La serie TV che ti sei perso…

Patrick Melrose

Lo sapete, amo consigliarvi prodotti (televisivi e non) che non sono sempre nuovi. Tuttavia in occasione delle nomination ai Golden Globe, che sono state annunciate la settimana scorsa, ho pensato di suggerirvi un titolo che è uscito da poco, candidato al suddetto premio e molto valido. So parlando della miniserie Patrick Melrose. Come vi ho già detto nel mio post dedicato a Benedict Cumberbatch ammiro particolarmente questo artista e si, ho seguito la serie solo perché tra gli interpreti figurava lui. La scelta si è rivelata vincente. Come scrivevo poco fa, la serie è valida, ben diretta e ben interpretata. Un prodotto interessante e godibile. La miniserie affronta un tema estremamente delicato ma lo fa con intelligenza. Non c’è nulla di incredibilmente violento, anzi, è molto sottile, soprattutto all’inizio e proprio questo perenne dubbio, che si insinua nella mente dello spettatore, permette di creare cinque puntate interessanti e per nulla scontate. In una di queste il personaggio di Patrik, interpretato da Cumberbatch, sparisce un po’ per lasciare spazio al passato, quella personalmente è la puntata che ho apprezzato meno perché credo che il flashback sia stato troppo lungo. Il protagonista è uno e uno solo e se sparisce in una puntata su un totale di cinque mi pare troppo. Per di più la sua prorompente personalità – meravigliosamente portata in scena attraverso l’eccesso da Cumberbacth, occupa talmente tanto spazio che la narrazione vive sulle spalle del suo talento artistico. Il ruolo che l’attore britannico sceglie di interpretare è difficile eppure meraviglioso. La sua recitazione è perfetta: sopra le righe, eccessiva ed eccentrica ma non caricaturale.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

La storia di Patrick Melrose nasce dal ciclo narrativo scritto da Edward St Aubyn. Sono cinque parti in cui si affronta, insieme al protagonista, una vita difficile, fatta di abusi ed eccessi di alcool e droghe. La narrazione inizia quando Patrick, un tossicodipendente instabile, scopre che il padre, figura con la quale condivide un passato a dir poco orribile, è venuto improvvisamente a mancare.

Perché guardarla:

  • Sono solo cinque puntate. Tutte ben dirette, recitate e curate
  • Sembrerò ripetitiva ma Benedict Cumberbatch regala, come sempre, una meravigliosa interpretazione

Perché non guardarla:

  • Il tema che viene affrontato è delicato e difficile. Se non ve la sentite di ascoltare una storia piena di dolore è meglio che non la seguiate

Pagina ufficiale: https://www.sho.com/patrick-melrose

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/PatrickMelrosefilm/

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/programma/intrattenimento/fiction/patrick-melrose-_608904.shtml

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La serie TV che ti sei perso…

Dexter

Lo scorso venerdì vi ho parlato di Prison Break, un prodotto che ho iniziato quasi per caso e che è prepotentemente entrato a far parte del ristretto gruppo delle mie serie TV preferite. La serie di cui vi voglio parlare oggi rientra nella stessa categoria. Se per Prison Break la scoperta è stata casuale e l’amore è stato a prima vista, con Dexter è stato diverso, sapevo bene di cosa parlava e il prodotto mi aveva sempre incuriosita ma ci ho messo un po’ a iniziarlo perché temevo che fosse troppo cruento e anche un po’ ripetitivo. La verità è che esistono prodotti ben più macabri e cruenti di Dexter e che sebbene in qualche modo la serie ripeta sempre lo stesso schema trova il modo di non risultare mai banale e uguale a se stessa. Le otto stagioni scorrono veloci e mantengono vivo l’interesse dello spettatore. I personaggi sono ben caratterizzati e rimangono impressi nella memoria. È incredibile come sia facile per lo spettatore empatizzare e tifare per il serial killer, Dexter Morgan, attraverso le puntate. L’attore Michael C. Hall che lo interpreta è fantastico nel ruolo e sebbene vi consigli sempre di vedere i prodotti, sia televisivi che cinematografici, in lingua originale, in questo caso devo fare una menzione particolare per il doppiatore italiano di Dexter. Loris Loddi, attraverso la sua meravigliosa voce accattivante, agghiacciante e sensuale allo stesso tempo, cattura tanto quanto (se non di più, in alcun occasioni, a parer mio) la voce dell’interprete originale. Probabilmente la sua intonazione è portata ad accompagnare personaggi estremi di cui non si può fare a meno – infatti, sempre per citare Prison Break è la voce italiana di T-Bag.

Il film che ti sei perso...

Breve riassunto:

Dexter Morgan, adottato all’età di tre anni, lavora per la polizia scientifica di Miami, insieme alla sorellastra Debra, agente di polizia. Il lavoro di Dexter consiste nell’analizzare le tracce ematiche. In apparenza tranquillo, schivo e riservato, il tecnico scientifico nasconde un inconfessabile e impensabile segreto: in realtà è un serial killer. Rimanendo fedele alla promessa fatta al padre adottivo, l’unico che aveva capito le tendenze del figlio, Dexter uccide solamente secondo un codice morale ben preciso. Assassini, stupratori, pedofili e tutte le perone che rappresentano una minaccia per la società. Sono loro le vittime designate di Dexter Morgan.

Perché guardarla:

  • La trama è decisamente fuori dall’ordinario
  • I personaggi ricorrenti sono ben caratterizzati e creano un quadro ben preciso attorno all’indiscusso ed enigmatico protagonista
  • La serie è terminata per cui non c’è bisogno di attendere mesi o anni per arrivare alla conclusione

Perché non guardarla:

  • Se siete deboli di stomaco o particolarmente suscettibili Dexter non è la serie adatta a voi
  • Sono 12 puntate a stagione. Per un totale di 96 episodi da circa 50 minuti l’una

Pagina ufficiale: https://www.sho.com/dexter

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/dexter/

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/box-sets/dexter.html

Graphic Cinema

Le trame dei film si dividono in due tipologie, esistono le sceneggiature originali e quelle non originali. All’interno di quelle non originali le fonti a cui le narrazioni attingono sono le più disparate. Alcune pellicole si ispirano a romanzi, altri a eventi realmente accaduti, certi prendono spunto dall’infinito mondo dei fumetti e una piccola parte di questi ultimi sono tratti da una particolare categoria di fumetti: le grapich novel, o come sono meglio conosciute in Italia, i romanzi grafici o romanzi a fumetti. Questa tipologia si differenzia dagli altri fumetti per alcune peculiari caratteristiche. Come ben sapete questo blog si occupa di film, serie televisive e attori, per cui non è la sede giusta per analizzare questa tipologia di fumetto nel suo specifico, anche perché ammetto che non sono nemmeno in grado di farlo. Tuttavia questo genere di narrazione ha dato la possibilità di creare interessantissime pellicole che, attingendo a questo mondo meraviglioso e ben caratterizzato, sono risultate vincenti sotto molteplici punti di vista. Come spesso accade, anche oggi ho deciso di suggerirvi tre titoli che hanno un solo filo conduttore – in questo caso la sceneggiatura non originale che si ispira appunto alle graphic novel.

Il più famoso dei tre è certamente Sin City. Questa pellicola del 2005, suddivisa in tre episodi e diretta da tre registi differenti, vive in bilico tra il mondo del cinema e quello dei fumetti. La narrazione, la fotografia, la recitazione e il montaggio seguono più le regole della carta stampata che del cinema. E questo funziona. Funziona eccome. Il risultato è qualcosa di unico, perfettamente riconoscibile. Il film è stato girato in digitale e le ambientazioni sono quasi tutte virtuali ma questa scelta registica non dona un senso di falsa realtà ma crea l’incrocio perfetto tra cinema e graphic novel.

Il secondo dei tre film che voglio suggerirvi in questo articolo è un titolo che vi ho già consigliato in altre due occasioni (La spia che ti sei perso e James McAvoy). Il lungometraggio in questione è Atomic Blonde del 2017, in cui la bellissima protagonista è la magnetica Charlize Theron. Nel caso non lo aveste ancora visto, mi limito a dire che ritengo che questa sia un’altra interessante pellicola che non andrebbe persa ma che, anzi, merita di essere vista. Non solo per la regia, la trama e la recitazione ma anche per l’incredibile colonna sonora.

Il film che ti sei perso...

L’ultimo titolo che suggerisco oggi è un altro film ampiamente visto e conosciuto. 300. Questo lungometraggio è stato oggetto di numerosi elogi ed è anche ormai famoso per la celebre esclamazione “Questa è Sparta!”. Confesso di aver visto questa pellicola solo un paio d’anni fa perché prima pensavo, erroneamente, che fosse un prodotto poco interessante. È sempre bello ricredersi, soprattutto quando alla fine della visone si rimane felicemente colpiti. La fotografia, l’intero film lascia senza parole, incanta, tiene lo spettatore davanti allo schermo e lo conquista, dall’inizio alla fine. Non fate l’errore che ho fatto io, pensando che 300 sia un film poco degno di nota. Al contrario, la pellicola diretta da Zack Snyder è assolutamente imperdibile, soprattutto se vi interessano i prodotti un po’ diversi dal solito, che colorano la storia della cinematografia con entusiasmanti trovate.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sin City, Robert Rodriguez, Frank Miller, Quentin Tarantino, 2005
  • 300, Zack Snyder, 2007
  • Atomic Blonde, David Leitch, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

Atomic Blonde                                           300

I padri del cinema

Il cinema non è solo intrattenimento. A volte è pura arte, altre volte insegna e in alcune occasioni può svolgere entrambi i ruoli. I film possono essere come una persona reale, che una volta incontrata, regala delle perle di saggezza e ci lascia un dolce ricordo. I titoli che vi voglio consigliare oggi sono questo: arte, intrattenimento e insegnamento. Il volto della pellicola sono i visi dei personaggi maschili. Il film è come un padre, che attraverso le meravigliose figure che vengono portate sul grande schermo, insegna qualcosa al proprio spettatore. Il fil rouge che collega questi lungometraggi è l’assenza della figura paterna biologica ma la sua presenza nell’anima e nello spirito di personaggi magnetici.

Non serve essere il padre biologico di qualcuno per lasciare il proprio ricordo, il proprio retaggio. Si può ricoprire la figura di padre in molteplici modi e una delle più poetiche e incredibili versioni che il cinema ci ha regalato di questa figura è quella interpretata da Philippe Noiret, nel film Il postino. Questa romantica, toccante e poetica pellicola del 1994 è anche l’eredità che lascia Massimo Troisi al mondo – morto poco dopo la fine delle riprese. Il film è una vera perla. Le interpretazioni sono delicate, toccanti e profonde (Troisi ha ricevuto una candidatura postuma al premio Oscar), la colonna sonora è curata mentre la regia, la fotografia e il montaggio contribuiscono a creare un film che, almeno una volta nella vita, va visto. Questo lungometraggio lascia una doppia eredità allo spettatore, a causa della prematura morte di Troisi e si vela ancora più di malinconia e poesia. Senza nulla togliere al ricordo e alla bravura dell’attore italiano, bisogna rimarcare che il personaggio di Noiret, il quale interpreta il grande Pablo Neruda, da vita a una pellicola piena di sentimento e meraviglia.

C’è un altro grande capolavoro della nostra storia del cinema, che vi ho già consigliato nel mio articolo Quando il cinema mostra il cinema, che porta sul grande schermo il tema dell’assenza del padre biologico e della sua ritrovata figura in una guida spirituale. Padre, amico, guida ed esempio di vita. Si torva tutto questo nell’incredibile film diretto da Giuseppe Tornatore, Nuovo Cinema Paradiso. Siccome vi ho già suggerito questo titolo non mi dilungo oltre e passo al terzo film che vorrei consigliarvi oggi, in cui si assiste alla sostituzione della figura paterna, nel caso ve lo foste perso…

Il film che ti sei perso

È difficile che questo capolavoro ve lo siate perso, è un film osannato e che viene citato molte volte. Sto parlando di Dead Poets Society, conosciuto in Italia come L’attimo fuggente. Anche questa pellicola, come nel caso del primo titolo che vi ho suggerito, si vela di una malinconia ancora maggiore dal momento che il compianto Robin Williams non è più tra di noi. L’attore americano ha dato vita a un personaggio iconico, meraviglioso e immortale. Il professor John Keating veste il ruolo di padre per un’intera classe di giovani e promettenti ragazzi. Uno in particolare lo prende come modello e lo segue, nonostante tutti i divieti e le rigide regole che gli vengono imposte dal padre biologico. Nel caso non aveste visto questo film non racconto altro e vi dico solo che in questa pellicola, Robin Williams è una perfetta figura paterna. Il mondo del cinema è legato a doppio filo con questo incredibile attore, poiché anche in un’altra occasione assistiamo alla trasformazione di Robin Williams in un padre che insegna, si prende cura e che trasmette saggezza e  dispensa consigli. L’altro grande titolo a cui mi sto riferendo è Good Will Hunting, conosciuto in Italia semplicemente come Will Hunting – Genio ribelle.

Se avete voglia di un po’ di malinconia e di assistere a una grande interpretazione, di godervi una pellicola famosa e osannata (a ragion veduta) e cercate una figura paterna cinematografia degna di essere ricordata, allora vi consiglio di vedere uno di questi titoli che vi ho appena suggerito.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Nuovo Cinema Paradiso, Giuseppe Tornatore, 1988
  • Dead Poets Society, Peter Weir, 1989
  • Il postino, Michael Radford, 1994
  • Good Will Hunting, Gus Van Sant, 1997

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky On Demand:

Good Will Hunting

Jeremy Renner

Jeremy Renner

Siamo già al secondo appuntamento con la nuova rubrica, inaugurata la settimana scorsa con l’articolo dedicato a Nicole Kidman. Oggi vorrei dedicare questo spazio a un attore che trovo assolutamente fantastico e che amo seguire in tutte le sue interpretazioni – confesso di aver visto praticamente tutta la sua filmografia! Jeremy Renner è famoso ai più per il suo ruolo di Clint Barton, alias Occhio di Falco, nella fortunata serie di film della Marvel Cinematic Universe. Mi sono avvicinata anch’io a questo grandissimo artista attraverso i film della Marvel e poi me ne sono innamorata attraverso altri ruoli. Credo che Renner sia uno degli attori più bravi e interessanti che ci siano al momento nel panorama internazionale. Attore incredibile e cantante talentuoso. Renner gioca con la sua voce, non solo quando recita ma anche quando canta e attraverso la musica recita. Se volete avvicinarvi a questo artista vi consiglio di vederlo in lingua originale – sebbene, lo ammetto, sia abbastanza arduo capirlo se non masticate abbastanza bene l’inglese. Ma se farete come me, e inizierete a seguirlo nelle sue interpretazioni originali non saprete più tornare indietro.

Questo straordinario attore mi ha abbagliata un giorno come un altro e da allora mi ha catturata completamente. Pesate che quando sono venuti a girare Avengers: Age of Ultron qui in Italia, in Valle d’Aosta, quella meravigliosa donna che è mia mamma, insieme a mia zia, ha deciso di accompagnarmi per una gita di un giorno (abito in Piemonte per chi non lo sapesse) e mi ha portata a vedere il set. La mia giornata sarebbe potuta essere magnifica già così ma quando, inaspettatamente, ho visto passarmi davanti proprio Jeremy Renner, in costume da Occhio di Falco, beh mi sono mancate le parole e… si, non ho una foto o altro ma porto nel cuore il ricordo di aver visto uno dei miei (tanti) attori preferiti passarmi davanti in tutto il suo splendore.

Ok, appurato che sono lievemente di parte quando parlo di questo attore californiano, cerchiamo di tornare ad analizzare Jeremy Renner attraverso le pellicole che hanno esaltato le sue incredibili doti di attore. I primi film che mi viene da suggerire a chiunque voglia avvicinarsi e conoscere meglio l’artista che è Renner sono indubbiamente The Hurt Locker (lungometraggio che vi ho già consigliato nel mio post Quando il cinema è Donna) e The Town, film per i quali è stato candidato al premio Oscar. Pellicole drammatiche, ruoli crudi e potenti. Renner sa essere un Vendicatore che lotta per il bene tanto quanto un uomo forte, crudele e terrificante. Ne da prova anche nelle pellicole North Country e in quella che l’ha lanciato nel panorama mondiale Dahmer.

Jeremy Renner sa incutere timore, rispetto e odio per poi passare a ruoli in cui suscita una risata attraverso la sua mimica e le sue battute. È un attore che non si risparmia e partecipa a pellicole in cui la fisicità e le scene d’azione hanno ruoli dominanti – Mission Impossible, Hansel & Gretel: Witch Hunters, S.W.A.T. e altri… Ma sa anche essere un’ottima spalla, come accade nel meraviglioso e suggestivo film, diretto da Denis Villeneuve, Arrival, in cui è un ottimo attore non protagonista, accanto alla sempre bravissima Amy Adams. Con la Adams aveva già collaborato nell’incredibile pellicola American Hustle, film incredibile anche per il ricco cast, che vanta tra i nomi illustri l’immenso Christian Bale.

Renner, in sintesi, passa da ruoli marginali e di supporto a pellicole in cui lui è l’indiscusso protagonista. Ambiguo, spietato, crudele o buono. Jeremy Renner salta con facilità da un ruolo a un altro e attraverso le sue interpretazioni da sempre prova di grande e indiscusso talento.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Dahmer, David Jacobson, 2002
  • The Town, Ben Affleck, 2010
  • American Hustle, David O. Russel, 2013
  • Arrival, Denis Villeneuve, 2016
  • Lo sapete, sono un appassionata del genere: uno qualunque o, meglio ancora tutti, i film della Marvel Cinematic Universe

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky On Demand:

Arrival

La serie TV che ti sei perso…

Il miracolo

Mi ritrovo spesso a parlare di film ma soprattutto di serie televisive di produzione anglosassone. Come ho già avuto modo di spiegarvi, attraverso il mio post Altri cambiamenti in arrivo, apprezzo moltissimo i prodotti stranieri per via della recitazione che reputo davvero meravigliosa. Tuttavia non dimentico di guardare e di valutare positivamente alcuni prodotti italiani. Oggi vorrei quindi portare alla vostra attenzione una serie che potremmo considerare nuova – la prima puntata è andata in onda l’8 maggio 2018, di matrice italiana. Il miracolo è un prodotto interessante, diverso dal solito, ben diretto e interpretato, che porta lo spettatore a domandarsi continuamente come e dove porterà la conclusione. È una serie che non va spiegata e nella quale lo spettatore non deve soffermarsi sulle domande, che nascono spontaneamente durante la visione, ma procedere e andare avanti, seguendo il corso della storia. Come la vita, Il miracolo, non pretende di dare risposte a domande più grandi di noi ma offre solo la visione di uno spaccato di vita. I personaggi all’interno della serie televisiva si rapportano gli uni con gli altri e con il miracolo in differenti modi. Esattamente come accadrebbe nella vita reale, sono presenti gli scettici e i fedeli, coloro che cercano la redenzione e gli speculatori. La serie, che verte la sua trama attorno al ritrovamento di una statua della Madonna che improvvisamente inizia a piangere (incessantemente) lacrime di sangue, presenta le tante sfaccettature dell’animo umano. Gli attori entrano alla perfezione nel loro ruolo e portano avanti con convinzione e bravura sullo schermo lo shock e la fede, il timore e la reverenza.

Il miracolo_Sky

Breve riassunto:

Viene ritrovata, grazie a un operazione di polizia, all’interno di un covo della ‘ndrangheta, una statua della Madonna che piange lacrime di sangue. La polizia, un ristretto gruppo di studiosi e il Primo Ministro si ritrovano così a cercare di gestire e di comprendere se sia un trucco o un miracolo e di rapportarsi con esso di conseguenza. Cercando di mantenere il più totale riserbo con tutti coloro che li circondano.

Perché guardarla:

  • La serie è stata ideata dallo scrittore Niccolò Ammaniti – trama interessante, inusuale e differente dalle solite proposte
  • È un cast corale che funziona bene. Ogni personaggio porta in scena uno spaccato di vita differente
  • 8 puntate sono perfette. Non sono troppe e nemmeno poche. In 8 episodi i personaggi sono ben caratterizzati e la trama incuriosisce, stupisce e tiene agganciato lo spettatore allo schermo
  • Non dovete cercare una soluzione ma solo lasciarvi trasportare dalla trama

Perché non guardarla:

  • Non dovete cercare una soluzione ma solo lasciarvi trasportare dalla trama. Può essere un pregio per alcuni spettatori e un difetto per altri
  • Ancora in dubbio su una possibile seconda stagione

Pagina Facebook: https://www.facebook.com/IlMiracoloLaseriediNiccoloAmmaniti.TheMiracle/

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/box-sets/il-miracolo.html

Nicole Kidman

Nicole Kidman

La grandezza di un interprete è data, come tutte le cose della vita, anche dalla fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto ma una volta aperta la porta della fortuna, sta al vero artista essere in grado di scegliere quali ruoli lo porteranno verso l’immortalità che solo l’arte della recitazione sa donare. Oggi incomincio questa nuova rubrica, annunciata martedì scorso (Altri cambiamenti in arrivo), in cui analizzo un artista e attraverso alcune delle sue interpretazioni più riuscite, colgo l’occasione per suggerirvi un paio di titoli, nel caso, lo sapete, ve li foste persi… come sempre seguo la passione e apro questa nuovo appuntamento del mercoledì, dedicandolo alla mia attrice preferita: Nicole Kidman.

Straordinaria attrice, bellissima, elegante, bravissima a cantare, ballare e recitare. Mi ha conquistata attraverso il primo titolo che mi sento di consigliarvi, uno dei miei film preferiti, Moulin Rouge! Questa pellicola, diretta da Baz Luhrmann, credo che mostri al meglio tutti i talenti dell’attrice australiana. Cantante, ballerina, attrice. Dotata di un fascino elegante e sottile. Algida al punto da incutere un certo stato di riverenza ma intelligente abbastanza per mettersi in gioco. Voce soave e potente e, non dimentichiamolo, bellissima. Se esistesse la possibilità di essere un’altra persona, per la durata di un solo ruolo, sceglierei senza ombra di dubbio Nicole Kidman nelle vesti di Satine. So bene che questo non è il ruolo migliore né il personaggio più incredibile della storia del cinema eppure ogni volta che vedo quest’attrice, in questo film, vedo la massima espressione della bellezza femminile: talentuosa e letale nella sua bellezza.

La filmografia di Nicole Kidman è veramente nutrita e scegliere solo un paio di titoli da suggerirvi, basandomi sul suo indiscutibile talento, è davvero difficile. Sa passare da un ruolo apparentemente leggero, come quello di Satine, a uno drammatico, passa da film commerciali (e non sempre di buona qualità) a film cult diretti da registi unici e riconoscibili nello stile, come Stanley Kubrick (Eyes Wide Shut) o Lars Von Trier (Dogville), giusto per ricordare due nomi. Può passare dall’interpretare donne famose e iconiche, come Virginia Woolf (The Hours – ruolo che le è valso l’Oscar) o Diane Arbus (Fur: An imaginary portrait of Diane Arbus) a personaggi femminili delicati e dimessi, come accade nello splendido film The Human Stain, del 2003, il cui titolo italiano è La macchia umana.

Negli ultimi anni trovo che anche Nicole Kidman sia stata vittima del terrore che attanaglia quasi tutta Hollywood (e non solo), ovvero l’età che avanza e le rughe che iniziano a segnare il tempo che passa. Sebbene io la trovi sempre stupenda ammetto che era più bella e chiaramente più espressiva, quando non era ancora ricorsa a un aiuto esterno per sembrare più giovane – non che ne abbia mai avuto bisogno! Ma anche quando ha il viso marcatamente truccato e reso di plastica (dalla produzione intendo) riesce comunque a stupire e a guadagnarsi lodi e candidature ai vari premi, come accade per il film, diretto da Lee Daniels, The Paperboy.

So bene che avevo detto che avrei suggerito un paio di titoli ma come potete capire per un’attrice che ha una carriera così lunga e brillante, sia ben chiaro che anche la statuaria Nicole Kidman ha partecipato a film di dubbio spessore, è difficile poter limitare questa lista a pochi film. Tuttavia, come bene sapete, il mio amore per l’audiovisivo non si limita al cinema ma verte anche verso la serialità della televisione. In questo omaggio a Nicole Kidman non può mancare quindi una menzione al prodotto, che le è anche valso un Emmy Award, Big Little Lies. In questa serie c’è un vero tripudio di straordinarie attrici, la trama è avvincente, la regia è ben curata e la colonna sonora merita una menzione particolare. Nicole Kidman non spicca su tutte, credo infatti che ci sia un’ottima collaborazione tra le donne presenti ma, come sempre, risulta impeccabile e perfettamente credibile attraverso le fragilità e le emozioni che porta in scena. Prima dell’inizio della seconda stagione magari dedicherò un articolo, nella mia rubrica del venerdì (Cambiamenti in arrivo) a questa interessante serie televisiva. Per adesso concludo qui il mio primo articolo, dedicato a un singolo artista, sperando di avervi suggerito qualche titolo interessante o un nuovo punto di vista su questa grandissima interprete.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Moulin Rouge!, Baz Luhrmann, 2001
  • Dogville, Lars Von Trier, 2003
  • The Human Stain, Robert Benton, 2003
  • The Paperboy, Lee Daniels, 2012
  • Big Little Lies, Jean-Marc Vallée, 2017-

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky On Demand:

Big Little Lies

Il futuro è oggi

Uno dei più grandi filoni cinematografici di sempre è legato al tema del futuro. Scene che ci mostrano una realtà e un mondo in cui le tecnologie si sono sviluppate a tal punto che l’uomo è in grado di piegare quasi tutto al suo volere sono all’ordine del giorno. Quasi sempre però le pellicole che sono state ambientate in un prossimo futuro mostrano un mondo malato, lasciato andare e deteriorato a causa dell’egoismo, dall’ignoranza e dall’inquinamento creato dall’uomo. Questo genere di pellicole portano al loro interno un messaggio importantissimo: bisogna preservare il nostro pianeta terra, dobbiamo averne cura e preoccuparci tanto dell’oggi quanto del domani. Guardando solo avanti, pensando solo al futuro, dimenticandoci di guardarci attorno oggi, di curare chi ha bisogno di aiuto e vive accanto a noi non serve a nulla. Numerosi lungometraggi hanno cercato di trasmettere questo importantissimo messaggio nel corso della storia ma a conti fatti pare che non sia servito a molto. Molte volte abbiamo il grande vizio di sentire ma di non ascoltare, di vedere ma non di guardare. Senza scomodare i grandi nomi – come ad esempio il film cult del 1982 Blade Runner, ambientato in un futuro (nel 2019) distopico o il grande classico di Stanley Kubrick 2001: A Space Odyssey, che ho già citato nel mio primo post (L’occhio del cinema), oggi mi limiterò a menzionare tre film degli ultimi anni che ambientano la loro storia in un futuro non troppo lontano e non troppo distante da noi.

Il primo film di questa breve lista che mi sento di consigliarvi è Downsizing, diretto da Alexander Payne. Confesso che questa pellicola mi ha convinta a metà, credo però che il messaggio che porta con sé sia importantissimo e per questo motivo ve lo consiglio. Senza spoilerarvi nulla (come d’altronde faccio sempre) vi raccomando di guardare questo film concentrandovi di più sul corso degli eventi che influenzano il pianeta terra che sulla storia del protagonista, interpretato da Matt Damon, perché il vero messaggio di questa pellicola arriva da lì.

Downsizing

Le altre due pellicole che aggiungo a questa breve lista, il cui tema potrebbe essere riassunto più o meno così: “attenzione al presente se non volete rovinare il vostro futuro”, hanno colpito maggiormente la mia immaginazione. Uno è un lungometraggio animato del 2008, mentre l’altro è un film de 2013 con protagonista l’adrenalinico Tom Cruise. I due titoli in questione sono, rispettivamente, WALL•E e Oblivion, entrambe le pellicole affrontano, sebbene in modo differente la fragilità del pianeta terra. Il futuro che si prospetta in entrambi i casi è agghiacciane e terrificante, che sia a causa di un invasione aliena con la conseguente battaglia nucleare o dell’eccessivo inquinamento, il risultato non cambia. Sta a voi scegliere come preferite prendervi due ore per considerare come stiamo trattando questo nostro meraviglioso pianeta, se attraverso un lungometraggio animato o un film d’azione.

Oggi ho scelto di consigliare questi tre titoli ma i film che affrontano il delicato ed essenziale tema di come stiamo distruggendo e dando per scontato il nostro pianeta sono numerosi. Tra questi c’è anche l’interessantissimo (e per nulla noioso, fidatevi!) documentario Before the Foold, che ha come voce narrante quella di Leonardo Di Caprio. Ho già consigliato questa pellicola nel mio articolo DocumentiAMOci dedicato al mondo dei documentari per cui non mi dilungherò oltre. Credo che tra una pellicola romantica e una fantasy, una horror e una commedia tutti noi dovremmo considerare l’importanza di ricordarci di quando in quando, attraverso un film, l’importanza della necessità di prenderci cura del nostro prossimo e del pianeta terra.

Nel caso te lo fossi perso…

  • WALL•E, Andrew Stanton, 2008
  • Oblivion, Joseph Kosinski, 2013
  • Downsizing, Alexander Payne, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

Oblivion

Downsizing

Sul ring come nella vita

Tutti i film che ruotano attorno a una vicenda sportiva parlano in qualche modo di rinascita. Di una caduta e di una risalita. Tutti. I lungometraggi che trattano della parabola della vita, intesa come una sfida, che viene paragonata a una preparazione atletica, sono quelli in cui lo sport in questione è la boxe. Il ring è la perfetta rappresentazione della vita nella sua massima disperazione. Ma dalla disperazione ci si può anche rialzare e scoprire di essere più forti e migliori di quello che si credeva all’inizio. Sono numerosi i film che ruotano attorno all’affascinante sport della boxe e, come spesso accade nel mio blog, ho deciso di concentrarmi su tre pellicole degli ultimi anni, che in qualche modo, mi hanno colpita e che allo stesso tempo, pur trattando dello stesso argomento, lo affrontano in tre differenti maniere narrative.

La leggenda della boxe

Nel film del 2001, diretto da Michael Mann la leggenda in questione è niente meno che il grande Muhammad Ali, nato Cassius Clay. L’interpretazione del protagonista è lasciata al mitico Will Smith che nell’impersonare una delle maggiori leggende di questo sport non sfigura, ma anzi da prova di una magistrale interpretazione, che gli è anche valsa la candidatura all’Oscar nel 2002. Questo film non racconta solo di una battaglia, combattuta sul ring, ma di una lotta continua che è dura e crudele tanto sul quadrato quanto fuori da esso. La battaglia è sulle strade, negli animi delle persone, che portano i segni della loro personale guerra sui loro visi e corpi. La sfida che affronta Ali non è solo fisica ma anche morale e spirituale. Attraverso il film di Mann lo spettatore affronta il percorso difficile che ha dovuto scalare Muhammad Ali attraverso gli anni, sia fuori che dentro il ring. La pellicola è una rappresentazione dura, crudele e realistica, in cui le interpretazioni degli attori regalano allo spettatore una visione unica e differente dei classici film incentrati sul mondo della boxe. La lotta a cui assistiamo è esattamente come nella vita di tutti i giorni: incessante, difficile e piena di ostacoli ma grazie alla tenacia e all’ostinazione anche ricca di soddisfazioni e, alla fine del film, lo spettatore non potrà fare a meno di gridare insieme al pubblico il nome di Ali, che l’ha fatto soffrire, cadere, sperare e rialzarsi insieme a lui.

La chiave femminile

Nel 2005 esce il film di Clint Eastwood dedicato a questo meraviglioso sport. Pellicola che solo in apparenza sembra essere dolce e delicato, proprio per via della scelta della protagonista ma che in realtà si rivela essere duro e crudo. Million Dollar Baby affronta svariati temi delicati, tra i quali la solitudine e la fede. Se il film di Mann, Ali, sembra voler essere un racconto e una parabola della vita di un uomo straordinario e che ha reso ancora più straordinario lo sport della boxe, la pellicola di Eastwood è la rappresentazione della vita nella suo massimo punto di dolore. Questo è un film intelligente, coraggioso, a tratti poetico e in altri momenti decisamente crudele. È una di quelle pellicole che meritano di essere viste almeno una volta nella vita perché alla fine della visione è praticamente impossibile rimanerne immuni. Million Dollar Baby lascia qualcosa allo spettatore, una sensazione che colpisce il cuore e che lo rende un film memorabile.

La lotta

Nel 2010 è uscito The Fighter, è una pellicola che personalmente ho adorato. A parer mio, è il perfetto film sul mondo della boxe: il cast è magnifico, la trama è curata ed è interessante (è tratto da una storia vera) e le lotte sul ring sono coinvolgenti e intense. Come per le pellicole che ho nominato prima, anche questo prodotto, diretto da David O. Russell, è stato candidato a numerosi premi – tra le varie nomination l’immenso Christian Bale e l’attrice Melissa Leo si sono portati a casa l’Oscar come migliore attore e attrice non protagonista, per la loro interpretazione. Mark Wahlberg, che interpreta il protagonista Micky Ward, è anche il produttore di questa interessante e curata pellicola. L’allenamento e la trasformazione fisica degli attori è solo un piccolo specchio che riflette il tempo che è stato impiegato per creare e portare a termine questa interessante pellicola sul mondo della boxe.

Come per il mio ultimo articolo, La spia che ti sei perso, anche oggi ribadisco che questi tre film che ho consigliato sono, a parer mio, tutti validi, con un loro valore estetico, una loro identità ben precisa e una chiave di lettura differente.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Ali, Michael Mann, 2001
  • Million Dollar Baby, Clint Eastwood, 2004
  • The Fighter, David O. Russell, 2010

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky Cinema Italia:

The Fighter

La serie TV che ti sei perso…

Big Love

Esistono diversi generi che donano alle serie televisive una propria identità ma alcuni prodotti riescono a risultare assolutamente unici. La loro unicità li rende magnetici, riconoscibili e memorabili. La serie che ho deciso di consigliare oggi fa parte di questo raro e incredibile gruppo. Big Love è una serie targata HBO di cinque stagioni, andata in onda per la prima volta nel 2006. Lo so che spesso si dice che, all’interno di un prodotto televisivo, una puntata tira l’altra ma fidatevi se vi dico che in questo caso la frase è assolutamente vera. La storia è incredibile, provocatoria, inusuale (a dir poco), i personaggi sono ben caratterizzati, gli attori sono decisamente all’altezza del loro ruolo e le cinque stagioni filano via che è un piacere. La curiosità di un mondo così diverso dal nostro, al contempo così verosimile, incuriosisce lo spettatore a tal punto che non vuole più smettere di entrare all’interno, o meglio, di restare sulla soglia della porta di casa della famiglia di Bill Henrickson e di osservarla attentamente dallo spioncino. Gli attori, dicevo, sono memorabili e bravissimi e prima di procedere con un ulteriore breve analisi della trama e dei pro e contro che possono invogliare a seguire o meno questa storia, sento la necessità di ricordare il capo famiglia, Bill, interpretato dal talentuosissimo Bill Paxton, che ci ha lasciati lo scorso anno all’età di sessantun anni. La sua bravura resterà immortale, insieme al suo nome, non solo per questo suo ruolo ma anche per altri grandi personaggi che ha impersonato e che l’hanno reso celebre.

Bill Paxton_Big Love

Breve riassunto:

Bill Henrickson è un amorevole marito e padre di famiglia. Conduce una normale vita, alternando i momenti lavorativi a quelli famigliari: ma la sua normalità finisce esattamente qui, dove incomincia. Bill infatti è nato in una comunità poligama e la sua famiglia è composta da tre, tanto amorevoli quanto differenti, mogli e da sette figli. La serie segue le vicende di questa normale atipica famiglia che vive nascondendosi e che, sebbene abbia deciso di vivere in una cittadina americana, mantiene alcune relazioni, a dir poco conflittuali, con la comunità poligama e mormona di Juniper Creek.

Perché guardarla:

  • La storia è unica, decisamente atipica e diversa dal solito
  • Il cast funziona alla perfezione
  • Nonostante le diversità, i problemi che devono affrontare quotidianamente i membri della famiglia sono comuni a tutti noi e per questo il prodotto è facilmente fruibile. Chiunque si può identificare in uno o più personaggi della serie
  • Le puntate per ogni stagione non superano mai i 12 episodi e per questo non sono infinite e impossibili da guardare

Perché non guardarla:

  • Se non avete voglia di confrontarvi con una realtà, sebbene fittizia, decisamente diversa e atipica dalla vostra allora lasciate perdere
  • Come ogni serie parte da un punto per poi espandersi, arricchendo la storia e aggiungendo personaggi nuovi, questo ad un certo punto della trama potrebbe risultare un po’ troppo eccessivo e surreale. Tuttavia la storia si riprende e torna a un livello più verosimile

Pagina ufficiale: https://www.hbo.com/big-love

Sito facebook: https://www.facebook.com/biglove/?ref=br_rs

In questo momento puoi trovare questa serie su Sky On Demand:

http://guidatv.sky.it/guidatv/sky-on-demand/box-sets/big-love.html