Knives Out

All’interno della sezione Festa Mobile della trentasettesima edizione del Festival di Torino è stato presentato Knives Out. Questa pellicola, diretta da Rian Johnson, è un film perfettamente riuscito grazia all’eccellente amalgama dei vari elementi che lo compongono. Il primo a essere notato è l’ambientazione: la villa che fa da sfondo a questa storia d’investigazione è bellissima, maestosa e rappresenta una perfetta cornice per questa storia che pare collocarsi fuori dal tempo. In secondo luogo ci sono gli attori. All’interno di questo lungometraggio sono numerosi i volti noti del grande schermo che fanno la loro comparsa e che, come sempre, non deludono affatto. Non c’è una sola scena in cui uno cerchi di prevalere sull’altro. Tutto è giocato sapientemente affinché la vera protagonista rimanga sempre e comunque la trama, portata avanti con maestria da un cast che vanta volti noti quali Daniel Craig, Jamie Lee Curtis, Toni Colette, Chris Evans e non ultimo Christopher Plummer. Attori e scenografia ma non solo. Anche la fotografia impeccabile, mai eccessiva, finta o troppo soffusa. Calibrata al punto giusto esattamente come le performance attoriali che compongono questo cast corale. A tutto ciò si aggiunge una colonna sonora delicata e non invasiva, una regia silenziosa ma capace di seguire i passi che a volte tornano su loro stessi dei personaggi.

Ma il vero punto cruciale che rende questo film così riuscito è la trama stessa. Intelligente, veloce, non banale, sarcastica, ironica. Knives Out sembra volersi presentare come l’ennesimo giallo investigativo ma non appena comincia la visione del film è chiaro che c’è qualcosa di più. C’è l’intelligenza di renderla una commedia. Non una di quelle esagerate però, bensì una commedia dotata di battute di spirito, a volte anche pungenti ma mai scontate. Il ritmo è quello giusto. Avanti così. La narrazione non risulta mai noiosa o scontata. Gli attori, grandi interpreti sanno tenere il giusto passo del ritmo della comicità e unendo la loro bravura a una sapiente mano registica, che detta i tempi, tutto procede senza intoppi. Tra una risata e l’altra il pubblico di questo film, diretto da Rian Johnson (regista di Star Wars: The Last Jedi), assiste a un film che continua a saper sorprendere e incantare.

Una volta è la bellezza stessa della villa a far da padrone, l’altra volta sono gli incontri, o forse sarebbe meglio dire gli scontri, dei numerosi componenti della famiglia che la abitano, altre volte sono gli occhi espressivi e spaventati della bravissima protagonista a essere oggetto d’attenzione da parte del pubblico. Tutto funziona bene dunque ma di cosa parla esattamente questo moderno e divertente giallo? È il volto dell’infermiera sudamericana (della quale non ci è dato sapere il suo Paese d’origine) a condurci all’interno della trama. Il corpo di un famoso scrittore viene trovato, morto a causa di un’apparente suicidio, la mattina seguente la festa del suo ottantacinquesimo compleanno. Tutti sono sospettati. A condurre le indagini all’interno di questa maestosa villa c’è Daniel Craig, che dall’alto della sua fama ed esperienza di detective investigativo tiene in mano le redini del gioco. Nulla di nuovo quindi. Inizia come tanti gialli. L’intelligenza di Knives Out sta non solo nel saper condire questa pellicola, lunga poco più di due ore, con battute di spirito ma anche stravolgendo la narrazione. Un film comico per saper davvero far ridere e per coinvolgere deve riuscire a trovare la chiave della narrazione e portarla avanti in maniera differente. Questo è un elemento chiave per una commedia che crea, nella mente del pubblico, prima confusione e poi ilarità. Dunque è fatta, le regole sono state stravolte e il gioco regge. Le inquadrature, gli attori, le battute, il ritmo veloce e serrato fanno il resto. Il risultato è un film godibilissimo, curato sotto ogni aspetto che chiede solo agli spettatori di essere gustato. Non resta che una sola domanda dunque da porre al pubblico, all’inizio della visione di Knives Out: come pensate che sia andata veramente questa storia?

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