svolge all’interno di un susseguirsi di capitoli, ed esattamente come in un libro di fantasia, il primo di questi si apre con la celebre frase “C’era una volta” (fig.1). Fin dall’inizio Tarantino dichiara allo spettatore che quello che andrà a vedere è pura invenzione, in tal modo giustifica il finale del film, nettamente in contrasto con gli eventi realmente accaduti e gli permette di giocare con la storia. Il pubblico può quindi godersi lo spettacolo senza domandarsi quanto ci sia di reale e quanto non lo sia: l’intero lungometraggio è finzione. All’interno di questa illusione cinematografica le persone realmente esistite, come Adolf Hitler e Winston Churchill, si incontrano e scontrano con personaggi di fantasia, come il colonnello Hans Landa, interpretato dall’attore austro-tedesco Christoph Waltz, il quale ha vinto numerosi premi per questo ruolo, tra cui l’Oscar come miglior attore non protagonista nel 2010.

bastardi senza gloria
Fig. 1

Le fiabe al cinema possono dunque essere ambientate nei luoghi più oscuri e impensabili, così come possono essere collocate nel luogo a loro più congenito, come un bosco. Nel film Into the Woods, uscito nelle sale nel 2014, diretto da Rob Marshall e basato sull’omonimo musical scritto da James Lapine e musicato da Stephen Sondheim è proprio a questo che si assiste. Le fiabe più classiche, ovvero Cenerentola, Cappuccetto Rosso, Raperonzolo e Jack e la pianta di fagioli convergono e vengono narrante contemporaneamente. L’elemento comune a queste storie è il bosco. Il bosco è il luogo che, come una potente magia, attrae i personaggi delle fiabe. In questo intelligente film si assiste allo stravolgimento delle quattro narrazioni: i personaggi si imbattono gli uni negli altri all’interno del bosco e a causa di tale incontro i finali vengono stravolti. Sebbene le storie partano rimanendo molto fedeli alle versioni più classiche, si pensi per esempio alla fiaba di Cenerentola, la quale per più di metà racconto viene rappresentata esattamente come nella versione tedesca dei fratelli Grimm, verso la loro conclusione si staccano dalle trame originali e acquistano indipendenza. Ogni fiaba ha una morale intrinseca e quella di cui si fa portatrice questo musical è che bisogna fare molta attenzione a ciò che si desidera. Sebbene questo film si presenti inizialmente come puro intrattenimento, c’è da notare come ogni fiaba sia analizzata attentamente, come ogni personaggio, anche il più buono e dolce, venga studiato nel profondo e come tutte le storie vertono nel bosco, elemento portatore di numerosi significati all’interno delle fiabe. Into the Woods è un film intelligente, curato, ben studiato e supportato da un ottimo cast.

Lotta tra bene e male, tra buono e cattivo, luoghi lontani o accanto a noi, periodi storici a noi famigliari oppure mai esistiti, personaggi che traggono spunto dalla realtà oppure che escono da un libro per bambini. La fiaba al cinema può essere tutto questo e molto altro, può essere addirittura indirizzata a un pubblico ben specifico oppure a uno più ampio. Che conoscano l’epilogo classico del “vissero felici e contenti” o che ne incontrino uno più bizzarro poco importa, l’unico elemento comune a tutte queste innumerevoli pellicole è che appartengono a un gruppo numeroso, in continua crescita e che non morirà mai, perché al cinema, così come nella vita quotidiana, ci sarà sempre il tempo e la voglia di godersi una fiaba.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Miracolo a Milano, Vittorio De Sica, 1951
  • Inglourious Basterds, Quentin Tarantino, 2009
  • Into the Woods, Rob Marshall, 2014

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Inglourious Basterds