Nicole Kidman

Nicole Kidman

La grandezza di un interprete è data, come tutte le cose della vita, anche dalla fortuna di essere al posto giusto nel momento giusto ma una volta aperta la porta della fortuna, sta al vero artista essere in grado di scegliere quali ruoli lo porteranno verso l’immortalità che solo l’arte della recitazione sa donare. Oggi incomincio questa nuova rubrica, annunciata martedì scorso (Altri cambiamenti in arrivo), in cui analizzo un artista e attraverso alcune delle sue interpretazioni più riuscite, colgo l’occasione per suggerirvi un paio di titoli, nel caso, lo sapete, ve li foste persi… come sempre seguo la passione e apro questa nuovo appuntamento del mercoledì, dedicandolo alla mia attrice preferita: Nicole Kidman.

Straordinaria attrice, bellissima, elegante, bravissima a cantare, ballare e recitare. Mi ha conquistata attraverso il primo titolo che mi sento di consigliarvi, uno dei miei film preferiti, Moulin Rouge! Questa pellicola, diretta da Baz Luhrmann, credo che mostri al meglio tutti i talenti dell’attrice australiana. Cantante, ballerina, attrice. Dotata di un fascino elegante e sottile. Algida al punto da incutere un certo stato di riverenza ma intelligente abbastanza per mettersi in gioco. Voce soave e potente e, non dimentichiamolo, bellissima. Se esistesse la possibilità di essere un’altra persona, per la durata di un solo ruolo, sceglierei senza ombra di dubbio Nicole Kidman nelle vesti di Satine. So bene che questo non è il ruolo migliore né il personaggio più incredibile della storia del cinema eppure ogni volta che vedo quest’attrice, in questo film, vedo la massima espressione della bellezza femminile: talentuosa e letale nella sua bellezza.

La filmografia di Nicole Kidman è veramente nutrita e scegliere solo un paio di titoli da suggerirvi, basandomi sul suo indiscutibile talento, è davvero difficile. Sa passare da un ruolo apparentemente leggero, come quello di Satine, a uno drammatico, passa da film commerciali (e non sempre di buona qualità) a film cult diretti da registi unici e riconoscibili nello stile, come Stanley Kubrick (Eyes Wide Shut) o Lars Von Trier (Dogville), giusto per ricordare due nomi. Può passare dall’interpretare donne famose e iconiche, come Virginia Woolf (The Hours – ruolo che le è valso l’Oscar) o Diane Arbus (Fur: An imaginary portrait of Diane Arbus) a personaggi femminili delicati e dimessi, come accade nello splendido film The Human Stain, del 2003, il cui titolo italiano è La macchia umana.

Negli ultimi anni trovo che anche Nicole Kidman sia stata vittima del terrore che attanaglia quasi tutta Hollywood (e non solo), ovvero l’età che avanza e le rughe che iniziano a segnare il tempo che passa. Sebbene io la trovi sempre stupenda ammetto che era più bella e chiaramente più espressiva, quando non era ancora ricorsa a un aiuto esterno per sembrare più giovane – non che ne abbia mai avuto bisogno! Ma anche quando ha il viso marcatamente truccato e reso di plastica (dalla produzione intendo) riesce comunque a stupire e a guadagnarsi lodi e candidature ai vari premi, come accade per il film, diretto da Lee Daniels, The Paperboy.

So bene che avevo detto che avrei suggerito un paio di titoli ma come potete capire per un’attrice che ha una carriera così lunga e brillante, sia ben chiaro che anche la statuaria Nicole Kidman ha partecipato a film di dubbio spessore, è difficile poter limitare questa lista a pochi film. Tuttavia, come bene sapete, il mio amore per l’audiovisivo non si limita al cinema ma verte anche verso la serialità della televisione. In questo omaggio a Nicole Kidman non può mancare quindi una menzione al prodotto, che le è anche valso un Emmy Award, Big Little Lies. In questa serie c’è un vero tripudio di straordinarie attrici, la trama è avvincente, la regia è ben curata e la colonna sonora merita una menzione particolare. Nicole Kidman non spicca su tutte, credo infatti che ci sia un’ottima collaborazione tra le donne presenti ma, come sempre, risulta impeccabile e perfettamente credibile attraverso le fragilità e le emozioni che porta in scena. Prima dell’inizio della seconda stagione magari dedicherò un articolo, nella mia rubrica del venerdì (Cambiamenti in arrivo) a questa interessante serie televisiva. Per adesso concludo qui il mio primo articolo, dedicato a un singolo artista, sperando di avervi suggerito qualche titolo interessante o un nuovo punto di vista su questa grandissima interprete.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Moulin Rouge!, Baz Luhrmann, 2001
  • Dogville, Lars Von Trier, 2003
  • The Human Stain, Robert Benton, 2003
  • The Paperboy, Lee Daniels, 2012
  • Big Little Lies, Jean-Marc Vallée, 2017-

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

     Sky On Demand:

Big Little Lies

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Un film per la notte di Halloween

Tra due giorni sarà Halloween e in occasione di questa notte da brivido ho deciso di dedicare questo articolo a quelli che sono in cerca di un film all’altezza della serata. Credo che il genere più adatto sia l’horror. I lungometraggi che rientrano in questa categoria sono tantissimi, quindi ho pensato di scegliere un titolo abbastanza recente – 2014. Questa pellicola è stata acclamata dal pubblico, dalla critica e dal maestro indiscusso del terrore, Stephen King. Se volete sapere cosa ne penso, vi confesso che alla fine della visione ero abbastanza inquietata. Mentre molte pellicole appartenenti a questo genere non mi scalfiscono e le trovo abbastanza banali e scontate, questo lungometraggio invece è riuscito a rimanermi in testa. Il film in questione è Babadook e come tutti gli horror ben riusciti parte da una trama estremamente semplice (alcuni potrebbero definire quasi banale): madre e figlio, soli, a casa, in compagnia di un libro, la cui copertina di per sé è già abbastanza terrificante. Penso che per consigliare un film del genere meno si dice e meglio è, per questo motivo non mi dilungherò oltre e non vi dirò nient’altro. A voi la scelta se provare a guardarlo o meno.

Babadook_film

Credo di aver già affermato che trovo i thriller estremamente più inquietanti di tanti horror. Un film che vuole colpire lo spettatore deve vivere all’interno di queste due categorie, fare paura e al contempo creare uno stato d’ansia costante, che deriva dall’attesa di qualcosa o qualcuno che dovrebbe o potrebbe arrivare. Uno dei miglior film che appartengono a questo genere, a parer mio, è The Shining. Questo classico, uscito nel 1980, non solo è il mio film preferito del regista Stanley Kubrick ma è anche uno degli horror più acclamati di sempre. Se per questo Halloween avete deciso di rimanere a casa e di torturarvi con un horror ben fatto non avete bisogno di cerare le ultime uscite. I grandi classici funzionano sempre e comunque.

Se siete in cerca invece di un film più nuovo, considerato comunque ormai un vero “imperdibile”, allora vi suggerisco The Village di M. Night Shyamalan. Siccome ho già analizzato e consigliato questo riuscitissimo thriller in un mio articolo precedente (3 atti, un inganno) non aggiungo altri commenti e vi invito ad andare a leggere il mio post di qualche mese fa, nel caso ve lo foste perso… Se l’horror non è proprio il genere adatto a voi ma cercate comunque il brivido del thriller e dell’inquietudine, allora vi propongo un titolo che amo guardare e riguardare, non solo la notte di Halloween: Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles. Anche questo titolo l’ho già suggerito in passato ma come ben sapete amo questa creatura mitologica, terrificante e seducente al tempo stesso. Se il film con Brad Pitt e Tom Cruise non fa al caso vostro ma volete rimanere all’interno del mondo vampiresco potete andare a rileggere il mio post Vampiri: la memoria del tempo oppure andare a dare uno sguardo all’articolo che ho scritto, in occasione dell’anniversario dell’uscita del libro Dracula, per la rivista Movie Magazine Italia: Dracula compie 121 anni: film e serie tv che hanno raccontato i mito.

Vampiri, horror e thriller sono ancora troppo eppure non volete rinunciare al film che in qualche modo celebri la notte di Halloween? L’ultimo titolo che vi suggerisco è Coco. Non storcete il naso per il fatto che all’interno di un articolo, dedicato ai film da vedere il 31 ottobre, inserisco un film animato targato Disney. Coco è un vero capolavoro e uno spettacolo per gli occhi, la trama è avvincente e interessante e questo film, più di tutti gli altri finora elencati, rappresenta alla perfezione cosa significa veramente la notte in cui il mondo dei vivi si intreccia con quello dei morti.

Coco_Disney

Nel caso volgiate uscire e travestirvi da strega questo Halloween vi indirizzo all’articolo che ho scritto la settimana scorsa per Movie Magazine Italia: Halloween: consigli sul costume da strega attraverso i film e le serie TV più celebri. Se invece rimarrete a casa, in compagnia del divano e di un bel film spero di avervi suggerito qualche titolo interessante.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Shining, Stanley Kubrick, 1980
  • Interview with the Vampire: The Vampire Chronicles, Neil Jordan, 1994
  • The Village, M. Night Shyamalan, 2004
  • Babadook, Jennifer Kent, 2014
  • Coco, Lee Unkrich, Adrian Molina, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                              Netflix:

Interview with the Vampire                          Babadook

Coco

L’occhio del cinema

Il cinema è racconto, è visione. È un mezzo di comunicazione plurisensoriale, infatti coinvolge sia la vista che l’udito. Tuttavia, sebbene fin dagli esordi il cinema, anche quello muto (il primo film sonoro risale al 1927), sia sempre stato accompagnato da un sottofondo musicale, il primo senso che la macchina cinematografica va a toccare è quello visivo. Che sia un documentario, un’animazione o una pellicola d’azione, il cinema ha un solo intento: mostrare una storia. La racconta utilizzando come principale canale sensoriale la vista. L’occhio è il vero protagonista del mezzo cinematografico, ma l’occhio di chi? È lo spettatore il vero protagonista? Il protagonista del racconto, il regista o il cinema stesso? Prima di vedere i tre casi bisogna partire dal presupposto che il cinema che celebra se stesso, quello che conosce le potenzialità del mezzo cinematografico, è quello che gioca sapientemente con l’occhio e lo rende protagonista, attraverso interessanti espedienti cinematografici.

 

Figura 1
Fig. 1

L’occhio dell’attore è il protagonista. È il metodo attraverso il quale la storia si sviluppa partendo da un punto di vista interno al racconto. Ma esistono numerosi e interessanti film in cui un metodo, apparentemente semplice, di racconto riesce a trovare interessanti scelte registiche per rendere l’occhio il vero protagonista. Nel 2014 esce il film Lucy, diretto da Luc Besson, in questo lungometraggio, che parte dal presupposto che l’essere umano è in grado di utilizzare solo il 10% del proprio cervello, la protagonista Lucy, interpretata da Scarlett Johansson, assume per errore una quantità eccessiva di una nuova droga. Questa ha l’effetto di rendere la protagonista sempre più consapevole delle realtà che governano il mondo, e a mano a mano che il suo corpo assimila la droga, diventa sempre più intelligente e il suo cervello inizia a essere usato al pieno delle sue possibilità. Ma non è solo il cervello che racconta la storia, è anche l’occhio. L’occhio di Lucy, con l’aumentare delle sue percezioni, si modifica, cambia di colore e di forma, passa dall’essere un occhio umano a uno animale (fig. 1), per poi assumere una forma e un colore che rappresentano la piena conoscenza di sé e del mondo circostante. In questo caso il regista ha deciso di rendere visibile l’evoluzione dell’essere umano attraverso l’occhio della protagonista. La vista è essenziale al cambiamento, è essenziale tanto per la protagonista quanto per lo spettatore. La storia di Lucy è la storia dell’evoluzione dell’uomo, l’evoluzione del mondo in senso più ampio, e infine è anche l’evoluzione del film stesso.

L’occhio dello spettatore è il protagonista. In realtà l’occhio dello spettatore è sempre protagonista al cinema ma ci sono casi in cui, in alcune pellicole, la cosa è resa più evidente. È il caso del film The Truman Show. In questo film diretto da Peter Weir, il protagonista, interpretato da Jim Carrey, è la vittima inconsapevole di un grande show televisivo, creato appositamente per soddisfare gli spettatori e raccontare la vita dell’ignaro protagonista. Qui l’occhio dello spettatore cinematografico coincide con quello del pubblico televisivo fittizio (fig. 2). La regia televisiva viene affidata, non a caso, al regista, interpretato da Ed Harris, che porta l’emblematico nome di Christof. L’occhio viene quindi diretto da una doppia regia che viene affidata alle telecamere. Le macchine da presa e la regia sono l’occhio dello spettatore, che ha solo in apparenza quindi la possibilità di scegliere cosa vedere e cosa no, ma che in realtà è indirizzato e diretto da un occhio più consapevole, quello del regista.

L’occhio del cinema è il protagonista. Quando il cinema mette in scena una storia e allo stesso tempo racconta se stesso e celebra la visione nella sua più completa totalità, allora si è davanti a un capolavoro della storia del cinema. È il caso del film di Stanley Kubrick 2001: A Space Odyssey. Lo stesso regista afferma che il suo film è un’esperienza visiva. Il film racconta, si racconta, mette in scena la storia del mondo e dell’uomo. Lo spettatore non vede solo un film ma ne fa esperienza e la fa grazie e soprattutto alle immagini che si susseguono, anche se nei film di Kubrick la musica assume sempre una notevole importanza e la colonna sonora supporta le immagini al meglio. In questo capolavoro del cinema l’occhio dello spettatore rimane incollato davanti allo schermo, e il suo punto di vista coincide in alcuni momenti con quello dell’intelligenza artificiale HAL 9000 (fig. 3), creandogli anche volontariamente una sorta di disagio e fastidio visivo e psicologico.

Ogni inquadratura, di qualsiasi film, è studiata affinché lo spettatore si perda all’interno della storia del racconto. Ogni scena racconta qualcosa, e ogni storia raccontata ha un punto di vista. Lo spettatore può sempre osservare un film e domandarsi cosa racconti l’inquadratura e se dietro di essa si celi una visione più completa e complessa. I film sono l’arte del racconto e della visione. Sta allo spettatore, attraverso un’attenta osservazione, che può essere considerata una specie di gioco con il regista, riuscire a vedere non solo con i propri occhi ma andare oltre la semplice visione superficiale. La bellezza del cinema, per il suo pubblico, risiede nel saper e voler guardare attentamente.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • 2001: A Space Odyssey, Stanley Kubrick, 1968
  • The Truman Show, Peter Weir, 1998
  • Lucy, Luc Besson, 2014

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:

2001: A Space Odyssey

The Truman Show