L’assenza della parola

Si può comunicare senza l’utilizzo della parola al cinema? Si può e ci si riesce benissimo. Oggi vi vorrei proporre quattro titoli in cui l’intera trama si sviluppa attorno all’uso o meno della vocalità.

Il cinema è un mezzo plurisensoriale, il che significa che fa uso di più sensi. Se alla vista togliamo parzialmente il suono allora il film potrebbe risultare una meravigliosa fotografia che racconterebbe sempre e comunque una storia – le migliori foto sanno sempre dire qualcosa. Quindi partiamo dal caso più estremo, per così dire. Il film muto. Prima dell’avvento del sonoro (1927) le pellicole erano mute ma la vera sfida è riuscire a creare oggi un lungometraggio senza l’utilizzo della parola che risulti convincente e sensato. The Artist, film del 2011 ha raccolto la sfida e l’ha vinta egregiamente. La pellicola, uscita in un periodo così all’avanguardia e sempre pronto ad alzare l’asticella degli effetti speciali, ha suscitato tanto interesse quante critiche positive. Il film, di produzione francese è in bianco e nero ed è muto. Risultato? Un film imperdibile, che ha sfidato le leggi del mercato moderno vincendo (anche numerosi premi). Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima e che uno sguardo dice più di mille parole. Questo valeva tanto nel passato quanto oggi e per questo The Artist, pellicola diretta e interpretata magistralmente, vince alla grande.

Un film non muto ma che è ambientato nel periodo della rivoluzione del sonoro al cinema è Singin in the Rain. In questa pellicola si assiste alla difficoltà che può nascere dall’utilizzo della parola. Questo musical, conosciuto e famoso per i suoi numeri musicali e per lo splendido protagonista, impersonato da Gene Kelly, è un film che racconta non solo una storia personale ma mostra anche la rivoluzione che ha subito la cinematografia quando è stato introdotto l’uso del sonoro. Un musical più profondo di quello che si pensa. Una pellicola storica che merita di essere vista anche per osservare come, in modo leggero ma armonioso, riesce a portare sullo schermo un evento così importante e decisivo per la settima arte. Alcune scene, come quella che vi vorrei proporre qui di seguito, mostrano in modo esilarante, come all’inizio la meravigliosa macchina che è il cinema non abbia avuto vita facile a creare storie con le voci dei personaggi.

In questo articolo, in cui affronto il tema della parola e di quanto la sua assenza a volte sia necessaria non può mancare il nome di un regista: Terrence Malick. Ogni film che dirige si trasforma in una poesia visiva. Le parole nei suoi film sono solo un mero contorno. La narrazione procede e non sente l’esigenza della comunicazione verbale grazie alla regia, alla fotografia e agli interpreti. Ripeto, credo che ogni sua creazione potrebbe essere inserita in questo mio breve articolo ma siccome, lo sapete, amo consigliarvi pochi titoli per volta, ho deciso di suggerirvi The New World. Questo film mostra alla perfezione l’estetica di Malick e porta in scena proprio l’assenza di parola ma non la mancata comunicazione. Le parole, i gesti e gli sguardi raccontano tutto senza sentire la mancanza di qualcosa.

L’ultimo titolo che vi suggerisco oggi è un film che reputo uno dei migliori degli ultimi anni. Un prodotto che mi ha incantata e stregata dal primo all’ultimo secondo. Il lungometraggio in questione è Arrival e tratta proprio del tema della comunicazione che, in questo caso, avviene su un piano diverso dalla nostra umana comprensione. Questo spettacolare film, diretto da Denis Villeneuve, è meraviglioso a parer mio e credo che vada visto per un milione di motivi ma siccome elencarveli tutti sarebbe ardua la cosa – e tremendamente noiosa! vi dirò soltanto che la regia, il tema trattato (e come viene trattato), la fotografia e gli interpreti (una spanna sopra tutti c’è la sempre bravissima Amy Adams, affiancata da un attore che sapete bene ammiro molto: Jeremy Renner) concorrono a creare un film spettacolare.

Oggi vi ho proposto quattro titoli decisamente differenti tra di loro che hanno in comune l’intenzione di mostrare come la comunicazione o la sua assenza sia un tema caro alla cinematografia.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Singin in the Rain, Stanley Donen, Gene Kelly, 1952
  • The New World, Terrence Malick, 2005
  • The Artist, Michel Hazanavicius, 2011
  • Arrival, Denis Villeneuve, 2016

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Arrival

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