Il fascino della Notte

Dopo la breve pausa estiva che mi sono presa, ho riaperto il mio blog con un articolo dedicato al magico, fantastico e bellissimo mondo dei lungometraggi che hanno come filo conduttore i supereroi. Nell’articolo Perché il mondo ha bisogno di Superman non ho analizzato, come di consueto, un paio di titoli ma ho voluto dedicare un breve omaggio al genere – che personalmente, ormai lo sapete, adoro. Alla fine dell’articolo avevo inoltre detto che avrei potuto dedicare un post a un singolo personaggio. Su suggerimento, o meglio, richiesta di una persona mi è stato consigliato di dedicare una breve analisi a una delle figure più iconiche di sempre: Batman.

Premetto che non posso scrivere un articolo dettagliato, analizzando per filo e per segno la caratterizzazione che nasce dal fumetto perché non sono così preparata, anche se confesso che vorrei esserlo. A tal proposito chiedo: tra di voi c’è per caso qualche appassionato che mi saprebbe consigliare un libro – possibilmente scritto in italiano, in cui si analizzando un po’ tutti i personaggi dei fumetti e le loro storie?

Il film che ti sei perso...

Confessate le mie lacune, possiamo procedere con l’analisi di uno dei primi supereroi, uno dei più oscuri e perennemente in bilico tra il senso di giustizia e la voglia di vendetta. Bruce Wayne, alias Batman, oltre ai famigerati fumetti vanta una serie di lungometraggi e serie televisive (animate e non). Personalmente ho sempre amato di più i film di Superman – Christopher Reeve per me non interpretava un ruolo, lui era quel personaggio! e la serialità dedicata a Batman. Posso affermare, con un certo orgoglio, che sono cresciuta a pane e cartoni animati. Uno dei miei preferiti era proprio la serie animata in cui l’uomo pipistrello era il protagonista. Mentre i film a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta creano un Batman (ci tengo a ribadire che l’opinione che sto lasciando è puramente personale) abbastanza piatto in cui i veri protagonisti sono gli antagonisti, recitati con un effetto caricaturale e marcato, la serie animata era più equilibrata. Batman era rigido , oscuro, enigmatico ma mai anonimo, almeno ai miei occhi di bambina. Oggigiorno se torno a guardare uno dei film diretti da Tim Burton, regista che ammiro e che apprezzo, o da Joel Schumacher, altro nome che ha diretto film a me cari, non riesco a provare la stessa emozione di quando guardo una pellicola, più datata ma meno finta, in cui il protagonista è Superman. Batman è il simbolo dell’uomo che per sconfiggere la paura usa la paura stessa. È l’uomo che non teme la sua oscurità ma che ne fa uso. Non è il simbolo del bene assoluto e nemmeno il cavaliere senza macchia – non per niente uno dei suo nomi è Cavaliere Oscuro! Nei passati lungometraggi mi è sempre sembrato una figura piatta e poco incisiva. Poi sono arrivati Nolan alla regia e Christian Bale dietro la maschera.

Ciò che i due hanno creato è stato qualcosa di unico. Paura, angoscia, oscurità, lotta tra male assoluto e male minore, un personaggio con una nuova e rinnovata profondità. I nemici erano affascinanti come sempre (come si può non menzionare il meraviglioso Heath Ledger) ma finalmente anche Batman aveva una sua identità. Caos e ordine, paura e disciplina, terrorismo e legge. Nella trilogia di Nolan non solo si assiste a un Batman complesso ma anche a dei film che possono avvicinare un pubblico che non mastica di supereroi.

Un altro lavoro che ho apprezzato molto e che riguarda l’affascinante Bruce Wayne è la serie televisiva Gotham, alla quale ho già dedicato una articolo. In questo caso trovo che la recitazione sia avallata da una regia che permette di essere sopra le righe senza sconfinare nella caricatura. Gli attori sono notevoli, alcuni nomi più di altri e se in alcune occasioni l’oscuro ma ancora adolescente Batman passa in secondo piano la storia non ne risente.

Tornando ai lungometraggi. Christian Bale ha passato il mantello a Ben Affleck il quale ha ricevuto un numero infinito di critiche e di elogi. Insomma, come sempre il pubblico si divide – per fortuna! Io faccio parte di quel gruppo che ha apprezzato Ben Affleck, certo, non recita come Bale ma non credo che abbia rovinato il volto di Bruce Wayne. Il suo è un Batman non giovanissimo ma pur sempre assolutamente affascinante, è arrabbiato e ha uno scontro (e che scontro) con il kryptoniano Superman. Ma voi per chi tifavate? Io chiaramente facevo orgogliosamente parte del partito pro Superman.

Perché la figura di Batman, sia in un film, in una versione animata o in una serie televisiva, piace sempre e comunque? Perché è l’uomo che affronta le decisioni che altri non sanno prendere. Perché è imperfetto eppure non lo si può non amare. Perché affronta il suo dolore con forza e i demoni del passato lo aiutano ad affrontare il presente. Poi ammettiamolo, tra tutte le macchine, le moto, gli aerei e le innumerevoli tecnologie che lo circondano come si fa a non pensare, almeno una volta, “wow, questo lo vorrei pure io!”? Batman che sia una figura di contorno o l’indiscusso protagonista, che sia all’inizio della sua carriera da supereroe mascherato o verso la fine, resta un indiscusso idolo. Perché è tutto quello che ho citato prima e molto altro. Perché… beh, perché è Batman!

Nel caso te lo fossi perso…

  • Batman: The Animated Series, 1992 – 1995
  • Batman Begins, Christopher Nolan, 2005
  • The Dark Knight, Christopher Nolan, 2008
  • The Dark Knight Rises, Christopher Nolan, 2012
  • Gotham, 2014 –

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Gotham

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L’arte di saper emozionare

Al mondo sono riconosciute sei tipi di belle arti: architettura, scultura, pittura, letteratura, musica e danza. Nel XX secolo a questo breve e prestigioso elenco si aggiunge una settima arte: il cinema.

La settima arte nasce il 28 dicembre del 1895. Il cinema non è solo un’arte ma anche un metodo di racconto. All’interno del processo di creazione di questo racconto ci sono innumerevoli figure che collaborano affinché il prodotto finale sia apprezzato dal pubblico. Prima che un film possa arrivare in sala deve quindi passare attraverso tre fasi: la pre produzione, la produzione e la post produzione. La prima concerne lo sviluppo delle idee e passa attraverso le case di produzione che devono decidere se e quanto investire nelle idee. Produttori, sceneggiatori e registi sono alcune delle figure chiave tra i primi protagonisti. La fase intermedia, quella di produzione, è quella in cui materialmente si gira il film: attori, registi, macchinisti, fonici, direttori della fotografia e tanti altri collaborano alla creazione fisica del prodotto film. La terza ed ultima fase coinvolge figure quali i montatori, gli onnipresenti registi e altri personaggi del mondo cinematografico che prendono parte a quella che può essere definita la parte conclusiva della creazione del prodotto filmico.

Al grande pubblico la maggior parte delle persone che concorrono a creare un film non sono note. Tra i nomi, invece, che vengono ricordati, spiccano quelli dei registi e degli attori. La figura dell’attore, alle volte, viene sottovalutata dagli spettatori. L’arte della recitazione non nasce con il cinema, ma con esso si sviluppa, si amplifica e trova nuovi e innovativi metodi di applicazione. Il più famoso sistema dedicato all’arte della recitazione è il metodo Stanislavskij, teorizzato dal omonimo creatore nella seconda metà dell’ Ottocento.

 

 

Actors Studio
Fig. 1

Il criterio fondamentale per valutare la bravura di un interprete, tanto cinematografico quanto teatrale, oggi come un tempo, è quello di riuscire a scatenare nel pubblico una reazione emotiva. L’arte della recitazione, nella cultura Occidentale, nasce all’incirca nel V secolo a.C. in Grecia. Il compito fondamentale dell’attore è sempre stato quello di saper manifestare gli atteggiamenti e le passioni che sono propri del personaggio che deve interpretare. Così come nella Grecia antica, anche oggi esistono diversi metodi utilizzati dagli attori per rappresentare ed evocare emozioni. Il metodo Stanislavskij trova un numeroso seguito tra gli attori cinematografici perché cerca un punto di equilibro tra una rappresentazione super-naturalistica e una basata esclusivamente sulle pose teatrali. Grazie a questo metodo per la prima volta il mondo del teatro, ed in seguito quello cinematografico, pensa all’educazione dell’attore. Si passa da una semplice osservazione e imitazione a una rielaborazione dei sentimenti. In sostanza, secondo questa teoria, affinché la performance dell’attore, tanto sul palcoscenico del teatro quanto sul set cinematografico, sia il più empatica possibile, l’attore deve agire, desiderare e pensare come il personaggio che interpreta, deve quindi immedesimarsi completamente. Al cinema l’attore ha il dovere non solo di ripetere meccanicamente le battute che gli sono state assegnate, ma anche e soprattutto di interpretare un ruolo, il suo ruolo. Questo sistema di recitazione, identificato oggi più semplicemente come il Metodo, è approdato ad Hollywood grazie all’avvento del cinema parlato e grazie alla conseguente migrazione (da New York alla calda e soleggiata California) dei suoi principali interpreti e insegnanti, sebbene la sua sede storica sia nata a New York (fig. 1). Ha conosciuto la fama grazie ai sui principali e famosi interpreti degli anni Cinquanta, come Marlon Brando, James Dean e Marylin Monroe. Nel film del 2011 My Week with Marylin si può osservare che la figura di Paula Strasberg, insegnate di recitazione, vive in stretto contatto con l’attrice protagonista proprio per aiutarla ad applicare le regole del Metodo.

Il Metodo è stato molto discusso nel corso dei decenni, a tal punto che si è arrivati a mitizzarlo. Per citare un esempio recente e di forte impatto emotivo si può ricordare la magistrale interpretazione di Heath Ledger del Joker, nel film The Dark Knight. Alcuni inizialmente avevano attribuito erroneamente la sua prematura scomparsa al fatto che si fosse immedesimato troppo nel personaggio, e che quindi a causa del Metodo non fosse più riuscito a uscire, una volta terminate le riprese, dalla mente malata del serial killer di Gotham City. La magia del cinema è da sempre legata alle figure mitiche degli attori che hanno reso grandi i loro personaggi sul grande schermo tanto quanto hanno fatto parlare di sé. Oggi il cinema, soprattutto un certo genere, si appoggia sempre di più all’uso del digitale. Attori e attrici vengono affiancati o addirittura sostituiti da surrogati digitali sempre più credibili e verosimili. Tuttavia c’è da notare che la perfezione del digitale nasce da un unico modello di base: il corpo e il viso dell’attore. La tecnica della motion capture è esattamente questo, ovvero la registrazione del movimento del corpo umano che permette, in seguito, di poter creare in digitale personaggi fittizi basati su movimenti reali. Uno dei più famosi e amati personaggi animati con la tecnica della motion capture è Gollum, presente nell’intera trilogia The Lord of the Rings e anche nel film, del 2012, Lo Hobbit.Gollum

 

Il cinema del futuro, così come quello del passato, ha e avrà sempre bisogno di attori veri in carne e ossa, in grado di trasmettere emozioni al pubblico. Il digitale e la tecnologia saranno sempre più una parte fondamentale e integrante del futuro del cinema, ma non potranno mai sostituirsi agli interpreti reali. Sono gli attori, insieme ai registi, agli sceneggiatori e a tutte quelle figure che collaborano alla realizzazione di un film, a creare la vera emozione e magia che è propria della settima arte.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Lord of the Rings, Peter Jackson, 2001, 2002, 2003
  • The Dark Knight, Christopher Nolan, 2008
  • My Week with Marylin, Simon Curtis, 2011