Amori strappa lacrime

Come potete intuire dal titolo oggi vi vorrei suggerire alcun titoli che hanno in comune un solo unico terribile scopo: far piangere lo spettatore! Non tutti i film riescono a far emozionare allo stesso modo, per questo, come sempre, anche oggi vi citerò alcuni film che, come dire… mi fanno piangere ed emozionare, ogni volta, come se fosse la prima! Ho pensato di scegliere quattro pellicole differenti tra loro in modo da poter soddisfare (almeno lo spero) tutti i vostri gusti.

L’Amore mitico

Il primo dei quattro titoli che vi suggerisco è ispirato a uno dei più famosi racconti del Medioevo. Tristano e Isotta. Il film al quale mi riferisco è Tristan & Isolde, del 2006. Questo lungometraggio, diretto da Kevin Reynolds, è un film che, lasciatemelo dire, mi affascina ogni volta. La storia già di per se è stupenda, come solo i grandi racconti che si tramandano da secoli sanno essere, per di più la pellicola è ben diretta e interpretata. I giovani amanti e sfortunati protagonisti sono tremendamente belli e perfetti insieme. Nel caso non l’aveste visto sappiate che sono interpretati da James Franco – al suo meglio e da Sophia Myles. Vorrei ricordare anche la partecipazione del bellissimo Henry Cavill e dell’affascinante Rufus Sewell. Si lo so, il cast già da solo merita la visione. Fidatevi se vi dico che la bellezza è solo un piccolo contorno all’interno di una storia struggente e potente, ben diretta e ben interpretata. Preparate i fazzoletti.

L’Amore segreto

Brokeback Mountain di Ang Lee. Mi bastano queste 5 parole per commuovermi. Un film meraviglioso, magistralmente diretto – regista che ammiro moltissimo e che trovo sempre, in ogni suo lavoro, particolarmente attento ai sentimenti dell’animo umano, interpretato alla perfezione con una storia d’amore potente e bellissima. Le lacrime mi scorrono sempre troppo facilmente quando guardo questo film, anche per il pensiero che rivolgo sempre a Heath Ledger: meravigliosa creatura che ha toccato questo mondo con la sua arte e il suo indiscutibile talento, abbandonandolo troppo presto. A parer mio: film imperdibile.

Il film che ti sei perso...

L’Amore colto

Definisco l’amore del film Moulin Rouge! in questo modo perché, come certo sapete, visto che avete letto il mio post di qualche settimana fa dedicato proprio al film di Luhrmann, l’amore che lega i due protagonisti è frutto di un sapiente incontro tra due straordinarie opere classiche. Nel caso vi fosse sfuggito l’articolo non dovete nemmeno fare lo sforzo di andarlo a cercare. Vi basterà cliccare qui. Ovviamente avendo già parlato abbondantemente di questo film (che adoro) non indugio oltre e passo all’ultimo titolo.

L’Amore che supera il tempo

Anche in questo caso vi suggerisco un film che vi ho già nominato in un precedente articolo (Lo Straordinario nell’Ordinario). Evening, che è stato rilasciato in Italia con il titolo Un amore senza tempo, è un film che amo molto perché racconta di un amore ostacolato ma vissuto con una tale intensità da rimanere vivo nel cuore dei personaggi. Poi l’uomo che ruba il cuore della protagonista, Claire Danes, è il bellissimo Patrick Wilson. Si lo so, spesso e volentieri affermo che gli attori sono bellissimi ma che vi devo dire? Ho gli occhi per guardare e sono un’amante del bello… ma sto divagando, torniamo al film. Anche questa pellicola credo che si interessante, non solo perché mi fa commuovere ogni volta che la vedo o perché l’attore protagonista ha un bel viso. Il film è improntato su un punto di vista femminile, mostra la forza delle donne e le loro paure, porta in scena un amore che tutti vorremmo poter vivere, senza scadere nel melodramma.

Anche oggi ho cercato di suggerirvi film differenti tra loro ma con un punto in comune. Spero di avervi incuriosito almeno un po’ e che vi sia venuta voglia di commuovervi davanti a un bel film. Non fate finta di non essere interessati a questo genere di film, sappiate che piangere fa bene: è una potente valvola di sfogo. Ecco un altro punto a favore di questi film…

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Moulin Rouge!, Baz Luhrmann, 2001
  • Brokeback Mountain, Ang Lee, 2005
  • Tristan & Isolde, Kevin Reynolds, 2006
  • Evening, Lajos Koltai, 2007

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

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Brokeback Mountain

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Juliet, Naked

Si dice che le storie migliori sono le più semplici e Juliet, Naked conferma appieno la teoria. Questo film, diretto da Jesse Peretz mostra la storia migliore che si possa raccontare: la vita. La vita nella sua interezza e durezza. Juliet, Naked parla di incontri, di percorsi personali, di anime sole che si incontrano, di errori, di cadute, di voglia di rialzarsi e di mettersi in gioco. Il film gioca intelligentemente con lo spettatore mostrando senza troppi giochi registici ciò che la vita offre: delusioni e sorrisi. Il lungometraggio, tratto dall’omonimo romanzo scritto da Nick Hornby, riesce in meno di due ore a far ciò che la vita offre quotidianamente. Regala sorprese, lacrime di gioia e di dolore, fa scaturire più di una risata e lascia un sapore dolce amaro in altri momenti. La regia è delicata e offre ampio spazio ai due attori protagonisti che non potrebbero risultare più appropriati. Da un lato abbiamo la delicata e dolce Annie Platt, alias Rose Byrne (per gli appassionati del genere è Moira MacTaggert nel film X-men – L’inizio) e dall’altra c’è il cupo e affascinante Tucker Crowe, ovvero Ethan Hawke.

Il film che ti sei perso...

La storia, dicevo, è semplice e ha il sapore della commedia dolce amara. Racconta di una donna, Annie, che vive la sua vita con la stessa passione con cui sbrighiamo le faccende di casa. Sente che c’è qualcosa che si è lasciata sfuggire negli anni e che la relazione che vive (se così si può dire) con il suo compagno Duncan (Chris O’Dowd) non è altro che una farsa. Dall’altro lato dell’oceano invece c’è una ex rockstar, Tucker Crowe, che ha vissuto fin troppo la sua vita e tra uno sbaglio e l’altro, tra un rimpianto e una bevuta di troppo, vede allo specchio un uomo che potrebbe e dovrebbe essere migliore, per se stesso e per i suoi figli. A collegare queste due anime così distanti, in tutti i sensi, c’è Duncan, il compagno di Annie, che ha una vera e propria venerazione per quello che è stato il suo idolo giovanile Tucker Crowe. Quest’ultimo è interpretato magistralmente da un Ethan Hawke che regala qualcosa di affascinate al suo personaggio. L’anima tormentata e stanca è resa alla perfezione da un attore che, nel corso della sua carriera, non è mai stato al di sotto delle aspettative ma che in questa delicata pellicola, regala una performance piena di sentimento e di risentimento. Non sono solo i gesti e la sceneggiatura a raccontare qualcosa di Tucker ma lo fa anche la sua voce, profonda e stanca, quasi spezzata, esattamente come lo è l’animo del personaggio interpretato da Hawke.

Dai produttori di Little Miss Sunshine, film di cui vi ho parlato nel mio articolo Bambini da Oscar, non ci si poteva aspettare niente di meno. La commedia non lascia posto solo a una storia romantica come tante ma racconta di come la vita a volte ci scivoli davanti senza che noi ce ne accorgiamo. Le risate che nascono spontanee, grazie alla bravura del cast e della sceneggiatura, nascondono qualcosa di più profondo. Il film narra di come una canzone del passato ci possa aiutare ad andare avanti nella vita, come un ideale possa accompagnarci negli anni e di come la vita, inesorabilmente, che noi lo vogliamo o meno, ci raggiunge e ci costringe a guardarci allo specchio. Se una verità così semplice eppure così profonda viene raccontata in un modo così leggero e piacevole allora significa che il film è un’opera pienamente riuscita.

Il mangiatore di pietre

Come vi ho anticipato domenica, nel mio post Il futuro non dimentica il passato, da questo martedì ho iniziato a condividere, le recensioni che ho avuto modo di scrivere partecipando a Torino Film Festival. Quella che vi sto per proporre è la prima recensione che ho scritto.

Il mangiatore di pietre è il lungometraggio diretto da Nicola Bellucci, ambientato nelle valli piemontesi. La pellicola vede nel ruolo dell’enigmatico, introverso e silenzioso protagonista Luigi Lo Cascio. Il film è un thriller che procede, un po’ come il suo personaggio principale, in modo silenzioso, lento. Avanza seguendo i ritmi scanditi dal temo della montagna. Quella montagna che rallenta il passo e che ti lascia senza fiato, più che per l’altitudine, per le maestose immagini che regala. L’ambiente che circonda i personaggi di questo film è importante quanto loro. La montagna, con i suoi valichi, le sue insidie è la culla della storia, al suo interno racchiude uomini spezzati da un passato troppo doloroso e giovani ragazzi che hanno perso (quasi) ogni speranza.

Il film ce ti sei perso...

Il mangiatore di pietre è tratto dall’omonimo romanzo scritto da Davide Longo e vede un Luigi Lo Cascio perfetto nel ruolo di Cesare, un uomo che non sa più sorridere, che vive circondato da ciò che l’ambiente circostante gli offre. I personaggi del film vivono come e fossero bloccati nel tempo e nello spazio. Sono fermi, immobili, proprio come se fossero rilegati ancora nella carta stampata. Solo verso la fine della narrazione qualcosa si smuove e mentre la trama procede, prende più vita, i personaggi si animano al suo interno. Proprio perché vivono in simbiosi con la montagna, ecco che le valli si mostrano in tutto il loro splendore nell’esatto momento in cui le persone all’interno del film iniziano a reagire. La bellezza delle immagini notturne regalano un paesaggio freddo, in apparenza immobile ma vivo, in perpetuo movimento. I personaggi del film Il mangiatore di pietre sono esattamente così, come la montagna.

Ma cosa muove veramente Luigi Lo Casco, alias Cesare? Il ritrovamento di un cadavere, il passato che ritorna, leggende sussurrate di uomini che affrontano e sfidano la montagna. Il corpo senza vita di un uomo è l’inizio di un viaggio che, mentre procede lentamente in avanti, molto velocemente affronta il passato. Per ogni passo che Cesare fa verso il futuro il film, silenziosamente, enigmaticamente, mostra, o meglio, svela, il passato. Un passato doloroso, fatto di sussurri, valichi e uomini, che esattamente come le loro amate montagne non si muovo. Solo in apparenza non si muovono. In realtà ne Il mangiatore di pietre i personaggi, Cesare in primis, affrontano tutto con la stessa forza e intensità della montagna.

Christian Bale

Il film che ti sei perso...

Ebbene si, anche oggi vi parlerò dell’ovvio. Christian Bale è talento allo stato puro. Non ha certo bisogno di presentazioni e non ha assolutamente bisogno del mio blog per essere riconosciuto come un grande arista. Eppure lo sapete, sono un’amante del bello, dell’arte e del talento e Christian Bale non poteva certo mancare nella mia rubrica del mercoledì.

Senza star ad analizzare le ultime opere che hanno fatto parlare di lui, come Vice, diretto da Adam McKay, cosa posso dirvi di Christian Bale? Insomma, il suo talento viene riconosciuto anche per la totale immersione nel personaggio. Ingrassa e dimagrisce a comando. Passa da un ruolo a un altro con la stessa facilità con cui io passo dall’antipasto al primo. Vederlo recitare per me è sempre un vero piacere, potrebbe anche fare un monologo in cui legge i numeri dell’elenco telefonico e lo guarderei lo stesso con ammirazione. Credo che la bellezza di questo attore risieda proprio nella sua totale scomparsa dietro a un ruolo. Quando recita non si vede più Bale ma si assiste al personaggio. Già nel mio articolo di due settimane fa, dedicato ad Al Pacino, vi ho menzionato il suo metodo di recitazione.

Molti dei titoli a cui ha preso parte Christian Bale ve li ho già menzionati e suggeriti più volte nei miei precedenti post. Film che secondo me meritano di essere visti, non solo per l’attore, ma anche per la resa del film nella sua totalità sono: The Fighter (che vi ho suggerito nel mio post Sul ring come nella vita), la trilogia dedicata al cavaliere oscuro diretta da Nolan, regista che ha collaborato con Bale anche nel film The Prestige, 3:10 to Yuma (titolo che vi ho consigliato nell’articolo Western: il genere che non conosce tempo), Equilibrium, Velvet Goldmine, The Machinist conosciuto in Itala con il titolo L’uomo senza sonno, The New World (altro titolo che vi ho già menzionato nel mio post L’assenza della parola), Empire of the Sun di Steven Spielberg, The Portrait of a Lady, American Psycho (anche questo già menzionato – Il labirinto della mente), American Hustle e Public Enemies.

Lo so che vi ho suggerito parecchi titoli ma almeno avete più scelta. Come sempre, ormai lo sapete bene, vi consiglio di vederli tutti e anche di più. Non solo per la presenza di Christian Bale. Sono convinta che i film, i libri, la musica, insomma l’arte, arricchiscano una persona. Credo inoltre che creino una sorta di dipendenza – positiva, si intende, che attrae lo spettatore. Più uno usufruisce (se così si può dire) della cultura più sente la necessità di arricchirsi. Se poi in questo splendido mash-up di cultura c’è anche il meraviglioso Christian Bale tanto meglio! Anche questa volta vi ho suggerito più di un paio di titoli e ne ho anche approfittato per ricordarvi che la cultura passa prima di tutto dalla vostra voglia di conoscere e di arricchire le vostre conoscenze.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Portrait of a Lady, Jane Campion, 1996
  • Equilibrium, Kurt Wimmer, 2002
  • The Machinist, Brad Anderson, 2004
  • American Hustle, David O. Russell, 2013

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

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American Hustle

Saoirse Ronan

Il film che ti sei perso...

Ammettiamolo: Saoirse Ronan è un nome tanto bello quanto impronunciabile. Personalmente ho storpiato il suo nome mille volte prima di capire la corretta pronuncia e adesso che ho capito come si chiama, la definisco “la talentuosa ragazza dal nome impronunciabile”. Battute a parte, sappiate che raccontarvi di questa ragazza mi costa un po’: il solo pensiero che sia più giovane di me e che nella sua carriera abbia già collezionato collaborazioni così importanti mi fa sentire un po’ una vecchia scarpa inutile… Depressione a parte (si fa per scherzare chiaramente!) oggi vi vorrei consigliare di avvicinarvi a un talento giovane, fresco e innegabile. Questa attrice irlandese, naturalizzata statunitense, classe 1994 (si avete letto bene e no, non ho sbagliato la data), vanta nella sua carriera collaborazioni con registi importanti e talentuosi artisti quali Peter Jackson, Wes Anderson, Ryan Gosling, Greta Gerwing e Joe Wright.

Basterebbero questi illustri nomi a far capire che se molti lavorano con lei è perché il talento in questa giovane ragazza non manca. Uno dei suoi primi film importanti è stato il lungometraggio che ha diretto Joe Wright, Atonement – titolo che vi ho suggerito in più occasioni, perché, ormai lo sapete, è uno dei miei film preferiti. In questa pellicola, Saoirse Ronan, ha dato prova di una grande interpretazione e la sua bravura non si è spenta come la fiamma di una candela ma ha continuato a brillare e risplendere in altri titoli. Uno di questi è il film, che ha riscontrato parecchio successo, anche grazie alla fama dell’omonimo romanzo da cui è tratto, The Lovely Bones, conosciuto in Italia con il titolo Amabili resti, che l’ha vista vestire i panni della piccola indifesa e innocente protagonista, che viene brutalmente uccisa all’inizio del racconto.

Questo lunedì, nel mio articolo Lo Straordinario nell’Ordinario, mi sono permessa di consigliarvi uno degli ultimi film a cui ha preso parte questa giovane attrice, ovvero Brooklyn, che le è valso anche la candidatura al premio Oscar come miglior attrice protagonista. Se volete conoscere il talento di Saoirse Ronan non potete certo perdervi questo titolo. Un altro lungometraggio che mette in risalto le doti di questa attrice grazie a una trama accattivante e da una regia curata è il film Hanna. Questa è la seconda collaborazione tra il regista e produttore cinematografico inglese Joe Wright e Saoirse Ronan.

Nel mio post Il riflesso della città vi ho consigliato il primo film che vede l’affascinate attore Ryan Gosling dietro la macchina da presa. Lost River, questo è il titolo, merita di essere visto non solo per la scelta del cast ma anche per la trama e per il modo di raccontare la storia. Se volete vedere Saoirse Ronan in un film in cui la narrazione e il degrado prevalgono su tutto, pur mantenendo la giusta attenzione sui volti dei giovani protagonisti, allora Lost River è il titolo adatto a voi.

Spero anche oggi, attraverso pochi titoli, di avervi fatto avvicinare a questo giovane talento, che sono sicura riserverà per il futuro altre interessanti collaborazioni e numerose grandi interpretazioni. Saoirse Ronan è la prova che la gioventù non è piena di scansafatiche, come sostengono alcuni, ma che, anzi, è ricca di persone che vivono di passione e che per essa si sanno mettere in gioco e vincono, alla grande, la sfida.

Nel caso te lo fossi perso…

  • The Lovely Bones, Peter Jackson, 2009
  • Hanna, Joe Wright, 2011
  • Lost River, Ryan Gosling, 2014
  • Brooklyn, John Crowley, 2015

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema:

The Lovely Bones

Lo Straordinario nell’Ordinario

Eccoci di nuovo qui. Con il nostro appuntamento del lunedì dedicato ai film con la classica formula. Spero che vi sia piaciuto il post di lunedì scorso dedicato alla settima arte ma incentrato su un singolo film. Esattamente come ho fatto la settimana scorsa, iniziando il nuovo anno con un nuovo modo di raccontarvi il cinema, dedicando l’articolo a un film che adoro, anche questo lunedì vi vorrei parlare di titoli e di un genere a me molto cari.

Il titolo che ho deciso di dare a questo mio articolo dice molto. Amo i film drammatici che sanno raccontare una storia che solo in apparenza sembra banale ma che in realtà cela un intero universo di emozioni. Sembra semplice fare un film drammatico ma in realtà è davvero difficile creare un prodotto che riesce a mostrare allo spettatore che la sua vita può essere straordinaria e interessante, tanto quanto una spedizione nello spazio o un film d’avventura.

Il film che ti sei perso...

Per mostrarvi come lo straordinario risieda nelle piccole storie quotidiane ho scelto i seguenti titoli: Match Point, Brooklyn, Evening e Atonement. Sono quattro pellicole differenti tra di loro, ambientate in epoche diverse, che raccontano svariati drammi. Eppure toccano tutte un punto molto sensibile del mio cuore e della mia anima. Non sono solo le lacrime che legano, attraverso un sottile fil rouge, questi titoli ma anche il voler raccontare in modo delicato, pacato, senza eccessi, una storia. Questi quattro film mostrano, in quattro modi differenti, che lo straordinario risiede, a volte, in un dramma intimo e famigliare e che questo può toccare l’animo di una persona distante, mostrando comprensione per cosa significhi una piccola o grande battaglia quotidiana.

Che sia un amore perduto, una lontananza forzata, un amore proibito o uno ostacolato non è importante. Ciò che è essenziale è il racconto, è la forza dell’animo umano che silenziosamente e quotidianamente affronta le proprie battaglie personali, senza che le persone accanto sappiano ciò che sta realmente vivendo. I film che cercano di rappresentare un microcosmo per parlare di una storia universale sono tantissimi. Quindi perché ho scelto questi quattro titoli? Semplicemente perché mi sono molto cari e perché rientrano tutti, per un motivo o per un altro, nella classifica dei miei film preferiti. Ecco perché vi suggerisco di vederli tutti. Se cercate un ulteriore motivo per vederli vi accontento subito dicendovi quanto segue:

  • Match Point: regia di Woody Allen. Attori fantastici e colonna sonora ineccepibile. Fotografia impeccabile. Uno dei migliori lavori di Allen e il mio film preferito del regista. Ve l’ho già suggerito nel mio post dedicato all’attrice Scarlett Johansson
  • Brooklyn: una piccola poesia in movimento. Un film intimo, delicato e ben interpretato – la giovane Saoirse Ronan non delude mai
  • Evening: una storia d’amore struggente e drammatica. Un film corale che vanta un cast femminile di tutto rispetto
  • Atonement: la fotografia che accompagna tutti i film diretti da Joe Wright, uno dei miei registi preferiti, è sempre perfetta, drammatica e curata. Questo film non è da meno. Il cast vanta attori meravigliosi e la storia è tratta dall’omonimo romanzo scritto da Ian McEwan. Vi ho già consigliato questo titolo in due mie precedenti post: Piano sequenza, ovvero l’illusione di essere dentro al film e James McAvoy

Nel caso te lo fossi perso…

  • Match Point, Woody Allen, 2005
  • Atonement, Joe Wright, 2007
  • Evening, Lajos Koltai, 2007
  • Brooklyn, John Crowley, 2015

Il fascino della Notte

Dopo la breve pausa estiva che mi sono presa, ho riaperto il mio blog con un articolo dedicato al magico, fantastico e bellissimo mondo dei lungometraggi che hanno come filo conduttore i supereroi. Nell’articolo Perché il mondo ha bisogno di Superman non ho analizzato, come di consueto, un paio di titoli ma ho voluto dedicare un breve omaggio al genere – che personalmente, ormai lo sapete, adoro. Alla fine dell’articolo avevo inoltre detto che avrei potuto dedicare un post a un singolo personaggio. Su suggerimento, o meglio, richiesta di una persona mi è stato consigliato di dedicare una breve analisi a una delle figure più iconiche di sempre: Batman.

Premetto che non posso scrivere un articolo dettagliato, analizzando per filo e per segno la caratterizzazione che nasce dal fumetto perché non sono così preparata, anche se confesso che vorrei esserlo. A tal proposito chiedo: tra di voi c’è per caso qualche appassionato che mi saprebbe consigliare un libro – possibilmente scritto in italiano, in cui si analizzando un po’ tutti i personaggi dei fumetti e le loro storie?

Il film che ti sei perso...

Confessate le mie lacune, possiamo procedere con l’analisi di uno dei primi supereroi, uno dei più oscuri e perennemente in bilico tra il senso di giustizia e la voglia di vendetta. Bruce Wayne, alias Batman, oltre ai famigerati fumetti vanta una serie di lungometraggi e serie televisive (animate e non). Personalmente ho sempre amato di più i film di Superman – Christopher Reeve per me non interpretava un ruolo, lui era quel personaggio! e la serialità dedicata a Batman. Posso affermare, con un certo orgoglio, che sono cresciuta a pane e cartoni animati. Uno dei miei preferiti era proprio la serie animata in cui l’uomo pipistrello era il protagonista. Mentre i film a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta creano un Batman (ci tengo a ribadire che l’opinione che sto lasciando è puramente personale) abbastanza piatto in cui i veri protagonisti sono gli antagonisti, recitati con un effetto caricaturale e marcato, la serie animata era più equilibrata. Batman era rigido , oscuro, enigmatico ma mai anonimo, almeno ai miei occhi di bambina. Oggigiorno se torno a guardare uno dei film diretti da Tim Burton, regista che ammiro e che apprezzo, o da Joel Schumacher, altro nome che ha diretto film a me cari, non riesco a provare la stessa emozione di quando guardo una pellicola, più datata ma meno finta, in cui il protagonista è Superman. Batman è il simbolo dell’uomo che per sconfiggere la paura usa la paura stessa. È l’uomo che non teme la sua oscurità ma che ne fa uso. Non è il simbolo del bene assoluto e nemmeno il cavaliere senza macchia – non per niente uno dei suo nomi è Cavaliere Oscuro! Nei passati lungometraggi mi è sempre sembrato una figura piatta e poco incisiva. Poi sono arrivati Nolan alla regia e Christian Bale dietro la maschera.

Ciò che i due hanno creato è stato qualcosa di unico. Paura, angoscia, oscurità, lotta tra male assoluto e male minore, un personaggio con una nuova e rinnovata profondità. I nemici erano affascinanti come sempre (come si può non menzionare il meraviglioso Heath Ledger) ma finalmente anche Batman aveva una sua identità. Caos e ordine, paura e disciplina, terrorismo e legge. Nella trilogia di Nolan non solo si assiste a un Batman complesso ma anche a dei film che possono avvicinare un pubblico che non mastica di supereroi.

Un altro lavoro che ho apprezzato molto e che riguarda l’affascinante Bruce Wayne è la serie televisiva Gotham, alla quale ho già dedicato una articolo. In questo caso trovo che la recitazione sia avallata da una regia che permette di essere sopra le righe senza sconfinare nella caricatura. Gli attori sono notevoli, alcuni nomi più di altri e se in alcune occasioni l’oscuro ma ancora adolescente Batman passa in secondo piano la storia non ne risente.

Tornando ai lungometraggi. Christian Bale ha passato il mantello a Ben Affleck il quale ha ricevuto un numero infinito di critiche e di elogi. Insomma, come sempre il pubblico si divide – per fortuna! Io faccio parte di quel gruppo che ha apprezzato Ben Affleck, certo, non recita come Bale ma non credo che abbia rovinato il volto di Bruce Wayne. Il suo è un Batman non giovanissimo ma pur sempre assolutamente affascinante, è arrabbiato e ha uno scontro (e che scontro) con il kryptoniano Superman. Ma voi per chi tifavate? Io chiaramente facevo orgogliosamente parte del partito pro Superman.

Perché la figura di Batman, sia in un film, in una versione animata o in una serie televisiva, piace sempre e comunque? Perché è l’uomo che affronta le decisioni che altri non sanno prendere. Perché è imperfetto eppure non lo si può non amare. Perché affronta il suo dolore con forza e i demoni del passato lo aiutano ad affrontare il presente. Poi ammettiamolo, tra tutte le macchine, le moto, gli aerei e le innumerevoli tecnologie che lo circondano come si fa a non pensare, almeno una volta, “wow, questo lo vorrei pure io!”? Batman che sia una figura di contorno o l’indiscusso protagonista, che sia all’inizio della sua carriera da supereroe mascherato o verso la fine, resta un indiscusso idolo. Perché è tutto quello che ho citato prima e molto altro. Perché… beh, perché è Batman!

Nel caso te lo fossi perso…

  • Batman: The Animated Series, 1992 – 1995
  • Batman Begins, Christopher Nolan, 2005
  • The Dark Knight, Christopher Nolan, 2008
  • The Dark Knight Rises, Christopher Nolan, 2012
  • Gotham, 2014 –

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Netflix:

Gotham

Alicia Vikander

Il film che ti sei perso...

Non so voi ma io adoro Alicia Vikander. La giovane attrice svedese trasmette allo schermo e di conseguenza agli spettatori, un senso di dolcezza e forza. Il suo sorriso è contagioso e la sua fisicità la fa sembrare perennemente più piccola e indifesa di quanto in realtà non siano i suoi personaggi. Decide spesso di impersonare donne forti, coraggiose, capaci di affrontare tutto e tutti, di andare avanti nonostante innumerevoli ostacoli.

Oggi ho scelto di analizzare la carriera di quest’attrice del nord Europa. Carriera breve, ovviamente, ma già costellata di interessanti collaborazioni e progetti. Ha già ricevuto numerose candidature e premi. Tra i primi ruoli internazionali, che la hanno donato visibilità e un trampolino di lancio, c’è la pellicola diretta da uno dei miei registi preferiti, Joe Wright, il quale nel 2012 l’ha diretta nel ruolo di Kitty in Anna Karenina. Un film meraviglioso e magistralmente diretto. Credo che in futuro vorrò analizzarlo meglio, nel mio consueto appuntamento del lunedì, incentrato sulle pellicole cinematografiche. Dicevo quindi che il film di Joe Wright è assolutamente imperdibile, a parer mio, soprattutto per chi, come me, ha letto il libro. Credo che la pellicola sia un’ottima trasposizione cinematografica. Il ruolo che ottiene la Vikander è un meraviglioso personaggio che, come tutti d’altronde all’interno del romanzo, ha uno sviluppo e una crescita dall’inizio della narrazione vertiginoso e interessante.

Un altro ruolo che dona visibilità e che mostra al mondo le doti della giovane e bellissima attrice svedese è Royal Affair, nel quale recita accanto allo splendido Mads Mikkelsen, ovvero il mio Hannibal Lecter preferito (La serie TV che ti sei perso… Hannibal).

Non ci sono solo le produzione europee per Alicia Vikander ma anche grandi pellicole americane. L’ultimo enorme progetto al quale ha collaborato è la nuova versione di Tomb Raider, impersonando una giovane Lara Croft. Forse però è nelle pellicole più sottili e delicate, in cui i personaggi non fanno tanto con il corpo ma dicono tutto con gli occhi, che la Vikander da il meglio di sé. Titoli come The Light Between Oceans (in cui ha anche conosciuto il suo attuale marito Michael Fassbender – ma quanto sono belli insieme?!), The Danish Girl (ruolo che le è valso il premio Oscar) ed Ex Machina offrono al pubblico una meravigliosa Alicia Vikander che trasmette e dona ai suoi personaggi quella dolcezza, vitalità e forza di cui vi parlavo prima.

Nel film diretto da Guy Ritchie The Man from U.N.C.L.E., che vi ho già consigliato nel mio post La spia che ti sei perso, compare una versione della Vikander nuova: piena di stile, pungente, tagliente, ammaliante, affascinante e letale. Tanti aggettivi lo so ma la pellicola è un vero omaggio allo stile e accanto all’attrice svedese spiccano due meravigliosi uomini che portano il nome di Harmie Hammer e Henry Cavill – ammettiamo, il film andrebbe visto già solo per la bellezza del cast. Se poi aggiungiamo che la regia è del grande Guy Ritchie, che il film riesce a conquistare e che è diretto magistralmente allora esce fuori uno di quei titoli che non vi potete perdere.

Insomma, anche oggi vi ho cercato di farvi avvicinare a un giovane talento che affronta numerosi generi diversi senza paura, anche se ripeto che la trovo decisamente più interessante quando deve interpretare ruoli più sottili e delicati, forti ma controllati. Comunque la vogliate vedere, Alicia Vikander, sa passare da un ruolo a un altro, da una produzione colossale a una piccola e intima. I registi cambiano, i ruoli pure ma il talento e la delicatezza della sua recitazione restano.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Royal Affair, Nicolaj Arcel, 2012
  • Anna Karenina, Joe Wrigh, 2012
  • Ex Machina, Alex Garland, 2015
  • The Danish Girl, Tom Hooper, 2015
  • The Light Between Oceans, Derek Cianfrance, 2016

Per sempre felici e contenti… forse

In un mio precedente articolo, L’evoluzione delle principesse Disney, in cui ho analizzato le figure femminili dei cartoni animati, avevo scritto che la famosa casa di produzione ha un vizio davvero unico: stravolgere il finale delle più famose fiabe e con esso il significato di cui si fanno portatrici. Vi avevo inoltre detto che in futuro avrei dedicato un articolo proprio a questo tema. Come avrete intuito quel momento è arrivato. Non posso certamente rovinarvi tutti i vostri ricordi d’infanzia, così ho pensato di citare tre titoli, in modo che l’eventuale trauma possa essere arginato.

La prima principessa Disney

Biancaneve è la protagonista del primo lungometraggio Disney – 1937. In Snow White and the Seven Dwarfs, ovvero Biancaneve e i sette nani, il finale è noto a tutti. Il finale Disney intendo. Perché tutti noi, se pensiamo a Biancaneve sappiamo bene che viene salvata dal bacio del vero amore, dal suo bel principe, che disperato per la sua morte e incapace di lasciarla andare, le da un ultimo bacio sulle labbra e che proprio questo gesto d’amore la risveglia dal sonno maledetto. Che bella storia, vero? Insomma, salvata da un bacio, dal vero amore. Certo, come no. Volete sapere il finale che i fratelli Grimm avevano dato a una delle loro più celebri fiabe? La principessa cade in uno stato di morte apparente perché si strozza con un pezzetto di mela che le rimane incastrato nella gola. Grazie alla sua famosa bellezza nessuno ha il cuore di dirle addio, così viene creata una bara di vetro in modo da poterla venerare. Un principe di passaggio (notare: di passaggio!) la nota e incantato dalla sua grazia da ordine che la salma venga portata a palazzo, per poterla vedere sempre (inquietante, no?). Durante il trasporto però qualcuno inciampa e a causa della scossa il pezzetto di mela incastrato esce dalla gola di Biancaneve. La fanciulla una volta ridestatasi dallo stato di morte apparente si sposa con il principe. Questo si che è uno shock, vero? E siamo solo alla prima fiaba, se avete abbastanza coraggio continuate nella lettura.

Non solo fiabe

Non solo le fiabe vengono stravolte ma anche i lungometraggi tratti da storie vere risentono della strana mania Disney di voler cambiare il finale. In questo breve paragrafo vi parlo del mio personaggio femminile Disney preferito: Pocahontas. Nel lungometraggio del 1995 la protagonista dell’omonima pellicola è una donna forte, capace di pensare con la sua testa, in grado di essere un ponte tra due culture differenti. Svio un attimo dal discorso per condividere con voi il mio pensiero sul fatto che Pocahontas sia un cartone che tutti (adulti compresi) dovrebbero vedere e rivedere. Parla di divergenze tra culture che vengono appianate, trasmette l’importanza di quanto sia necessario amare, capire e proteggere il nostro meraviglioso pianeta terra e la natura. Appurato ciò, torniamo a noi e alla bellissima protagonista, la prima dalla pelle non bianca come un lenzuolo – finalmente! Dicevamo che Pocahontas è fiera, forte, coraggiosa e intelligente, legata alla propria terra e alla tradizioni ma anche curiosa di vedere e comprendere ciò che non conosce. Ecco, arriviamo al punto in cui la Disney si scontra con la realtà. Se la vera Pocahontas, dopa una serie di vicissitudini che comprendono la schiavitù e la conversione, viene convocata oltreoceano dopo aver spostato un inglese (pare che il suo sia stato il primo matrimonio registrato tra un uomo europeo e una nativa indiana), nel lungometraggio preferisce rimanere a casa, con la sua tribù e dicendo addio al suo amato John Smith. Perché la Disney abbia deciso di cambiare la trama così tanto, imponendo questo finale è proprio un mistero. In fondo che Pocahontas decidesse di rimanere o di partire una cosa era assicurata: le infinite lacrime alla fine della visione.

Il film che ti sei perso...

Il classico dei classici

Torniamo ai classici e a principesse più succubi della storia (e anche meno interessanti). Cenerentola, su questa fiaba ci si potrebbe scrivere un’intera tesi di laurea magistrale analizzando come la fiaba si è evoluta nel corso dei secoli, di quali significati psicologici e pedagogici si fa portatrice e la qualità e quantità delle trasposizioni cinematografiche dalla nascita del cinema a oggi (fidatevi se lo dico: perché io l’ho fatto!). Questa è una delle fiabe più famose in assoluto e vanta numerosissime versioni, la più antica delle quali risale all’antico Egitto e innumerevoli trasposizioni cinematografiche – più di cinquanta. Questa principessa è stata narrata da molte tradizioni e culture, decisamente diverse tra di loro. La Disney attinge alla versione, notoriamente edulcorata, di Charles Perrault. Quale cambiamento porta la casa di produzione americana? Gli amici di Cenerentola. Gli animaletti che accompagnano la narrazione sono una mera invenzione della Disney. Sconvolgente vero? I famosi e dolcissimi Jaq e Gus Gus, che aiutano la nostra protagonista ad uscire dalla torre nella quale viene imprigionata dalla matrigna, in realtà prima del 1950 non esistevano in nessuna versione. Lo so che vi state chiedendo “ma allora chi la aiuta a fuggire dalla torre?” e se vi rispondessi che non c’è nessuna torre? Se vi dicessi che Cenerentola al ballo non ci va una sola volta ma tre? Se vi raccontassi che Cenerentola, così come le fanciulle Disney che vi ho menzionato prima e come tanti, tantissimi altri lungometraggi Disney, sono ben distanti dalle prime versioni?

Questo post non vuole screditare la Disney, anche perché non potrei mai visto quanto sono affezionata ai suoi prodotti ma vuole portarvi a farvi incuriosire. Se una cosa vi piace, andate oltre, scoprite cosa c’è di reale e cosa è stato aggiunto, provate a leggere e conoscere più versioni di una stessa storia e poi solo allora decidete quale narrazione fa più al caso vostro.

 

Nel caso te lo fossi perso…

  • Snow White and the Seven Dwarfs, David Hand, Perce Pearce, Wiliam Cottrell, Larry Morey, Wilfred Jackson, Ben Sharpsteen, 1937
  • Cinderella, Wilfred Jackson, Hamilton Luske, Clyde Geronimi, 1950
  • Pocahontas, Mike Gabriel, Eric Goldberg, 1995

 

Graphic Cinema

Le trame dei film si dividono in due tipologie, esistono le sceneggiature originali e quelle non originali. All’interno di quelle non originali le fonti a cui le narrazioni attingono sono le più disparate. Alcune pellicole si ispirano a romanzi, altri a eventi realmente accaduti, certi prendono spunto dall’infinito mondo dei fumetti e una piccola parte di questi ultimi sono tratti da una particolare categoria di fumetti: le grapich novel, o come sono meglio conosciute in Italia, i romanzi grafici o romanzi a fumetti. Questa tipologia si differenzia dagli altri fumetti per alcune peculiari caratteristiche. Come ben sapete questo blog si occupa di film, serie televisive e attori, per cui non è la sede giusta per analizzare questa tipologia di fumetto nel suo specifico, anche perché ammetto che non sono nemmeno in grado di farlo. Tuttavia questo genere di narrazione ha dato la possibilità di creare interessantissime pellicole che, attingendo a questo mondo meraviglioso e ben caratterizzato, sono risultate vincenti sotto molteplici punti di vista. Come spesso accade, anche oggi ho deciso di suggerirvi tre titoli che hanno un solo filo conduttore – in questo caso la sceneggiatura non originale che si ispira appunto alle graphic novel.

Il più famoso dei tre è certamente Sin City. Questa pellicola del 2005, suddivisa in tre episodi e diretta da tre registi differenti, vive in bilico tra il mondo del cinema e quello dei fumetti. La narrazione, la fotografia, la recitazione e il montaggio seguono più le regole della carta stampata che del cinema. E questo funziona. Funziona eccome. Il risultato è qualcosa di unico, perfettamente riconoscibile. Il film è stato girato in digitale e le ambientazioni sono quasi tutte virtuali ma questa scelta registica non dona un senso di falsa realtà ma crea l’incrocio perfetto tra cinema e graphic novel.

Il secondo dei tre film che voglio suggerirvi in questo articolo è un titolo che vi ho già consigliato in altre due occasioni (La spia che ti sei perso e James McAvoy). Il lungometraggio in questione è Atomic Blonde del 2017, in cui la bellissima protagonista è la magnetica Charlize Theron. Nel caso non lo aveste ancora visto, mi limito a dire che ritengo che questa sia un’altra interessante pellicola che non andrebbe persa ma che, anzi, merita di essere vista. Non solo per la regia, la trama e la recitazione ma anche per l’incredibile colonna sonora.

Il film che ti sei perso...

L’ultimo titolo che suggerisco oggi è un altro film ampiamente visto e conosciuto. 300. Questo lungometraggio è stato oggetto di numerosi elogi ed è anche ormai famoso per la celebre esclamazione “Questa è Sparta!”. Confesso di aver visto questa pellicola solo un paio d’anni fa perché prima pensavo, erroneamente, che fosse un prodotto poco interessante. È sempre bello ricredersi, soprattutto quando alla fine della visone si rimane felicemente colpiti. La fotografia, l’intero film lascia senza parole, incanta, tiene lo spettatore davanti allo schermo e lo conquista, dall’inizio alla fine. Non fate l’errore che ho fatto io, pensando che 300 sia un film poco degno di nota. Al contrario, la pellicola diretta da Zack Snyder è assolutamente imperdibile, soprattutto se vi interessano i prodotti un po’ diversi dal solito, che colorano la storia della cinematografia con entusiasmanti trovate.

Nel caso te lo fossi perso…

  • Sin City, Robert Rodriguez, Frank Miller, Quentin Tarantino, 2005
  • 300, Zack Snyder, 2007
  • Atomic Blonde, David Leitch, 2017

 

In questo momento puoi trovare i seguenti film su…

Sky Cinema Italia:                               Netflix:

Atomic Blonde                                           300